Sulla piramide alimentare USA.
Sta suscitando scalpore la recente notizia secondo cui Robert F. Kennedy Jr., Segretario alla Salute dell'amministrazione Trump, abbia annunciato una "dieta nazionale USA" che, a detta dei fautori più zelanti della cosiddetta "Dieta Mediterranea", rappresenterebbe una sorta di oltraggio, se non addirittura un'eresia nutrizionale. Ho voluto dare un'occhiata approfondita a queste nuove linee guida e ho effettuato un confronto dettagliato con il modello mediterraneo: devo ammettere che, pur trattandosi di un'iniziativa promossa da un personaggio controverso come Kennedy, il documento presenta più di un vantaggio rispetto alla tanto celebrata "Dieta Mediterranea".
Per prima cosa, esaminiamo la piramide della "Dieta Mediterranea".

In teoria, tutto questo ha senso: ha senso dal punto di vista chimico, ha senso sotto molteplici aspetti nutrizionali. Eppure c'è un "ma" sostanziale che non può essere ignorato.
La dieta mediterranea sta venendo progressivamente abbandonata anche nei paesi che, a livello propagandistico, continuano ostinatamente a proclamare di praticarla. In Italia, i dati parlano chiaro: solo il 5% della popolazione segue effettivamente questo regime alimentare in modo completo, mentre il 61,9% degli italiani non la segue affatto. Da anni, ormai, nessuno o quasi la pratica più, specialmente nelle realtà urbane, con le sole eccezioni di:
- Ricchi
- Pensionati
- Franco Berrino
Perché sta venendo abbandonata? Perché non è praticabile dall'uomo moderno, nel senso che per motivi di tempo e reperibilità si tratta di una dieta che risulta essere:
- Troppo costosa (almeno nella percezione comune: il 50% dei giovani tra i 18 e 24 anni la considera troppo dispendiosa)
- Eccessivamente time-consuming (il 38% dei giovani ritiene che richieda troppo tempo per la preparazione dei pasti)
Certo, se siete un pensionato e non avete un cazzo da fare da mane a sera, se non cucinare ingredienti sopraffini con tecnica perfetta, lasciando i fagioli secchi a bagno nell'acqua dalla sera prima e avendo cura di sciacquarli due volte durante la notte, va tutto benissimo. Se potete permettervi di andare a fare la spesa tre volte a settimana per assicurarvi il rifornimento di verdura rigorosamente FRESCA per il "consumo giornaliero", o se disponete di una colf che vi fa da schiava domestica, funziona benissimo. Se avete la possibilità di recarvi al mercato del pesce fresco e fare rifornimento dei formaggi "giusti" una volta a settimana, siete a cavallo.
In definitiva, la dieta mediterranea risulta ottima per l'uomo moderno soltanto se questi:
- È ricco
- Ha un sacco di tempo a disposizione
Condizioni che, nella media della popolazione, semplicemente non sussistono. Da qui deriva l'abbandono progressivo e inarrestabile che la dieta mediterranea sta subendo, un fenomeno che gli stessi ricercatori dell'Istituto Superiore di Sanità attribuiscono all'urbanizzazione, all'industrializzazione e alla transizione verso modelli alimentari occidentalizzati.
Fonti:
- Addio dieta mediterranea, il 61,9% degli italiani non la segue
- Quanti italiani seguono la dieta mediterranea?
- Dieta Mediterranea In Crisi: è Amata Solo Dal 5% Degli Italiani
- Dieta Mediterranea: nessuno fa nulla per contrastare l'abbandono
- Dieta mediterranea, troppo costosa per il 50% dei giovani
- LO STUDIO - Spreco Zero (dati sui giovani e percezione costi/tempo)
- Dieta «Macromediterranea», le regole di Franco Berrino per stare bene
- Macromediterranea: la dieta che previene diabete, colesterolo, obesità - Franco Berrino (YouTube)
Qual'e' invece il vantaggio numero UNO della dieta proposta dagli americani?
