Il panico.
Normalmente non scrivo moltissimo di cose tedesche, specialmente di politica tedesca, ma quando si arriva a livelli di comicità come quelli di questi giorni, due parole bisogna spenderle.
E contrariamente a quanto potreste credere, in questo momento a tenere banco non è più tanto l’avanzata di AfD. È la vittoria della Linke a Berlino, e soprattutto una delle proposte sulle quali ha fatto campagna elettorale: socializzare una parte degli appartamenti dei grandi gruppi immobiliari per cercare di intervenire sul costo delle case.
Per capire bene quali siano i toni della discussione, possiamo fare un paragone.
Quando vince AfD, o comunque prende percentuali da capogiro, il tono della discussione tedesca rimane sorprendentemente rilassato.
- Ha vinto AfD.
- Sì, ma lo sappiamo, Germania Est e bla bla bla.
- Ma sono nazisti.
- Vabbè, parola pesante. E poi, li ha certificati il TÜV, che sono nazisti?
- No, ma non serve il TÜV per saperlo.
- E da quando in Germania non serve il TÜV per sapere qualcosa?
- Beh, uno può pensare che AfD sia nazista, no?
- E su quali basi legali?
Insomma: discussioni abbastanza pacate, basso profilo, molte precisazioni terminologiche e giuridiche, accompagnate dall'atteggiamento tipico di quella parte di gente che vota AfD ma preferirebbe non doverlo spiegare troppo apertamente.
Più o meno questo:
https://www.youtube.com/watch?v=zvgZtdmyKlI
Poi arriva il momento in cui si parla della Linke e del costo delle case.
-
Ha vinto la Linke, quelli che vogliono esprop...
-
AAAAAHHHH! MORIREMO TUTTI!! ESCONO DAI FOTTUTI MURI!!! DECOLLARE E NUCLEARIZZARE!!! DISASTRO!!!! KATASTROPHE! KATASTROPHE!!! LA FICA SI ESTINGUERÀ ENTRO DOMENICA!!!! LE LOCUSTE!!!! MORTE!!!! MALATTIA!!!! GUERRA!!!! FAME!!!! POWERPOOOOOOIIIINT!!!!!
Insomma, da come la stanno toccando piano, direi che l'hanno presa bene.
E questo, chiaramente, comincia a produrre una certa comicità residua.
Abbiamo già detto che la possibilità di socializzare determinate proprietà è prevista direttamente dalla Costituzione tedesca. Non è una trovata della Linke, non è un relitto della DDR, non è una proposta arrivata ieri da qualche collettivo universitario: sta lì, nella Grundgesetz.
E poi arriva Merz, che promette praticamente a tempo di record una legge per impedire queste socializzazioni.
Il che è già abbastanza divertente, perché se fai una legge il cui effetto è impedire che venga applicata una possibilità prevista dalla Costituzione, prima o poi qualcuno a Karlsruhe ti farà notare il problema. Non puoi vietare per legge ordinaria che si applichi la Costituzione.
Ma la parte veramente comica sono i tempi.
I tempi di risposta di Merz sono normalmente quelli di un bradipo molto lento. Morto.
Qui invece il giorno dopo è già lì con la proposta, con l'annuncio, con la necessità di intervenire, con l'urgenza improvvisa. Una rapidità decisionale che il governo tedesco normalmente riesce a raggiungere soltanto se qualcuno sta cercando di toccare il patrimonio immobiliare.
E su questa cosa rischia pure di prendersi un'altra sdentata, perché il problema rimane sempre quello: puoi fare tutte le leggi che vuoi, ma non puoi fare una legge per vietare che esista una possibilità scritta nella Costituzione.
Anzi, politicamente la cosa rischia di essere ancora più buffa. Perché se provi davvero a togliere ai Länder la possibilità di farlo, non hai eliminato il problema: hai semplicemente preso il tema, gli hai messo un fiocco sopra e l'hai portato direttamente alle prossime elezioni federali.
E a quel punto non stai più discutendo di Berlino.
Stai discutendo, a livello nazionale, se la socializzazione degli immobili debba diventare un tema della politica federale.
Una genialata.
È tutto molto divertente.
Ovviamente, a questo punto è iniziata anche la demonizzazione della Linke.
Perché se avanza AfD, bisogna essere prudenti con le parole, distinguere, contestualizzare, capire le ragioni del disagio, non generalizzare, non chiamare nazista chiunque, aspettare eventualmente che arrivi qualcuno con un timbro DIN EN ISO 9001 a certificare il nazismo secondo procedura.
