Vedo un grosso dibattito sulla storia delle aperture domenicali. Secondo me e’ una di quelle polemiche gettate i pasto alla popolazione , allo scopo di far dimenticare qualche problema reale. Lo dico perche’ comunque impatta una quantita’ piccolissima di PIL, ed una quantita’ microscopica di persone rispetto al totale.

Poiche’ se ne discute, proviamo a ragionarci. Non mi va di entrare nei dettagli economici perche’ alla fine dei conti occorrerebbe uno studio approfondito ed analitico. Cosi’, proviamo ad usare la logica, ed esaminare il problema come se stessimo osservando un fenomeno fisico qualsiasi.

Partiamo dai clienti. Che cosa possiamo dire?

La prima affermazione e’ molto chiara: significa che per quanto riguarda i “bisogni”, cioe’ i consumi abituali (vestiti, detersivi per casa, cibo) voi comprerete comunque quanto vi serve. E’ inutile illudersi che le persone mangino di piu’ o di meno se cambiano gli orari dei negozi. Quindi il problema non riguarda le spese primarie, quelle legate ai consumi abituali, cioe’ ai bisogni.

Continuerete a comprare le vostre mutande se pensate che le mutande vi servono, a prescindere che le compriate online, nel negozio sotto casa, o se mandate qualcuno a comparvele, o se le comprate nel weekend.

La seconda affermazione e’ altrettanto chiara: il budget a disposizione delle famiglie non cambia con l’apertura dei negozi. Se una famiglia ha una certa quantita’ di soldi da spendere, la quantita’ rimane quella a prescindere che il nagozio sia aperto o meno. Il vostro reddito, lo stipendio, pensione, rendita o qualsiasi cosa vi porti soldi a casa non cambiera’ cambiando gli orari di apertura. Quindi il problema non riguarda la quantita’ di soldi complessiva in gioco.

Allora, quale quantita’ di soldi riguarda? Usando la logica, si tratta di quel reddito che avanza dopo aver speso i soldi nei bisogni , i consumi abituali. In pratica, stiamo parlando di spese voluttuarie.

Questa precisazione e’ importante, perche’ ci dice che parliamo specificamente di alcune “classi sociali”, quelle che hanno soldi da spendere dopo aver soddisfatto i bisogni primari. Il fatto che Di Maio sia un alfiere di questa battaglia per soddisfare queste classi sociali mi dice molto del suo elettorato: altroche’ giovani disoccupati e cittadini rovinati dalle malvage banche. Stiamo parlando di una ceto che ha budget da spendere nel weekend, dopo aver soddisfatto i bisogni di base.

La cosa puo’ piacere o meno a quelli che disprezzano le persone come “piccoli borghesi” quando gli stanno antipatici o come “ceto medio” quando gli stanno simpatici. Ma il punto e’ che gli orari di apertura dei negozi, in una prospettiva “macro”, aumentano solo la spesa voluttuaria, perche’ se vi serve la benzina per l’auto potete trovare comodo o meno un distributore aperto di notte, ma in ogni caso la comprerete. Sara’ meno comodo, ma quei soldi li spenderete comunque . Chi spendera’ di piu’ sara’ chi ha budget per le spese voluttuarie.

Andiamo ora al discorso dei lavoratori. Alcuni dicono che queste persone siano in difficolta’ per via del lavoro domenicale, notturno o festivo. Altri dicono che facciano a gara per avere quei soldi in piu’ (se pagati come straordinario), e quindi lavorare nei festivi e’ una buona notizia per loro.

Le affermazioni sono entrambe vere, e dipingono una situazione di merda.

Se voi avete letto Primo Levi, avrete notato come i prigionieri di un campo di concentramento litigavano per le bucce di patata. Questo perche’ venivano nutriti con circa 450 Kcal al giorno, e quindi le bucce di patata erano un integratore prezioso. Ma questo non ci parla della bonta’ nutrizionale delle bucce di patata.

Ci dice che quelle persone facevano la fame.

Analogamente, il fatto che i lavoratori oggi stiano a litigare per sacrificare il tempo libero e gli affetti ci dice una cosa molto semplice:

Sono sottopagati

Se pagate una persona con una cifra insufficiente , ovviamente litighera’ con i colleghi per poter fare degli straordinari. E vi rivelo un segreto: se rinchiudete questi lavoratori a Treblinka e gli date 450Kcal al giorno, litigheranno anche per le bucce di patata. Ma da qui a vendere le bucce di patata come progresso sociale, ce ne passa.

Quando sentite dire che qualcuno litiga per rovinarsi il weekend in cambio di soldi, dovreste chiedervi per quale ragione quelli che guadagnano un pelino di piu’ siano a spasso nel centro commerciale. Come mai la commessa del gelataio ha litigato per fare la domenica in gelateria, mentre voi siete coi bambini dall’altra parte del banco ? Volete saperlo? Beh, semplice: confrontate le buste paga.

E’ inutile girarci attorno: se oggi non ci litighiamo le bucce di patata e’ perche’ non siamo internati a Treblinka. Analogamente, se molti di noi non si litigano la possibilita’ di lavorare la domenica e’ perche’ guadagnano abbastanza nel resto della settimana.

Stiamo parlando di lavoratori sottopagati. Questa e' la forza che spinge quei lavoratori a litigarsi gli straordinari domenicali

Che vi piaccia o che non vi piaccia, nessuno sacrifica il tempo libero se puo’ evitarlo, cosi’ come nessuno mangia bucce di patata se ha nel forno del brasato al barolo. End of story. Se non ci credete, entrate in qualsiasi aula universitaria e chiedete agli studenti , quanti di loro sognano un lavoro che li porti a sacrificare il weekend per due spiccioli in piu’, e quanti invece sognano di dedicare il tempo libero alle cose che amano fare.

