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Nato ad Halloween: cronaca di un compleanno che non c'è mai stato

E come ogni anno, Halloween si avvicina. Sia chiaro: non sono uno di quei bigotti che ce l'hanno con Halloween perché non è cristiana o perché è commerciale. Il mio problema è di un altro ordine: il 31 ottobre è il mio compleanno, e per colpa di questa giornata non sono mai riuscito ad avere una festa di compleanno decente. O almeno, "normale".

Questa è la storia di come, in mezzo secolo, il mio compleanno sia stato sistematicamente sconfitto: dai morti, dai santi, dalla Marina Militare, dagli americani, dagli irlandesi, dai tedeschi, dalle mamme milanesi e dalla legge federale. Mettetevi comodi.


I. Il compleanno dei poveri

Diciamo che fino ai 12 anni sono stato un bambino povero. Cassa integrazione per via della chiusura degli zuccherifici (grazie, CEE) e tanta povertà. I miei pagavano la mensa scolastica, e mentre io mangiavo lì, loro il pasto lo "saltavano". Siccome i turnisti erano alloggiati in case apposite di fronte allo zuccherificio, la zona divenne una zona povera. Ci si scambiavano i vestiti usati, ci si prestavano i pasti a buon rendere, gli orti diventavano indispensabili, con tutto il repertorio che ne consegue. Il neorealismo, ma a colori. Sbiaditi.

Come sono i compleanni dei bambini poveri, quando cadono a ridosso dei Morti?

C'era spazio per UN regalo all'anno, e siccome per i Morti non si facevano regali, la consueta scatola di Lego arrivava a Natale. Al posto dei regali si facevano i "tamplun", come li chiamiamo in dialetto: frittelle di farina di castagne. E, visto che era il mio compleanno, anche la "brazadela". Vi lascio le ricette, così potete provare anche voi l'ebbrezza della povertà ferrarese, ma con il riscaldamento acceso:

Per non costringere nessuno a presentarsi a mani vuote, la festa era rigorosamente in famiglia.

Ma era anche la festa dei Morti, quindi in alternativa potevi andare al cimitero con la nonna. Ora, a quei tempi nel Ferrarese, specialmente nella Bassa, la nebbia era nebbia. Il freddo era freddo. L'autunno era autunno. Le tautologie erano tautologie. E tu passavi mezzo pomeriggio nella nebbia a sacrificare fiori.

Che, detto per inciso, è un'offerta alla Caino: Abele offriva i primogeniti del gregge, Caino i frutti della terra, e sappiamo come andò. Vegani, puppate qui. Il che, che vi piaccia o no, non toglie che il vero GigaChad della storia fosse Caino, the motherfucker.

E questi fiori tristi li sacrificavi a parenti dai nomi bizzarri, perché anticlericali: in tutte le zone dove lo Stato della Chiesa aveva rotto i coglioni, la ribellione consisteva nel NON dare ai figli il nome di un santo del calendario. Quindi giravi nella nebbia, con la nonna dalla testa coperta da un fazzoletto (che Kabul mi spiccia casa), a offrire vegetali lugubri a gente che si chiamava "Rutilio", "Comes", "Calpurnio".

E siccome qui non è come nel Sud Italia, dove il trentaduesimo grado di parentela è considerato stretto, di questa gente non avevi mai sentito parlare. Magari non lo sapevi, ma il prozio Auronio era stato un grande guerriero della scuola di Hokuto. E un amico di Capitan Harlock si chiamava Uralio. Nella mia famiglia, per un secolo, i figli si sono chiamati come la tavola periodica: era l'unico calendario che il prete non poteva toccare.

Grazie a questa esperienza posso dirvi una cosa con certezza scientifica. A Samhain, o come diavolo si scrive, non è vero che i morti escono dalle tombe e tornano tra noi. C'ero. Li ho controllati di persona, anno dopo anno. Anche in quei giorni, i morti tendono a farsi i cazzi loro e a putrefarsi serenamente nelle loro tombe. Sono gli unici, in quel periodo, che non mi hanno mai rotto i coglioni.


II. La grande vittoria sindacale

Finito con l'Halloween povero, a un certo punto cambia tutto. Nel 1982 arriva l'occupazione operaia dello zuccherificio. I sindacalisti partono in autobus per Roma, per la "vertenza". Tornano tre giorni dopo e annunciano che la vertenza è risolta: tornate a casa dalle vostre famiglie, domani assemblea per spiegare.

