"Educazione affettiva"?

"Educazione affettiva"?

Di tutte le parole magiche che circolano nel dibattito pubblico, una delle più abusate e al tempo stesso più vaghe è “educazione affettiva”. Una formula suggestiva, pronunciata con aria solenne, come se bastasse evocarla per scacciare d’un colpo secoli di problemi di genere. Si tratterebbe di una misteriosa disciplina, non meglio definita, che dovrebbe essere insegnata soprattutto ai maschi — perché, a quanto pare, le femmine nascono già con il manuale incorporato — e che, a detta di molti, basterebbe da sola a risolvere le storture della nostra società.

Diverso è il discorso sull’educazione sessuale: lì almeno so di cosa si sta parlando. Mia figlia, che ha frequentato le scuole in Germania fin dalle elementari, ha seguito per anni questo tipo di corso. Ho potuto vedere i materiali, discutere con lei i contenuti, osservare come il programma veniva sviluppato e adattato alle varie età. In questo caso il concetto è chiaro: se si intende proporre nelle scuole italiane lo stesso modello adottato in Germania — serio, articolato, non moralistico — non posso che essere favorevole. Anzi, lo considererei un passo avanti necessario.

Il vero nodo, però, si annida altrove: in quell’“educazione affettiva” di cui tanto si parla ma di cui nessuno sa dire con precisione in cosa consista. Non l’ho mai trovata nei curricula italiani, non compare nei programmi tedeschi, e neppure ho scovato bozze, linee guida o anche solo abbozzi di contenuti. È un concetto che vive più nei comunicati stampa che nelle aule scolastiche, un’idea tanto evocata quanto priva di sostanza concreta.


Cosi' mi sono messo a cercarli.

Secondo un rapporto UNESCO, 10 Paesi su 25 in Europa includono nei loro curricula moduli di educazione affettiva e sessuale. Questi programmi affrontano le emozioni, la relazione e il consenso, non limitandosi alla mera biologia della riproduzione.
In particolare:

  • Svezia: presente fin dal 1956, parte integrante dei programmi scolastici
  • Germania: integrata sin dagli anni ’60 (specificamente dal 1968)
  • Francia: inserita fin dal 2001 e parte del curricolo obbligatorio

In queste realtà, la dimensione affettiva ed emozionale è una componente strutturata nei corsi.

2. Francia – Educazione all’empatia nelle scuole primarie

Già dal settembre 2024, la Francia ha iniziato un programma esteso di “lezioni di empatia” nelle scuole primarie — iniziativa diretta a combattere isolamento e bullismo. Si basano su materiali elaborati e attività settimanali per insegnare ai bambini a riconoscere e rispondere alle emozioni.

3. Regno Unito – Integrazione tra emozioni, relazioni e salute sessuale

In Inghilterra e in Galles, dall’età di 15 anni è obbligatoria l’educazione su relazioni e sessualità (RSE o Relationship and Sex Education), che copre aspetti biologici ed emotivi delle relazioni umane.
Inoltre, il sistema PSHE (Personal, Social, Health, and Economic Education)—obbligatorio dal 2020—affronta tre ambiti: benessere personale, relazioni e valenze sociali/per senso civico. La relazione, l'identità, il rispetto, il consenso e i valori sociali sono trattati in modo sistematico.

4. Scozia – Educazione inclusiva LGBT+ obbligatoria

La campagna Time for Inclusive Education (TIE) ha portato la Scozia a integrare nel curriculum nazionale l’educazione inclusiva LGBTQ+ in tutte le scuole pubbliche. Dal 2021, fornisce formazione agli insegnanti e contenuti strutturati per combattere pregiudizi e discriminazione


La prima cosa che mi lascia perplesso riguardo alla classificazione unesco e' che dicono questo: che in Germania e' gia' integrata nel corso di educazione sessuale. Ma io ho letto tutti i testi che usavano e tutto cio' che distribuivano. E mi e' sembrata educazione sessuale. A meno che delle cose come insegnare ai ragazzi ad infilare un preservativo su una banana non sia considerato "affetto". Oh, coccoliamo la banana.