La vediamo qui:

La prima cosa che salta all'occhio esaminando questa piramide è l'assenza totale di prodotti ultraprocessati. Ma nemmeno la piramide alimentare "Mediterranea" li contempla, si dirà. Il problema, però, è di ben altra natura e molto più pragmatico: se andate a fare la spesa una volta al mese, o anche soltanto una volta ogni due settimane, con la piramide americana vi siete già procurati praticamente tutto quello che vi serve per seguire il regime alimentare proposto.
Quella dieta è MOLTO più PRATICA nella vita quotidiana reale.
È ritagliata su misura per il supermercato moderno, non per il negozietto bastardo e fighetto che vi caverà la vita per un pacco di fagioli bio che dovrete poi spendere cinque ore a cucinare perché sono essiccati nell'aria bio selezionata a mano da contadini della Brommia citeriore, certificati secondo antichi rituali tramandati di generazione in generazione.
Insomma, qui non ci sono berrinate di sorta.
Perché il problema, nonché il motivo sostanziale per il quale la dieta mediterranea sta venendo progressivamente abbandonata, è proprio questo: è concepita e strutturata per la famiglia tradizionale mediterranea del Novecento, quella in cui esisteva una figura domestica a tempo pieno – una schiava, detta eufemisticamente "moglie", "mamma" o più genericamente "casalinga" – che disponeva di tutto il tempo necessario per mantenere una riserva costante di verdura fresca, reperirla quotidianamente nel negozietto bio di fiducia, e servirvela puntualmente distribuita in cinque pasti quotidiani perfettamente bilanciati.
Perfetto. Idilliaco, persino.
Ma nella vita reale contemporanea, la situazione è leggermente diversa: voi siete al lavoro otto ore al giorno, vostra moglie è al lavoro altre otto ore, e i vostri figli, se va bene, si ingozzano di una barretta energetica al gusto di uranio impoverito per fare prima e correre alla prossima attività extrascolastica.
Se invece siete Franco Berrino, beh, allora il discorso cambia radicalmente: avete i soldi da spendere per comprare gli ingredienti assolutamente purissimi, levissimi, altissimi, sanissimi, certificati e benedetti. E poi, soprattutto, disponete anche di una cuoca professionista, una colf a tempo pieno, o una casalinga devota che ve li cucina con metodo e dedizione, suddivisi meticolosamente in cinque pasti giornalieri, per un totale – fate voi i conti – di quattro ore, quattro ore e mezza di preparazione quotidiana.
Oppure siete pensionati, e allora riempite le vostre giornate vuote cucinando per voi stessi quei pasti elaborati che vi terranno miracolosamente in vita fino a novant'anni, tutti interamente spesi tra fornelli e tegami, a cucinare.
Ho già menzionato il personal shaman che richiama cerimonialmente gli spiriti dell'antichità affinché permeino energeticamente il vostro cibo con le loro vibrazioni ancestrali? Perché altrimenti non è una berrinata autentica DOCGstrakazzinkulpassworddelwifi, certificata e garantita.
Senza personal shaman, non lo chiamerei nemmeno "cibo". Parola di Berrino™.
E il problema cruciale sta proprio nei dettagli pratici, quelli che fanno la differenza nella vita quotidiana. Se osservate attentamente la grafica della piramide "americana", noterete immediatamente che sì, contiene verdure, ma si tratta di quelle verdure che trovate facilmente e costantemente disponibili in qualsiasi supermercato di catena, e che soprattutto durano abbastanza a lungo nel frigorifero senza decomporsi nel giro di tre giorni.
La stessa grafica della "dieta mediterranea", al contrario, è stracolma di ingredienti freschi che dovete necessariamente rinnovare con cadenza almeno settimanale, se non addirittura più frequentemente. La spesa bisettimanale – che è ormai diventata un'abitudine consolidata e una necessità quando impiegate regolarmente tre quarti d'ora soltanto per spostarvi da un punto A a un punto B della città, a Milano per esempio (qualsiasi sia A e qualsiasi sia B, il risultato non cambia) – con la dieta mediterranea diventa praticamente impossibile da sostenere.