GRANDE vittoria dei sindacati. Zuccherificio chiuso, tutti licenziati a blocchi (formalmente lo zuccherificio di Jolanda chiuse nel 1983, a fine campagna saccarifera, ma a quell'età i dettagli non ti interessano, licenziavano blocchi di persone, a cadenza mensile), però potevamo restare nelle case dello zuccherificio ancora per qualche tempo. YAY! Se questa è una vittoria, non voglio sapere come perdevano.

In realtà le case erano state messe in vendita, e fummo fortunati che nessuno le comprasse, altrimenti ci avrebbero sfrattati senza preavviso. Ma i sindacalisti sono brave persone. Probabilmente, se a "lottare" ci fosse andato il prozio Wolframio, le cose sarebbero andate meglio. Era un duro, Wolframio. Immagino. Mai conosciuto. Ma col nome di un metallo che fonde a 3.400 gradi, non poteva essere uno tenero.

Poco dopo i sindacalisti cambiarono auto e comprarono una o più di quelle case, ma non sospetto alcuna corruzione. Sia chiaro. Avranno vinto al Totocalcio. Tutti. Lo stesso anno.

Insomma, mio padre apre un'azienda di idraulica e carpenteria con un amico, ex collega, usando la liquidazione, e via: diventano idraulici e carpentieri. Partita IVA. Erano gli anni in cui lo Stato scopriva il registratore di cassa obbligatorio. Ma avevo dodici anni, e i ministri delle Finanze mi sembravano tutti uguali. Mi sembrano uguali anche adesso. La legge quadro sull'artigianato, poi, sarebbe arrivata solo nel 1985. Partita IVA, dicevo.

Se pensate che oggi gli idraulici siano ricchi, non avete idea di cosa fossero gli idraulici degli anni '80. Gente che incrociava Bill Gates e gli diceva: "Tenga, buon uomo, un soldino per un Macintosh nuovo".


III. Gli anni del senso di colpa paterno

A quel punto tutto cambia. Anche i compleanni.

Una bicicletta invidiabile, poi il motorino: un Fifty. Chiedo a mio padre se posso cambiare il mio "vecchio" SC-3000 della SEGA (avuto usato da un parente ricco che si era stufato in fretta, ma per mio padre era comunque roba di seconda mano, quindi roba da poveri) e ricevo un Commodore 64. Circa due anni dopo, l'upgrade all'Amiga 1000. Insomma, tutti i sensi di colpa di mio padre per gli anni di povertà, quando eravamo "i puzzoni dello zuccherificio", si sfogano su di me. Lo psicologo lo chiamerebbe compensazione. Io lo chiamavo Natale tutto l'anno.

Halloween è ancora quasi sconosciuto, ma le feste sono molto diverse. Il fatto che fosse il giorno dei morti continuava a rompere i coglioni, ma quando ti regalano uno stereo con troppi piani, tra Technics, Pioneer, Grundig e altri, la cosa passa in sordina. Insomma, i morti muoiono, e tra i 12 e i 18 anni ho compleanni decenti. Addirittura, organizzo feste di compleanno. YAY!!!

Fermo restando che, ovviamente, un giretto al cimitero ci sta. Non si sa mai che Wolframio si incazzi. Era un duro, Wolframio. Ne sono quasi certo.


IV. Bologna, ovvero l'invasione americana

Università. A Bologna. Ed ecco che arriva Halloween.

Com'era la festa dei morti a Bologna prima di quegli anni, di preciso non lo so. Ma se vivi nella città che ospita la Johns Hopkins, Halloween te lo becchi. I suoi erano gli studenti, anzi i laureati, più ricchi della città, e le loro feste erano divertenti. In porta Lame c'era Frank, che faceva dei cocktail esplosivi. Ho visto gente svenire, per averne bevuto uno. Solo che lì l'abbigliamento femminile saliva a un livello che definirei: "Non sono un ginecologo, ma visto che insisti, un parere te lo posso dare".

Siccome per arrotondare faccio anche il buttafuori, i pareri li distribuisco. All'ingresso. Gratis. Ma resta il fatto che a Bologna, ormai, è Halloween. Biffi (ve lo ricordate? Quello che voleva gli immigrati, purché cattolici) si incazza come un animale, e come sempre quando si incazza ottiene l'effetto contrario. Ogni sua omelia contro Halloween valeva come una campagna pubblicitaria. Gratis anche quella.