Ma una volta che abbiamo iniziato a discutere del valore del tempo, adesso torniamo al cliente.

Perche’ abbiamo detto che stiamo parlando di spese non primarie, ma non e’ detto che tutti i clienti useranno queste aperture a questo scopo. Perche’ una volta scatenata l’apertura continua nei negozi, succedera’ quello che e’ successo con le palestre h24: chi non ha tempo per fare sport di giorno lo fa di notte.

Parliamo quindi di una classe di clienti che non hanno tempo di andare in negozio durante la settimana. Interessante. Perche’ se i dipendenti litigano per poter guadagnare due lire di straordinario, dall’altro lato c’e’ una folla di persone che preme per usare il weekend allo scopo di fare la spesa, che non puo’ fare durante la settimana.

In pratica, cioe’, i clienti si dividono in due categorie: i borghesi che hanno soldi da spendere in spese voluttuarie, e quei lavoratori che non hanno tempo durante la settimana. Abbiamo cioe’ quelli che hanno poco tempo contro quelli che hanno pochi soldi. E quelli che hanno poco tempo chiedono ai lavoratori con pochi soldi di vendergli tempo.

Quindi:

  1. Economicamente parlando, l’apertura dei negozi e’ un problema che riguarda SOLO le spese voluttuarie. Le altre rimarranno invariate, visto che si tratta di bisogni. La dimensione delle spese voluttuarie non cambia, perche’ il reddito non viene inficiato.
  2. Parliamo di una classe di dipendenti sfruttati, al punto da accettare di peggiorare la qualita’ della propria vita per due lire di straordinari.
  3. Parliamo di una classe di clienti senza tempo libero, al punto da accettare di trascorrere il tempo libero per comprare beni primari.
  4. Parliamo di una seconda classe di clienti che intendono dedicarsi alle spese voluttuarie.

In questo schema, la parte 1 e la parte 4 sono le uniche due affermazioni “neutrali”, cioe’ sono affermazioni che non mostrano nessun fenomeno preoccupante.

La 2 e la 3 invece sono preoccupanti.

Se possiamo vedere subito il problema del lavoratore sottopagato che accetta di sacrificare il tempo libero e la famiglia per due lire, fatichiamo a vedere il problema del cliente senza tempo libero.

Facciamoci una domanda: ma davvero milioni di persone sognano di passare il tempo libero tra gli scaffali di un supermercato, al distributore di benzina? Davvero milioni di persone sognano di comprare i detersivi di casa anziche’ essere a casa a guardare un film, o fare una passeggiata?

Possiamo girare la domanda: ma davvero qualcuno sogna di andare in palestra alle 23:00 , anziche’ farsi una partita a calcetto con gli amici alle 19:00?

Questo e’ il punto: la distruzione del tempo libero. In Italia, il bilancio “vita/lavoro” e’ cosi’ sbilanciato dalla parte del lavoro, che stiamo assistendo allo scontro tra due classi sociali: la prima senza soldi, la seconda senza tempo libero.

In entrambi i casi si tratta di due classi di lavoratori sfruttati: agli uni mancano i soldi per vivere, agli altri manca il tempo per vivere.

La soluzione cercata NON e’, pero’, quella di dare piu’ soldi agli uni e piu’ tempo agli altri. La soluzione e’ fare in modo che quelli senza tempo comprino il tempo da quelli senza soldi. Possiamo riassumere l’equilibrio tra la domanda e l’offerta cosi’:

“Life/Work balance” Meno Soldi Piu’ soldi
Meno tempo Schiavitu’/Sfruttamento totale. Burnout
Piu’ tempo Lavori Saltuari/Precariato/Part Time/Disoccupati Rendita/Ricchezza

Questo e’ piu’ o meno quanto accade. In pratica, hanno preso una categoria che aveva tempo ma non soldi, e gli stiamo facendo vendere il tempo a chi ha i soldi.

Qual’e’ il punto? Torniamo indietro: se si tratta di spese voluttuarie, siamo ad una situazione che conosciamo: il ristorante rimane aperto la notte. E i clienti sono quelli con piu’ soldi, sia i “burnout” che non hanno tempo per mangiare a casa, sia i ricchi.

Ma le categorie che stanno scambiando tempo per soldi sono anche (e forse specialmente) quelle con meno soldi. Da un lato persone che lavorano 10,12,14 ore al giorno (commuting compreso) e quindi non hanno tempo per fare la spesa. Dall’altro quelli che sono sottopagati e quindi pronti a sacrificare il tempo libero.

In pratica, una guerra tra due tipi diversi di schiavi sta venendo affrontata facendo incontrare la domanda e l’offerta.

Quando una persona che non ha tempo va a fare gli acquisti di notte, in un negozio aperto da qualcuno che non ha soldi, si sta chiudendo un cerchio che non rende piu’ ricco nessuno: un tipo di schiavo sta barattando qualcosa con un altro tipo di schiavo.

E’ come se in un campo di prigionia i prigionieri con le bucce di patata scambiassero le bucce con quelli che avevano le scarpe meno rotte. Sicuramente esiste un “deal”, sicuramente la domanda e l’offerta si incontrano,

ma lo scenario generale parla di miseria e sfruttamento

Questo e’ il punto.

E guarda caso, e’ proprio il punto di cui NESSUN giornale parla.