AfD come strumento di controllo.
Ieri sera ho ascoltato, come credo quasi tutti i residenti in Germania, le prime dichiarazioni dei partiti politici, poi anche le seconde, e quindi ho cominciato a capire un pochino meglio cosa stia succedendo. O meglio: cosa sia successo. E siccome i tedeschi, in politica, sono tattici ma non particolarmente furbi, il loro piano diventa assolutamente evidente a chi è abituato a una classe politica un po' più, come dire, machiavellica. O gattopardesca.
Il primo fatto da capire è che AfD avrebbe potuto essere portato davanti alla Corte Costituzionale tedesca già da tempo, e con l'obiettivo esplicito di arrivare al divieto del partito.
Nel gennaio 2025 arrivarono addirittura insieme al Bundestag due iniziative parlamentari sul tema. Una, sostenuta da 113 deputati di diversi partiti, chiedeva esplicitamente che il Bundestag presentasse al Bundesverfassungsgericht la richiesta di dichiarare AfD incostituzionale. L'altra chiedeva di far valutare formalmente le probabilità di successo di un procedimento analogo. Entrambe furono discusse e mandate in commissione, senza arrivare all'apertura del procedimento davanti alla Corte.
Quindi, detto in termini meno giuridici: c'era almeno una possibilità politica concreta di provare a chiudere quella fogna nazista attraverso gli strumenti previsti dalla costituzione tedesca, e non lo si è fatto.
Non sarebbe stato il Bundestag a poter mettere direttamente AfD fuori legge: in Germania un partito può essere vietato soltanto dal Bundesverfassungsgericht. Ma il Bundestag è uno dei soggetti che possono chiedere alla Corte di avviare quel procedimento, e nel 2025 aveva davanti a sé precisamente una proposta per farlo.
E non lo fece.
La domanda interessante, quindi, rimane esattamente la stessa:
perché?
Ieri sera, quindi ho visto le dichiarazioni dei partiti, del dopovoto.
- CDU: la linea ufficiale è molto difensiva. Sven Schulze ha riconosciuto la sconfitta, ha congratulato l’AfD per la vittoria e ha detto che gli elettori hanno «dato un segnale» con cui bisogna fare i conti anche fuori dalla Sassonia-Anhalt. Ha però attribuito parte del risultato al «vento contrario» proveniente dalla politica federale. La segretaria generale Franziska Hoppermann parla di una «schwere Niederlage», ma esclude sia una collaborazione con l’AfD sia, per ora, conseguenze per Merz. Thorsten Frei usa invece una parola più pesante: «Zäsur», una cesura per il Paese, e ammette che la CDU dovrà capire perché non riesce più a raggiungere questi elettori.
- SPD: qui il linguaggio è apertamente allarmato. Il segretario generale Tim Klüssendorf ha definito il risultato dell’AfD «wirklich dramatisch». Bärbel Bas ha evitato di trasformare immediatamente il voto in una resa dei conti interna alla SPD: secondo lei la priorità diventa «diese Demokratie aufrechtzuerhalten», mantenere in piedi questa democrazia. In altre parole, la SPD interpreta molto meno il risultato come semplice protesta e molto più come problema politico-democratico.
- Verdi: Felix Banaszak è forse quello che ha usato la formulazione più esplicitamente allarmistica: «Das sind dramatische Zustände», “sono condizioni/situazioni drammatiche”. Allo stesso tempo rivendica il buon risultato dei Grünen nel Land. È interessante perché pochi giorni prima aveva criticato anche Merz per il modo in cui parlava agli elettori AfD: secondo Banaszak liquidarli genericamente come Wutbürger rischiava di alienarli ulteriormente. Quindi: allarme sull’AfD, ma anche critica alla strategia con cui la CDU tenta di combatterla.
- Die Linke: Eva von Angern ha parlato senza mezzi termini di «schwarzer Tag für Sachsen-Anhalt», un giorno nero per la Sassonia-Anhalt. Ha collegato il risultato soprattutto ai possibili effetti su minoranze, persone queer e settori economici che dipendono dall’immigrazione. Politicamente, però, la cosa importante è un’altra: la Linke si è detta disponibile persino a votare un ministro-presidente CDU pur di impedire all’AfD di prendere il governo. Heidi Reichinnek ha detto che faranno «tutto il possibile per tenere l’AfD lontana dal potere», aggiungendo che servirà la collaborazione degli altri partiti.
