OTT, telco, e quanto ci siamo sforzati di nascondere il problema (Quintarelli?)
Le magagne, quando esistono, possono essere abilmente celate. Il problema sorge quando qualcuno – un Trump, per esempio – provoca un terremoto, e scavando tra quelle stesse magagne, riemergono quelle che per anni, se non decenni, erano state volutamente ignorate. E sia ben chiaro: per mantenerle sommerse, si muovevano sicofanti d’ogni risma. Esempio magistrale, in Italia? Un certo Quintarelli.
Ecco il punto di oggi.
Ma per capire di cosa parlo, occorre andare al passato.
Il Paradosso delle Telco Europee: Lavorare per gli OTT
Come gli investimenti infrastrutturali si trasformavano in rendite per i giganti americani
Ma andiamo alle polemiche del passato. Ogni volta che si discuteva di telecomunicazioni e dei costi della rete di accesso – argomento che conosco bene, avendo lavorato in prima persona sulla disaggregazione delle reti e partecipato a numerosi congressi, incluso il primo storico incontro di Layer123 a Darmstadt – sollevavo un problema già segnalato da quasi tutte le operatorie europee: lavoravano, investivano, ma i profitti finivano sistematicamente nelle tasche degli OTT americani.
Era un circolo vizioso insostenibile: le telco costruivano e mantenevano l’infrastruttura, mentre i grandi player digitali – senza contribuire ai costi di rete – ne sfruttavano la capillarità, monetizzando traffico e dati senza contraccambio. Una distorsione di mercato che, se non corretta, avrebbe portato a un epilogo inevitabile: la svendita delle reti di accesso, l’ultimo baluardo di sovranità tecnologica.
La Trappola della Neutralità della Rete
Come l'utopia europea ha regalato agli OTT un privilegio insostenibile
Ogni volta che evidenziavo come le telco europee fossero costrette a sostenere investimenti miliardari nelle reti d'accesso – unicamente per assecondare l'ingordigia di banda degli OTT americani, senza poter pretendere il minimo contributo – si scatenava immediatamente la corte dei sicofanti transatlantici. La loro replica rituale? Dipingermi come “anti-americano”, come se denunciare uno squilibrio commerciale equivalesse a un atto di ostilità geopolitica.
E così Netflix poteva impunemente lanciare servizi sempre più voraci – come lo streaming 4K introdotto senza neppure un preavviso ai gestori di rete – mentre sulle telco ricadeva l'intero onere degli upgrade infrastrutturali. Il paradosso più grottesco? La stessa Unione Europea, con la sua direttiva sulla neutralità della rete (una delle tante ingenuità figlie di un establishment eccessivamente ideologizzato), aveva reso persino discutibile dal punto di vista legale la mera proposta di un equo riparto degli investimenti.
L'Analisi Distorta dei Burocrati
Come la narrazione istituzionale ha ignorato la crisi strutturale delle telco
Era quasi inutile spiegare – come ripetevano i numerosi CEO intervenuti alle conferenze Layer123 – che, proseguendo su quella strada, le telco europee avrebbero finito per svendere le proprie reti d'accesso. A quel punto entrava in scena un certo Quintarelli, pronto a dimostrarci come, in virtù di delibere emesse da enti regolatori (l'AGCOM su tutti), la situazione fosse in realtà rosea: le telco stavano guadagnando “tantissimo”, a suo dire. Peccato che queste fantomatiche cifre non comparissero in alcun bilancio, né trovassero riscontro nella realtà contabile delle società.
La Strategia del Opportunismo Politico
Dall'ideologia grillina alla svendita delle infrastrutture
La sua posizione, del resto, era chiara: essendo anche un politico (o aspirante tale), il suo obiettivo era garantirsi un posticino al caldo nel panorama istituzionale. E poiché all'epoca l'unico partito in grado di sfornare poltrone erano i 5 Stelle – movimento nato con l' odio di Grillo per Telecom Italia (ricordate la sua “OPA”?) – la strategia era ovvia: sputare su Telecom Italia e assecondare la retorica anti-telco, pur di accreditarsi come “esperto” gradito al nuovo establishment.
