Quando Amazon non c'entra.

sodomizing the victim Jan 23, 2020

Avendo autopubblicato dei libri con Amazon forse non sono la persona piu' adatta a parlare della situazione delle librerie in Italia, oppure forse e' tutto il contrario. E questo nasce dal fatto che , dopo aver letto delle "Librerie storiche che chiudono per colpa di Amazon" , ho voglia di scrivere qualche parola su come funziona il panorama librario italiano.

Per prima cosa, l'Italia ha una vistosa anomalia.

In Italia, cioe', gli editori possiedono anche la distribuzione. Che cosa significa?

Significa che in tutto il mondo l'editore si limita a produrre il libro. Dopodiche' inizia il processo di distribuzione, che e' tutto il sistema di logistica, pubblicita' , eventi, marketing, merchandising richiesti dal libro, sino alla "gestione" delle librerie.

"Gestione" delle librerie e delle vetrine significa che offrendo piu' o meno soldi per mettere un libro in vetrina, o per tenere tutto il merchandising in vista, eccetera.

Allora, nei paesi normali (e lo so perche' sto scrivendo un altro libro di SF e sto contattando un editore) succede che tu parli con l' editore, l'editore ti supporta nella produzione del libro, (se e' valido: ma in Germania la SF ha piu' mercato e piu' collane) e alla fine decidono in che formato e come farlo. Bene.

Da quel momento in poi, arriva il distributore. Il distributore decide moltissimo e decide se e come offrire il libro al mercato. Ovviamente se sei la Rowling il distributore sa gia' che deve accordarsi con l' editore per il merchandising e il lancio, ma se non sei nessuno (ma il distributore ritiene che potrebbe avere senso) allora trovi piu' o meno in vetrina e piu' o meno invitato a presentare il libro.

Questo, pero' , toglie tantissimo potere all' Editore, e toglie tantissimo potere al distributore. Il fatto che siano separati significa che in Italia il 60 per cento del prezzo di copertina va alla distribuzione. In Germania varia tra il 40 e il 50 per cento.

Come si arriva a questo?

Il problema dell' Italia e' che Editori e Distributori sono  le stesse entita'. Facciamo i nomi:

Mondadori, Einaudi e Rizzoli hanno la loro distribuzione, tutto il resto è distribuito da questo gruppo Feltrinelli-Messaggerie. Messaggerie è il gruppo Gems, quindi Longanesi, Guanda, Neri Pozza, Garzanti e molti altri. È la famiglia Mauri Spagnol che gestisce tutto quanto, unita a Feltrinelli. Poi c’è la distribuzione della Mondadori e una piccolissima parte di distribuzioni indipendenti, tra cui ALI (Agenzia Libraria International) e poche altre piccolissime.

Cosa significa questo? Nel caso la vostra casa editrice indipendente voglia distribuire libri in Italia, puo' solo chiedere, di fatto, a quattro entita': Amazon, di Messaggerie, della catena Feltrinelli e della catena Mondadori. Che sono anche editori.

Se loro dicono alla vostra casa editrice "no, non te lo distribuiamo", la vostra casa editrice vi risponde che non avete speranze. Potete aver scritto qualcosa di bellissimo, ma se non siete dentro la "mafia" di questo giro, non ottenete nulla. Questo fa capire quanto siano stati credibili personaggi come Valerio Evangelisti, che fa il rivoluzionario, cita Toni Negri e tuona contro il capitalismo, e poi semplicemente si unisce alla mafietta del quartierino. Idem per Saviano e tutti gli altri rivoluzionari da operetta che lottano contro "mafie e la loro cultura".

Perche' non importa nemmeno la casa editrice, che in Italia NON PUO' essere indipendente: se possono distribuire e' perche' sono d'accordo con un distributore, e siccome i distributori coincidono con gli editori , NON ESISTONO in Italia "case editrici indipendenti", sono tutti satelliti, o sono tutti sotto ricatto/influenza.

In questo panorama, il problema e' Amazon. Amazon e' entrata nel mercato della distribuzione, e' un distributore potentissimo per via della sua logistica, e accetta molti libri, e molto facilmente. Il motivo e' che vendendo online non ha limiti di catalogo.

Cosi', e' successo che quando sono entrati nel panorama quelli di Amazon abbiano "aperto" un pochino il mercato, e persino gli editori/distributori tradizionali si rivolgono ad Amazon molto piu' spesso.