Il mio compleanno, invece, no. Mi chiamano per gli auguri solo alcuni parenti e qualche vecchio amico. Niente torta, niente candeline. Il partner del momento se ne ricorda, ma niente di più.


V. La Marina, ovvero Team Caino

Poi arriva la Marina. E qui la colpa non è della festa dei morti, ma delle feste nazionali: a inizio novembre le navi si fanno una settimana buona di commemorazioni, una più buffa dell'altra.

Così passi un compleanno a sacrificare altri vegetali (Team Caino!) in un punto a caso del mare, ragionevolmente certo che lì sotto sia affondata la corazzata Roma. "Ragionevolmente", perché il relitto l'avrebbero trovato solo nel 2012, a mille metri di profondità, e in un posto diverso: all'epoca la mira era quella che era. Ci sono state generazioni di marinai che hanno onorato con commozione un tratto di mare vuoto. I pesci ringraziano.

Una bella corona di fiori gettata in acqua, e via: anche tu come Caino. The motherfucker. Il tutto in uniforme invernale, sotto un sole sardo che spacca le pietre. Perché l'uniforme si decide col calendario, mica col termometro. Yay. Ve lo meritate, Caino.

Il secondo compleanno in Marina lo passo a Napoli, in un locale di fronte all'Accademia di Belle Arti, forse una piazza tipo piazza bellini, o roba cosi', uno degli angoli più vivi della città, a ubriacarmi con un guardiamarina altoatesino (sic!) e due femminielli conosciuti davanti al Maschio Angioino, che si erano offerti di mostrarci la città gratis. Serata splendida. Napoli che ti accoglie, l'Alto Adige che si scioglie, la Marina che non lo saprà mai. Spero.

Ma nessuno si ricorda che è il mio compleanno.


VI. Vita civile, ovvero il deserto

Torno alla vita civile, e a Bologna ormai la gente ha dimenticato i morti: alla Certosa si va per le prostitute africane, ed è tutto Halloween. Ovviamente, anche per i non-ginecologi è tempo di distribuire pareri, visto che l'abbigliamento non è cambiato.

Da lì fino al 2004 nessuno si ricorda mai che è il mio compleanno. Tranne un anno, quando finisco a Moncalieri, vicino a Torino, in uno swinger club. Dico a due tizie che è il mio compleanno, e ricevo gli auguri. Diciamo, come si usa in quei posti. È stato l'unico compleanno di quel decennio con dei regali. Non chiedetemi di descriverli.


VII. Irlanda, ovvero la patria del nemico

Poi, per lavoro, finisco a Leopardstown, a sud di Dublino. Cioè dritto nella tana del lupo: Halloween l'hanno inventato loro.

Tutto bello, e puoi scegliere (ma attento alla questione politica) tra Halloween e Samhain. Che però loro pronunciano più o meno "sàuin", e la cosa ti fa sentire provinciale. Io per trent'anni l'avevo letto come si scrive, come un cretino. In ogni caso, anche in Irlanda ad Halloween ti chiedono un parere anche se non sei un ginecologo.

Ma nessuno sa che è il tuo compleanno.

E no, nemmeno lì i morti escono dalle tombe quella notte. Secondo me all'epoca in cui arriva "sàuin" non sapevano granché del coma etilico, ed è nata la leggenda che a rialzarsi fossero i morti. In Irlanda, il 1° novembre mattina, la differenza tra un morto e un vivo è puramente burocratica.

Nota negativa: dopo i trenta e rotti, le donne irlandesi tradizionali tendono ad assumere una forma cilindrica. Ma se avete sempre voluto scoparvi un Navigatore della Gilda, la sensazione potrebbe essere quella. Solo che la loro Spezia si chiama "stout".

Negli anni di Dublino, l'unico in ufficio a sapere che è il mio compleanno è Microsoft Exchange. Il dominio Microsoft, amico sincero. Puntuale, affidabile, mai una dimenticanza. Più di qualsiasi fidanzata.


VIII. Düsseldorf, ovvero i compleanni soggetti a GDPR

La prima volta che mi trasferisco a Düsseldorf, scopro che lì l'atteggiamento verso Halloween si divide così.

I cattolici, che spiritualmente rispondono alla Baviera ma in Nordreno-Vestfalia hanno IL DUOMOOOOHHHH, lo detestano perché non è cattolico. I protestanti dicono che è satanico, e un po' rosicano: il 31 ottobre per loro è la Festa della Riforma, e Halloween gli ruba la scena. Benvenuti nel club, fratelli luterani: a me ruba la scena da quando sono nato. I know how it feels, bro.

