Si, ma di preciso... cosa?
E anche oggi finisce sulla mia timeline il solito che mi racconta di come alla fine Berlusconi abbia rovinato gli italiani, che le sue televisioni li hanno resi stupidi e ignoranti, e che ha rovinato la politica. Ok, ok. Oggi sono buono e mi arrendo. Cosi', facciamo un gioco. Adesso mi dite, DI PRECISO, cosa vi manca degli anni prima di Silvio. E quando dico di preciso, significa “di preciso”.
Che io ricordi, avevo ventiquattro anni. Era il 1994, e Berlusconi entrava in politica. Prima, in politica, Berlusconi non c’era. Sembra una banalità, ma evidentemente va ripetuta, perché da trent’anni sento gente parlare del “prima” come se fosse stata Atene ai tempi di Pericle, e non la Prima Repubblica italiana: una palude di correnti, sottocorrenti, segreterie, dorotei, socialisti da finanziamento allegro, comunisti in attesa della Storia, democristiani in attesa del prossimo congresso, e repubblicani che sembravano nati già editorialisti.
Allora la domanda è semplice: che cosa vi piaceva, di preciso, dei politici prima del 1994? Chi rimpiangete? Chi rivorreste indietro, DI PRECISO? Andreotti, l’uomo che sembrava uscito da un archivio riservato prima ancora che l’archivio esistesse? Cossiga il picconatore, cioè il Presidente della Repubblica trasformato in martello pneumatico istituzionale? Occhetto, l’uomo che sciolse il PCI con l’espressione di chi aveva appena investito il cane di famiglia? Craxi, la modernità socialista con ricevuta svizzera e monetine in omaggio? De Mita, il latinorum irpino elevato a infrastruttura nazionale? Martinazzoli, cioè la Democrazia Cristiana dopo la chemioterapia? Forlani, la palude che aveva imparato a portare la cravatta? De Michelis, la Milano da bere tradotta in discoteca veneziana? Pietro Longo, il PSDI ridotto a francobollo ministeriale? Renato Altissimo e il PLI, cioè il liberalismo italiano nella sua forma più tragica: pochi voti, molti ministeri, e la solita eleganza da anticamera? I repubblicani di Spadolini e La Malfa, quelli che sembravano sempre sul punto di spiegarti l’interesse nazionale con una lavagna, una pipa e un deficit pubblico grande come il Monte Bianco? Pannella, che almeno aveva il merito di sembrare pazzo in un sistema dove gli altri fingevano di essere normali? Chi, esattamente?
E se qualcuno dice “Berlinguer”, colgo l’occasione per ricordare che il vostro mito, come spesso accade ai miti, corrisponde solo parzialmente ai fatti. La famosa “svolta” verso l’autonomia da Mosca non fu esattamente Enrico che scende dal Sinai con le tavole della democrazia liberale. Nel 1976, al XXV congresso del PCUS, Berlinguer rivendicò una via italiana, pluralistica e democratica, al socialismo: cosa non banale, certo, soprattutto detta a Mosca. Ma non stava annunciando la trasformazione del PCI in un circolo einaudiano. Stava dicendo, in sostanza: vogliamo fare il socialismo a modo nostro, e possibilmente senza che i carri armati sovietici vengano a spiegarci la procedura. La parte sulla NATO, poi, viene spesso raccontata come se Berlinguer si fosse svegliato una mattina con l’elmetto atlantico e il poster di Eisenhower in cameretta. No. Nell’intervista del 1976 a Pansa disse che si sentiva più sicuro “di qua”, nel Patto Atlantico, anche perché l’Italia, non essendo nel Patto di Varsavia, aveva più margine per tentare una via autonoma al socialismo senza finire trattata come Praga. Non era “viva l’Occidente, abbasso il comunismo”. Era più: “se devo costruire il socialismo, preferisco farlo in un condominio dove Mosca non può mandarmi direttamente l’amministratore con i cingoli”.