A meno che non vogliate ritrovarvi sistematicamente il frigorifero pieno di pomodori liquefatti e collassati su sé stessi, melanzane ammosciate e raggrinzite, zucchine con più grinze di un centenario, aglio germogliato che sembra provenire da una civiltà aliena, e cipolle che hanno cominciato a generare polloni come se stessero pianificando un'invasione vegetale del vostro appartamento.
La dieta americana, invece, specialmente se disponete di frigoriferi dalle dimensioni generosamente americane, si presta benissimo e naturalmente alla spesa bisettimanale. Non richiede ricerche estenuanti e peregrinazioni verso il mercatino artigianale che si tiene soltanto al solstizio d'estate, in quella piazzetta nascosta dove, tra l'incenso e la gabbia decorativa del ghepardo di cemento, troverete finalmente l'unico negozio autoctono, equo e solidale, biologico e certificato che vende quinoa proveniente dalle Ande e validata da tre organismi internazionali.
Che cosa cazzo ci faccia la quinoa nella cosiddetta "dieta mediterranea", poi, questo lo sa soltanto Berrino e presumibilmente gli spiriti ancestrali che invoca. Idem per l'avocado, frutto notoriamente tipico delle coste della Calabria e della Sicilia.
Ok, ora hanno cominciato a coltivarlo anche in quei posti, ma mi sa che il riscaldamento globale che lo permette NON sia una buona notizia.
A proposito della praticità concreta, vorrei segnalare un paradosso che emerge chiaramente quando si ha una famiglia da sfamare. Per sostenere una dieta mediterranea classica e ortodossa, nella quale i pasti più frequenti sono composti SEMPRE di verdura fresca e MAI di carne – perché ovviamente la carne sarebbe troppo comoda, visto che si conserva comodamente in freezer per settimane e si cucina in pochi minuti – vi serve inevitabilmente un frigorifero americano. Sì, proprio uno di quelli enormi, mastodontici.
Lo considerate un'americanata? Un simbolo dell'eccesso consumistico a stelle e strisce? Benissimo, fate pure. Ma poi, se davvero volete seguire la dieta mediterranea in modo rigoroso, sarete costretti ad andare a fare la spesa almeno due volte a settimana per sostenere il regime alimentare di 3-4 persone che devono consumare quotidianamente cinque porzioni al giorno di verdura e frutta rigorosamente fresche. L'ambiente ne gioverà moltissimo, naturalmente: più viaggi in auto, più emissioni, più packaging, più spreco alimentare. Infatti, frutta fresca e verdure sono attualmente gli alimenti più sprecati nelle case italiane, con rispettivamente 271 e 246 grammi pro capite a giornalieri che finiscono direttamente nella spazzatura. Il 42% degli intervistati dichiara che frutta e verdura conservate in frigorifero deperiscono troppo rapidamente una volta portate a casa.
Conclusione logica e inevitabile: per come è strutturata e concepita, dando per scontato di possedere un frigorifero adeguato (cioè proprio un frigorifero "americano" di grandi dimensioni), la dieta americana è decisamente PRATICA, perché potete sostenerla DAVVERO nel lungo periodo, facendo la spesa tranquillamente ogni DUE settimane senza problemi di conservazione o deperimento degli alimenti.
Al contrario, la cucina mediterranea è "teoricamente" migliore sotto il profilo nutrizionale, ma presenta una piccola, insignificante sfiga pratica: per sostenerla nella vita reale dovete essere sufficientemente ricchi da permettervi acquisti frequenti di prodotti freschi e di qualità, e dovete disporre di qualcuno – una schiava domestica, chiamiamola con il suo nome – che si occupi a tempo pieno della complessa e time-consuming logistica alimentare di casa. Ed è esattamente per questo motivo concreto e inconfutabile che la dieta mediterranea, specialmente in Italia paradossalmente, sta progressivamente scomparendo dalla pratica quotidiana delle famiglie.
Non è pratica. Punto.
Ho lavorato in home office al 100% per diversi anni, fino all’inizio di quest’anno, e la nuova azienda mi chiede di essere in ufficio tre giorni a settimana. Tutto molto bello, se non fosse che la mia dieta è cambiata in modo radicale.
