Ma nemmeno a copiare bene, siete capaci? (was: "eteropessimismo")

Ma nemmeno a copiare bene, siete capaci? (was: "eteropessimismo")

Sto vedendo circolare, con una certa insistenza, menzioni patetiche a quella che non è altro che la copia sbiadita di una copia già difettosa: il cosiddetto movimento MGTOW. Per chi non avesse familiarità, “Men Going Their Own Way” nasce intorno al 2010 negli Stati Uniti come frangia minoritaria di uomini che proclamavano la decisione fare deel celibato a vita una scelta, dunque una scelta monastica. Un fenomeno di nicchia, incubato nei forum online, che suggeriva agli uomini una scelta monastica.

Negli anni successivi, però, il MGTOW non rimase immobile. Con l’ascesa del trumpismo e dello slogan Make America Great Again (2016), venne assorbito e deformato, innestandosi con altri filoni : il Movimento per i diritti degli uomini (quello che dagli anni Settanta era rimasto confinato a rivendicazioni marginali), la cosiddetta “red pill” mutuata da Matrix e poi divenuta parte della cultura pop, e figure grottesche come Andrew Tate, assurto a idolo virile da social network intorno al 2020. Il risultato fu una miscela indigesta: un polpettone tra qualcosa che poteva essere legittimo, ma ora amplificato dai megafoni del populismo digitale.

E, come spesso accade, dopo essere passato per il tritacarne del MAGA, il fenomeno ha varcato l’Atlantico. In Italia è arrivato già snaturato, in forma di caricatura, e non poteva che produrre l’ennesima scopiazzatura penosa. Una sorta di imitazione mal riuscita di un modello che era già, di per sé, deformato e sgangherato. Un pochino come i rapper italiani, ma peggio.

La mia reazione? Esattamente la stessa della mia vecchia professoressa di matematica al liceo quando correggeva un compito copiato male:


— “Ma nemmeno a copiare bene siete capaci?”

Ecco allora il senso del mio racconto: ripercorrere l’origine del MGTOW, mostrarne la metamorfosi nel contatto con il trumpismo, con il redpill e con i suoi santoni da tastiera, per arrivare a comprendere come certe sedicenti “eteropessimiste” nostrane non abbiano fatto altro che imitare male una copia già rovinata.


Alle sue origini, il movimento MGTOW aveva contorni quasi ascetici. La scelta proposta non era tanto politica, quanto esistenziale: non sposarsi, rimanere single per tutta la vita, vivere da uomini “separati”. Una sorta di decisione monastica in senso lato.

Le giustificazioni, all’epoca, erano piuttosto eterogenee ma non prive di una certa coerenza interna. Alcuni motivavano la propria scelta in chiave religiosa: “così potrò dedicarmi alla mia anima”. Non mancavano coloro che, prendendo sul serio l’idea, finirono davvero per provare esperienze di vita monastica in conventi, comunità buddhiste o in altre forme di ritiro spirituale. Altri la leggevano invece come un rifiuto del consumismo: non sposandosi, non mettendo su famiglia, si poteva vivere con meno, comprare meno, spendere meno e, di conseguenza, lavorare meno.

C’era anche un filone che presentava il MGTOW come percorso di automiglioramento: più tempo per leggere, viaggiare, magari in modi un po’ pittoreschi, imparare nuove competenze o hobby, iscriversi a corsi online, dedicarsi al volontariato. Insomma, un’idea di “ritiro individuale” che poteva avere persino risvolti positivi, almeno per chi aveva buone intenzioni.

La critica più ovvia, naturalmente, era sempre la stessa: “Ma perché per fare tutto questo devi per forza essere solo? Non puoi trovarti un partner che condivida i tuoi valori?” A questo in genere veniva risposto facendo notare che alla fine erano le donne a spingere l'uomo a fare certe cose sacrificandosi. Curiosamente, mancavano completamente omosessuali e bisessuali in questo movimento.

