Sul discorso degli Autistici/Inventati
Si comincia a parlare della vicenda di Autistici/Inventati, ma vedo che esiste ancora un certo pudore nello spiegare quale sia, secondo me, la parte davvero allarmante della storia. Che gli Stati Uniti abbiano una certa tendenza al manicheismo politico lo sappiamo da sempre; e almeno dai tempi del maccartismo sappiamo anche quanto facilmente possano trasformare una categoria politica o ideologica in una categoria di sicurezza nazionale, per poi esercitare l'autorità con una prepotenza notevole non appena esista una cornice legale che glielo consenta. Quindi, di per sé, il fatto che il governo statunitense abbia designato Autistici/Inventati come “Specially Designated Global Terrorist”, applicando le sanzioni previste dall'Executive Order 13224, non è nemmeno la parte che dovrebbe stupire di più. Il governo americano sostiene che il collettivo abbia fornito infrastrutture e servizi tecnologici a organizzazioni considerate terroristiche o estremiste dagli Stati Uniti; Autistici/Inventati respinge completamente queste accuse.
In Italia, per quanto risulta pubblicamente, Autistici/Inventati non è invece classificato come organizzazione terroristica. E non stiamo parlando di un paese privo di strumenti in materia: l'Italia possiede una legislazione antiterrorismo stratificata e particolarmente sviluppata, costruita in buona parte durante e dopo gli anni di piombo, quando il terrorismo politico non era precisamente un'ipotesi accademica.
Insomma: se le autorità italiane, che sul terrorismo interno hanno accumulato una discreta esperienza storica, non trattano Autistici/Inventati come un'organizzazione terroristica, mentre Washington decide di classificarla come tale perché avrebbe fornito servizi informatici anche a soggetti che gli USA considerano terroristi, una certa differenza di metro appare quantomeno evidente.
Ma, appunto, questo non è ancora il problema interessante.
Negli USA, a volte, sembra funzionare così: o sei un tipo simpatico, oppure da qualche parte esiste già una casella nella quale possono scrivere “pericoloso terrorista”.
Il punto, però, è un altro.
Questo gruppo gestiva — e gestisce — tra le altre cose un sistema di blogging distribuito sotto il dominio noblogs.org, oltre naturalmente ai servizi legati ad autistici.org.
E qui entra in gioco una parte dell'infrastruttura di Internet della quale normalmente nessuno si occupa, perché finché funziona sembra quasi una legge naturale.
I domini .org, infatti, non sono semplicemente delle stringhe che galleggiano magicamente su Internet. Come tutti i generic Top Level Domain, fanno parte di una struttura gerarchica regolata da ICANN. Ma il registro vero e proprio del .org, quello che materialmente mantiene la zona e decide quali domini esistano dentro di essa, è gestito da Public Interest Registry, o PIR.
E PIR è un'organizzazione statunitense.
Questo dettaglio, che normalmente interessa soltanto amministratori di sistema particolarmente annoiati, improvvisamente diventa molto interessante.
Perché il 28 agosto autistici.org è stato messo in stato serverHold nel registro .org. Non è stato spento il server. Non è stata sequestrata una macchina in Italia. Non è stato ordinato a un provider italiano di staccare una spina. I server continuavano ad esistere.
È stato tolto il nome.
serverHold significa, in pratica, che il registry smette di pubblicare quel dominio nella zona .org. Da quel momento il normale DNS mondiale non sa più come raggiungerlo. Potete avere i vostri server in Italia, Germania, Svizzera, Islanda o dentro una grotta del Carso: se qualcuno che controlla il livello superiore della gerarchia cancella il collegamento fra il vostro nome e Internet, per quasi tutti gli utenti siete spariti.
Ed è precisamente questo il punto interessante.
Il registrar di autistici.org era Gandi, cioè un'azienda francese. Ma sopra Gandi c'è il registry del .org, Public Interest Registry, che si trova negli Stati Uniti e opera all'interno del sistema contrattuale di ICANN. Il record pubblico del dominio mostra infatti uno stato imposto lato server, non semplicemente dal client o dal proprietario del dominio.
