Decisioni Dolorose

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Era un progetto a cui tenevo molto, lo ammetto, e sul quale avevo investito parecchio tempo. L’idea era creare uno spazio in cui degli uomini potessero parlare liberamente, anche della propria salute, anche “lì”, senza timore di essere giudicati deboli o poco mascolini.


E, perché no, parlare anche d’altro, di cose che non rientrano nel catalogo delle “cose tipicamente maschili”.

Se l’esperimento avesse funzionato, avrebbe dimostrato che non è vero ciò che sostengono alcune femministe, e cioè che, in fin dei conti, tutti gli uomini sarebbero impregnati di questo fluido chiamato patriarcato, che ci renderebbe insopportabili, stupidamente anaffettivi, emotivamente inaccessibili e, diciamolo pure, spesso molto stupidi.

All’inizio la cosa ha funzionato, ma poi sono entrate persone che hanno cominciato a contaminare l’ambiente. A poco a poco hanno preso il sopravvento, postando così tanto da rendere impossibile il lavoro di moderazione e, alla fine, il posto è diventato l’esatto opposto di ciò che avrebbe dovuto essere.


In pratica, i muri dei bagni maschili di un cesso pubblico.


Alla fine, insomma, le femministe avevano ragione, e a dimostrarlo è stata proprio la fine di un progetto nato anche per provare il contrario, oltre che come luogo di ritrovo.
Così ho dovuto prendere una decisione: invece di mantenere in vita un progetto che era diventato un monumento al proprio fallimento, era meglio chiuderlo. Stavo annaffiando fiori già morti.

La cosa più amara era una strana correlazione: quelli che, almeno all’inizio, avevano fatto sperare per il meglio erano persone che avevano girato e vissuto in giro per il mondo — e sottolineo VISSUTO, non solo viaggiato per lavoro — mentre i portatori più evidenti dell’“infezione” erano proprio quelli che non se n’erano mai andati dal loro paese.

Da lì ho iniziato a considerare un’altra, amara decisione: avere un blog in inglese. Il pubblico è più vasto e, onestamente… cos’altro ho da dire a queste persone?

Mi dispiace. Davvero. 

Ci avevo creduto.