Dove sta l’“affettività” nel corso tedesco

Se guardiamo ai programmi scolastici tedeschi (che variano leggermente da Land a Land, ma hanno linee guida comuni), la “dimensione affettiva” non viene trattata come disciplina autonoma. Piuttosto, è disseminata in alcuni obiettivi didattici:

  1. Relazioni e rispetto reciproco
    • Si parla di amicizia, innamoramento, amore, rispetto dell’altro, consenso.
    • L’accento è sul saper riconoscere i propri sentimenti e rispettare quelli altrui.
  2. Identità e orientamento sessuale
    • Riconoscere differenze individuali, sviluppare tolleranza, prevenire discriminazioni.
    • In questo senso, l’“affettività” coincide con l’educazione al rispetto delle diversità.
  3. Famiglia e convivenze
    • Non solo la “famiglia nucleare”, ma varie forme di convivenza, relazioni affettive stabili, responsabilità genitoriali.
  4. Prevenzione di violenza e abuso
    • Si insegnano limiti personali, confini, diritto a dire no, come riconoscere situazioni rischiose.
    • È forse la parte più “affettiva”, perché ruota attorno al rispetto di sé e degli altri.

Onestamente, ricordo dei cenni a tutte queste cose nel corso che ha svolto mia figlia, ma dall'altro lato, se vi aspettate che combatta gli abusi o che risolva i problemi tra i generi , vi avviso: queste parti vengono spesso trattate separando i maschi dalle femmine, in due classi fisicamente diverse, e a mio avviso sebbene dicano le cose giuste, combattono gli abusi quanto un corso di educazione civica combatte il crimine.

Temo, cioe', che non sortira' l'effetto che pensate, prova ne sie che la Germania ha un tasso di abusi piu' alto dell' Italia, anche se pesano molto gli immigrati turchi e i dati della Germania Est. Che pero' frequentano le stesse scuole, almeno da giovani.

Quello che voglio dire, cioe', e' che questa roba funziona SOLO se dietro c'e' la famiglia giusta. Altrimenti, decisamente non funziona.


Cosa NON c’è

  • Non c’è un “corso di educazione ai sentimenti” staccato, con manuali dedicati.
  • Non si insegna “come amare” o “come gestire le emozioni”: queste competenze sono trattate marginalmente, in modo funzionale al tema sessualità.
  • In sostanza, l’educazione affettiva in Germania non esiste come materia autonoma, ma solo come cornice valoriale dentro il corso di educazione sessuale.

Sarebbe quindi d'uopo chiedere a chi va in giro a cianciare di "educazione affettiva" in italia (e il fatto che la propongano per i soli maschi a me non butta benissimo) quali sarebbero i contenuti di questo corso, secondo loro, DI PRECISO.

Posso dire come sia qui, in NRW, tenendo conto che ogni regione ha i propri programmi e i propri approcci. E no, non voglio sapere cosa succedain Baviera.

Come viene insegnato “l’amore” in NRW

1. Scuola primaria (Grundschule, 6–10 anni)

  • Metodo: discussioni guidate in cerchio, lettura di racconti illustrati, giochi di ruolo.
  • Cosa si insegna:
    • “Was bedeutet es, jemanden zu mögen?” (che cosa significa voler bene a qualcuno).
      → Qui i bambini fanno esempi concreti: condividere i giochi, aiutare un amico, voler stare vicino a qualcuno.
    • “Wie fühlt es sich an, verliebt zu sein?” (come ci si sente quando si è innamorati).
      → Si lavora sul linguaggio delle emozioni: batticuore, gioia, desiderio di vicinanza. Non c’è ancora sessualità, è tutto emotivo.
    • “Freundschaft und Liebe” (amicizia e amore).
      → L’insegnante guida una distinzione: amicizia = vicinanza e fiducia; amore = desiderio di esclusività e maggiore intensità emotiva.