La Cecità di Fronte all'Evidenza
Dai primi segnali di crisi alla svendita definitiva
Avrei potuto far notare che il trend era già sotto gli occhi di tutti: Vodafone aveva già ceduto parte della sua rete mobile, e Telefónica stava facendo lo stesso. Ma queste persone si sono sempre dimostrate immuni ai fatti. Nemmeno quando:
- Un'azienda svizzera ha rilevato la rete di Vodafone Italia
- Telecom Italia è passata prima in mani americane e poi, inevitabilmente, alle Poste Italiane
...è stato possibile far ammettere che il problema della bassa remunerazione delle reti d'accesso fosse reale. Una cecità volontaria, figlia di calcoli politici e di un'ideologia che ha preferito il dogma alla realtà dei bilanci.
AGCom (o qualche altro garante della burocrazia) ha deliberato, e quindi le cose stanno in questo modo.
L'Argomento dell'Autorità Vuota
Come il falso mito dello “SPID” ha soffocato il dibattito sulle infrastrutture
Ciò che oggi mi spinge a scrivere è il ritorno di quell'odioso ipse dixit: “Ma Quintarelli ha fatto lo SPID, tu chi sei?”. Un argomento da trivio che trasformava un dibattito tecnico in una squallida gara di curriculum.
Avevo scelto di non ostentare credenziali (pur essendo stato tra gli architetti del primo progetto su scala nazionale di disaggregazione delle reti d'accesso), preferendo confrontarmi sui meriti tecnici. Ma in Italia vige una legge non scritta:
- L'appartenenza al sistema prevale sulla competenza
- Un tormentone mediatico (lo SPID) cancella decenni di expertise
- Chi grida più forte ottiene l'ultima parola
La Tragedia dell'Esperienza Invisibile
Quando il valore reale soccombe alla narrazione dominante
E così mi toccava subire:
- Lezioni da improvvisati guru digitali che fino a ieri non distinguevano un DSLAM da un router
- La retorica dello “SPID come lasciapassare” per zittire chiunque osasse criticare
- L'umiliazione metodica di chi aveva lavorato sui progetti infrastrutturali reali
Il paradosso? Mentre questi personaggi celebravano se stessi con sigle vuote, le reti italiane venivano:
- Smembrate e vendute a pezzi
- Consegnate a gestori stranieri
- Ridotte a meri vettori per i servizi OTT
Tutto questo era prevedibile – e infatti l'avevo previsto. Ma quando il dogma sostituisce l'analisi, anche il collasso diventa “innovazione”.
Il Vero Conto dello SPID: Un Disastro Annunciato
Come l'ennesima “soluzione digitale” nascondeva la solita privatizzazione dei profitti e socializzazione dei costi
E sia chiaro: dicutere dello SPID sarebbe stato facile, visto che prima o poi presenterà il suo conto salato. Ma il mio intervento voleva restare su un piano strettamente tecnico-industriale – sapevo perfettamente quanto fosse urgente per le telco smettere di fare da semplici tubi stupidi al servizio degli OTT, e su questo verteva la mia posizione
Per esempio, mi sarebbe stato facile sollevare alcuni temi, riguardo allo SPID:
La Grande Truffa del “Senza Costi per lo Stato”
Dallo SPID alla telco: sempre lo stesso modello di socializzazione delle perdite
Che io consideri lo SPID un'operazione para-truffaldina – venduta come “a costo zero” ma in realtà pagata dagli italiani attraverso un canone occulto gestito dai privati – è irrilevante per il discorso sulle telco. Però è significativo come:
- Riveli l'approccio predatorio di certa classe dirigente
- Dimostri il solito schema “privatizzare i profitti, socializzare le perdite”
- Anticipi lo stesso modello che ha distrutto il valore delle reti telco
O come dicevano in passato i sindacalisti “come mai, come mai, sempre in culo agli operai?”.
Focus: Il Conflitto Telco-OTT Insoluto
Perché la questione infrastrutturale rimane centrale
Ma torniamo al punto cruciale:
- Le telco continueranno a essere cannibalizzate dagli OTT?
- L'Europa ammetterà finalmente lo squilibrio?
