Il nazismo davanti agli occhi.

Il nazismo davanti agli occhi.

Le recenti uccisioni di Renée Nicole Good e Alex Pretti a Minneapolis hanno scatenato le solite reazioni: gli antifascisti da salotto, quelli che il nazismo lo vedono ovunque tranne che dove c’è davvero. E invece c’è. Il massimo dell’audacia politica, in questi giorni, è stato il post (intendo il giornale) che definisce quegli atti semplicemente “omicidi”. Ma chiamarli così significa nascondere la testa sotto la sabbia, proprio come gli struzzi: non sono “omicidi”, è una pulizia etnica in corso. È come se tutti si rifiutassero di vedere l’evidenza.

Ecco cosa sta accadendo davvero:

  • Girano per gli USA squadre armate e violente, che agiscono al di fuori di ogni tutela civile.
  • Possono arrestare e deportare persone senza che queste abbiano il diritto di difendersi, di chiamare un avvocato, di opporsi in qualsiasi modo.
  • Possono entrare nelle case abbattendo le porte, senza bisogno di un mandato.
  • Danno la caccia a un preciso gruppo etnico, con una sistematicità che non lascia spazio ai dubbi.
  • Hanno immunità per qualsiasi crimine violento, come dimostrano i due casi che ho citato.

Allora, la domanda è una sola:

quanti altri segni ci servono per ammettere che, per le strade americane, circolano di nuovo le SS?


C’è qualche prerogativa, qualche dettaglio — a parte la divisa — che gli agenti dell’ICE non hanno, rispetto alle SS? Nessuno, a quanto pare.

Se avessero ucciso una persona di colore, avremmo già avuto BLM e Antifa a devastare le città. Ma hanno ucciso due bianchi. E non palestinesi. Un dettaglio scomodo, evidentemente.

Eppure, il punto non cambia: perché nessuno riconosce le SS nemmeno quando gli sfilano davanti e li salutano con la manina? La risposta, forse, sta tutta qui — in questa intervista:

"Io non ho niente contro le deportazioni di ladri e stupratori."

Ah, davvero? Peccato che ci sia un piccolo dettaglio: i ladri e gli stupratori — se proprio li vogliamo deportare — andrebbero prima processati. Solo dopo un processo equo, con tutte le garanzie del caso, si potrebbe anche solo parlare di deportazione. Senza processo, senza prove, senza difesa, non si tratta di giustizia, ma di arbitrio.

Ecco perché nessuno riconosce il fascismo nemmeno quando ce l’ha davanti: perché lo confonde con un eccesso di un sistema che, in fondo, "qualcosa deve pur fare". Il problema del nazismo, insomma, non era tanto bruciare gli ebrei, ma il modo in cui lo faceva. Se li avessero cotti al sangue, o medium rare, forse sarebbe passato per un banale errore di cucina. Ma la cenere, nel piatto, non si vede — o non si vuole vedere.

E poi c’è l’altro strato, quello dell’homo economicus: la convinzione che tutto si possa ridurre a un calcolo di costi e benefici, anche la dignità umana.

"È un male per l’economia", insomma. E in effetti è vero: lo sterminio degli ebrei, per dire, ha distrutto un intero settore come quello tessile e del fashion. Un disastro per il PIL.

Il paragone è volutamente estremo, ma il punto è proprio questo: nessuno si accorge di avere le SS in strada — nel senso più letterale del termine — perché tutti, in fondo, hanno già accettato le premesse del nazismo. Semplicemente, preferiscono non guardarne le conseguenze.

Non c’è dubbio: se accetti la deportazione — cioè che persone vengano arrestate senza tutela legale, caricate su un furgone e "portate altrove" senza processo — l’eccesso è già implicito.

Ogni uso della forza al di fuori dello Stato di diritto è, per definizione, un abuso.

Ciò che disturba non è il meccanismo, ma il sangue che ne scorre. Ma non potrebbe essere altrimenti.


Il punto, in realtà, è semplice: persino chi a parole condanna questi metodi ne è già contaminato. Le premesse culturali che li generano — quelle sì, naziste — sono ormai interiorizzate da tutti.

Quando dico che non esiste, negli Stati Uniti, un partito o una fazione politica in grado di riportare quel paese su binari democratici, intendo esattamente questo: nemmeno la "sinistra", nemmeno le "opposizioni" credono davvero allo Stato di diritto. Lo invocano, magari, ma solo come slogan.

Gli USA sono persi. O meglio: se pensiamo che lo Stato di diritto sia un valore da difendere — per interesse o per ideale — allora dobbiamo ammettere che l’America ha già scelto un’altra strada. Quella di Hitler.

E nessuno, dall’interno, potrà fermarla.