- BSW: è la posizione più anomala. Amira Mohamed Ali rifiuta sia Siegmund dell’AfD sia Schulze della CDU e propone una sorta di terza via, con un ministro-presidente super partes e maggioranze parlamentari variabili. Ma la candidata locale Claudia Wittig è stata molto più aperta: ha detto che su singoli temi, per esempio l’energia, sarebbe disponibile a collaborare con l’AfD e che sarebbe «completamente antidemocratico» escludere totalmente dal governo una forza con un risultato del genere. Quindi nel BSW c’è già una tensione evidente tra Brandmauer e riconoscimento del mandato elettorale dell’AfD.
Cosa significa?
Significa che lo schema del discorso politico sarà il seguente: non disturbate il manovratore, cioè Merz, oppure arrivano i nazisti.
I due grandi partiti che hanno dominato la Germania del dopoguerra, SPD e CDU/CSU, sono in erosione da decenni. Nel 1998 raccoglievano insieme circa il 77% dei voti; alle federali del 2025 erano scesi intorno al 45%. Nel frattempo AfD, che nel 2013 era al 4,7%, nel 2025 è arrivata al 20,8%, e oggi viene data ancora più in alto nei sondaggi nazionali.
Merz, nel frattempo, ha acquisito una serie di istanze fortemente liberali sul piano economico: riforma profonda del Bürgergeld, revisione delle pensioni, maggiore peso della previdenza privata e aziendale, riduzione delle imposte alle imprese, maggiore flessibilità del mercato del lavoro. Lui le chiama riforme necessarie per salvare il Sozialstaat; io le chiamo smantellamento del welfare.
E sono politiche che, almeno sinora, non gli stanno regalando consenso.
Anzi: più Merz insiste sulla necessità di queste riforme, più il suo governo perde consenso, mentre AfD cresce. Dopo il risultato in Sassonia-Anhalt, dove AfD è arrivata intorno al 44% e la CDU è crollata intorno al 18%, il problema non è più nemmeno teorico. AfD oggi viene data intorno al 28% a livello nazionale, mentre il consenso personale di Merz è precipitato.
Merz ha quindi bisogno di qualcosa che gli consenta contemporaneamente di portare avanti queste politiche e di frenare l'erosione del proprio potere.
Di cosa hanno bisogno, storicamente, dei grandi partiti decotti?
Di un GRANDE nemico.
Ed eccolo qui.
Adesso cominceranno le chiamate alle armi contro il nazismo. Non necessariamente in maniera esplicita e caricaturale, ovviamente: nessuno salirà sul palco dicendo letteralmente «rinunciate alla pensione oppure arrivano i nazisti». Il meccanismo sarà più elegante.
Ma il sottotesto sarà quello.
Se non accettate la riforma delle pensioni, arrivano i nazisti.
Se non accettate la riforma della sanità, arrivano i nazisti.
Se non accettate di ridurre le garanzie sul lavoro, arrivano i nazisti.
Se non accettate quello che propone Merz, indebolite il governo democratico, e quindi favorite AfD.
A quel punto qualsiasi critica alla politica del governo smette di essere una critica alla politica del governo e diventa, per associazione, un favore fatto ai nazisti.
Ed è qui che il meccanismo diventa politicamente meraviglioso.
Vedremo nascere coalizioni tuttifrutti che, in condizioni normali, non avrebbero alcuna possibilità di sopravvivere politicamente: partiti con programmi incompatibili, elettorati incompatibili e interessi incompatibili costretti a stare insieme perché l'alternativa dichiarata sarà lasciare governare AfD.
Questi partiti finiranno quindi per partecipare, come cespugli, alla politica di Merz.
E qualsiasi contraddizione interna potrà essere risolta con la stessa frase: volete davvero far cadere il governo e consegnare il paese ai nazisti?
Persino sul piano internazionale il giochino funzionerà benissimo. Una Germania nella quale la fiducia negli Stati Uniti è crollata drammaticamente — nel 2026 solo il 23% dei tedeschi ritiene che Washington tenga conto degli interessi degli altri paesi, contro il 60% di appena tre anni prima — continuerà comunque a mantenere il più possibile il legame transatlantico, perché qualsiasi rottura profonda potrà essere rappresentata come un regalo ad AfD, alla Russia, o a entrambi.
Insomma, continueremo a leccare il culo agli USA anche mentre il paese diventa sempre più ostile agli USA, perché altrimenti arrivano i nazisti.
Il ragionamento è semplice.
Il calcolo politico che hanno fatto, secondo me, è cinico e semplicissimo.