Eppure, proprio perché non aveva un impianto politico, il MGTOW rimase inizialmente invisibile. Un fenomeno da forum di nicchia, confinato a pochi angoli del web tra il 2010 e il 2014, che difficilmente avrebbe suscitato l’attenzione dei media.

Perché se ne parlasse davvero, era necessario che assumesse una dimensione politica. Ed è esattamente ciò che avvenne. Quando, a metà anni 2010, il MGTOW iniziò a contaminarsi con altri movimenti maschilistici e con la logica della polarizzazione americana, smise di essere un “ritiro individuale” e si trasformò in un terreno di scontro. A quel punto, come tutta la politica americana e populista non era più filosofia di vita, ma puro tifo calcistico: la politica ridotta a curva da stadio, solo con altri metodi. E senza le fidanzate dei calciatori a fare calendari, anche se la Carfagna e la Mussolini su Playboy restano esempi monumentali.


Arriva il 2016, la cosiddetta meme war su Internet (alla quale, lo sapete, presi parte anch’io arruolato nelle truppe del Kekistan), e da quel momento tutto comincia a precipitare. Il discorso originario, che almeno nelle prime fasi aveva un sentore monastico — per quanto declinato in chiave materialista, com’è inevitabile negli Stati Uniti — si svuota completamente di senso. Il problema è che nella discussione iniziano a infilarsi persone che non hanno la minima idea di cosa significhi “monastico” e lo confondono con il kung fu, o qualche altra caricatura da film.

A quel punto entrano in scena personaggi provenienti dalla politica americana contemporanea, che condivide un tratto comune a destra come a sinistra: l’ossessione. L’America odierna sembra incapace di ragionare senza ingigantire un dettaglio, trasformandolo nel massimo pericolo non solo per la nazione, ma per il pianeta, la galassia e, perché no, perfino per tua sorella.

Così, per fare un esempio, i repubblicani hanno sviluppato una fissazione patologica per i transessuali: parliamo dello 0,0028% della popolazione americana, eppure trattati come se fossero una minaccia esistenziale. Oppure l’ossessione per gli studenti di sinistra radicale nelle università d’élite. Le otto università della Ivy League ospitano complessivamente circa 60.000 iscritti; anche ipotizzando — in maniera grottesca — che fossero tutti social justice warriors, costituirebbero appena lo 0,018% della popolazione totale statunitense. In altre parole: statisticamente invisibili, ma politicamente ingigantiti a mostri colossali.

E non che la sinistra sia immune. Anche lì il repertorio di ossessioni non manca: dal clima trattato come un’apocalisse sempre imminente, con scadenze puntualmente rinviate, alla guerra contro le cosiddette microaggressioni, dove persino uno sguardo o un silenzio vengono caricati del peso di una violenza simbolica. C’è poi la mania identitaria che spezzetta la società in un’infinità di categorie di genere, etnia o orientamento, fino a rendere impossibile qualsiasi discorso collettivo; la fissazione per il linguaggio “puro”, con parole bandite e neologismi che cambiano di mese in mese; e infine la battaglia sulle statue, i monumenti, i nomi delle strade, come se abbattere un bronzo o ridipingere una targa avesse davvero il potere di riscrivere la storia.

Il risultato, a destra come a sinistra, è lo stesso: la politica americana si riduce a un elenco di ossessioni reciproche, un catalogo di fobie gonfiate a dismisura, che ormai ha molto più in comune con la patologia che con il dibattito democratico.


Sparisce buona parte della componente monastica, soprattutto dopo l’arrivo di Andrew Tate e degli “elementi alfa”: perché, diciamocelo, è difficile scambiare la vita di Tate per un’esperienza ascetica. Tutto ciò che rimane del “da solo posso migliorare me stesso” si riduce alla parola “workout”, che in pratica significa bodybuilding in qualche palestra.

Quando iniziai a leggere questa gente sui forum, mi veniva spontaneo dire: scusa, stai parlando di una scelta monastica, una cosa pesante, radicale se non proprio estrema… e tutto questo per andare in palestra?

