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Burioni, Corallo e l'etica del Grande Fittone.

Sono stato raggiunto in ritardo dalla polemica innescata da un idiota che usa la politica come ascensore sociale (l’unico ascensore, credo , ancora disposto ad elevarlo) contro il Prof Burioni. Non e’ che io straveda per Burioni, sia chiaro. Nel senso che l’intenzione forse e’ onesta ma l’esecuzione mi sembra carente. Ne ho gia’ parlato in passato, credo. Svelo prima il mio bias, poi procedo col resto. Riguardo a Burioni, la mia opinione e’ semplice: se in un paese ove ogni famiglia ha un medico di base (e ogni bambino ha un pediatra) esiste ancora gente che non vuole vaccinare i figli, sicuramente c’e’ molta ignoranza, ma c’e’ anche una classe di medici e pediatri che sta fallendo miseramente nel consigliare le famiglie.

Nell' era di Same Govy

Uno degli intellettuali piu’ impiattati della storia recente e’ Umberto Eco. E ho voglia di parlarne per via della sua opinione (sbagliata) secondo la quale sui social network la parola dell’ultimo imbecille vale quanto la parola del piu’ grande intellettuale. Ne parlero’ in riferimento ai recenti fatti francesi, il cosiddetto movimento delle giacchette gialle. Allora, punto primo: Umberto Eco. Si tratta di un intellettuale estremamente impiattato, nel senso che se preso in modica quantita’ , disposto con pretese di raffinatezza al centro di un piatto ornato di inutili (quanto velleitari) arzigogoli, e’ proprio quel pop che e’ diventato il top.

La sinistra percepita

E’ divertente veder scendere in piazza i cittadini contro le amministrazioni locali che hanno votato, perche’ dimostra una cosa che ho sempre pensato: gli italiani non fanno opposizione, al massimo hanno problemi economici. Cioe’ iniziano a protestare non contro l’ingiustizia o contro la cattiva amministrazione, ma contro l’impatto che una pessima amministrazione ha sui loro portafogli. Verrebbe da chiedersi “ma davvero ai romani servivano due anni per capire con chi avevano a che fare?

Carlo Calenda, il ministro del millenovecento

La lotta all’impiattamento culturale ha appena ricevuto uno stimolo da una vicenda italiana , apparentemente irrilevante, che riguarda uno dei personaggi piu’ impiattati della scena italiana: l’ex ministro Carlo Calenda. E sia chiaro: anche se tutto si e’ aperto con una polemica sui videogiochi, non parlero’ dei videogiochi. Quando parlo con i grandi fan di Calenda, mi scopro sempre a discutere del fatto che rispetto a Di Maio Calenda fosse un gigante delle politiche industriali.

Manifesto della Tirotta

Dare uno scopo a questa stagione del blog non e’ stato facile. Inizialmente lo avevo riaperto solo per riprendere dimestichezza con la scrittura in italiano. Avevo (ed ho) paura che vivendo all’estero e parlando raramente in italiano, il mio italiano peggiori (anche oltre il disastro attuale).E’ un fenomeno che noto spesso tra gli expat. Ma oggi ho avuto come un’illuminazione, per via del fatto che sono andato a festeggiare il mio compleanno in un ristorante “tradizionale tedesco” che nel menu’ aveva scritto “se vuoi l’impiattamento, esci da qui con le mani in alto”.