Se invece vince la Linke, il comunismo sta avanzando.
Ed evidentemente il comunismo che avanza è molto più grave del nazismo che avanza, perché nel secondo caso si convocano i politologi, mentre nel primo si convocano immediatamente l'esorcista, la Bundesbank e l'associazione dei proprietari immobiliari.
E così è partita la ricerca del Male.
A quanto pare la nuova candidata sindaca è stata vista, rispettivamente, mentre limonava con un mafioso turco, faceva patti col demonio, volava su una scopa fino al Noce di Benevento, partecipava a sabba stregoneschi, cuciva personalmente il burka alla figlia e preparava una carbonara con i dadi di mortadella.
Pare inoltre — ma qui le fonti sono ancora da verificare — che durante la luna piena reciti passi del Capitale al contrario, che abbia promesso a Satana il parcheggio di Tempelhof, che voglia sostituire la Currywurst con l'hummus obbligatorio, che abbia già compilato l'elenco dei kulaki di Charlottenburg e che tenga sotto il letto una copia dell'Articolo 15 della Grundgesetz cerchiata con il rossetto.
Qualcuno sostiene persino che abbia detto «Mietendeckel» tre volte davanti allo specchio.
Cosa che, secondo il Necronomicon, evoca i demoni e appare Sahra Wagenknecht.
Insomma, cose di evidente malvagità.
Quelle reali, naturalmente, sono molto meno folkloristiche: alla Linke vengono rinfacciati episodi e accuse di antisemitismo in alcune sue articolazioni berlinesi, e durante la campagna c'è stato davvero il caso di un rapper esibitosi a una manifestazione della Linke di Neukölln con testi contenenti appelli alla violenza; Eralp ha condannato pubblicamente l'episodio e chiesto conseguenze.
Ma attorno a questo materiale reale sta crescendo qualcosa di molto più divertente: la necessità quasi fisica di trasformare la Linke non in un partito con un programma radicale sulla casa, discutibile quanto volete, bensì nell'annuncio dell'Apocalisse.
Perché dire semplicemente «vogliono socializzare 220.000 appartamenti e io sono contrario» evidentemente non basta.
Bisogna che da qualche parte ci siano anche le locuste.
Le obiezioni più furbe, ovviamente, sono quelle del tipo: «costerebbe troppo».
Che almeno è un'obiezione seria, perché anche nel caso di una socializzazione prevista dall'Articolo 15 della Costituzione tedesca non arriva il funzionario col cappotto di pelle, mette un timbro rosso sulla porta e dice «da oggi è del popolo». Un indennizzo va comunque pagato.
Il problema è che improvvisamente tutti sono diventati esperti di estimo immobiliare.
Gente che fino a ieri avrebbe avuto difficoltà a stimare il valore del proprio garage scuote gravemente la testa e dice:
«Eh no. Costa troppo.»
Quanto?
Non si sa.
Con quale formula verrà calcolato l'indennizzo?
Non si sa.
Quali immobili saranno coinvolti?
Non si sa.
Quale delle diverse ipotesi giuridiche verrà scelta?
Non si sa.
Però costa troppo.
Dev'essere una nuova branca dell'economia tedesca: l'estimo catastale telepatico.
Anche perché qui c'è un dettaglio storico abbastanza buffo. Una parte consistente di quel patrimonio immobiliare arriva dalle grandi privatizzazioni berlinesi degli anni successivi alla riunificazione e, soprattutto, dalla stagione in cui Berlino vendeva appartamenti come se dovesse liberare il magazzino entro sabato.
Nel 2004 la GSW, che possedeva circa 65.000 appartamenti, fu venduta per circa 405 milioni di euro. Fate i conti: siamo nell'ordine dei trentamila euro ad appartamento. Certo, insieme agli immobili gli acquirenti si prendevano anche debiti, problemi e rischi; quindi non è corretto prendere quel numero e confrontarlo brutalmente con il valore di mercato di oggi.
Ma rimane il fatto che una parte importante della ricchezza immobiliare sulla quale oggi si discute è stata acquistata durante un'epoca in cui Berlino vendeva patrimonio pubblico a prezzi infinitamente inferiori a quelli attuali.
Ed è qui che secondo me si commette l'errore più grosso.
Non serve affatto socializzare tutti gli appartamenti delle grandi società immobiliari.
Non serve nemmeno avvicinarsi.
Basta prenderne una.
Una multinazionale. Un portafoglio. Una quota relativamente piccola del mercato, diciamo il cinque per cento del totale, abbastanza da dimostrare che la possibilità non è teorica.