La risposta era: certo, perché se ti sposi non puoi più farlo. E lì restavo perplesso: ma se il problema è questo, trovati un partner che ami la palestra quanto te, no?

Ma erano ossessionati. L’idea che le donne americane non vogliano che i mariti vadano in palestra è difficile da concepire. Immagino la scena:


— Cara, ho deciso di iscrivermi in palestra per avere cura del mio corpo.
— Mai! In questo modo potresti persino sviluppare il sixpack, migliorare la salute del cuore, vivere più a lungo e, con una forma fisica migliore, potresti anche scoparmi meglio! Non lo permetterò mai! Maschilista! Guerrafondaio! Colonialista!

A quel punto lui si libera dall’ossessione e, illuminato dai consigli economici di Andrew Tate, decide di andare a vivere da solo. Capite bene che immaginarsi una scena simile è piuttosto arduo.

Il paradosso aumenta quando la retorica MAGA, ossessionata dalle “donne woke”, prende piede. La figura femminile viene ridotta a quella della ragazza che vive di cene pagate dai maschi su Tinder, dentro il rituale americano del dating. Così il messaggio evolve in modo ancora più grottesco:


— “Sto facendo una scelta monastica permanente, a vita, perché molte donne sulle app di dating vogliono che paghi io la cena.”

A questo si aggiunge il meglio della propaganda della manosphere:


— “Dedicherò la mia vita a una scelta monastica, perché su TikTok ci sono donne molto stupide che dicono cose stupide.”

Oppure:


— “Dedicherò la mia vita a una scelta monastica, perché nei club e per le strade ci sono donne che fanno troppo sesso, il famigerato bodycount.”

— “Dedicherò la mia intera vita a una vocazione monastica, perché ci sono ragazze che su TikTok dichiarano di parlare solo con uomini miliardari, altissimi e bellissimi.”

E come prova definitiva postano video in cui queste donne vengono intervistate da influencer maschi e dicono che se non sei alto, bello e con tantissimi soldi non devi nemmeno pensare di rivolgergli la parola. Dopo che l'intervistatore ha rivolto loro la parola.

Ta-pum.


Onestamente, se volevate “scoprire” che su TikTok — notoriamente un magnete per idioti — ci fossero donne stupide, potevo dirvelo io gratis. E soprattutto senza dovervi inventare una vita monastica come giustificazione.

Basta prendere una normale curva di distribuzione del QI e applicarla al 50% dell’umanità che produce video su TikTok. O, se preferite, su YouTube. O ancora meglio: a chi gira per strada nelle zone dei locali notturni, microfono puntato e telecamera accesa.

A questo punto entrano in scena tutte — o quasi — le ossessioni tipiche del mondo incel, si fondono col movimento, e il risultato è un guazzabuglio che sfida qualsiasi tentativo di analisi logica o statistica.

La teoria che combina la narrativa sul bodycount con l’ipergamia produce infatti un cortocircuito numerico irresistibile. Da un lato, si sostiene che le donne moderne abbiano standard di dating del tutto irragionevoli, puntando tutte insieme all’1% più alto della popolazione maschile: miliardari, alti due metri, bellissimi e possibilmente con jet privato. Dall’altro, si afferma che le stesse donne avrebbero un bodycount elevatissimo, tale da renderle automaticamente pessime mogli.

Ora, basta un briciolo di aritmetica per rendersi conto che mettere insieme queste due affermazioni è impossibile. Se tutte le donne mirano all’1% degli uomini, ma allo stesso tempo tutte accumulano bodycount nell’ordine delle decine o centinaia, significa che quell’1% dovrebbe trascorrere le proprie giornate in turni di sesso a catena, come se stesse smaltendo file di clienti in un centro vaccinale.

Eppure la lamentela parte già da bodycount risibili: in certi forum, due partner precedenti sono già considerati un segnale di degenerazione morale. Ma quando si passa ai podcast e alle interviste “da strada”, ecco che compaiono ragazze che dichiarano con nonchalance numeri a tre cifre, fino ad arrivare a casi folkloristici che rivendicano un migliaio di partner. Una matematica talmente sgangherata che non resisterebbe nemmeno al vaglio di un bambino con la calcolatrice del supermercato.


