Ribellione o protesta?
Una delle cose che mi dà più la nausea delle generazioni successive alla GenX è il fatto che, anziché ribellarsi, protestano. E non si rendono conto della differenza, perché credono che sia la stessa cosa. L'ultimo post mi ha dato la possibilità di verificarlo ancora una volta. Ed è qualcosa che mi urta anche personalmente, perché la ribellione non è stata soltanto una costante della mia vita: era una cosa piuttosto frequente nella mia generazione. Un atteggiamento che oggi vedo molto meno. Quando qualcosa non gli piace, protestano. Il bimbetto che urla perché la mamma gli dia quello che vuole.
Patetici.
Ho detto: «Guardate che, con i mezzi odierni, con la rete e con i computer che abbiamo oggi, potreste agevolmente costruirvi una Internet 2.0».
La risposta è stata:
«Sì, basterebbe una legge».
Eh?
No.
Non serve alcuna cazzo di legge.
La legge significa che tu piagnucoli con la mamma, spieghi alla mamma che una cosa non ti piace, e aspetti che la mamma stabilisca che da oggi si farà diversamente.
La ribellione significa un'altra cosa.
Significa che tu, da oggi, fai diversamente.
Non chiedi il permesso. Non aspetti che qualcuno trasformi la tua protesta in regolamento. Non deleghi a un'autorità il compito di cambiare il mondo al posto tuo.
Cominci a comportarti come se quel cambiamento fosse già avvenuto.
E questa è una differenza enorme.
Prendete la storia dei DNS.
Tempo fa, quando in alcuni paesi c'erano rivolte, repressioni o semplicemente blocchi governativi, e certi domini non governativi venivano fatti sparire attraverso i DNS degli operatori locali, era diventato abbastanza comune fare una cosa molto semplice: scrivere 8.8.8.8 sul cellulare o sul computer e usare i DNS pubblici di Google.
Era una cosa abbastanza diffusa da diventare quasi una procedura standard: «non ti risolve il sito? Cambia DNS».
E in alcuni paesi questa cosa è stata fatta in massa.
Quindi, se volete lanciare un nuovo dominio, che so io .narnia, il problema tecnico non è affatto quello che molti sembrano immaginare.
Dovete “solo” mettere in piedi una root DNS alternativa, magari trovare un sodale che ne metta in piedi una seconda, replicare le zone e poi far circolare l'informazione:
Se volete vedere gli host della nostra associazione, cliccate qui e aggiungete
a.b.c.dalla lista dei vostri DNS.
Da quel momento, per chi usa quei resolver, .narnia esiste.
Per il resto di Internet no.
Ma questa è esattamente la questione: non avete chiesto il permesso a nessuno perché esistesse.
E già: esiste persino un precedente storico.
Forse non avete mai sentito parlare di AlterNIC.
AlterNIC nacque nel 1995 precisamente come alternativa al sistema ufficiale dei domini allora controllato da InterNIC. Manteneva una propria root DNS e offriva propri top-level domain, che naturalmente erano visibili soltanto agli utenti che configuravano il proprio sistema per utilizzare quella root alternativa.
Cioè: proprio il principio di cui sto parlando.
Non una petizione perché qualcuno aggiungesse un nuovo TLD alla root ufficiale.
Una root diversa.
E funzionò.
E già: ci fu un precedente.
E funzionò.
Forse non avete mai sentito parlare di AlterNIC.
AlterNIC nacque a metà degli anni Novanta, quando Network Solutions godeva sostanzialmente del monopolio sulla registrazione dei principali domini Internet. Eugene Kashpureff e soci decisero che, invece di protestare perché qualcuno cambiasse il sistema, avrebbero semplicemente costruito un sistema diverso.
Misero quindi in piedi una propria root DNS.
La cosa interessante è che non crearono una “Internet parallela”. Nei loro DNS continuarono ad inserire .com, .net, .org e tutti i domini della root ufficiale, ma aggiunsero anche i propri TLD.
Per esempio .xxx, .med, .nic, .ltd, .lnx, .exp.
Se usavate i DNS normali, quei domini non esistevano.
Se usavate quelli di AlterNIC, esistevano.
Tutto qui.
E al massimo della diffusione, secondo le loro stime, qualcosa come il 3% di Internet utilizzava quella root alternativa.
Che non sembra molto finché non ricordate una cosa: nessuno aveva obbligato quelle persone a cambiare configurazione. Avevano deliberatamente deciso che, per loro, la root DNS sarebbe stata quella.
Poi la storia finì male, ma per una ragione che va tenuta distinta.
Kashpureff decise di fare il passo più lungo della gamba.