Quindi la situazione e':

  • Il mercato tradizionale, quello che confluisce nelle librerie, e' sotto il controllo di un monopolio che di fatto costringe le librerie a mettere in vetrina Bruno Vespa, il libro di Totti, e altre miserabili porcherie delle quali non frega un cazzo a nessuno, se non ai salotti bene ove vivono i padroni della distribuzione, che sono amici dei vari Vespa e Totti.
  • Il mercato digitale e' dominato da Amazon, che pero' non distribuisce in libreria. Distribuisce a casa. Le case editrici "indipendenti" che hanno rialzato la testa sono quasi tutte dipendenti da Amazon. Solo che hanno anche i libri piu' interessanti (perche' ripeto: il libro di Bruno vespa in vetrina come se fosse la Rowling(1) e' possibile solo per via del monopolio) e questo toglie i libri interessanti alle librerie.

Il motivo per il quale Amazon sta facendo scomparire le librerie e' che sta assorbendo tutta la produzione libraria piu' interessante. Il self publishing , unito alla possibilita' per qualsiasi editore di distribuire a sue spese , stanno facendo confluire in Amazon tutta la liberta' possibile. E voi sapete che quando si tratta di arte, la liberta' intellettuale e' fondamentale.


Non dico che quelli di Amazon siano voltairiani. Ma Amazon non fa solo da Buyer: consente anche alle case editrici di lavorare come venditori puri. In questo modo, Amazon accetta praticamente qualsiasi libro, a patto che l' editore si accolli parte della logistica alle solite condizioni Amazon.

In pratica, quando fa da Buyer Amazon si comporta come "i cattivi". Ma quando fa da e-commerce Amazon si comporta come pura logistica. E questo ha aperto il mercato in maniera pesantissima, perche' quando Amazon fa da pura logistica, "money talks", non ci sono Bruni Vespa che contano.

E non menziono Vespa per sadismo, ma:

Le librerie, quindi sono strangolate su entrambi i fronti, nel senso che:

  • I loro distributori li obbligano a scelte editoriali catastrofiche. Manipolando le percentuali, li costringono a tenere in esposizione i libri di quelli che contano nei "giri bene", ma sono cose delle quali alla gente frega poco. Il lettore seriale non compra il libro di Riina, il libro di Vespa o il libro di Barbara d'Urso. Mettendolo in vetrina attingono a quelle persone che vogliono fare un regalo, che non sono dei grandi lettori, che hanno bisogno di un libro da leggere in vacanza, ma di fatto nascondono agli appassionati i libri migliori, che di solito sono in fondo, ammassati in una pila, vicini alla gabbia del ghepardo (cit.).
  • Amazon offre anche soluzioni alternative, ma non fa uso delle librerie. I pochi lettori seriali italiani, che andavano in selezionatissime librerie (spesso tematiche) cercando cose che confacessero ai loro gusti, oggi faticano perche' le librerie stanno perdendo la possibilita' di offrire quei libri, che vengono offerti online.

A questo si aggiunge una catastrofe ulteriore: per ovviare alla carenza di qualita' della merda che mettono in vetrina (Urso, Vespa, Riina, etc) si trovano a compensare con la quantita'. Questo perche', non avendo competenze ne' idee (chi le aveva ha smesso di lavorare per i monopolisti da tempo) non sanno su chi puntare. Quindi buttano fuori tutto, sperando che nasca il "caso" Ferrante. MA con 73.000 uscite l'anno, le librerie non hanno abbastanza spazio per selezionare i libri migliori. E cosi' la media e' che un libro rimane sugli scaffali per circa un mese, poi sparisce.

Ma questa non e' colpa di Amazon. Amazon ha messo in difficolta' le librerie semplicemente perche' ha preso (offrendo liberta' ) quel poco di interessante che ancora i distributori-editori tradizionali offrivano.

Adesso, pero', occorre chiarire una cosa: e' l'oligopolio degli editori-distributori, ad uccidere le librerie, o e' Amazon?

No, non e' Amazon: l'azienda di Bezos in questo caso ha solo messo la merda a contatto col ventilatore. Ha fatto esplodere una delle tante situazioni di latifondo commerciale che esistono in Italia. Le librerie riuscivano a vivacchiare, incastrate nella situazione di latifondo, ma un nuovo ente a dividere la torta sta facendo saltare il sistema.

