L'intelligenza artificiale is the new capitalismo.
Non so se avete notato, ma ultimamente è sempre colpa della AI. Un’azienda licenzia? Non è perché va male. Non è perché deve pompare dividendi per tenere buoni gli azionisti. No: è colpa della AI. Ormai puoi licenziare chiunque e dare la colpa alla AI, puoi far crollare un titolo e dare la colpa alla AI, puoi far saltare un pezzo di finanza e—indovinate—è colpa della AI.
Nel 2008, almeno, quando arrivò la crisi dei mutui subprime, dovettero inventarsi una parola che suona tecnica solo per chi pensa che l’inglese sia una laurea: “subprime”. Che poi, tradotta in italiano, diventa troppo vicina a “quasi vergine” per essere importabile senza ridere. Passi “escort” al posto di bagascia, passi “sex worker” al posto di bagascia, passi “giornalista” al posto di bagascia; ma “subprime” era logicamente inaccettabile, se non in inglese.
Però, almeno, si sforzavano di costruire una narrazione. Una spiegazione—anche farlocca—del perché i risparmi di una vita fossero evaporati.
Qui no. Crolla Stellantis? Perché? Ovviamente sarà il conto presentato da chi pensava che sposando due malati si ottenesse una famiglia sana. Ma la versione da conferenza stampa è: “pesano sulla borsa i timori sulla bolla della AI”.
A quanto pare possiamo infilare la AI in ogni disastro, risparmiandoci la fatica di spiegare il disastro e—soprattutto—di accusare i responsabili. È diventata la parola magica: la nomini, e improvvisamente “spiega” tutto.
Se per esempio un treno tra Bologna e Padova viene “sabotato” e manda in tilt il traffico nel Nord Italia, non devi chiederti perché, né cosa significhi davvero “sabotato”. Non devi nemmeno sospettare che il sabotaggio possa consistere nel mettere Salvini al ministero. No: basta scrivere che il treno si è fermato, la ferrovia non funziona, e intanto “girano fake news fatte con la AI”.
Fine. Abbiamo pronunciato “AI”, quindi a nessuno interessa più che diavolo c’entri con un treno fermo. Ma c’è di mezzo la AI, quindi si sa: i treni si fermano.
Allora entra in scena il Discombobulator. Lo appoggi sul tavolo, fai due rumori metallici, e annunci che hai licenziato diecimila persone “perché è arrivata la AI”. Non perché la supply chain si è complicata, non perché i margini si stanno difendendo con l’accetta, non perché gli azionisti pretendono sangue fresco ogni trimestre: no, per “innovazione”.
Dietro tutto questo demonizzare c’è anche una crociata parallela: i sacerdoti della creatività e il sindacato informale dei “content creator”, che scoprono all’improvviso che il mercato non promette niente a nessuno. E la parte comica è questa: per anni hanno venduto la favola che bastasse essere creativi per essere indispensabili; ora che l’automazione morde, chiedono protezione come se qualcuno avesse firmato un patto di non sostituzione. La domanda vera non è “la AI è cattiva?” ma “il mio privilegio di pagare le bollette solo perche' ho la vagina sta per finire?”.
Si tratta di una di quelle "crociate dei criceti" che si identificano facilmente. Una crociata di criceti ammaestrati ha una caratteristica riconoscibilissima: succede quando leggete ovunque la stessa cosa, spesso anche sbagliata, e tutti (i criceti) la ripetono sempre allo stesso modo. E la ripetono con l'aria di chi ha appena detto dalla cattedra qualcosa di inaudito. Il criceto, infatti, PONTIFICA il nulla. E' come se avessimo una popolazione di papi, e al vaticano un povero pirla che deve ascoltarli tutti.
“L’intelligenza artificiale ruba i contenuti”, dicono, perché li usa per addestrarsi. È un’accusa comoda: sembra morale, suona semplice, e ti evita di parlare di licenze, opt‑out, mercato e potere contrattuale—cioè delle cose noiose dove però sta il punto. (In Europa, per dire, esiste proprio un’eccezione per text and data mining con possibilità di “riserva dei diritti”/opt‑out: non è una barzelletta, è legge e ci hanno costruito sopra un pezzo della discussione.)
L’idea del “furto” avrebbe senso solo se la creatività funzionasse come un rito sciamanico: ogni pittore reinventerebbe la pittura, ogni musicista riscriverebbe la teoria musicale, ogni autore ricomincierebbe da una lingua privata. Ma la cultura è cumulativa: impari dai predecessori, metabolizzi stilemi, ti muovi dentro vincoli, e poi—se sei bravo—sposti il confine di un millimetro. Il problema non è che si impara: è chi decide a che condizioni si impara, e chi incassa.
E infatti la parte davvero comica è che l’accusa spesso arriva da un sottobosco che vive di format ripetuti fino alla nausea: la copia non è un bug, è il loro modello operativo. Non è una colpa (il capitalismo ama gli standard), ma allora smettiamola con la liturgia: non è “la sacralità dell’opera violata”, è una guerra di rendita. E quando non hai una rendita, ti inventi un tabù: “rubano i contenuti”
L’Intelligenza artificiale consuma acqua ed energia, dicono i criceti ammaestrati a dirlo. Mannonmidite. E invece il vostro TikTok, che serve essenzialmente per farvi scuotere il culo con una musichetta – aggiungendo moltissimo all’umanità e alla cultura –, secondo voi come funziona, a fiorellini? Ma non ricordo che qualcuno si sia mai lamentato di TikTok.