Hanno rinunciato a una regione di poco più di due milioni di abitanti, con una demografia in declino da decenni e una densità di popolazione bassissima per gli standard tedeschi. In pratica, politicamente parlando, un pezzo di deserto in mezzo alla Germania.
Non è nemmeno il Land più deserto: Brandeburgo e Meclemburgo-Pomerania Anteriore hanno densità ancora inferiori. Ma il punto rimane: stiamo parlando di circa 2,1 milioni di abitanti su una Germania che ne conta più di 83 milioni.
Una perdita che, vista da Berlino, può essere considerata sacrificabile.
E in cambio di questa perdita sacrificabile hanno ottenuto qualcosa che politicamente vale molto di più: hanno finalmente il GRANDE BABAU.
Un AfD che non è più soltanto il partito sgradevole che cresce nei sondaggi, ma quello che può essere mostrato ogni giorno dicendo: guardate cosa succede se non sostenete noi.
E questo BABAU può consentire a Merz di sopravvivere politicamente, di continuare a fare le sue porcate e, magari, di arrivare persino alle prossime elezioni federali presentandosi ancora una volta come l'unica diga possibile contro AfD.
È questo, secondo me, il vero rendimento politico dell'operazione.
Perdere un Land periferico e demograficamente debole per trasformare AfD da problema elettorale in strumento di disciplina nazionale.
Perché da questo momento qualsiasi cosa potrà essere ricondotta alla stessa formula.
Non vi piace Merz?
Altrimenti arrivano i nazisti.
Non vi piace la riforma delle pensioni?
Altrimenti arrivano i nazisti.
Non vi piace quello che sta facendo il governo?
Altrimenti arrivano i nazisti.
E improvvisamente una sconfitta catastrofica in un Land diventa, sul piano nazionale, una risorsa politica..
Quali sono i problemi di questa visione cinica?
Il primo è di tipo storico. Basta osservare come è andata negli altri paesi. Meloni al potere, Trump al potere, e via dicendo.
Non credo che la storia sia una prassi, né che quello che è successo altrove debba necessariamente ripetersi allo stesso modo in Germania. Ma questo genere di strategia tende a funzionare soltanto nel breve periodo.
Il punto è che a Merz il breve periodo basta e avanza.
Se riesce a trascinare fino alla fine il governo attuale, e magari a farsi confermare ancora una volta alle prossime elezioni con il mantra del “altrimenti arrivano i nazisti”, per lui personalmente il problema è risolto. Finisce la carriera politica, se ne va in pensione e lascia la bomba a qualcun altro.
Il secondo problema è ancora più semplice: poi i nazisti arrivano COMUNQUE.
Perché nell'Est AfD non cresce semplicemente perché la gente è povera.
Cresce perché la gente si sente più povera, più marginale, più abbandonata rispetto al resto del paese. È una differenza fondamentale. Le ricerche sull'elettorato AfD nell'Est mostrano proprio questo insieme di fattori: redditi inferiori, percezione di deprivazione relativa, sfiducia nelle istituzioni, spopolamento e progressiva perdita di servizi locali.
Dopo la riunificazione, l'Est era stato tenuto insieme anche attraverso una quantità enorme di trasferimenti, welfare, pensioni, infrastrutture e spesa pubblica. Quella massa di denaro non serviva soltanto a “regalare soldi agli Ossis”: serviva a rendere sopportabile una trasformazione economica che aveva distrutto in pochissimo tempo una parte enorme del sistema produttivo e sociale della DDR.
E infatti funzionò, almeno in parte. Gli investimenti in pensioni, sanità e sicurezza sociale produssero miglioramenti misurabili persino nell'aspettativa di vita.
Quando però quella funzione compensativa si indebolisce, mentre industrie, servizi e popolazione continuano a concentrarsi altrove, quello che rimane è una regione che non è necessariamente poverissima in termini assoluti, ma che vede continuamente il resto del paese allontanarsi.
E soprattutto vede partire la propria popolazione giovane.
Qui arriviamo a uno dei fenomeni demografici più impressionanti dell'Est tedesco. Una forma di migrazione interna come non si era mai vista neppure in Italia, tra Nord e Sud.
Per decenni le giovani donne sono emigrate dalle campagne orientali in misura maggiore degli uomini. Prima verso l'Ovest, poi sempre più verso le città. Il risultato è che in molte aree rurali dell'Est, proprio nelle fasce tra i 18 e i 35 anni, gli uomini sono nettamente più numerosi delle donne. Non è una fantasia: è un fenomeno demografico studiato da anni, talmente pronunciato da essere considerato anomalo persino rispetto al resto dell'Europa.