Prima, avendo l’intera giornata senza pendolarismo e una cucina sempre a disposizione, era facile fare il santone della “cucina sanissima” di turno. Anzi, potevo tranquillamente caricare qualche macchina tipo il Thermomix (il Bimby, come lo chiamate in Italia) e arrivare a mezzogiorno con il cibo fumante già pronto. Con i rice cooker moderni persino i famosi fagioli che, secondo Berrino, andrebbero lasciati a bagno per 9 ore, o le lenticchie e gli altri legumi “virtuosi”, erano tutte cose perfettamente fattibili in settimana.
Adesso, però, ho tre giorni fuori casa. E sto sperimentando sulla mia pelle quanto sia poco pratica, nella vita reale, la cucina “sana” alla Berrino. Posso permettermela, certo, due giorni a settimana più il weekend; ma nei tre giorni in cui lavoro fuori è semplicemente impraticabile: non c’è il tempo materiale per impostare, seguire e smaltire tutta quella logistica alimentare.
Ed è qui che casca l’asino: se anche la donna di casa lavora, come ormai accade nella stragrande maggioranza delle famiglie, la presunta “praticità” della dieta mediterranea evapora all’istante. Il modello regge solo se qualcuno resta a casa a fare la casalinga logistica full-time.
La piramide americana, invece, è conveniente per come è pensata. Al supermercato trovi il banco della carne e del pesce, riempi un cassetto del freezer e hai coperto una buona parte del fabbisogno proteico per settimane. E non ho ancora menzionato come sia facile trovare carne e pesce tra i surgelati.
Il resto del volume di verdura del modello USA è composto da alimenti che si conservano decentemente: niente dipendenza dalle verdure “mediterranee” più deperibili del mondo, che ti obbligano a incastrare la tua vita intorno all’agenda del frigorifero. Semmai, verdure che si surgelano tranquillamente senza perdere fibre e nutrienti.
Senza contare un dettaglio tutt’altro che irrilevante: molte di quelle verdure “mediterranee” sono anche oggettivamente più difficili da mangiare crude. Perché ditelo come volete, ma se volete fare uno spuntino – come raccomandano i berrinoformi con le loro cinque assunzioni giornaliere – e aprite il frigo trovandoci cavolfiore e cipolla, vi passa istantaneamente la poesia. Con pomodori, peperoni e zucchine il discorso è diverso, certo, ma il loro tasso di deperimento è altrettanto diverso: durano poco, richiedono rotazione continua, e la vostra agenda non è un’estensione della cella frigorifera.
Il problema qui non è semplicemente una questione di "radical-chic" contro "working-class". Anzi, è esattamente quello, ma in una forma ancora più perversa e strutturale. Il problema fondamentale che dobbiamo affrontare e risolvere è come liberare finalmente l'informazione pubblica, la stampa specializzata e il dibattito nutrizionale da quella pletora di "dietologi" e "nutrizionisti" mediatici che danno tranquillamente per scontato che tutti dispongano di un "tempo infinito" da dedicare alla cucina e di una "supply chain infinita e immediata" per reperire qualsiasi ingrediente purissimo e freschissimo in qualunque momento della giornata.
Il vero problema che intravedo nel discorso della dieta "americana" non sta tanto nel confrontarla pedissequamente con quella "mediterranea" in termini di superiorità nutrizionale teorica, quanto piuttosto nel liberarsi finalmente da una figura ingombrante, economicamente costosa e sostanzialmente inutile nella pratica quotidiana: il "Nutrizionista Astratto":

Questo, e principalmente questo, è il problema concreto che viene risolto dalla piramide nutrizionale americana.
Togliersi definitivamente dai coglioni il Nutrizionista Astratto.
Se poi riuscissero a toglierci dai coglioni anche il "Cuoco Stellato Televisivo" – quella figura altrettanto ingombrante che cucina piatti da 47 ingredienti rari in 12 minuti cronometrati davanti alle telecamere – sarebbe la perfezione assoluta. Ma non possiamo pretendere troppo dalla vita, né essere eccessivamente esigenti con la provvidenza.
Ci accontenteremo di questo primo, fondamentale passo avanti.