E in ogni caso, a tutt’oggi, l’intero mondo IT non va oltre il 3-5% dell’energia totale consumata nel mondo. Quando tenete l’aria condizionata a 10 gradi d’estate dentro un mall, non avete il diritto morale di criticare. I criceti continuano a dire che la AI “consuma quanto l’Irlanda”. Aha. E se non aveste saltato il corso di geografia (o se non foste americani, che è la stessa cosa), sapreste quanto è PICCOLA l’Irlanda, con una popolazione inferiore a quella della Sicilia.
Non per dire, eh. Che un data center “consumi” acqua è ridicolo. Potrà usarla per raffreddarsi – Trump sarebbe credibile se dicesse di volere la Groenlandia per i data center, dove l’aria fredda è abbondante –, ma alla fine l’acqua entra da una parte ed esce dall’altra, al massimo come vapore. Non ne viene perso un grammo. Lavoisier, aiutaci.
Dire che la AI consuma la stessa energia dell’Irlanda è come dire che l’aria condizionata del vostro centro commerciale americano consuma quella di Casalecchio di Reno. Ok. E sticazzi, ce lo scriviamo?
L’altra boiata dei criceti è che “l’AI allucina, inventa cazzate e mente spudoratamente, quindi è pericolosa e inaffidabile”. Interessante. Viviamo sullo stesso pianeta dove Trump è stato votato ed eletto, e Greta Thunberg pensa che il riscaldamento globale si risolva con la vittoria della Palestina?
Se l’essere umano fosse tradizionalmente esente da cazzate, allucinazioni – se ogni umano fosse affidabile e nessuno avesse mai fatto cose pericolose –, la critica avrebbe senso. Ma siamo sul pianeta dove l’Italia ha mandato 300.000 soldati a invadere l’Unione Sovietica, l’ICE è fatto di patrioti e il più grande problema degli USA sono le persone transessuali.
Quando vedrò la AI dire più pericolose cazzate allucinatorie ed ossessive rispetto a un politico medio, un commerciante medio o anche solo al bar medio, allora vi crederò.
I modelli di linguaggio attuali sono stati addestrati coi contenuti umani, quelli di un presidente USA che allucina e parla di Discombobulator, del suo ministro della sanità che dà ai vaccini la colpa dell’autismo – e come si dice in informatica, “garbage in, garbage out”. Dare la colpa alla AI mi sembra tra il ridicolo e il patetico.
Sento dire ai criceti che la AI ruberebbe il dovuto compenso agli artisti. Aha. Strano: io ero convinto che a pagare 0,003-0,005 € per stream fosse Spotify, non la AI. Ed ero convinto che fosse YouTube, a pagare i “contenuti” 0,001-0,01 € per view/impressione (RPM medio 1-10 € per 1000).
Chi ruba il giusto compenso agli artisti, dicevamo? Ma è ovvio: l’intelligenza artificiale. Aha. Ma a voi criceti hanno detto che dovete dire così, e dite così.
Ho già visto questa solfa. Con la parola “capitalismo”. Era sempre e solo colpa del capitalismo. Anche quando un problema derivava dai comportamenti dei singoli, dai comportamenti considerati “giusti” dagli opliti del Bene, il problema era sempre quello: il capitalismo.
Bene, ho ottime notizie per voi. Il capitalismo sta per andare in pensione. Adesso arriva la AI. E sarà sempre tutta colpa della AI.
Così potrete tagliare i fondi all’istruzione per 40 anni di fila, e dire che se gli studenti sono meno competenti è colpa della AI. Prima era colpa del capitalismo.
E voi criceti ci crederete.
E lo ripeterete, a pappagallo. Per poi accusare l’AI di essere un «pappagallo stocastico». Perché vi sentite tanto intelligenti a sfoggiare la parolina «stocastico».
La caratteristica principale di una crociata di «controinformazione» è, appunto, l’altissima presenza di criceti. Quelli che ti propinano la cosa «intelligentissima» con l’aria di chi ti sta svelando i segreti dell’universo.
E la cosa ancora più assurda è che non vi chiedete: «Come posso guadagnarci io?». Non lo fate perché, appunto, ripetere boiate a pappagallo è semplice, mentre trovare un uso personale sensato richiede uno sforzo diverso.
Per esempio, tante piattaforme oggi offrono la possibilità di costruire agenti che generano «alert» e setacciano i siti web. Pensate a quelli di REWE, Aldi, Lidl. Se gli passate anche un PDF con la vostra lista della spesa abituale, potreste ricevere, ogni settimana, un alert che vi indica dove andare per risparmiare davvero, questa settimana in particolare.
E può farlo sul serio. L’AI ha tantissimi usi pratici, non solo per dirvi dove fare la spesa. Ma voi non lo farete. Non ve lo chiedete nemmeno, perché da bravi dannati criceti farete solo quello che vi viene detto: ripetere qualcosa che vi fa sentire intelligenti.
Un pochino come Trump quando spiega a tutti il Discombombulator.
Ma ancora più ridicoli.