2. Scuola secondaria inferiore (Sekundarstufe I, 11–16 anni)

  • Metodo: lavori di gruppo, analisi di casi concreti, discussione di scene da film/serie, scrittura di diari immaginari, che avvengono in classe.
  • Cosa si insegna:
    • L’amore come relazione reciproca: non è solo sentimento, ma implica responsabilità e rispetto dell’altro.
      → Ad esempio, gli studenti discutono situazioni tipo: “Se sei innamorato ma l’altro non ricambia, come ci si comporta?, E perche'?”
    • Differenza tra innamoramento, attrazione e amore duraturo:
      • L’innamoramento viene descritto come fase intensa, emozionale e passeggera.
      • L’amore viene presentato come relazione che cresce con fiducia, cura e rispetto reciproco.
    • Riflessione sui limiti personali e sul consenso: amare non significa possedere, ma rispettare libertà e desideri dell’altro, e non causare sofferenze inutili. (nel caso delle femmine: non fare la stronza, anche i maschi soffrono, in termini italiani)

3. Scuola secondaria superiore (Sekundarstufe II, 16–19 anni)

  • Metodo: dibattiti etici in classe, confronto con testi filosofici e letterari, analisi dei modelli culturali.
  • Cosa si insegna:
    • L’amore come scelta consapevole: si discute di come le relazioni adulte richiedano impegno, comunicazione, progettualità.
    • L’amore come valore sociale: riflessione su famiglia, genitorialità, convivenze, rispetto delle differenze.
    • Approfondimento sul linguaggio: come i media e la cultura rappresentano l’amore, come questo influenza le aspettative dei giovani.

Andiamo ancora sul concreto. Perche' ci sono alcune cose che, secondo me , sono impossibili da fare in Italia, sia per un problema di genitori inadeguati che di insegnanti inadeguati: non dimenticiamo che genitori e insegnanti sono, di fatto, lo stesso materiale umano.

“Gesund macht Schule” (programma educativo in NRW)

In un documento pensato per la scuola primaria, si trovano esempi concreti di attività:

  • Si introduce il tema discorsivamente: lezioni su come parliamo della sessualità, non solo da punto di vista scientifico, ma includendo termini come Liebe (amore), Lust (piacere), Vertrauen (fiducia), Respekt (rispetto), Offenheit (apertura)
  • Proposte didattiche:
    • “Freundschaftsinterview”: i bambini si intervistano tra loro, chiedendo per esempio:
      • “Cosa ti piace, cosa non ti piace di me e del mio corpo?”
      • “In quali situazioni ti senti bene?”
        → Modalità ludica per far emergere il senso di affetto, piacere, comfort, che sono tutti pezzi dell’affettività
    • Attività come “Verzaubern”, “Ich wünsche dir”, “Tock, tock, mein Zauberstab”: giochi tattile‑sensitivi per lavorare su fiducia, empatia, vicinanza – strumenti concreti per insegnare cos’è sentirsi bene insieme

Vedo un problema catastrofico nella parte "tattile", quando ad un bambino/bambina, per esempio, viene chiesto di fare a qualcun altro una carezza sul viso, e poi entrambi devono descrivere ad alta voce come si sentivano. Idem con abbracci, baci sulle guance, eccetera.

Non solo non vedo in Italia famiglie capaci di tollerare tutto questo, ma non vedo nemmeno insegnanti capaci di guidare una didattica del genere.