Quindi abbiamo un'organizzazione italiana, con servizi e utenti prevalentemente europei, sottoposta alla legge italiana, che per quanto risulta pubblicamente in Italia non è accusata di terrorismo né condannata per terrorismo, e alla quale tuttavia può essere sottratto uno dei principali strumenti con cui esiste su Internet perché una parte fondamentale dell'infrastruttura mondiale dei nomi di dominio ricade materialmente sotto la giurisdizione statunitense.
Non serve mandare l'FBI a Milano.
Non serve sequestrare i server.
Non serve ottenere una sentenza da un tribunale italiano.
È sufficiente agire abbastanza in alto nella gerarchia del DNS.
Ed ecco la parte della storia sulla quale, secondo me, bisognerebbe cominciare a perdere un po' di più il sonno.
I francesi, in questo caso, non sembrano avere colpe particolari perché Gandi era soltanto il registrar, cioè l'intermediario presso cui il dominio era stato registrato e attraverso il quale il titolare ne gestiva gli aspetti amministrativi.
Il potere effettivo di togliere un .org dalla zona DNS, però, non appartiene al registrar: appartiene al registry del .org, Public Interest Registry, che è statunitense.
Questo significa che le autorità USA potevano intervenire a monte di Gandi, direttamente sul soggetto che controlla il registro del dominio di primo livello. Non serviva quindi ottenere un ordine da un tribunale francese, né chiedere alle autorità francesi di sequestrare qualcosa, né costringere Gandi a collaborare.
Dal punto di vista tecnico e giuridico, la Francia poteva semplicemente essere scavalcata.
Ed è proprio questo il punto: avere un registrar europeo non protegge necessariamente da un intervento statunitense, se il dominio di primo livello che avete scelto è amministrato da un registry sottoposto alla giurisdizione degli Stati Uniti.
Ecco alcuni esempi di rilievo. Ci ho messo .uno perche' sui social avevo risposto che sembrava sotto influenza diretta di ICANN, mentre investigando meglio ho visto he l'influenza e' limitata. Possono essere soggetti a forte pressione, si, ma come agiranno dipende dalla pressione e da come la pensano loro di Radix.
| TLD | Registry / operatore | Giurisdizione / sede rilevante | Esposizione alla giurisdizione USA |
|---|---|---|---|
.org |
Public Interest Registry (PIR) | USA, Virginia | Totale |
.com |
VeriSign Global Registry Services | USA, Virginia | Totale |
.net |
VeriSign Global Registry Services | USA, Virginia | Totale |
.name |
VeriSign | USA, Virginia | Totale |
.xyz |
XYZ.COM LLC | USA, Nevada | Totale |
.blog |
Knock Knock WHOIS There LLC | USA, California | Totale |
.app |
Charleston Road Registry / Google | USA, California | Totale |
.dev |
Charleston Road Registry / Google | USA, California | Totale |
.info |
Identity Digital | Forte presenza societaria e operativa negli USA | Elevata |
.pro |
Identity Digital | Forte presenza societaria e operativa negli USA | Elevata |
.mobi |
Identity Digital | Forte presenza societaria e operativa negli USA | Elevata |
.uno |
Radix Technologies | Isole Cayman | Limitata |
.online |
Radix Technologies | Isole Cayman | Limitata |
Legenda:
- Totale: il registry è direttamente soggetto alla giurisdizione statunitense.
- Elevata: il registry o il gruppo societario ha una presenza statunitense significativa, tale da creare una forte esposizione legale o operativa.
- Limitata: il registry è formalmente soggetto a una giurisdizione non statunitense, anche se può avere rapporti contrattuali o infrastrutturali con soggetti USA.
- Scarsa: registry e struttura operativa sono principalmente fuori dalla giurisdizione statunitense, con pochi punti diretti di pressione legale dagli USA.
Il fatto che un TLD faccia parte del sistema ICANN non significa automaticamente che il suo registry sia sotto giurisdizione statunitense. Il punto decisivo è quale soggetto gestisce materialmente il registry e a quale ordinamento giuridico è sottoposto.
