La psicologia del vandalo, in politica.
Chiunque abbia osservato con attenzione il comportamento politico dei trumpiani, così come di coloro che in Italia si autodefiniscono “fascisti del terzo millennio” – e, più in generale, dell’intera galassia della Alt-Right internazionale – avrà forse avvertito, in controluce, un sentore inquietante: quello di assistere non a una mera contrapposizione ideologica, bensì a una pulsione primitiva, che trova la sua più cruda espressione nel vandalismo.
Quel piacere onanistico che scaturisce dallo sfregio dei muri, dalla distruzione gratuita delle panchine in un parco, dalla profanazione dei monumenti, dalla sistematica violazione delle regole basilari della convivenza civile – non è forse la stessa energia che anima questi movimenti? Non si tratta semplicemente di dissenso, ma di un rigurgito nichilista, di un’ebbrezza distruttiva che si nutre del caos stesso, elevando la trasgressione a fine ultimo.
Avrete notato, del resto, quel compiacimento volgare che anima questi personaggi ogni volta che le cosiddette “sinistre”, i “buonisti” o le “anime belle” si sentono oltraggiati dai loro gesti animaleschi. Anzi, quando qualcuno osa indignarsi, si affrettano a bollare quella stessa indignazione come sintomo di “pulsioni fasciste”, ergendosi a paladini di una malintesa libertà d’espressione – sotto il cui ombrello, guarda caso, fanno rientrare con nonchalance tanto gli slogan razzisti sui muri quanto gli inni allo sterminio.
Ma questo godimento perverso non è affatto una novità. È lo stesso brivido che agita il vandalo quando imbratta una facciata secolare, sfregia una panchina o scaglia minestrone su un capolavoro rinascimentale. Dietro ogni gesto distruttivo, la giustificazione è sempre la stessa: “È un mio diritto” – un’interpretazione egoistica della libertà che, tradotta, suona come “sono i miei porci comodi”.
Controbattere questo argomento, in verità, rappresenta una sfida retorica non indifferente. Prendiamo il caso in cui sostenni che sparare a un naufrago in mare costituisce l'atto di chi è meno di un uomo : la risposta prevedibile fu l'accusa di “buonismo”, un'etichetta che questi soggetti hanno perfezionato attraverso migliaia di dibattiti pubblici (perdenti, ma poco importa).
La mia replica istintiva – “il contrario di buonista è semplicemente pezzo di merda” – pur efficace nella sua brutale semplicità, evidenzia un problema più profondo: ad ogni loro espediente dialettico occorre contrapporre un contro-argomento speculare, in un estenuante gioco di specchi retorici.
Questa dinamica mi ha condotto anni fa a formulare quella che chiamo la Teoria della Montagna di Merda: più si cerca di smontare le loro posizioni, più si viene sommersi da un'onda putrescente di sofismi, fino a rimanere esausti per il solo sforzo di arginare il flusso.
Chiamo (anche) questo fenomeno la Teoria della Montagna di Merda: più cerchi di ragionare con loro, più ti ritrovi sommerso da tonnellate di argomentazioni fetide, fino a doverti arrendere non per mancanza di ragioni, ma per esaurimento fisico di sopportarne il puzzo intellettuale e la loro indecenza.
Quel godimento osceno che si dipinge sui volti di questi personaggi scaturisce da una precisa percezione di potere. Un potere che, analizzato nelle sue componenti essenziali, si rivela essere la sintesi di tre pulsioni fondamentali:
1. L'impunità come afrodisiaco sociale
“Non potete farmi niente”: questo il mantra segreto del vandalo, che trae piacere dall'idea di essere intoccabile. Le nostre leggi occidentali, con la loro (nobile ma ingenua) protezione dei diritti individuali, diventano involontarie complici. A Singapore, dieci frustate sulla schiena basterebbero a estirpare questa genìa – ma nella nostra civiltà post-illuminista, l'impunità garantita si trasforma in un vero e proprio brivido erotico per queste menti deviate.
2. La rivincita degli insignificanti
“Voi non siete migliori di me”: prendiamo un monumento rinascimentale. Chi lo ammira riconosce implicitamente la superiorità del suo creatore. Il vandalo, condannato all'oblio storico, non tollera che qualcuno sia percepito come superiore. Dovete ammirare lui. Nello sfregio, trova la sua vendetta: se non può eguagliare la grandezza, può almeno ridurla al proprio miserabile livello.
3. L'odio per l'eccellenza
“Non siete il meglio del mondo”: chi crede nell'ordine internazionale, nel diritto, nella bellezza, viene visto come un arrogante moralista. Il vandalo, il cui massimo prodotto creativo sono i propri escrementi, non sopporta che esista qualcosa di ammirevole che egli non potrebbe mai concepire. La sua unica soddisfazione? Dimostrare che anche il capolavoro può essere ridotto a un graffito o a una macchia di vernice.