Nel luglio del 1997 sfruttò una vulnerabilità dei DNS dell'epoca per avvelenare le cache di parecchi nameserver e fare in modo che www.internic.net puntasse al sito di AlterNIC. Chi cercava InterNIC finiva quindi sulla sua pagina di protesta.
Quello non era più “costruisco il mio DNS”.
Quello era mettere le mani sul DNS degli altri.
Network Solutions lo portò in tribunale, intervenne l'FBI, Kashpureff venne arrestato in Canada ed estradato negli Stati Uniti.
AlterNIC da quel momento perse progressivamente importanza e scomparve.
Ma attenzione al dettaglio.
Non fallì perché una root DNS alternativa fosse tecnicamente impossibile.
Quella funzionava.
Fallì perché il sistema ufficiale cominciò nel frattempo ad aprirsi alla concorrenza e ai nuovi TLD e, soprattutto, perché il suo fondatore trasformò una ribellione tecnica perfettamente legale in un attacco informatico contro il sistema concorrente. Ma nel frattempo, la “concorrenza/monopolio” americana comincio' a capire che gli alternic sarebbero spuntati come i funghi, e decise di aprirsi ai tld alternativi.
Sono due cose molto diverse.
AlterNIC aveva già dimostrato la cosa che interessa a noi.
AlterNIC fallì anche perché il sistema ufficiale, nel frattempo, cominciò ad aprirsi alla concorrenza e ai nuovi TLD e, soprattutto, perché il suo fondatore trasformò una ribellione tecnica perfettamente legittima in un attacco informatico contro il sistema concorrente.
Ma nel frattempo il messaggio era arrivato.
E lo ricordo bene, perché c'ero.
In quegli anni diversi piccoli ISP cominciavano a offrire due cose diverse: Internet e una specie di Internet allargata, spesso come servizio aggiuntivo a pagamento.
La differenza era semplice: con il DNS normale vedevate la Internet ufficiale. Con i resolver alternativi vedevate anche i domini delle root alternative.
Quella roba era sovversiva il giusto.
Perché a quel punto non stavamo più parlando di quattro hacker che giocavano con il DNS. Stavamo parlando di operatori commerciali che potevano vendere ai propri clienti un namespace più grande di quello ufficiale.
E quando questo comincia a succedere, il problema per chi controlla il sistema diventa abbastanza evidente.
Se continui a tenere chiusa la root, se continui a decidere tu quali TLD possano esistere e quali no, qualcun altro può semplicemente costruirne una diversa.
Poi un altro.
Poi un altro ancora.
E a quel punto di AlterNIC ne spuntano come funghi.
Altroché se capirono l'antifona.
La possibilità che qualcun altro rifacesse la stessa cosa, magari meglio, magari con l'appoggio di ISP veri e con una massa critica più grande, era precisamente il genere di minaccia che poteva trasformare il DNS da infrastruttura globale unica in una collezione di namespace concorrenti.
E infatti il sistema ufficiale cominciò ad aprirsi.
Nuovi registrar. Nuovi TLD. Più concorrenza.
Non perché qualcuno avesse improvvisamente scoperto le virtù filosofiche del pluralismo.
Ma perché era diventato evidente che il monopolio sul namespace esisteva soltanto finché la gente accettava di usarlo.
Oggi il 1995 è lontano, e non ricordate più la ribellione.
Non ricordate più quando si andavano a cercare i domini .xxx per vedere le foto — perché allora di video praticamente non si parlava nemmeno — porno.
Era un'altra Internet, ma soprattutto era un altro atteggiamento.
Se non vi piace il monopolio americano, oggi ci sono moltissime cose che potreste fare.
Tecnicamente.
Fare.
Non protestare perché diventi obbligatorio farle. Non chiedere una legge che costringa qualcuno a costruirle per voi. Non aspettare che un'autorità stabilisca che da domani si cambia.
Farle e basta.
L'esempio di una darknet per un'organizzazione che ha moltissimi soci, come Autistici/Inventati, è soltanto uno dei tanti.
Non sarebbe nemmeno un'idea particolarmente esotica.
Nell'ambiente del Chaos Computer Club e degli hackerspace tedeschi esiste da anni ChaosVPN, una rete overlay pensata precisamente per collegare hacker, hackerspace, server, laptop e intere reti attraverso Internet. È costruita su tinc, usa collegamenti cifrati e una topologia distribuita, senza un singolo punto centrale dal quale debba necessariamente passare tutto il traffico.
In altre parole: Internet viene usata semplicemente come trasporto.
Sopra, ci costruite la vostra rete.
I vostri indirizzi.
I vostri servizi.
Le vostre regole di routing.
E nessuno deve promulgare una legge perché possiate farlo.
La tecnologia esiste già.