Visto che si parla di sovranita' digitale europea, la domanda e' “ommioddio, sono sotto il tallone americano”. Per esempio, sono coscente che il .net sia sotto il dominio americano, cosi' come
sono cosciente di tutto il resto dello stack da cui dipendo. D'altro canto, tutto cio' che gestisco e' generato da file di configrazione dichiarativi, quindi mi basterebbe cambiare dominio, andare nel folder dei docker compose,
e poi dire
perl -pi -e 's/keinpfusch\.net/nuovodominio.eu/g' *.yml
diverso e' il problema se siete un ente come autistici/inventati e offrite cose al pubblico, tipo mailing list, servizi di blog, eccetera
Se siete una simile organizzazione, dove di conviene aprire il vostro dominio, la prossima volta?
Partiamo da quelli meno influenzabili, di solito europei:
.de — DENIC, Germania
Giuridico: diritto tedesco; registry fuori dalla giurisdizione diretta USA.
Tecnico: DNSSEC; infrastruttura Anycast molto estesa e fortemente ridondata.
Valutazione: ECCELLENTE.
.eu — EURid, Unione Europea / Belgio
Giuridico: regolato dal diritto UE.
Tecnico: DNSSEC; infrastruttura DNS distribuita e ridondata; registry grande e maturo.
Valutazione: ECCELLENTE.
.it — Registro .it / IIT-CNR, Italia
Giuridico: diritto italiano/europeo; registry pubblico nazionale.
Tecnico: DNSSEC; infrastruttura DNS ridondata; registry storico e maturo.
Valutazione: ECCELLENTE.
.ch — SWITCH, Svizzera
Giuridico: diritto svizzero; fuori da USA e UE.
Tecnico: DNSSEC; infrastruttura DNS professionale, distribuita e molto resiliente.
Valutazione: ECCELLENTE.
.is — ISNIC, Islanda
Giuridico: diritto islandese.
Tecnico: DNSSEC; registry piccolo ma storico e tecnicamente solido.
Valutazione: MOLTO BUONO.
.se — Internetstiftelsen, Svezia
Giuridico: diritto svedese.
Tecnico: DNSSEC; registry molto maturo; infrastruttura DNS robusta e distribuita.
Valutazione: ECCELLENTE.
.nl — SIDN, Paesi Bassi
Giuridico: diritto olandese.
Tecnico: DNSSEC; registry di grandi dimensioni; infrastruttura molto ridondata.
Valutazione: ECCELLENTE.
.at — nic.at, Austria
Giuridico: diritto austriaco.
Tecnico: DNSSEC; nameserver globalmente distribuiti e ridondanti.
Valutazione: ECCELLENTE.
.fi — Traficom, Finlandia
Giuridico: diritto finlandese.
Tecnico: DNSSEC; infrastruttura stabile e requisiti tecnici rigorosi.
Valutazione: MOLTO BUONO.
.no — Norid, Norvegia
Giuridico: diritto norvegese.
Tecnico: DNSSEC; mix Anycast/Unicast; server distribuiti geograficamente e su reti diverse.
Valutazione: ECCELLENTE.
Nota: registrazione più restrittiva rispetto ad altri ccTLD.
.li — SWITCH, Liechtenstein
Giuridico: diritto del Liechtenstein.
Tecnico: DNSSEC; infrastruttura professionale collegata all’ecosistema SWITCH.
Valutazione: ECCELLENTE.
.dk — Punktum dk, Danimarca
Giuridico: diritto danese.
Tecnico: DNSSEC; infrastruttura DNS stabile e ridondata.
Valutazione: MOLTO BUONO.
.be — DNS Belgium, Belgio
Giuridico: diritto belga/europeo.
Tecnico: DNSSEC; infrastruttura DNS robusta e ben gestita.
Valutazione: MOLTO BUONO.
.fr — AFNIC, Francia
Giuridico: diritto francese/europeo.
Tecnico: DNSSEC; infrastruttura DNS molto matura e distribuita.
Valutazione: ECCELLENTE.
.es — Red.es, Spagna
Giuridico: diritto spagnolo/europeo.