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So cosa direte adesso. Direte: “Va bene, Berlusconi non era ancora in politica, MA c’erano le sue televisioni”. Benissimo. E le sue televisioni avrebbero instupidito e reso ignorante l’Italia. A parte il fatto che non ho mai capito bene come si faccia a “ignorantare” una persona che ignorante non è già, la storia televisiva di Berlusconi comincia davvero all’inizio degli anni Ottanta: prima soprattutto al Nord, poi, a metà decennio, con una copertura ormai nazionale.
Io avevo circa sedici anni quando Berlusconi era davvero mainstream.
Domanda: mi spiegate quali altissime gesta del popolo italiano pre-1985 testimonierebbero tutta questa intelligenza, questa cultura, questa raffinatezza perduta? Vorrei un esempio. Uno solo. Un frammento di cultura italiana pre-berlusconiana, politica o non politica, che vorreste davvero indietro. Perché sento dire che Drive In ha distrutto l’immagine della donna, insieme alle veline, alle vallette, alle cosce in primo piano e al varietà trasformato in macelleria luminosa. Va bene. Ma io ricordo anche i film che oggi, con molta carità retrospettiva, chiamate “erotismo d’autore”: Banfi, Alvaro Vitali, Lando Buzzanca, la Fenech, la poliziotta, la soldatessa, l’infermiera, la professoressa, la supplente, la liceale, la dottoressa, la cugina, la cameriera, la cognata, la zia, la vicina e tutto il catalogo ginecologico della commedia sexy all’italiana. E quelli, se non sbaglio, esistevano ben PRIMA di Berlusconi.
A spremere le meningi, me ne ricordo uno con una professoressa di educazione sessuale, probabilmente la solita Edwige Fenech, che a un certo punto viene spiata da un buco mentre si fa la doccia. Quello cos’era? Rispetto per la donna? Raffinatezza pre-commerciale? Umanesimo italiano? Lo sapete che oggi una scena del genere, se fatta davvero, la chiameremmo per quello che è: un reato punibile col carcere.
Oppure ricordo un altro film, a metà tra la farsa e il verbale dei carabinieri, con Lino Banfi e Alvaro Vitali, in cui qualcuno mette misteriose “gocce afrodisiache” nella bevanda di qualcun altro, nella speranza di portarsi a letto la Fenech. Poi, naturalmente, per sbaglio le beve la suocera, che finisce per sfogarsi sul giardiniere. Eh? Questo era il mondo prima delle veline? Questo era il paradiso perduto? Lo sapete che nel frattempo abbiamo inventato anche l’espressione “droga dello stupro”, vero? O dobbiamo continuare a chiamarla “commedia degli equivoci”?
E allora, sì: Carmen Russo a Drive In era evidentemente mammifera. Va bene. Nessuno lo nega. Ma prima non è che la donna fosse esattamente rispettata come soggetto kantiano dotato di dignità autonoma. Anche perché, appena pochi anni prima della televisione commerciale trionfante, l’Italia aveva dovuto eliminare dal proprio ordinamento una norma infame: il matrimonio riparatore, abolito nel 1981 insieme al delitto d’onore. Fino ad allora, in sostanza, uno stupro poteva essere “riparato” sposando la vittima. Non un residuo medievale trovato in una pergamena, ma una norma del codice penale italiano rimasta viva fino agli anni Ottanta.
E prima ancora, nel 1975, c’era voluta la riforma del diritto di famiglia per cancellare la struttura giuridica del marito capofamiglia, della potestà maritale e della vecchia patria potestà, sostituendola con un’idea almeno formalmente paritaria dei coniugi e dei genitori. Cioè: mentre oggi ci raccontate che Berlusconi avrebbe degradato una civiltà già emancipata, quella civiltà aveva appena finito di togliere dal codice l’idea che il marito fosse il comandante naturale della famiglia.
Quindi la domanda resta sempre quella: di cosa avete nostalgia, di preciso? Del varietà senza veline ma con le ballerine mute? Della commedia sexy dove la donna era un bersaglio con la vestaglia? Della famiglia col capofamiglia maschio per legge? Del matrimonio riparatore? Del delitto d’onore? Della violenza sessuale trattata ancora per decenni come offesa alla morale, più che alla persona?