La differenza sta tutta tra chi dice:
«Bisognerebbe obbligare qualcuno a costruire una rete indipendente».
e chi dice:
«Abbiamo costruito una rete indipendente. Se vuoi entrarci, installa questo».
Nel primo caso, state protestando.
«Mamma, mamma, voio, voio».
Nell'altro caso, avete costruito la vostra casa sull'albero.
È diverso.
Il mondo non lo hanno mai cambiato le proteste. Lo hanno cambiato le ribellioni. Quelli che dicevano:
«Me ne sbatto, e faccio lo stesso come dico io».
O ancora meglio, quelli che dicevano:
«Adesso creo il mio spazio e faccio come dico io».
Protestare significa chiedere a qualcun altro il permesso di fare qualcosa, ma urlando.
Ribellarsi significa decidere di fare qualcosa, e chi se ne fotte delle autorità.
Questa è la parte che è morta in voi.
Internet e il mondo dell'open source vi danno possibilità IMMENSE di crearvi spazi vostri, autonomi, DAVVERO autogestiti e immuni da interferenze.
E no, non quel progetto fatto dalla US Navy che è Tor.
Parlo della VOSTRA rete overlay.
La vostra.
Costruita da voi, gestita da voi, con i vostri nodi, i vostri servizi e le vostre regole.
Ma non lo farete.
La strategia di rallentare le cose è una vecchia strategia democristiana.
Prendere l'opposizione per stanchezza.
Attrito.
Frizione.
Vecchiaia.
- «Sì, ma guarda che io penso che tu abbia ragione. Solo che per questi cambiamenti ci vuole tempo. Forse fra venti, trent'anni».
- «Tu sei troppo avanti coi tempi, con le tue idee».
- «Ma io non dico mica che sbagli. Dico solo che è troppo presto. Devi avere pazienza».
- «Il problema di voi giovani è che volete tutto e subito».
E invece noi volevamo tutto e subito.
Erano gli anni Ottanta. Il telefono era SIP, in regime di monopolio — nel 1980 aveva già circa dodici milioni di abbonati — e non compravi semplicemente una linea sulla quale fare quello che ti pareva: sottoscrivevi un abbonamento a un servizio telefonico disciplinato da condizioni d'uso piuttosto rigide. La concessione SIP dell'epoca fu formalizzata, tra l'altro, con il D.P.R. 13 agosto 1984, n. 523.
E nelle condizioni di abbonamento c'erano limitazioni sull'uso della linea, comprese quelle relative ad attività e comunicazioni che oggi considereremmo perfettamente normali.
A noi, naturalmente, non fregava assolutamente niente.
Prendevamo il modem, lo attaccavamo alla linea SIP e ci mettevamo sopra una BBS.
Una macchina chiamava un'altra macchina.
Poi un'altra.
Poi qualcuno metteva su FidoNet.
Non abbiamo aspettato che la SIP introducesse il tariffario «BBS», che il ministero decidesse cosa fosse una BBS o che qualche commissione parlamentare stabilisse se fosse opportuno consentire ai cittadini di trasformare il telefono in una rete dati.
Abbiamo fatto le BBS.
Se avessimo aspettato il permesso, Internet sarebbe arrivata e sarebbe passata prima ancora che qualcuno avesse finito di discutere il regolamento. Invece le abbiamo fatte.
E non valeva soltanto per le BBS.
Le ragazze non hanno aspettato vent'anni perché qualcuno concedesse loro il diritto di divertirsi.
Si organizzavano feste private, e ci si divertiva.
Erano atti osceni, secondo qualche articolo del codice penale sulla moralità pubblica e il buon costume?
Oooooh.
Non si pagava la SIAE per la musica?
In culo alla SIAE.
Era roba contraria alla morale?
In culo alla morale.
Non potevi servire birra a uno sotto i sedici anni?
Ooooh, che dispiacere che ti daremo quando un amico piu' vecchio andra' a comprare gli alcoolici al supermarket e ci sfonderemo anche noi quattordicenni.
E attenzione: non sto usando questi termini per modo di dire.
Negli anni Ottanta “atti osceni”, “moralità pubblica”, “buon costume” erano realmente categorie del codice penale. La SIAE aveva realmente qualcosa da dire sulla musica eseguita fuori dalla strettissima cerchia familiare. E l'articolo 689 del codice penale vietava realmente agli esercenti di somministrare alcolici ai minori di sedici anni.
Non erano fantasmi che ci inventavamo per sentirci ribelli.
Le regole c'erano davvero.
Semplicemente, ce ne sbattevamo.
Non andavamo in piazza per il diritto delle ragazze di fare pompini.
Non andavamo in piazza per il diritto di fare questo o di fare quello.
Lo facevamo e basta.