In definitiva, queste tre pulsioni rivelano non tanto una ribellione, quanto un'incapacità patologica di confrontarsi con qualsiasi forma di superiorità – estetica, morale o intellettuale che sia.
È questo il meccanismo che si innesca quando Trump sfregia il diritto internazionale – quel delicato tessuto giuridico tessuto in decenni di paziente diplomazia e difeso col sangue di generazioni di soldati. Lo stesso schema si ripete quando deride chi osa definire “Chatgate” ciò che è: una catastrofe stratosferica del Layer 8, una débâcle senza aggettivi sufficienti a descriverne la gravità.
In queste occasioni esplodono contemporaneamente tutte le pulsioni vandaliche che abbiamo analizzato. Trump e la sua corte esultano, gonfi di una soddisfazione oscena, per aver devastato protocolli di sicurezza costruiti pazientemente dalle menti più acute della Guerra Fredda. Non importa che quegli esperti conoscano la materia infinitamente meglio di lui – anzi, è proprio questo il punto.
L'essenza del trumpismo risiede in questo rifiuto patologico dell'eccellenza: non può tollerare che esista qualcuno più competente, qualcosa di più grande di lui. I trattati? Da stracciare. I consulenti? Da umiliare. L'unica ammirazione consentita è quella che rifluisce verso la sua persona, in un corto circuito narcisistico dove ogni conquista civile deve essere ridotta al livello del suo ego.
Ma come si contrasta una società dove un intero partito politico difende i “porci comodi” elevandoli a diritti sacri, e un'intera corrente culturale si prodiga a proteggere sistematicamente bulli e vandali? Esistono tre strategie collaudate:
1. La Strategia Singapore: La disciplina come terapia d'urto
Hai imbrattato un muro? Dieci frustate sulla schiena – e non finisce qui. Ti metteremo in televisione mentre, a testa bassa, ammetterai pubblicamente la tua stupidità e chiederai scusa alla società. Risultato? Basta guardare l'immacolato decoro urbano di Singapore per constatarne l'efficacia. Quando la punizione è certa, immediata e umiliante, persino i più riottosi imparano l'autocontrollo.
2. La Strategia “Brucia una Tesla”: Il boicottaggio come frusta sociale
Ti dichiari nazista? Sei un maiale senza coscienza? Ecco la risposta della società civile: le tue auto prendono fuoco misteriosamente, nessuno carica più le tue elettriche, il tuo marchio diventa tossico. Le “dieci frustate” in questo caso arrivano non dallo Stato, ma dal corpo sociale stesso. Certo, proverai a urlare al “complotto transgender”, ma dovrai spiegare come mai lo 0.028% della popolazione possa essere così potente. La verità? Li chiamerai terroristi perché, in fondo, li temi.
3. La Strategia “Tornate Nelle Fogne”: L'isolamento sociale
È la strada intrapresa dalla Germania con AfD: provate a dichiararvi sostenitori di questi movimenti in ambito lavorativo o sociale, e diventerete dei paria. Nella Germania orientale potrete forse trovare compagnia, ma il prezzo sarà l'emarginazione totale: i vostri leader potranno pure apparire in TV, ma voi non troverete lavoro neppure come addetti alla pulizia dei bagni pubblici. L'ostracismo sociale, quando applicato con coerenza, si rivela un'arma letale.
Il paradosso della civiltà è questo: per proteggere la libertà, dobbiamo talvolta limitare la libertà di distruggerla. Come un giardino ha bisogno di siepi e recinti, così la società richiede confini chiari tra libertà e indecenza.
Ma il punto nodale, l'essenza irriducibile del problema, è questa: nessuna strategia – né Singapore, né Tesla, né l'isolamento sociale – potrà mai funzionare finché non riconosceremo la natura vera del fenomeno che abbiamo di fronte.
Non abbiamo a che fare con avversari politici nel senso classico del termine, ma con teppisti che traggono piacere dal vandalismo. Certo, si tratta di un vandalismo rivestito di retorica politica, indirizzato contro le istituzioni più nobili che l'umanità abbia saputo edificare: dalla Corte Internazionale dei Diritti Umani ai delicati meccanismi della democrazia liberale.
Ma la psicologia che li anima è sempre quella del ragazzino che imbratta il muro della scuola:
La ribellione del mediocre – Non sopportano di essere ciò che sono: persone di qualità inferiore in un mondo che, nonostante tutto, continua a riconoscere e premiare il merito.
L'orgasmo della distruzione – Provano piacere nello sfregiare ciò che non saranno mai capaci di costruire.