Perché a quel punto avete cambiato il mercato senza dover comprare il mercato.
Se io sono un investitore immobiliare e sino a ieri consideravo Berlino un posto nel quale compro palazzi, aspetto che salgano di valore e considero praticamente nullo il rischio politico sul capitale, dal giorno dopo devo aggiungere una nuova voce al foglio Excel:
rischio di socializzazione.
E non deve essere del cento per cento.
Non deve nemmeno essere probabile.
Deve semplicemente smettere di essere zero.
Per un investitore che compra immobili proprio perché cerca un bene relativamente stabile, poco volatile e prevedibile nel lungo periodo, anche una probabilità piccola ma credibile di vedersi socializzare il patrimonio cambia il calcolo del rendimento corretto per il rischio.
Ed è questo il punto che sembra sfuggire nella discussione sul «quanto costa».
Non devi necessariamente comprare tutti gli appartamenti per ottenere l'effetto politico ed economico desiderato.
Devi convincere il mercato che potresti farlo.
Dopodiché saranno gli altri proprietari a cominciare a fare i loro conti.
E magari a scoprire spontaneamente che Berlino non è più il posto ideale dove accumulare altri cinquantamila appartamenti.
Il cinque per cento lo paghi una volta.
La paura del restante novantacinque, invece, lavora gratis.
Ma la propaganda di AfD è partita immediatamente anche con un'altra precisazione: Elif Eralp non è ancora sindaca di Berlino.
Verissimo.
Formalmente ha vinto le elezioni. Non ha ancora vinto il governo.
La procedura tedesca, con quella fastidiosa mania che hanno da queste parti di mettere un Parlamento tra le elezioni e il potere esecutivo, prevede che adesso si formi una maggioranza nell'Abgeordnetenhaus, il parlamentino berlinese, e che quella maggioranza elegga il nuovo Regierender Bürgermeister.
E ad oggi le maggioranze politicamente sensate sono essenzialmente due:
Linke – SPD – Grünen
oppure
CDU – SPD – Grünen
La seconda avrebbe l'interessante effetto di far vincere le elezioni alla Linke e poi lasciarla fuori dal governo.
Quindi sì: la decisione deve ancora essere presa. Eralp ha vinto le elezioni, ma non è ancora entrata nel Rotes Rathaus con la corona in testa e il decreto di esproprio già firmato.
Tutto corretto.
È curioso, però, che questa improvvisa passione per la distinzione fra «vincere le elezioni» e «governare» compaia principalmente quando vince la Linke.
Perché AfD sta cantando vittoria praticamente ovunque, e anche lì la vittoria elettorale non si sta traducendo automaticamente in un governo.
Prendete il Mecklenburg-Vorpommern.
AfD arriva prima, 38,2 per cento.
Festeggiamenti, dichiarazioni, trionfo storico, il popolo ha parlato, terremoto politico, nuovo mondo, trombe dell'Apocalisse.
Dopodiché SPD, Linke e Grünen fanno due conti e scoprono di avere insieme una maggioranza.
Ops.
Quindi AfD potrebbe tranquillamente aver vinto le elezioni e non governare nemmeno lì.
Ma la cosa diventa ancora più divertente in Sassonia-Anhalt.
Lì AfD ha 39 seggi.
Gli altri — CDU, SPD, Grünen e Linke — messi insieme ne hanno altri 39.
E poi ci sono cinque deputati del BSW.
Cioè Sahra Wagenknecht.
In altre parole, per trasformare la vittoria elettorale in potere vero AfD deve trovare, in una forma o nell'altra, quei cinque voti.
E quindi dipendere da Sahra.
Ora, io capisco che nella vita uno debba fare dei compromessi.
Ma dipendere politicamente da Sahra Wagenknecht è una di quelle situazioni nelle quali persino io suggerirei di leggere attentamente le condizioni contrattuali prima di premere «Accetto».
Il BSW ha escluso una coalizione formale con AfD, ma non ha escluso altre forme di cooperazione parlamentare o persino di tolleranza.
Quindi la situazione è questa:
quando vince la Linke bisogna immediatamente precisare che non governa ancora.
Quando vince AfD, invece, basta il verbo vincere.
Il governo, eventualmente, lo vediamo dopo.
È una piccola asimmetria linguistica, ma molto istruttiva.
Insomma, la parte curiosa del dibattito politico tedesco di oggi e' che , come mai era capitato prima, si vede la politica tedesca perdere la testa, solo perche' qualcuno dice "esproprio".
Ops, socializzazione.
Uriel Fanelli
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