Sekundarstufe I (scuola secondaria inferiore, 11–16 anni)

1. Dalla teoria alla pratica: come si insegna

I contenuti affettivi non si limitano a comparire nei titoli: le linee guida ufficiali parlano di Sexualität come "Lebenskraft" che ha effetti corporei, mentali e sociali, e indicano l’importanza di un giudizio consapevole, nonché il rispetto dell’intimità e della diversità fra studenti

  • Metodi didattici: coinvolgono discussioni di gruppo, riflessione sui ruoli di genere, e analisi critica delle aspettative sociali.
  • Uso del linguaggio: si evidenzia che la stessa lingua usata può costruire o distruggere relazioni — i ragazzi imparano a riconoscere e usare un linguaggio costruttivo nelle relazioni affettive

2. Esempi reali nei materiali didattici

  • Il modulo “junge liebe – mehr als sechs mal sex” (rivolto ai giovani, nata in NRW), impiega giochi di ruolo, percorsi interattivi e attività esperienziali come:
    • “Ja oder Nein?”
    • “Liebes(s)pass” (spass=piacere, gioia)
    • Percorsi e stazioni di gioco che incoraggiano i ragazzi a riflettere sulle proprie azioni e responsabilità nelle relazioni affettive

Questi strumenti servono a provocare dibattito su temi come il rispetto reciproco, il consenso, i limiti personali e la gestione delle emozioni all’interno di relazioni affettive.

Qui cominciano ad essere, a mio avviso, impossibili in italia. Infatti, anche qui hanno inviato una lettera a casa e ci hanno informati, come genitori, che avrebbero trattato questi temi, che che ci sarebbero stati laboratori di queste cose, tipicamente giochi di ruolo e introspezione. Se parliamo di docenti, non vedo proprio chi, in Italia, dovrebbe fare queste cose: stiamo parlando di un paese dove si crede che la Randone sia una "sessuologa".


Sekundarstufe II (scuola secondaria superiore, 16–19 anni)

Il livello superiore approfondisce e amplifica i concetti già introdotti:

  • Le linee guida prevedono che i contenuti formativi siano rispettosi dell’età, del contesto e delle esigenze degli studenti, tenendo conto dei loro bisogni e stimolando il pensiero critico e la responsabilità personale
  • L’affettività assume una dimensione più matura: si parla di relazioni adulte, scelta consapevole dell’amore, progettualità di coppia, e riflessione critica sui modelli culturali.

I temi vengono sviluppati attraverso:

  • Dibattiti su relazione, responsabilità, identità.
  • Analisi del ruolo dei media nella costruzione dell’idea dell’amore.(pornografia inclusa)
  • Approccio multidisciplinare (biologia, filosofia, letteratura, etica) per approfondire le basi emotive e morali dell’affettività adulta.

Sembra tutto bello, tranne quando si capisce che alla voce ruolo dei media viene analizzato anche il porno, dando per scontato - o quasi - che gli studenti lo abbiano visto, e comunque parlandone in classe. Non vedo, onestamente, i genitori italiani capaci di tollerare che si discuta apertamente di pornografia in classe, ma contemporaneamente non riesco ad immaginare il docente italiano capace di gestire una simile discussione, per la semplice ragione che andrebbe sulla posizione di default "a me il porno fa schifo".


E qui torniamo a bomba: cosa ci volete , in questa "educazione affettiva"?

Perche' onestamente, nei programmi che ho visto, laddove si fa integrata nell'educazione sessuale (non e' una materia a se') , quasi nessun genitore italiano sarebbe disposto a tollerarlo sulle figlie femmine, e ora che si parla anche di questioni di genere e di omosessualita', nemmeno sui figli maschi in moltissimi casi.

Se poi provo ad immaginare un docente italiano, cioe' un adulto italiano medio, che cerca di approcciare la pornografia in una discussione aperta e dettagliata con gli allievi, beh... dimenticatelo.


E qui andiamo al punto su cui voglio insistere:

per quanto la scuola possa fare, la stragrande maggioranza del lavoro viene svolto dall'ambiente, cioe' dagli adulti , e viene svolto FUORI dalla scuola. Per svolgere un programma del genere nelle scuole, in maniera generalizzata, occorre una societa' che in Italia NON ESISTE, perche' sia dal lato maschile che femminile, si tratta di una societa' generalmente arretrata.

Prima dovete cambiare voi, POI potrete trasferire questo cambiamento ai figli.

Non prima.