Provate a tradurlo nella vita reale.
Significa paesi e piccole città nei quali, tra i giovani adulti, una parte significativa degli uomini semplicemente non ha una controparte femminile possibile.
Non perché sia brutta, stupida, incapace di parlare con una donna o abbia letto troppi forum su Internet.
Perché quella donna, statisticamente, non c'è.
È andata a Lipsia, Berlino, Amburgo, Monaco, Francoforte, oppure direttamente nell'Ovest.
Quindi avete intere zone nelle quali una quota consistente della popolazione maschile giovane vive una condizione che oggi chiameremmo, con un termine forse improprio ma immediatamente comprensibile, da incel demografico.
Avete presente la situazione?
Una regione dove, tra i giovani, un maschio ogni sei è demograficamente un incel.
Il movimento MAGA non ha mai nemmeno sognato, neppure nei suoi sogni più bagnati, una situazione di disagio esistenziale del genere.
E qui arriva il problema. Perché le politiche di distruzione del welfare di Merz fanno su tutta la Germania, compreso l'Ovest, quello che era già stato fatto a suo tempo nell'Est: ridurre gli aiuti che lo Stato dà alle persone in difficoltà. E quando togli soldi, assistenza e protezione proprio a quelli che ne hanno bisogno, il risultato politico comincia a essere abbastanza prevedibile. Infatti la correlazione è già visibile: le regioni dove sono stati applicati localmente tagli più pesanti al welfare sono anche quelle dove AfD registra picchi di consenso.
E infatti gli esempi non mancano.
La Sassonia-Anhalt è forse quello più spettacolare: una regione che ha subito per decenni deindustrializzazione, spopolamento e progressiva riduzione della funzione compensativa dello Stato sociale. AfD era al 20,8% nel 2021. Oggi è intorno al 44%.
Lo stesso schema si vede in Sassonia e Turingia. Se si scende dal livello del Land a quello dei singoli comuni, AfD cresce proprio nelle zone che hanno perso più popolazione, servizi pubblici e possibilità economiche.
E non è nemmeno una storia cominciata ieri.
Hartz IV, nel 2005, ridusse brutalmente gli aiuti ai disoccupati di lunga durata. Nell'Est, dove la disoccupazione arrivava in alcune zone intorno al 20%, l'impatto fu enorme. Le famose Montagsdemonstrationen contro Hartz IV furono particolarmente forti proprio lì.
Vent'anni dopo, guardate dove si trova il cuore elettorale di AfD.
Non è difficile capire il meccanismo.
Togliete progressivamente gli aiuti dello Stato alle persone che stanno peggio, lasciate deteriorare servizi e prospettive, aspettate che queste persone smettano di credere ai partiti che hanno governato fino a quel momento.
Poi stupitevi perché votano AfD.
Il meccanismo non è particolarmente misterioso.
Prima togli a una parte della popolazione gli strumenti con cui riusciva, magari a fatica, a rimanere dentro il sistema. Poi quella popolazione si impoverisce, si incazza e smette di credere nei partiti che governano. Infine arriva AfD e raccoglie quello che hai seminato.
Di conseguenza, lasciare governare Merz perché “altrimenti arrivano i nazisti” non farà altro che creare, su scala nazionale, le condizioni perché i nazisti arrivino davvero.
È questo il paradosso meraviglioso dell'intera strategia.
Per impedire ad AfD di arrivare al potere si lascia a Merz la libertà di fare proprio quelle politiche che aumentano il bacino elettorale di AfD.
Ma per un breve, indimenticabile momento, Merz sarà stato l'eroe che combatteva i nazisti, insieme a qualche coalizione tuttifrutti.
Poi arriveranno i nazisti comunque.
Quello che state vedendo è la costruzione di un BABAU politico progettato con uno scopo molto semplice: regalare ancora qualche anno di potere ai vecchi partiti.
La chiamata alle armi contro i nazisti continuerà a funzionare, forse, per una o due elezioni. Servirà a compattare coalizioni assurde, a disciplinare il dissenso interno, a trasformare ogni critica al governo in un rischio per la democrazia.
Poi, però, arriveranno comunque.
Perché le stesse persone alle quali viene chiesto di avere paura dei nazisti hanno già paura di qualcosa di molto più vicino, concreto e quotidiano: il proprio futuro.
Paura di perdere il lavoro.