E questa è la differenza tra ribellione e protesta.
Se protestate, troverete resistenza.
Se fate il cazzo che volete e ve ne infischiate, la legge vi corre dietro.
E tutte quelle cose che facevamo oggi sono legali. Ma non perché siamo andati in piazza a chiedere alcool ai quattordicenni: perché ce ne sbattevamo il cazzo e andavamo a comprarlo.
I rave party sono nati in quel periodo, perché ce ne sbattevamo il cazzo. Gli anni Novanta hanno goduto della libertà che avevamo creato.
Poi siete arrivati voi codardi, e avete deciso che ribellarsi significa protestare.
E qui avete perso tutto.
E perderete anche di più.
Volete una rete libera?
- Avete
tinc. - Avete Yggdrasil, che vi costruisce una rete IPv6 cifrata e decentralizzata sopra Internet, con routing proprio.
- Avete cjdns, da cui nasce parte della stessa famiglia di idee: indirizzamento crittografico, IPv6 e routing mesh.
- Avete I2P, se volete una vera overlay network anonima con servizi interni.
- Avete Lokinet, se volete una rete decentralizzata onion-routed capace di trasportare direttamente traffico IP e di ospitare servizi raggiungibili soltanto dall'interno della rete.
- Avete Nebula, open source e self-hosted, che crea una rete Layer 3 peer-to-peer con tunnel cifrati, NAT traversal e discovery dei nodi.
- Avete WireGuard, se volete costruirvela quasi a mano.
- Avete Headscale, se volete un control plane open source e self-hosted per una rete compatibile con Tailscale, invece di consegnare il controllo della rete a Tailscale.
- Avete NetBird, che costruisce reti peer-to-peer sopra WireGuard e può essere self-hostato.
- Avete Netmaker, che prende WireGuard e vi automatizza full mesh, partial mesh, routing, gateway e gestione dei peer.
- Avete ZeroTier, se volete una LAN virtuale distribuita.
E poi avete GRE, VXLAN, IPsec, OpenVPN, SSH tunneling, routing dinamico, bridge, namespace Linux, container, VPS da cinque euro e tutto il resto della ferramenta che negli ultimi trent'anni è stata inventata precisamente per collegare macchine che fisicamente non stanno sulla stessa rete.
Potete usarne uno.
Potete usarne tre insieme.
Potete forkare quello che non vi piace.
Potete scrivere il vostro.
Potete distribuire una configurazione con uno script.
Potete fare un'immagine Docker.
Potete mettere un QR code sul sito e dire:
«Vuoi entrare nella nostra rete? Installa questo».
Non dovete convincere Google.
Non dovete convincere ICANN.
Non dovete convincere Cloudflare.
Non dovete convincere il governo americano.
Non dovete convincere Bruxelles.
Non dovete andare in piazza a chiedere che qualcuno vi conceda una rete libera.
La rete ve la fate.
È software.
È questo il particolare che continuate a dimenticare.
Ma voi siete codardi, e al rischio della ribellione preferite la sconfitta: dolorosa, sì, ma non troppo, della protesta.
Perché la protesta ha un vantaggio enorme.
Vi permette di perdere senza aver mai davvero rischiato.
La verità è che fate gli hacker, fate gli hackerspace, fate la cybersecurity, vi riempite la bocca di decentralizzazione, autonomia, crittografia, indipendenza.
Neuromante is the new Il Maestro e Margherita.
Ma quando vi si mette davanti un compilatore e vi si dice:
«Fate».
allora salta fuori il poco che siete.
Perché lì non basta più avere l'estetica dell'hacker.
Non basta la felpa, non basta il nickname, non basta il talk al congresso, non basta spiegare quanto sia cattivo il monopolio di turno.
Bisogna costruire qualcosa.
Bisogna rischiare che non funzioni.
Bisogna metterci macchine, tempo, codice, errori, responsabilità.
Bisogna decidere che una cosa esiste prima che qualcuno vi abbia dato il permesso di farla esistere.
E allora tornate bambini.
Bambini che chiedono alla mamma il permesso di fare qualcosa.
O meglio:
protestano perché la mamma continua a dire di no.
E la internet libera che volete l'avrete, forse, il 32 febbraio duemilamai.
O se preferite, coi tempi della UE. Si comincia nel 2034, poi va in vigore nel 2040, e nel 2050 e' obbligatorio.
Ma nel 2050 forse non ci sarete neppure.
--
Written using Blogfrei: https://git.keinpfusch.net/loweel/blogfrei
Fedi: @uriel@bbs.keinpfusch.net
XMPP: uriel@keinpfusch.net
vecchio blog: https://blog.keinpfusch.net
email: blog@keinpfusch.net