Le famiglie ricche, intanto, mandano i bambini a scocciare i vicini di casa.

Ma i compleanni sono rigorosamente cazzi tuoi, e l'ufficio del personale ti chiede un consenso firmato per comunicare la tua data di nascita a Exchange. Non scherzo, lo fecero davvero. In Germania il tuo compleanno è un dato personale, e come tale va protetto. Soprattutto da chi potrebbe farti gli auguri. Firmai: non potevo abbandonare Microsoft Exchange, l'amico sincero che mi era stato vicino a Dublino.

Anche lì ci sono le feste per ginecologi, ma tanto, se vai alle serate Milchbar al Medienhafen, sono sempre per ginecologi, specialmente se c'è Sir Walter. Ma ripeto: nemmeno lì è davvero il mio compleanno. Halloween copre tutto. Oppure stai a casa a vivere il tuo evento privato. Ok.

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Insomma, per anni quel giorno non è MAI il mio compleanno.


IX. Nantes, ovvero le basse aspettative

Prima del periodo italiano, però, c'è Nantes. Ci vivo un anno, e lo chiamo il periodo pre-italiano, perché onestamente a Nantes non vale la pena di viverci più di così.

Sarà pure Francia, ma è un posto strano, poco francese. Del resto non sono d'accordo nemmeno loro: Nantes è stata la capitale del Ducato di Bretagna, il castello in centro si chiama ancora Castello dei Duchi di Bretagna, ma amministrativamente oggi sta nei Paesi della Loira. Metà della città si sente bretone, l'altra metà no, e nessuno dei due gruppi si sente particolarmente francese. Io, che venivo per vivere in Francia, mi sono ritrovato in un condominio dove le assemblee litigano su quale sia il condominio.

Persino il cibo non è quello che vi aspettate dalla cucina francese. Sì, d'accordo, il beurre blanc l'hanno inventato da quelle parti. È burro, con dentro altro burro. Ci si beve sopra il Muscadet, che è un vino onesto nel senso in cui è onesto un impiegato del catasto. E poi ci sono i Petit Beurre della LU, che sono di Nantes: in pratica la gastronomia locale culmina in un biscotto da colazione. Burro anche quello, ovviamente. Con tutto quel burro, "Ultimo tango a Parigi" andava girato a Nantes.

Le donne del luogo le classificherei "arredobagno". Qui le feste di Halloween non mettono a rischio la mia carriera di ginecologo onorario. E se qualcuna chiede un parere: "Non sono un ginecologo, trovane uno. Hai provato su Google?".

Ci passo un solo compleanno, ma le basse aspettative mi salvano. Non ti aspetti niente, e niente è esattamente quello che ottieni. Almeno su questo, Nantes è stata di parola. Prevedibile. Come il burro.

Poi torno in Italia, e finisco a Milano.


X. Milano, ovvero le divisioni corazzate di mamme

È il momento in cui nasce mia figlia. Torno in Italia, a Milano (ma ormai esiste la TAV, quindi Bologna è dietro l'angolo), mi sposo, praticamente inauguro il lavoro da Remoto da Bologna, (nessuno sano di mente vuole lavorare tra Kulishoff e Bisceglie) e qui il mio compleanno cambia parecchio.

Primo, perché qualcuno se ne ricorda. Secondo, perché in italia qualsiasi donna con figli passa da Donna (versione base, con tutti i bug noti) a Donna++, cioè "Mamma": una figura quasi religiosa, potentissima, riverita, con privilegi di root su tutto il condominio. Si formano divisioni corazzate di mamme, e Halloween si spacca in due fazioni. Da una parte: "Io sono una mamma seria e non mi serve un altro ginecologo". Dall'altra: "Dentro ho ancora vent'anni, e vorrei un secondo parere: secondo te si è rovinata?".

I primi anni il compleanno ce l'hai, sì, ma la festeggiata indiretta è la pargola.Tu hai il regalo, ma allora va fatto anche a lei, altrimenti "non capisce". Tu sei il fornitore della location. Poi arrivano le "feste organizzate", con pargoli travestiti da streghe e vampiri. Casa tua si riempie di gente che arriva con figli dannosissimi e rumorosi, accompagnati da due categorie di madri.

