Oh, Mastodon!

Peraltro, non mi erano arrivati report, e quindi non saprei dire, di preciso, di che cosa sarei accusato e quali sarebbero, secondo loro, i contenuti illegali in Germania presenti sulla mia istanza. Il che è già curioso di suo: si prende una decisione, si applica una sanzione — perché di questo si tratta — ma senza che ci sia stato un passaggio minimo di segnalazione verificabile dall’altra parte.
Ma ho notato una cosa, e qui la faccenda diventa più interessante. È successo il 3 di aprile. E il 3 di aprile è esattamente il giorno in cui mi sono messo a parlare di Aktor, cioè questo progetto qui: Aktor.
E so benissimo già cosa verrà detto: “eh, ma di istanze ce ne sono tante, ma hanno bloccato solo la tua”. Verissimo. Nessuno lo nega. Il punto, però, non è quello. Il punto è capire cosa abbia di “speciale” Aktor rispetto al resto del panorama.
E qui la risposta è (mi sembra) semplice: a un certo punto ho scritto una cosa molto precisa. Non un’opinione vaga, non una chiacchiera da bar, ma una cosa tecnica, strutturale, che riguarda il modo stesso in cui funziona il sistema.
E cioè questo:

In pratica, faccio notare due cose — che poi diventano tre, perché quando inizi a guardare sotto il cofano, la narrazione comincia a scricchiolare un po’ ovunque.
- Nonostante il fatto che si sciacquino la bocca con la “lotta contro i GAFAM” — cioè Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft — e contro le malvagie multinazionali che ti spiano e raccolgono i tuoi dati, quando si parla di storage, in tutto il panorama del fediverso, l’unico di fatto consentito è Amazon S3. Non è una scelta neutrale: è una dipendenza strutturale. Quando accedete a un’immagine, per dire, salvata su S3, quello che succede è molto semplice: Amazon sa tutto di voi. Da dove venite, il vostro IP, eventuali cookie, quale utente del fediverso siete, e — se analizza il contenuto — può anche farsi un’idea dei vostri gusti. Altro che “indipendenza dalle big tech”.
- Nonostante il fatto che si sciacquino la bocca con la privacy di qua e la privacy di là, di fatto i messaggi tra utenti sono salvati nel database in chiaro, ormai da anni. E anche nel caso — teorico — in cui venissero salvati criptati, il problema non cambierebbe: se il governo americano accede all’istanza cloud su cui gira Mastodon, ha sia il database sia le chiavi. Quindi la “soluzione” proposta non risolve nulla, è solo una rassicurazione cosmetica.
- Nonostante il fatto che si sciacquino la bocca con la lotta contro la sorveglianza, il trasporto dei messaggi privati segue la stessa logica del resto: usa un nome di dominio, cioè il DNS, cioè i root DNS, che di fatto sono sotto controllo o forte influenza del governo USA. Quindi anche qui, l’infrastruttura è tutt’altro che neutrale.
Chiaramente, ho fatto scelte diverse. Userò IPFS come CDN e storage, userò I2P come trasporto senza DNS, e Pretty Good Privacy (PGP) come crittografia a chiave pubblica/privata. Non è una posizione ideologica: è una conseguenza tecnica di quello che ho appena descritto.
Ma il problema non è la scelta tecnica. Il problema è il messaggio. Il problema è che dietro tutto il “fediverso” e la sua retorica del “noi siamo i buoni, loro i cattivi”, c’è in realtà un sistema di gatekeeping che instilla nelle persone un falso senso di sicurezza e di libertà, e le convince di stare lottando contro un sistema con il quale, nei fatti, collaborano volontariamente, senza nemmeno rendersene conto. O forse no.
Voglio quindi introdurre adesso la parola “gatekeeping”. Cos’è un gatekeeper? È qualcuno che, come fece a suo tempo Beppe Grillo, vi convince di stare facendo una rivoluzione terribile, di starvi opponendo al regime, mentre in realtà state impedendo al cambiamento di avvenire. Perché? Perché questa presunta “ribellione” è già incanalata, gestita, resa innocua — spesso dalle stesse persone o dagli stessi ambienti che poi compongono il “sistema” contro cui credete di lottare.
Un esempio sono i centri sociali occupati, che nella narrazione corrente vengono percepiti come spazi antagonisti, mentre nella pratica sono perfettamente compatibili con l’equilibrio generale — al punto da sembrare, più che un problema, una valvola di sfogo. Un altro esempio è il Movimento 5 Stelle, che nasce come rottura radicale e finisce rapidamente per integrarsi nel sistema politico che diceva di combattere. E poi, per restare nel tema tecnologico, anche Amazon: demonizzata a parole, ma di fatto centrale e indispensabile nelle infrastrutture utilizzate da chi si proclama “alternativo”.