A quel punto — o meglio negli stessi anni, intorno al 2016 — fanno il loro ingresso nel circo anche quelli del MRA, il cosiddetto Movimento per i diritti degli uomini. È lì che il mondo MGTOW comincia a ripetere il nuovo mantra:


— “Dedicherò la mia vita a uno stile monastico perché nei tribunali divorzili danno metà di quello che ho alla mia ex moglie.”

Questa paura, sia chiaro, esiste un po’ ovunque, ma la realtà americana è leggermente più complessa. Negli Stati Uniti, infatti, se invece di recitare voti monastici uno decidesse semplicemente di essere furbo, scoprirebbe che esistono strumenti ben più concreti. Ad esempio: l’irrevocable trust.

Il meccanismo è semplice: prima ancora di conoscere una donna, puoi intestare i tuoi beni a un trust irrevocabile. Se ci metti dentro la casa, con una clausola che ti garantisce il diritto di abitarci, quella casa diventa praticamente inalienabile. Perché un giudice possa portartela via, dovrebbe dimostrare che il trust è stato costruito apposta per truffare l’ex moglie; ma se il trust è stato creato anni prima, quando ancora non sapevi nemmeno chi sarebbe stata la tua futura consorte, questa dimostrazione diventa impossibile perché non era ancora un “creditore prevedibile”. In diritto americano si parla di assenza di actual intent to defraud verso una persona che al momento non esisteva come parte interessata.

Risultato? La casa rimane tua.

Ma a prescindere da quanto, in concreto, sarebbe difficile difendere i beni — perché sì, perfino un conto in banca può essere intestato a un trust irrevocabile, e paradossalmente diventa ancora meno aggredibile se al momento della conoscenza con la futura moglie la cifra era più bassa, sempre in virtù dello stesso principio — il problema vero è un altro.

Nella propaganda della manosphere, infatti, queste sottigliezze giuridiche non esistono. Su YouTube la “prova” che la legge americana consenta alle donne di spogliare gli uomini al divorzio viene fornita con video clickbait: il solito frammento di udienza in cui una moglie chiede la luna e il giudice, ovviamente, la rimette al suo posto. E la narrazione diventa: “ho scelto una posizione radicale monastica perche' le donne provano a fregarti e i giudici le bloccano, guardate questo video.”

In pratica, la tesi è: il sistema è truccato contro gli uomini, e la prova è che il trucco non riesce. Logica da meme, più che da tribunale.

Un’altra classica ossessione della manosphere riguarda i soldi “rubati” dai figli. Anche qui, la logica è degna di nota. Prima di tutto: se non vuoi pagare mantenimenti, c’è un metodo semplicissimo — non farli. Punto.

Secondo: se la donna con cui ti vuoi sposare ha già dei figli, non è certo un segreto di Stato. La loro esistenza la conosci prima di portarla all’altare. Lamentarti dopo è come comprare una macchina usata con la ruggine in vista e poi scandalizzarti perché… sorpresa! Ha la ruggine.

Ma il punto più ridicolo è che, persino ammettendo questa paranoia, la conclusione logica non è affatto la “scelta monastica”. Al massimo si riduce a un consiglio banalissimo: non sposare quella donna con figli. Che, mi pare evidente, non equivale affatto a non sposarne nessuna.

Dal MRA il mondo MGTOW ha assorbito parecchio, ma lo ha subito “ripulito” di tutto ciò che poteva incrinare l’immagine virile dell’alfa. Così sono spariti i temi seri — incidenti sul lavoro, povertà, tassi di suicidio maschile — perché parlarne avrebbe significato ammettere vulnerabilità. E un maschio alfa, per definizione, non è mai vittima.

Quello che rimane è il solito ritornello: “non sposarti, perché al divorzio ti rovinano” e “non sposarti, perché può capitare che all’esame del DNA i figli non siano tuoi”.

