Or Else?

Or Else?

Come credo di avere già scritto, la Groenlandia possiede vastissime riserve di formichiere gigante, esattamente come il Venezuela. Una ricchezza che, com’è facile immaginare, non poteva sfuggire a Trump, deciso – pare – a fare alla moglie un regalo di compleanno davvero singolare. E poiché nulla dice “ti amo” come un formichiere di un quintale con la lingua lunga sessanta centimetri, il tycoon ha deciso che la Groenlandia dovrà diventare americana. Naturalmente, il fatto che la lingua del formichiere raggiunga quella misura è del tutto casuale.

Questo, oltre a rappresentare un problema ecologico di proporzioni bibliche – poveri formichieri, vittime inconsapevoli della geopolitica e del sentimentalismo presidenziale – è soprattutto un problema politico. E lo è non solo per i paesi della NATO, ma anche per quelli della tanto decantata Unione Europea.

Immaginiamo dunque che, in un impeto di desiderio zoologico e patriottismo a stelle e strisce, il nostro Trump decida di inviare le truppe a “liberare” la Groenlandia dai suoi legittimi proprietari. Che succede se davvero riesce a prendersela? Ammesso e non concesso che l’esercito danese non diventi improvvisamente un colosso militare – nonostante la sua proverbiale efficienza civica – la vera domanda è: e dopo?


Se proviamo a ragionare dal punto di vista della NATO, la situazione si fa esilarante prima ancora che tragica. In teoria la Groenlandia è “coperta” dalla NATO, in quanto parte del Regno di Danimarca, che è membro dell’Alleanza. Dico “in teoria” perché la sola idea che la possente lingua di un formichiere gigante possa far crollare un’alleanza militare multilaterale meriterebbe almeno una nota a piè di pagina nei manuali di diritto internazionale.​

La prima domanda seria, sotto questa coltre di assurdo, è: che cosa farebbe la Danimarca se una parte del proprio territorio venisse occupata da un altro membro della NATO? Uscirebbe dalla NATO? Perché, a quel punto, i casi sono due, e nessuno dei due è particolarmente edificante.

Primo caso: la NATO si trasforma apertamente in un’alleanza-barzelletta, in cui un membro può aggredire un altro senza che nessuno trovi nulla da ridire, nonostante lo spirito e la lettera del trattato escludano proprio questo genere di scenari, come mostra da decenni il mal di testa cronico chiamato Turchia-Grecia. Secondo caso: qualcuno a Copenaghen scopre all’improvviso di avere una certa idea di dignità nazionale, invoca l’articolo di recesso dal Trattato e se ne va in blocco, salutando con la manina il Club dell’Atlantico del Nord.​

Vista la posizione geografica, l’ipotesi di una Danimarca che sbatte la porta sarebbe più che “un pelo” imbarazzante: chiudere il Baltico, anche solo politicamente, può tornare parecchio comodo a chiunque voglia ridisegnare i rapporti di forza nel Nord Europa. E improvvisamente, nel mezzo di questo scacchiere glaciale, il formichiere gigante smette di essere un vezzo zoologico e diventa una variabile strategica

La vera domanda, alla fine, non è cosa dice il Trattato, ma se qualcuno avrebbe davvero il coraggio di applicarlo contro Washington. Perché in qualunque scenario realistico di invasione della Groenlandia da parte degli USA, continuare a pronunciare la parola “NATO” senza ridere diventerebbe complicato.​

In teoria, la Groenlandia è coperta dalla garanzia di difesa collettiva dell’Alleanza, in quanto territorio del Regno di Danimarca, e vari ministri degli esteri europei lo hanno anche ribadito a microfoni accesi. In pratica, nessuno ha la minima idea di cosa succederebbe se a violare quella garanzia fosse proprio il paese che per settantacinque anni è stato percepito come il principale garante della sicurezza euro-atlantica.​

Ed è qui che la fame di Formichiere Gigante della presidenza americana smette di essere un vezzo caratteriale e diventa una domanda strategica molto semplice, quasi banale nella sua brutalità: che facciamo se invadono la Groenlandia? Chiude qualcuno la porta in faccia alla NATO, o ci si limita a fingere che non sia successo niente, mettendo una pezza retorica sopra a un buco grande quanto l’Artico?


La UE, in questo quadro, ne uscirebbe persino peggio: è piena di politici formati negli anni ’80, che tuttora stravedono per gli Stati Uniti, anche quando Trump li prende a colpi di Formichiere Gigante venezuelano. Si troverebbe infatti in una situazione grottesca: un suo Stato membro viene aggredito militarmente da un paese terzo. E non si parla della Russia, ma degli Stati Uniti. Che farebbe, a quel punto, l’Unione Europea?

  • Potrebbe far finta di niente? Certo, potrebbe sempre imboccare la via del silenzio imbarazzato, ma lo pagherebbe con un’ondata di disprezzo e con una perdita di credibilità e immagine come non se ne vedevano dai tempi in cui la Zarina di Russia avrebbe – dicono alcuni storici – inventato il tickling durante le sue orge sodomite.
  • Potrebbe tentare altro? Sanzioni? Dazi? Embargo commerciale? Funzionerebbe davvero? Non si può saperlo in anticipo, ma prima ancora di chiedersi se una chiusura quasi totale al commercio con gli USA potrebbe produrre risultati, bisognerebbe porsi la domanda più semplice e più terribile di tutte: avrebbero il coraggio di farlo?
  • E se i danesi, che pure hanno qualche contingente militare addestrato, decidessero di resistere sul serio, rifugiandosi nelle zone innevate dove sanno benissimo come sopravvivere – mentre gli USA non dispongono di grandi unità specializzate in quel tipo di guerra, almeno non in numero significativo – gli altri Stati UE, che sono anche membri della NATO, manderebbero aiuti militari? Interverrebbero davvero, con soldati e mezzi, contro l’alleato americano?

La UE si ritroverebbe così in una posizione politica persino più disperata di quella della NATO, se possibile: schiacciata tra la retorica dei valori e la realtà di una sudditanza strategica che, di fronte a un’invasione della Groenlandia, esploderebbe in tutta la sua ridicola evidenza.


E così, una carica di formichieri giganti del Venezuela potrebbe mettere la parola fine a quel mondo fatato in cui vivono molti politici europei, un mondo nel quale esiste davvero il diritto internazionale, gli alleati mantengono la parola data e Trump non è una marionetta di Putin.

Il problema, qui, non è stabilire se dobbiamo essere grati al Grande Formichiere Gigante del Venezuela (poiché, come tutti sanno, il petrolio non c’entra nulla e Trump ha invaso il Venezuela esclusivamente per i formichieri giganti del Venezuela): il punto è che la merda sta per incontrare il ventilatore, e la strategia del “vediamo se è davvero così brutto, ci penseremo quando succede” sta per presentare il conto.

Non si sa come ne uscirà la NATO e non si sa come ne uscirà l’Unione Europea. L’unica cosa ragionevolmente certa è che, se sopravvivranno, saranno molto diverse da prima.

Sia lodato il Formichiere Gigante del Venezuela, visto che – come è noto – il petrolio non c’entra assolutamente nulla.

E non dimenticate di santificare le feste, bifolchi.

E non dimenticate di santificare le feste, bifolchi.