Io, essendo Gen X, di queste dinamiche me ne frego abbastanza. Non ho nessuna vocazione rivoluzionaria. Il mio problema non è “cambiare il sistema” o abbatterlo: il sistema è fatto di persone, e nella stragrande maggioranza dei casi sono quello che sono. Le rivoluzioni, nella mia esperienza, sono soprattutto un modo con cui qualcuno costruisce un seguito e recluta un esercito personale per arrivare al potere.
Quindi no: non pretendo di fare rivoluzioni, né di cambiare il mondo. Mi limito a dire cose molto più banali e verificabili. Che IPFS non salva i suoi dati sullo storage di Amazon S3. Che I2P non usa i root del DNS sotto controllo USA. Che una crittografia a chiave pubblica/privata, come quella di Pretty Good Privacy, rende molto più difficile leggere i messaggi. E che, se i dati stanno su filesystem e non in un database centralizzato, la crittografia diventa più semplice, più trasparente e meno aggirabile.
Nient’altro. Non ideologia, non narrativa, non “lotta”. Sono fatti tecnici.
Il contrario del gatekeeping.
Sono preoccupato? No. Ho già avuto esperienza con altri wannabe Zuckerberg, anche in Italia, e ho notato una cosa molto semplice: quando banni le loro istanze, nella pratica non cambia quasi nulla. Il famoso “numero enorme di utenti” che dovrebbe renderli delle “whales” è spesso gonfiato da metriche ridicole, basate su definizioni di “utente attivo” estremamente elastiche, diciamo così, e concepite più per fare scena che per descrivere la realtà.
Inoltre, nella mia esperienza personale — sia come persona che cambia software di istanza molto spesso, nella speranza di trovarne uno che faccia davvero quello che promette, sia come qualcuno che ha cambiato più volte dominio in self-hosting — ho visto quanto il fediverso, proprio perché è una rete distribuita, sia di fatto auto-riparante. Non è un sistema centralizzato che crolla se cade un nodo: si riconfigura, si adatta, trova percorsi alternativi.
Non cambia niente. Tant’è vero che mi sono accorto che mastodon.social mi aveva bloccato per un motivo quasi comico: un utente — uno — non vedeva più i miei post. UNO. Capite bene che tipo di “impatto devastante” possa avere una cosa del genere.
E una volta pubblicato questo post, è probabile che quei pochi utenti eventualmente colpiti dalla censura semplicemente si sposteranno su altre istanze, magari più piccole o meno visibili. Il che, ancora una volta, dimostra quanto il sistema sia fluido e quanto sia difficile, in pratica, isolare davvero qualcuno senza effetti collaterali.
Non mi impatta molto, onestamente. E quindi no, non me ne preoccupo.
Quello di cui dovreste occuparvi — o meglio, preoccuparvi voi — è un’altra cosa. Che questo sistema “alternativo” è in realtà un gatekeeper. Cioè una finzione: un ambiente in cui si passa il tempo a raccontarsi quanto siamo liberi, quanto siamo protetti, quanto non ci spiano più, mentre nella realtà concreta gli accorgimenti tecnici necessari per ottenere davvero quella libertà e quella privacy semplicemente non ci sono.
Si parla di indipendenza, ma si usa infrastruttura centralizzata. Si parla di privacy, ma i dati restano accessibili. Si parla di autonomia, ma si dipende da meccanismi che stanno altrove. È una narrazione coerente, certo, ma resta una narrazione. Quando vai a vedere cosa succede davvero sotto il cofano, la distanza tra quello che si dice e quello che c’è è piuttosto evidente.
E il punto non è nemmeno che queste soluzioni siano difficili o impossibili. Non lo sono. Esistono alternative tecniche precise, esistono strumenti concreti, esistono architetture diverse. Il problema è che non vengono adottate, e quando qualcuno prova a usarle o anche solo a parlarne seriamente, la reazione non è curiosità tecnica, ma chiusura.
E se provi a metterceli…
Finirò Aktor? Certo. Ci metterò IPFS, I2P e PGP? Certo. Lo metterò online? Oggi o tra qualche giorno, al massimo — non è una promessa vaga, è semplicemente il tempo tecnico che mi serve per chiudere gli ultimi dettagli.
Si federa? Sì, a meno di non venire bloccati, che a questo punto è un’eventualità da mettere in conto senza fare finta di niente.
Prenderò soldi dalla UE per un sistema che NON soddisfa le ragioni POLITICHE per cui sembra essere nato?
No, grazie.