Ora, piccolo dettaglio: negli Stati Uniti, in un caso del genere (i figli non sono tuoi e sono nati durante il matrimonio) divorzio e assegno saltano insieme. Se i figli non sono tuoi, non paghi né mantenimento a lei né mantenimento ai bambini. Ma questo, paradossalmente, non attenua la lamentela. Per loro, “ti rovinano” lo stesso. È un’ingiustizia cosmica, un destino crudele… raccontato rigorosamente dal sedile di una macchina in un video su YouTube.


Il punto, in sostanza, è questo: all’inizio la discussione sulla necessità — o sull’opportunità — di una scelta monastica poteva persino sembrare interessante. Le motivazioni apparivano profonde, o comunque degne di rispetto: religione, ascetismo, automiglioramento. Si poteva discutere sulla radicalita' della scelta monastica, ma almeno l'intento aveva ancora senso.

Poi è arrivata la seconda fase, quella della contaminazione politica. Il movimento MGTOW ha smesso di essere un ritiro individuale ed è diventato un’appendice del MAGA, un riflesso delle stesse paranoie che infestano la politica americana contemporanea.

Oggi non rimane quasi nulla di quell’idea originaria. Il MGTOW è ormai un florilegio di ossessioni tipicamente americane: dalle microaggressioni alle donne di TikTok, dai bodycount immaginari ai divorzi raccontati come guerre civili, fino al mito della palestra proibita. Un catalogo di fissazioni che ha ben poco a che vedere con la “scelta monastica”, e molto invece con la caricatura di un Paese che trasforma ogni ossessione in ideologia.

Il problema, in fondo, è che contaminare un mondo monastico con un’ideologia politica è un’operazione senza senso. “Monastico” e “politico” non possono coesistere: sono concetti opposti già nelle loro radici.

“Monastico” viene dal greco monázein, vivere da soli, da mónos, “uno, unico”. È l’idea del ritiro, della solitudine, della distanza dal mondo. “Politico”, invece, viene da politikós, relativo alla pólis, la città, la comunità. È il suo contrario: il vivere insieme, il discutere, il lottare nello spazio pubblico.

Pretendere di essere monastici e politici allo stesso tempo è un paradosso semantico prima ancora che pratico. È come dichiararsi eremita e contemporaneamente "uomo del popolo" : una contraddizione vivente, destinata a produrre soltanto caricature.


È proprio nel periodo “MAGA” che il movimento MGTOW approda in Italia e, dopo qualche anno di decantazione, viene scopiazzato maldestramente dalla destra nostrana. Qui assume tratti che potremmo definire “pilloniani” — con tutto ciò che questo termine evoca in termini di caricatura ideologica — diventando almeno grottesco.

E come ogni farsa che si rispetti, non poteva mancare la sua parodia finale: le cosiddette “eteropessimiste”, ovvero la versione femminile della versione politica del MGTOW. Una copia della copia, già deformata all’origine, che nel passaggio italiano si trasforma in un teatro dell’assurdo.

Questa incredibile macchietta era già di per sé abbastanza ridicola, ma l’arrivo delle “eteropessimismo” l’ha resa una caricatura nella caricatura. Davvero ti vuoi fare “suora” per andare a fare yoga — che, secondo le scopiazzatrici, sarebbe l’equivalente del workout americano?

E lo sai, vero, che quello che fai in palestra qui non è yoga? Perché lo yoga non è un corso di stretching travestito da spiritualità da centro benessere: è una pratica religiosa induista, parte integrante dell’induismo, praticata da credenti induisti. Non da signore occidentali che si comprano il tappetino colorato su Amazon Prime. E' come andare in una palestra a chiedere un corso di rosario. O diventare cinture nere di padrenostro.


Alla fine dei conti, l’eteropessimismo non è che la versione speculare del MGTOW in salsa MAGA: una lamentazione performativa che si veste da illuminazione, ma che illumina ben poco. Le eteropessimiste proclamano di aver “capito come stanno le cose”: che gli uomini sono inaffidabili, che l’eterosessualità è una trappola, che il vero gesto rivoluzionario è dichiararsi disilluse e trasformare la propria disperazione in un meme. Funziona bene sui social, raccoglie like, ma non cambia nulla nella sostanza.