Paura di non arrivare alla pensione.
Paura di non riuscire a pagare l'affitto.
Paura che lo Stato, quando cadranno, non sarà più lì a sostenerle.
E quando metti due paure una contro l'altra, non vince quella moralmente più giusta.
Vince quella più forte.
Una paura più forte scaccia una paura più debole.
Ai nazisti, cioè, basterà fare quello che stanno già facendo: dire che loro pensano ai bravi deutschen Bürger, ai “buoni cittadini tedeschi”, cioè alla maggioranza degli elettori, e che sono lì per difenderli.
Non avranno nemmeno bisogno di inventarsi qualcosa di particolarmente sofisticato.
Basterà continuare a dire: noi pensiamo a voi. Al vostro lavoro, alla vostra pensione, alla vostra casa, alla vostra sicurezza. Gli altri pensano solo a far contenti gli industriali e la finanza.
Congratulazioni, Merz. Congratulazioni, SPD.
Non votando il deferimento di AfD alla Corte Costituzionale, e lasciando crescere il Grande BABAU che oggi vi serve per disciplinare l'elettorato e tenervi al potere, avete fottuto il vostro paese.
Per ottenere cosa?
Due anni?
Tre?
Magari riuscirete a trascinarla fino alle prossime elezioni. Magari riuscirete persino a costruire un'altra coalizione tuttifrutti e a guadagnarne altri quattro.
Sette anni, nella migliore delle ipotesi.
Sette anni di potere comprati lasciando crescere il partito che dite di voler fermare, mentre continuate a produrre esattamente le condizioni sociali che gli portano voti.
E poi?
Poi il BABAU smette di essere un babau.
E viene a governare.
Quando diciamo Germania Est, poi, ricordiamoci anche di che geografia stiamo parlando.
Nel sud dell'ex Germania Est, Turingia e Sassonia confinano direttamente con la Baviera, cioè con una delle regioni più ricche della Germania, insieme al Baden-Württemberg.
Provate a immaginare di togliere domani l'Italia centrale e di far confinare direttamente la Calabria con il Veneto o con la Lombardia.
Dieci chilometri di macchina, e dalla Calabria siete in Veneto.
Cosa succede alla Calabria?
Che si svuota, ovviamente.
Perché a quel punto persino gli ostacoli normali alla migrazione interna — cambiare casa, cercare lavoro altrove, spostare la famiglia, ricostruire una rete sociale — diventano relativamente piccoli davanti alla differenza di salari, opportunità, servizi e prospettive che trovate appena oltre il confine regionale.
Ed è esattamente il tipo di meccanismo che ha lavorato per decenni nell'Est tedesco: se a poche decine di chilometri avete territori più ricchi, più dinamici e con più lavoro, sono soprattutto i giovani e le persone più mobili ad andarsene.
E quelli che rimangono vedono il proprio territorio perdere popolazione, servizi, imprese e futuro.
La cosa interessante è che il welfare tedesco nasce anche per impedire che differenze del genere spacchino politicamente il paese.
Già con Bismarck, alla fine dell'Ottocento, assicurazione sanitaria, assicurazione contro gli infortuni e pensioni non erano soltanto misure umanitarie: erano strumenti di integrazione politica e sociale di un Reich appena unificato, composto da regioni, economie, confessioni e tradizioni molto diverse tra loro. In altre parole, una delle funzioni storiche dello Stato sociale tedesco è sempre stata proprio questa: fare in modo che abitare nella regione sbagliata non significasse automaticamente uscire dalla comunità politica nazionale.
Dopo la riunificazione del 1990 questa funzione è diventata ancora più evidente. Trasferimenti, pensioni, sanità, infrastrutture e ammortizzatori sociali hanno impedito che la differenza economica tra Est e Ovest si trasformasse immediatamente in una frattura politica insanabile.
Se cominciate a smontare proprio quel meccanismo, non state semplicemente risparmiando sul welfare.
State togliendo uno dei collanti con cui la Germania è stata tenuta insieme.
E prima di chiudere, quindi, faccio una previsione.
Se qualcuno si illude che sia possibile confinare questo problema soltanto dentro la vecchia Germania Est, farebbe bene a prepararsi a una possibilità molto più grossa.
Che le Germanie tornino ad essere due.
Una secessione.
E, arrivati a quel punto, scoprire che la divisione era stata soltanto nascosta per trentacinque anni potrebbe essere molto più pericoloso che ammettere che non era mai davvero scomparsa.
Non è impossibile.
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