- Esiste ancora spazio per un modello sostenibile?
Questo era e rimane il cuore del mio discorso. Lo SPID – con il suo carico di ipocrisia – meriterà un'analisi a parte, quando sarà il momento di spiegare come anche l'accesso ai diritti fondamentali del cittadino sia stato trasformato in business per poche grandi aziende. Ma per ora, restiamo concentrati sulla tempesta perfetta che si abbatte sul settore telco.
La Grande Ipocrisia della Net Neutrality
Come i “principi morali” hanno coperto per anni un saccheggio legalizzato
Dicevo prima: in Europa abbiamo perfezionato l'arte di ricoprire con un mantello di moralismo (la net neutrality su tutti) anche le più evidenti distorsioni di mercato. Funziona così:
- Si inventa un nobile principio astratto
- Lo si eleva a dogma indiscutibile
- Si zittiscono le obiezioni tecniche con accuse di “retrogradismo”
Finché arriva il terremoto.
Lo Schiaffo della Realtà: Trump Svela il Gioco
Quando la guerra dei dazi ha fatto cadere la maschera
Poi è arrivato Trump con la sua guerra di dazi, e all'improvviso:
- La coltre di neve immacolata (fatta di ipocrisia regolatoria) si è squarciata
- Weber del PPE (il partito vicino al governo tedesco) ha lasciato sfuggire la verità: > “Il privilegio fiscale degli OTT americani ha danneggiato per anni l'industria telco europea“
L'Amara Verità che Tutti Volevano Ignorare
Finalmente emerge ciò che gli esperti denunciavano da un decennio
Ironia della sorte:
- Ci sono volute le cannonate di Trump per far ammettere l'evidente
- Gli stessi che ci tacciavano di “anti-americanismo” ora scoprono lo squilibrio
- La “net neutrality” si rivela per quello che era: un paravento ideologico
La lezione? In Europa la verità tecnica deve aspettare:
- Una crisi geopolitica
- Uno scontro commerciale
Solo allora i principi morali cedono il passo alla realtà dei bilanci.
La Scomoda Verità che (Finalmente) Trova un Megafono
Come lo stesso allarme lanciato per anni dalle telco diventa “notizia” solo quando ripetuto dai potenti
“I giganti digitali pagano poco alla nostra infrastruttura digitale, da cui traggono così tanto vantaggio”
— Manfred Weber, Presidente del gruppo PPE, Parlamento Europeo, Strasburgo
Accidenti. Che scoop.
Eppure, guarda caso, questo è esattamente lo stesso mantra che:
- Le telco europee ripetono – almeno – dal 2012
- L’allora CEO di Deutsche Telekom urlava ai quattro venti
Il Paradosso dell’Autorità Selettiva
Perché la verità diventa credibile solo quando passa per la bocca giusta?
Emerge un modello preoccupante:
- 2012: Le telco presentano dati incontrovertibili → Silenzio mediatico
- 2015-2020: Esperti indipendenti dimostrano lo squilibrio → Accuse di “lobbismo”
- 2023: Un politico di alto rango ripete la stessa cosa → “Rivelazione shock!”
La cruda realtà?
– Se lo dice un CEO telco: “È il solito pianto di chi non sa innovare”
– Se lo dice un tecnico: “Visione riduzionista”
– Se lo dice Weber a Strasburgo: “Occasione storica per riformare il digitale!”
La Lezione Imparata (A Nostre Spese)
L’Europa ascolta solo chi parla dal pulpito giusto
Mentre i giornali scoprono oggi quello che io denunciavo da un decennio, le telco hanno già:
✅ Venduto pezzi strategici della loro rete
✅ Perso il controllo infrastrutturale
✅ Visto crescere il debito insieme al traffico OTT
Morale:
A Bruxelles contano più i titoli di coda che i dati di bilancio. E il prezzo di questa miopia lo paghiamo tutti — in servizi scadenti e sovranità digitale svenduta.
O, come si dice a Bologna, a certi personaggi è piu facile mettere qualcosa in culo, che in testa.
Il Silenzio Assordante dei Sicofanti
Dove sono finiti i difensori degli OTT ora che il disastro è sotto gli occhi di tutti?