La rivalsa dell'incapace – Se non possono elevarsi al livello delle istituzioni che attaccano, si compiacciono almeno di abbatterle al proprio.
Finché continueremo a trattarli come interlocutori politici, commetteremo l'errore fondamentale. Sono vandali con un megafono, bulli che hanno scoperto di poter colpire non solo i compagni di scuola più deboli, ma intere nazioni e istituzioni secolari.
La soluzione? Trattarli per quello che sono:
– Non “conservatori” ma vandali in giacca e cravatta
– Non “populisti” ma bulli con un seguito
– Non “ribelli” ma bimbiminkia con complessi di inferiorità
– Non “patrioti”, ma provinciali con una bandiera in mano.
Finché la politica continuerà a prenderli sul serio, loro continueranno a prenderci in giro.
Il loro odio viscerale per le élite nasce da un complesso di inferiorità così profondo da diventare patologico. Prendiamo Trump: il suo è il risentimento del provincialotto che sogna di essere Berlusconi ma non ce la fa – nemmeno nell'arte della buffoneria.
Facciamo un confronto impietoso:
Categoria | Berlusconi | Trump |
---|---|---|
Capelli | Toupet di lusso, verosimile | Zazzera da discount giallastra |
Trucco | Professionale (TV insegna) | Arancione Pantone 021C |
Ricchezza | Impero mediatico reale | Debiti e “valore brand” |
Feste | Party storici (Arcore) | McDonald's alla Casa Bianca |
Donne | Escort e ragazze giovani | Pornostar di seconda mano, e la propria figlia* |
*Nota: Sposare una modella è comprensibile. Sfoggiare la figlia come trofeo sessuale è roba da tragedia greca. Per essere gentili. E anche in questo, Barbara Berlusconi comunque gioca in un altro campionato rispetto alle figlie di Trump.
Ecco il paradosso finale: per Trump – paladino degli anti-élite – lo stesso Berlusconi diventa un simbolo dell'aristocrazia che invidia. Perché Silvio, almeno nella sua discutibile grandezza, aveva stile. Donald è solo la brutta copia di un originale già kitsch.
La Quarta Via: L'Arte dello Sfottò Breve e Letale
Colpi Bassi (per Chi Merita Solo Quelli)
Sulla Mascolinità
- “Bello quel vestito, lo fanno anche da uomo?”
- “Ah, parli di virilità? Ma tua moglie lo sa?”
- “Sei alpha? Da piccolo vedevo un cartone, Alfa era un Chihuahua con la cravatta.”
- “Bello quel vestito, lo fanno anche da uomo?”
Sull'Intelligenza
- “Hai letto un libro? Perfetto! Che ne dici di cominciare col secondo?”
- “Sei un self-made man? Quindi è colpa dell'IKEA?”
- “Hai letto un libro? Perfetto! Che ne dici di cominciare col secondo?”
Sul Vandalismo Politico
- “Un grosso coglione in una cristalleria rimane un grosso coglione.”
- “Più che ribelle, sembri un bimbominkia cresciuto.”
- “Un grosso coglione in una cristalleria rimane un grosso coglione.”
Perle di Snobismo Convoluto (per quando vuoi distruggerli con eleganza)
- “La tua opinione è come una badilata di merda sul muro bianco della civiltà.”
- “Sei la prova vivente che l'evoluzione è un processo stocastico.”
- “Parlare con te è come giocare a scacchi con un piccione: butta tutto all'aria, caga sulla scacchiera e poi racconta di aver vinto.”
La Quinta Via: Lo Schifo come Arma Politica
Manifesto dello Snobismo Rivoluzionario
Il Principio Fondamentale
“Se odiano così ferocemente i radical-chic, è perché li temono.”Le Regole d'Oro
- Schifarli è un dovere civico
“Non è crudeltà: è igiene sociale.” - Niente compromessi al ribasso
“Se ti chiedono di 'scendere al loro livello', rispondi: 'Mi spiace, c'e' troppo fango.” - L'eleganza è la vendetta migliore
“Un sorriso condiscendente fa più male di dieci insulti.”
- Schifarli è un dovere civico
Esempi
Al Caffè
- “No grazie, preferisco non discutere. Ho appena lavato i capelli.”
- “Che carino, hai imparato tre parole nuove. Male.”
In Ufficio
- “Ah, tu voti [X]? Hai provato a cercare aiuto?”
- “Interessante opinione. In quale bidone va?”
Dunque, se proprio dobbiamo essere bollati come radical chic ed élite, almeno facciamolo con gusto.
P.S: questo articolo si legge meglio ascoltando questa musica:
Uriel Fanelli
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Contatti:
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