Sul presidente Anti-Sistema

Vedo che l'elezione della scimmia urlante in Argentina ha suscitato una calma di regime sui giornali italici. Da un lato, per compiacere il padrone, dovrebbero esaltarlo. Dall'altro, se vogliono ancora piu' di tre lettori, gli conviene parlarne in sordina. E descriverlo con un aggettivo che sembra neutrale, tipo "anti-sistema", laddove "palese coglione" sarebbe molto piu' indicativo.

Ma se andiamo al di la' della pruderie, e parliamo di questo aggettivo "anti-sistema", occorre innanzitutto chiedersi cosa sia questo "sistema" di preciso. Perche' la parola "sistema" e' un pochino come "mascolinita' tossica" o "patriarcato": tutti sono sicuri che esista, ma nessuno sa spiegare , precisamente ed in pratica, cosa sia. 

E allora, proviamoci. Perche' un "sistema" , per esistere, dovrebbe avere le seguenti caratteristiche:

  1. Innaturale, o almeno artiificiale.
  2. Costruito dall'uomo.
  3. Garantisce il potere e la ricchezza ad alcune elite.
  4. Le elite lo custodiscono e lo perpetuano.
  5. E' pervasivo sul piano materiale
  6. E' pervasivo sul piano culturale
  7. E' stabile.
  8. E' ripetitivo.
  9. E' conservatore.
  10. Lo possiamo sperimentare in prima persona.
  11. Incute timore e spegne ogni ribellione.

 

Di per se', questa definizione ci permette di identificare diversi enti, tra cui lo stesso patriarcato, ma dimentichiamo che definire e identificare qualcosa non basta a farlo esistere: di Babbo Natale si sa tutto, solo che non esiste.

Cosi' potremmo parlare di capitalismo o di libero mercato, ma mi viene da chiedermi che genere di "libero mercato" esiste , nel momento in cui non possiamo nemmeno aumentare le licenze dei taxi , o quando arriva un'innovazione come la carne artificiale, parte subito la legge per bloccarla.

Potremmo parlare di un sistema inteso come lo statalismo, ma lo stato e' in condizioni pietose, non produce piu' nulla, fatica a fornire servizi essenziali come sanita' o giustizia, e viene aggirato o ignorato praticamente da tutti gli evasori.

C'e' invece qualcosa di cui siamo certi. Ne siamo certi tutti perche' ce ne parlano da decenni. Perche' lo possiamo sperimentare sul piano personale.

LA CRISI.

La crisi , per come viene menzionata su tutte le bocche o i giornali, o se preferite il declino, e' "il sistema". Andiamo a vedere se rispecchia tutti i requisiti.

  1. La crisi e' artificiale. Il PIL del mondo e' in crescita, tranne anni particolari. Non c'e' alcuna ragione per una crisi.
  2. E' costruita dall'uomo, nel senso che non corrisponde a nessun evento naturale, ma solo ad eventi artificiali. (es. la crisi dei subprime, la crisi del debito, la guerra in Ukraina, etc)
  3. Durante i periodi di crisi, i ricchi aumentano il loro patrimonio, mentre gli altri si impoveriscono.
  4. Le elite usano la crisi per respingere le richieste della popolazione, per negare aumenti dei redditi, per negare che la distribuzione sia ingiusta.
  5. I segni della crisi sono ovunque. (sanita', scuola, giustizia, poverta' eccetera)
  6. Tutti sono convinti che non si possa fare di piu' per i poveri, per via della c risi e del declino. Anzi, i poveri dovrebbero capire questa realta' e smettere di pretendere cose.
  7. E' stabile. Non importa di quanto crescano le borse o di quanto aumenti il PIL, la crisi non si muove di una piega.
  8. I rituali della crisi , per esempio "i tagli" e "i licenziamenti" sono ormai periodici e ripetitivi.
  9. Per via della crisi, bisogna tornare ai valori tradizionali, come la frugalita', la decrescita e la poverta'.
  10. La crisi si sperimenta in prima persona, sia per chi ci guadagna che per chi ci rimette.
  11. La crisi fa paura, e quando si cerca di cambiare qualcosa arriva sempre la paura che, per via della crisi, andremo a peggiorare le cose.

Detto questo, l'obiezione piu' frequente e' che ci siano molte crisi, o che comunque per crisi si intende qualcosa di temporaneo. Ed e' per questo che la parola crisi e' sbagliata. Sono ormai 30 anni che siamo in qualche crisi, 

Una crisi per definizione e' una cosa temporanea. Se dura trent'anni, non e' una crisi. E' un sistema.


Stabilito che "la crisi" e' un nome di comodo per descrivere un sistema che impoverisce molti e arricchisce pochi, allora possiamo immaginare come sia un presidente "anti-sistema". O almeno, come parlerebbe.

  • Presidente, non possiamo pagare di piu' i lavoratori, c'e' la crisi.
  • Fottetevi. Pagate di piu' i lavoratori. La crisi l'avete fatta voi, ciucciatevela voi.

 

  • Presidente, non possiamo spendere cosi' tanto per rinnovare le scuole. C'e' la crisi.
  • E te la puoi mettere dove il medico non vede la luce del sole. La crisi e' un problema del mercato, lo stato  se ne fotte del mercato e delle sue crisi.

 

  • Presidente, non ci possiamo permettere una transazione ecologica, l'economia potrebbe entrare in crisi.
  • E se ci entra, ne esce usando 'budello de tu madre. Me ne sbatto. Chiudete i cazzo di distributori domani. Solo elettrico.

 

  • Presidente, non puo' parlare cosi', i mercati si agitano, e poi arriva la crisi.
  • E poi, dopo che arriva, me lo puppa, punta-palle, palle-punta, slurp!  

 

Questo sarebbe, in un mondo che ha come sistema "la crisi",  il parlato di un presidente anti-sistema. 

Ne vedete in giro? 

No.

Quindi non ci sono candidati anti-sistema, perche' non ci sono politici che parlano in questo modo. 

 

Forse volete dirmi che un presidente che parla cosi', piu' che un nemico del sistema-crisi, parli come il presidente di Idiocracy. Perche', il fesso argentino invece come parla? 


Mi spiace quindi per il cazzaro argentino, mi spiace per la sua sorella sciamana e per la moglie ribaltabile: non e' un antisistema. E' solo uno che mandera' l'argentina di nuovo in crisi.

In crisi.

in crisi.

 Dicevamo, chi e' l'antisistema?