Tecnico: DNSSEC; infrastruttura nazionale solida.
Valutazione: MOLTO BUONO.
.pt — .PT, Portogallo
Giuridico: diritto portoghese/europeo.
Tecnico: DNSSEC; infrastruttura DNS moderna e ridondata.
Valutazione: MOLTO BUONO.
.cz — CZ.NIC, Repubblica Ceca
Giuridico: diritto ceco/europeo.
Tecnico: DNSSEC; registry tecnicamente molto avanzato; forte cultura DNS e sicurezza.
Valutazione: ECCELLENTE.
.sk — SK-NIC, Slovacchia
Giuridico: diritto slovacco/europeo.
Tecnico: DNSSEC; infrastruttura DNS stabile.
Valutazione: BUONO.
.pl — NASK, Polonia
Giuridico: diritto polacco/europeo.
Tecnico: DNSSEC; registry nazionale maturo e infrastruttura robusta.
Valutazione: ECCELLENTE.
.ee — Estonian Internet Foundation, Estonia
Giuridico: diritto estone/europeo.
Tecnico: DNSSEC; infrastruttura moderna e orientata alla resilienza.
Valutazione: MOLTO BUONO.
.lv — NIC.LV, Lettonia
Giuridico: diritto lettone/europeo.
Tecnico: DNSSEC; infrastruttura stabile.
Valutazione: BUONO.
.lt — DOMREG / Kaunas University of Technology, Lituania
Giuridico: diritto lituano/europeo.
Tecnico: DNSSEC; registry accademico/nazionale maturo.
Valutazione: MOLTO BUONO.
.ie — .IE, Irlanda
Giuridico: diritto irlandese/europeo.
Tecnico: DNSSEC; infrastruttura DNS professionale e ridondata.
Valutazione: MOLTO BUONO.
.gr — FORTH / Grecia
Giuridico: diritto greco/europeo.
Tecnico: DNSSEC; infrastruttura nazionale consolidata.
Valutazione: BUONO.
.hr — CARNET, Croazia
Giuridico: diritto croato/europeo.
Tecnico: DNSSEC; infrastruttura nazionale stabile.
Valutazione: BUONO.
.si — ARNES, Slovenia
Giuridico: diritto sloveno/europeo.
Tecnico: DNSSEC; registry accademico/nazionale affidabile.
Valutazione: MOLTO BUONO.
.ro — RoTLD, Romania
Giuridico: diritto rumeno/europeo.
Tecnico: DNSSEC; infrastruttura nazionale matura.
Valutazione: BUONO.
.bg — Register.BG, Bulgaria
Giuridico: diritto bulgaro/europeo.
Tecnico: DNSSEC; infrastruttura DNS nazionale.
Valutazione: BUONO.
.lu — RESTENA, Lussemburgo
Giuridico: diritto lussemburghese/europeo.
Tecnico: DNSSEC; infrastruttura solida e professionale.
Valutazione: MOLTO BUONO.
Io, personalmente, andrei con .eu.
Non perché sia magicamente immune da pressioni esterne, ma perché cambia il livello dello scontro. Se gli Stati Uniti facessero quello che fanno spesso — pressioni diplomatiche, minacce, richieste di collaborazione — non starebbero più parlando con una singola azienda o con un singolo paese.
Andrebbero a provocare direttamente l'Unione Europea, proprio sul terreno della sovranità digitale, cioè su una politica che Bruxelles sostiene ormai apertamente.
Un singolo paese europeo può anche piegarsi. L'intera UE avrebbe molti più problemi politici a farlo, perché significherebbe ammettere che tutta la retorica sulla sovranità digitale vale soltanto finché Washington non alza il telefono.
Sapete bene che io non parteggio normalmente per gruppi come Autistici/Inventati. Ma qui è irrilevante: il problema riguarda tutti.
Riguarda chi gestisce servizi Internet, chi possiede domini, e soprattutto riguarda Internet stessa come infrastruttura globale.
Ho parlato spesso di splinternet. Forse è arrivato il momento di smettere di chiedersi se accadrà, e cominciare a chiedersi quanto sia ormai inevitabile.
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