Le prime farebbero impallidire il vestito da sera di Valentina Nappi e il tacco di un trampoliere equilibrista. Le seconde sono matrone indaffarate che quella sera hanno altre trentacinque cose da fare, tutte rigorosamente coperte dal serissimo velo matronale, e ovviamente sono stanchissime. Hanno così tante cose da fare che non hanno tempo di vestirsi da Halloween. Ma ne hanno abbastanza per spiegarti, per quaranta minuti, quante cose hanno da fare.

"Ah, è il tuo compleanno? Auguri, allora! Dai, la bimba la porto a dormire da noi, così restate da soli. Wink, wink."

In effetti, una notte intera da soli, senza la pargola, è una conquista. Si dorme. Otto ore filate. Il miglior regalo di compleanno della mia vita adulta.

Ma almeno qualcuno se ne ricorda, del mio compleanno. Di striscio. In pigiama.


XI. Germania, il ritorno: expat e pratiche orribili

Poi l'Italia decide di andare in merda sul serio (parte la sigla: Mario Monti), e io torno in Germania. Stavolta con famiglia.

La situazione è la stessa di prima, ma adesso c'è la vita sociale con gli altri expat. E gli expat sono di due tipi: vecchia generazione e nuova generazione.

Quelli di nuova generazione sono nati in Italia, cresciuti in Italia, hanno studiato in Italia, si sono sposati in Italia, e poi sono diventati expat. Di tedesco sanno "Danke", "Bitte" e “Ich zahle mit Karte”. Quelli di vecchia generazione parlano un impasto di tedesco, dialetto renano, italiano e dialetto italiano, di solito meridionale. Capirli richiede un dottorato in linguistica comparata, oppure tre birre. Sulla frequenza dell'alcool comunicare viene meglio.

I nuovi: il social event

I primi sono sposati, di norma, con una milanese o una romana urbana e semicentrale, pseudoricca, ossessionata dalla vita sociale, dall'organizzare cose e dal vestirsi come se sfilasse per Armani. La serata di Halloween ovviamente non è una serata: è un social event, organizzato in uno di quei locali che si affittano apposta, così non si sporca casa.

"Ah! Delizioso! È il tuo compleanno? Ti posso fare gli auguri?"

Che senso abbia chiedermi il permesso di farmi gli auguri non lo so. Che cazzo di risposta ti aspetti? "No, la mia religione lo vieta, e adesso mi faccio esplodere con una carica di dinamite per cancellare il tuo sacrilegio"? Per favore, milanesi: smettete di CHIEDERE alle persone SE POTETE fare gli auguri. Volete farli? Fateli. Non serve il consenso firmato. Quello lo chiede solo l'ufficio del personale tedesco, e almeno loro sono pagati per farlo.

Comunque, hanno organizzato una festa troppo figa, rigorosamente in costume, troppo cool, troppo moderna, e selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, selfie, e quanto siamo fichi che facciamo le feste sciccose, eccetera. Figuriamoci se badano a cose così volgari (italiane, oserei dire) come il tuo compleanno. Un misero Geburtstag.

I vecchi: la festa vera

Gli expat di vecchia generazione, invece, sono di solito figli di coppie miste e a loro volta in coppia mista. Abbiamo quindi combinazioni tipiche: Italia-Romania, Italia-Ungheria, Italia-Turchia, Italia-Polonia. Hanno mescolato parecchio le tradizioni.

Certo, con loro puoi parlare SOLO di Bundesliga. Sapevate che Düsseldorf ha una squadra di calcio che si chiama Fortuna? Fortuna '95. Eh? Eh? Devo essere sincero: la Bundesliga mi interessa quanto avere le emorroidi. Ma hanno un grande vantaggio: piuttosto che festeggiare Halloween, festa maledetta per motivi etnici, sono disposti a festeggiare il tuo compleanno.

Con dolci e torte tipicamente italiani, ma con nomi stranieri, preparati dalle varie Małgorzata, Ioana, Andreeeeea, oppure Gülgün, Ayşe, Zeynep. Non ti chiedono un secondo parere, ma ti fanno capire che, privatamente, non gli dispiacerebbe. Non si fidano del medico della Krankenkasse.

Una festa di compleanno in cui sei festeggiato in un'orgia creola di dolci superzuccherati, mielati e pistacchiosi (tutti presentati come antichissima tradizione di Catanzaro, ma anche di Costantinopoli, che dai, sono due minuti in macchina), ogni tanto fa piacere. Ingrassa, ma fa piacere. La glicemia mi ha mandato gli auguri anche lei, con una settimana di ritardo.