E così, la mia previsione si è avverata:
- Vodafone Italia ha svenduto la sua rete
- Telecom Italia (ex monopolista di Stato!) si è liberata dell’accesso come fosse un ramo secco
- Gli OTT hanno vinto, senza mai pagare il vero costo delle infrastrutture che sfruttano
Dov’è ora il coro di quelli che:
- Citavano numeri dadaisti (grazie, AGCom e altre autorità autoreferenziali)
- Mi attaccavano per aver osato mettere in dubbio il dogma della “neutralità della rete”
- Dipingevano gli OTT come innovatori, quando in realtà erano semplicemente parassiti fiscali
La Grande Resa dei Conti (Che Nessuno Vuole Ammettere)
Lo Stato ha pagato, i cittadini pure, e i finti “esperti” sono spariti
Ironia della sorte:
- Le telco erano spesso partecipate dallo Stato → quindi è il contribuente che ha coperto i buchi
- Gli OTT hanno goduto di trattamenti fiscali di favore → mentre le telco venivano dissanguate
- I “tecnocrati” che difendevano questo sistema ora tacciono, o peggio, fingono di averlo sempre saputo
Dejavu. È lo stesso copione di Elon Musk:
- 2018: Solo io lo definivo “cialtrone” e mi prendevano per matto
- 2024: È palese a tutti la sua incompetenza apocalittica
- Morale: La verità arriva sempre, ma dopo che il danno è fatto
La Prossima Frode è Già in Corso
Ora che la rete d’accesso è stata svenduta, cosa resterà alle telco?
La domanda ora è:
- Chi difenderà l’ultimo miglio quando sarà controllato da privati?
- Come reagirà l’Europa ora che il sangue è stato succhiato?
- Dove sono i “geni” che ci spiegavano quanto fosse giusto regalare tutto agli OTT?
Spoiler:
Scomparsi. Come sempre.
Viene quasi da applaudire l'acquisto della rete Telecom da parte di Poste Italiane. Quasi. Non e' la soluzione, ma almeno qualcosa si salva. Anche se la medicina ha , come al solito, un gusto amaro.
L'Inganno della Familiarità
Come gli OTT hanno usato l'affetto dei consumatori per nascondere il loro strapotere oligarchico
Era fin troppo semplice, prima di Trump, stare dalla parte degli OTT:
– Netflix ci intratteneva,
– Facebook ci connetteva (o illudeva di farlo),
– Google ci dava risposte,
– Amazon ci vendeva tutto.
Li avevamo integrati nelle nostre vite come ossigeno digitale—e chi osava criticarli era un retrogrado, un complottista, un nemico del progresso.
La Maschera che Cade
Trump ha costretto gli oligarchi digitali a mostrare il loro vero volto
Poi è arrivato lo shock:
– Gli OTT hanno preso posizione (politica, ideologica, economica),
– Hanno mostrato i muscoli (censura, algoritmi manipolati, doppi standard),
– Il pubblico ha capito che non erano “amici”, ma padroni.
E così, all'improvviso:
– Quella che sembrava una storia d'amore si è rivelata una relazione tossica.
– Quelli che chiamavamo “innovatori” ora li riconosciamo come oligarchi.
– E il “progresso” che vendevano era solo un colonialismo digitale.
La Sindrome di Stoccolma Digitale
“A furia di prenderlo in culo, stava iniziando a piacere”
Il paradosso più grottesco?
Abbiamo accettato passivamente di:
1. Pagare loro (con dati, abbonamenti, dipendenza),
2. Regalargli le infrastrutture (senza chiedere nulla in cambio),
3. Difenderli persino quando ci strozzavano (grazie, AGCom e soci).
Fino a quando...
– Trump ha smascherato il gioco,
– Weber ha ammesso l'ovvio,
– Noi ci siamo svegliati (forse).
La Prossima Battaglia
Ora che sappiamo, cosa faremo?
La domanda ora è:
– Riusciremo a riprenderci la sovranità digitale?
– O continueremo a far finta di non vedere, finché non sarà troppo tardi?
Perché una cosa è certa:
Gli OTT non cambieranno.
Uriel Fanelli
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