DI CHE COSA AVETE NOSTALGIA, DI PRECISO, QUANDO PARLATE DEL PRE-BERLUSCONI?
Come al solito, non avete un problema con la storia. Avete un problema col calendario.
Perché se mettiamo le date in fila, viene fuori una cosa piuttosto fastidiosa per la vostra mitologia. Berlusconi non arriva nel 1994 da un disco volante. Prima c’erano le televisioni, certo. Ma anche lì: all’inizio degli anni Ottanta diventa televisivamente rilevante, e a metà decennio è ormai un sistema nazionale. Drive In, per dire, parte nel 1983. Quindi il punto resta: secondo voi l’Italia prima di quella televisione era migliore?
Benissimo. Parliamone.
Di cosa avete nostalgia, di preciso? Delle Brigate Rosse e degli anni di piombo? Della politica con i morti ammazzati, le gambizzazioni, i comunicati deliranti, i covi, le sigle, i processi in televisione e lo Stato che sembrava sempre sul punto di perdere il controllo del proprio stesso salotto? Degli attentati? Delle stragi? Rivolete la stazione di Bologna del 2 agosto 1980? Rivolete Piazza Fontana? Piazza della Loggia? L’Italicus? Il rapimento Moro? Il tentato golpe Borghese? La strategia della tensione? Cosa, esattamente? Fate un nome. Un evento. Una stagione. Una cosa concreta che vorreste rimettere in calendario.
Oppure avete nostalgia della miseria? Delle ondate migratorie dal Meridione verso il Nord, quando mezza Italia faceva da serbatoio umano all’altra mezza? Della crisi energetica del 1973, delle domeniche a piedi, dell’inflazione, della lira trattata come una tovaglia unta, dell’Italia che viveva sempre a metà tra miracolo economico, ricatto petrolifero e bancarotta morale? È quello il paradiso perduto? La civiltà alta, profonda, colta, sobria, poi devastata dalle cosce di Carmen Russo?
Perché ecco, io vorrei davvero che tutti quelli che la menano da quarant’anni dicendo che Berlusconi ha rovinato il Paese col potentissimo potere magico delle poppe di Drive In — alle quali state probabilmente assegnando un ruolo geopolitico leggermente sopravvalutato — facessero finalmente questo esercizio minimo: indicare cosa, del periodo precedente, rivorrebbero indietro.
Non “l’Italia era più seria”. Troppo comodo. Quale Italia? Quella del terrorismo? Quella dei servizi deviati? Quella delle bombe? Quella della DC eterna? Quella del PCI che aspettava la Storia come altri aspettano l’autobus? Quella della famiglia col padre capofamiglia appena abolito dal codice? Quella del matrimonio riparatore eliminato solo nel 1981? Quella della commedia sexy all’italiana, che prima delle veline aveva già trasformato infermiere, professoresse, poliziotte e liceali in arredamento mammario della nazione?
Ditemelo con precisione: cosa rivolete?
Perché se non riuscite a dirlo, allora forse il problema non è Berlusconi. O meglio: Berlusconi è stato un problema enorme, ma non nel modo infantile in cui lo raccontate. Non ha preso un popolo di filosofi e lo ha trasformato in pubblico da varietà. Ha preso un Paese già volgare, già furbo, già maschilista, già terrorizzato dalla modernità, già pieno di compromessi, rimozioni, nostalgie e provincialismo, e gli ha dato un telecomando, tre reti e una confezione commerciale più efficiente.
Quegli anni vi sembrano migliori solo perché eravate più giovani.
Tutto qui.
Ma per favore: non cercate di dimostrare che quel periodo storico fosse migliore solo perché all’epoca vi tirava ancora l’uccello. La storia non giudica così.
Quella si chiama nostalgia ormonale, non analisi politica.
Uriel Fanelli
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