Sulla AI che scappa.
Credo sia arrivato il momento di scrivere l’ultimo — e spero davvero l’ultimo — post sull’isteria da AI che si sta diffondendo, soprattutto per chiarire quanto le storie sugli attacchi compiuti da AI “scappate”, ribelli, autonome o comunque sfuggite al controllo siano, nella maggior parte dei casi, una massa di merda fumante. E il problema non è soltanto che queste storie siano raccontate male, esagerate o costruite apposta per fare paura. Il problema è più profondo: sul piano dell’informatica, spesso non hanno proprio senso.Anzi, in diversi casi non hanno nemmeno un significato preciso. Non nel senso che siano false: nel senso che, descritte nel modo in cui vengono descritte, non dicono nulla di tecnicamente determinato. Usano parole come “scappare”, “attaccare”, “ribellarsi”, “nascondersi” o “ingannare” come se indicassero operazioni informatiche ben definite. Ma non è così. Prima ancora di chiedersi se una storia del genere sia vera, bisognerebbe riuscire a capire che cosa, esattamente, si sostiene che sia successo.