Il problema del sistema latifondista italiano e' proprio questo: lo sfruttamento si estende e ognuno prende la propria fetta, sino a quando per tutti rimane solo lo stretto indispensabile per sopravvivere.

L'equilibrio sembra resistere per sempre, dal momento che come tutte le cose politiche, viene calibrato alla perfezione per non lasciare a nessuna fazione abbastanza potere da cambiare le cose, il che significa, abbastanza soldi per ingrandirsi.

Il problema viene quando arriva un nuovo ente, di solito straniero, e si prende una fetta. In quel caso, poiche' le fette erano calibrate per garantire la mera sopravvivenza a tutti, il sistema si rompe, e si rompe dal lato piu' debole.

Ma di questo e' inutile dare la colpa all'agente esterno che rompe un equilibrio di mera sussistenza. Il problema e' che il sistema di oligopolio esistente soffoca le librerie:

  1. Non possono differenziare l'offerta perche' ad un certo punto se vogliono vivere devono mettere in vetrina il Bruno Vespa della situazione.
  2. Non possono accumulare abbastanza soldi per investire e migliorare (o ingrandirsi) perche' una provvigione del 60% li strangola e lascia loro un EBT piccolissimo.
  3. Non hanno spazio da dedicare ai libri interessanti, perche' esce cosi' tanta merda che non riescono a seguirla tutta.

Questo e' il punto: le librerie non le sta strangolando Amazon. Amazon ha solo fatto scoppiare un sistema che offriva la mera sussistenza a tutti.  Vedere i librai che si lamentano di Amazon e' come vedere gli abitanti di un quartiere mafioso lamentarsi perche' adesso e' arrivata ANCHE la mafia nigeriana. Ma prima c'era quella nostrana, e nessuno fiatava.

Una parte di colpa ce l'hanno le librerie: se te lo fai mettere in culo pensando che alla fine puoi vivere anche con un culo rotto, devi sempre chiederti cosa succedera' quando arrivera' uno con un cazzo piu' grande. Ed oggi e' arrivato.

Anche questo e' un difetto italiano: si sopporta il sistema mafioso dicendo che tanto "posso sopravvivere", e quando arriva lo straniero che spacca tutto si accusa lo straniero. Ma se non hai fiatato quando Feltrinelli te lo buttava nel culo, caro libraio, adesso taci e ti prendi anche Amazon. Fa piu' male? Eh, a prendere cazzi in culo e' cosi': sai come cominci, ma non sai chi arriva dopo.

Ma la massima parte della colpa ce l'ha un sistema di distribuzione che si e' fuso con gli editori e che si e' fuso anche con la politica e con i salotti bene di Roma: se trovate Bruno Vespa in vetrina e' perche' conosce le persone giuste nei salotti giusti. Il fatto che queste conoscenze romane possano bastare per essere su tutte le vetrine del paese la dice lunga su quanto mafioso sia il sistema attuale.

Il punto, quindi, e' semplicemente questo: Amazon e' il solito straniero che arriva a scompaginare degli equilibri italiani. Come al solito, l'equilibrio si sfascia dalla parte del piu' debole.

Siccome il piu' debole ha sempre sopportato il sistema sino a quel momento, non mi viene da provare compassione, dal momento che se hai fatto trenta, adesso devi fare trentuno.

E il trentuno e': chiudere.

Per questa volta, quindi, Amazon non ha colpa. Chi vuole trovare un colpevole, non ha che da quardarsi allo specchio.

(1) Una precisazione. Non amo tantissimo la saga di Harry Potter. Ma non e' perche' sia scritta male: quella donna e' un genio. Quando una arriva ad inventare un linguaggio per la magia, stiamo parlando di una che maneggia la lingua e ha palle d'acciaio. Scrive benissimo, peraltro. Il problema e' che non mi piace il genere, ma sono gusti personali. La Rowling e' una scrittrice con attributi d'acciaio, e mi fa ancora piu' piacere perche' ha fatto scomparire le velleita' provinciali del New Italian Epic, una porcheria invereconda che fortunatamente e' scomparsa dal mercato con una cataclismica (e meritatissima) pernacchia.

Uriel Fanelli

Non sono io che so tutto. Sei tu che non sai un cazzo di niente.