Qui si vede con chiarezza l’analogia con la redpill. Gli uomini della manosfera si raccontano di aver svelato i segreti nascosti della società: l’ipergamia femminile, i divorzi come rapina legalizzata, il bodycount come stigma irreparabile. Le eteropessimiste, dall’altro lato, recitano la stessa parte: “abbiamo aperto gli occhi, l’eterosessualità è una prigione, la fiducia negli uomini è impossibile”. Entrambi costruiscono la stessa struttura narrativa: c’è un prima ingenuo, e un dopo di presunto “risveglio”.

Ma la verità non sta né da una parte né dall’altra. Queste pseudo-rivelazioni non sono illuminazioni, sono semplici ideologie prefabbricate che trasformano la complessità delle relazioni in un catalogo di ossessioni. Non è conoscenza: è marketing del risentimento. Non è filosofia: è propaganda da social.

Il movimento MGTOW (Men Going Their Own Way) condivide l’eteropessimismo principalmente per il suo atteggiamento di delusione, disillusione e distacco dalle relazioni eterosessuali tradizionali, vissute come problematiche e fonte di sofferenza.


Eteropessimismo e MGTOW: punti di contatto

  • Disaffiliazione performativa: MGTOW, come l’eteropessimismo, esprimono una “performative disaffiliation” dall’eterosessualità, cioè un continuo dichiarare di volerne prendere le distanze — spesso accompagnato da sentimenti di rimpianto, imbarazzo, o senso di fallimento.
  • Permanentemente delusi, ma attaccati al modello: sia Eteropessimismo che MGTOW spingano verso il rifiuto delle relazioni etero, molti rimangono fortemente coinvolti nel discutere, criticare e osservare la cultura eterosessuale, mostrando un legame ancora profondo con le sue dinamiche.
  • Elaborazione online: MGTOW e l’eteropessimismo vivono e si diffondono soprattutto nel contesto di meme, forum e social network, dove la delusione verso l’eterosessualità diventa un elemento identitario e condiviso.
  • Visione pessimistica del cambiamento: Come l’eteropessimismo femminile porta a ritenere l’eterosessualità “una prigione” o una realtà inemendabilmente difettosa, MGTOW vede nelle relazioni etero un sistema irrimediabilmente strutturato a danno degli uomini, preferendo quindi l’auto-isolamento.

E questo schema non è nuovo. Nella storia occidentale abbiamo visto infinite volte lo stesso copione. Dopo il libertinismo barocco, arrivò il puritanesimo che lo condannava come vizio: due facce dello stesso bisogno ossessivo di controllare il corpo. Dopo il Sessantotto, esplose l’onda anti-68 che denunciava la degenerazione morale, producendo caricature speculari. Ogni epoca ha avuto il suo “finto risveglio”, convinto di essere rivoluzionario, ma in realtà reattivo, ossessivo, sterile e identico al suo opposto. E che dire dell'ossessione della destra per "il gender" e "l'egemonia culturale"?

Così oggi redpill ed eteropessimismo si fronteggiano come specchi deformanti: maschi che dicono “mi faccio monaco per non pagare la cena su Tinder ad una gold-digger”, femmine che rispondono “mi faccio suora per non sopportare uomini mediocri”. Due teatrini che pretendono di spiegare il mondo, ma finiscono per ridurlo a un prontuario di ossessioni.

In altre parole, l’eteropessimismo non è la verità alternativa: è soltanto la redpill con il filtro rosa di TikTok. La stessa favola, la stessa illusione di aver “capito tutto”, il medesimo sonnifero travestito da risveglio.

Una pinkpill, se volete.

Quando dico che una societa' non e' mai arretrata o misantropa solo da un lato, solo i maschi o solo le donne, intendo proprio casi come questo.