Corso accelerato di pratiche orribili

E poi ascolti le loro tradizioni del giorno dei morti. Con gusto, perché sai benissimo che in Germania divertirsi in quei giorni è vietato dalla legge. E non scherzo: in Nordreno-Vestfalia Ognissanti è uno "stiller Feiertag", un giorno festivo silenzioso, e dalle 5 alle 18 gli eventi pubblici sono vietati. Qui i morti non li dissotterrano: li tutelano per legge dal rumore. Ma non mi riferisco a quello. Impari cose.

Le nonne ungheresi, per esempio, a Ognissanti vietavano qualsiasi lavoro, persino lavare e cucire: ogni punto di cucito era una pugnalata al morto. Che, essendo morto, non capisco cosa avesse da incazzarsi: al massimo il problema erano quelle prese da vivo. Quella notte i defunti andavano a messa (the socialites!!), e al suono della campana tornavano a casa a trovare i parenti. E se la tua candela al cimitero si spegneva per prima, il prossimo a morire eri tu. Rilassante.

I rumeni sono più pratici. Nel 2004, a Marotinu de Sus, una donna disse di ricevere visite notturne dello zio, morto da un paio di mesi. Lo zio, Petre Toma, aveva 76 anni, quindi escluderei che le visite fossero di natura romantica. I parenti, dopo un adeguato rifornimento di alcol, lo dissotterrarono, gli tolsero il cuore, lo bruciarono, e la nipote bevve le ceneri sciolte nell'acqua. Sei di loro presero sei mesi di carcere per turbamento della quiete dei defunti. Non sono sicuro che fossero davvero turbati, ma mi fido. Nel villaggio vicino, da allora, ai morti piantano un paletto nel cuore a scopo preventivo. Ecco, quando un rumeno vi dice "da noi il giorno dei morti è una cosa seria", credeteci. E non contraddite la nonna.

I turchi, poi, Ognissanti non ce l'hanno proprio: sono musulmani. In compenso, quando muore qualcuno, preparano la halva e la distribuiscono ai vicini. Gioite! Il nonno è morto! Non hanno un giorno dei morti, ma hanno un dolce dei morti. Che, a pensarci bene, è un'idea molto più sensata. In Turchia, se non sei tu il morto, ingrassi. Se sei tu il morto, invece, perdi peso molto rapidamente.

Unico piccolo inconveniente di queste feste: i figli sono solo leggermente meno distruttivi dei Klingon. Non so cosa mangino. Anzi, lo so: i dolci di cui sopra. Se avete paura della guerra e volete testare il vostro bunker contro i droni, posso consigliarvi i figli di coppie che conosco. Se il bunker regge a un compleanno con dodici di loro sotto effetto di halva, regge a tutto.

Comunque sì, in Germania Halloween non ha attecchito granché tra le famiglie della Generazione X. Se togli le mogli MasterChef milanesi degli expat di nuova generazione e frequenti quelli di vecchia generazione, che ormai di italiano hanno circa il 12,5% del sangue, qualche compleanno ci scappa.

Insieme a un corso accelerato di pratiche etniche orribili per il giorno dei morti.


Epilogo: un consiglio ai futuri genitori

Insomma, nascere ad Halloween è una sfiga. Una maledizione. Peggio di qualsiasi cosa possano tirarti addosso i morti, i santi o le nonne ungheresi.

Quindi, se volete avere figli, fate due conti. Una gravidanza a termine dura circa 266 giorni dal concepimento, il che vuol dire che chi nasce il 31 ottobre è stato concepito, più o meno, nella prima settimana di febbraio. San Valentino è già troppo tardi, quindi la colpa non è sua.

La colpa è della Candelora. E c'è di peggio. La Candelora coincide più o meno con Imbolc, uno degli otto sabba della Ruota dell'Anno wicca, e da Imbolc a Samhain passano 272 giorni: una gravidanza a termine perfetta. Concepito in un sabba, nato in un altro. Se è il vostro caso, non siete persone: siete il Papa degli wicca, come minimo.

Carica vacante da sempre, perché gli wicca un papa non ce l'hanno. Vi stavano aspettando.

Evitate quei giorni. Non condannate i vostri figli a una vita di compleanni sfigati, in compagnia dei nonni e dello spirito dei prozii, tipo Wolframio e Ultimo. Né, tantomeno, alle pratiche rumene o ungheresi.

Fateli dopo. O prima. Ma non lì.

Uriel Fanelli