elite · populismo

L' élite ringrazia.

Sto osservando con estremo divertimento le dichiarazioni di quell'imbecille antivaccinista che continua a chiedere "ma chi ha deciso che la scienza sia piu' importante della politica?", per due motivi. Il primo e' che non e' colpa sua. Questo personaggio esce da una scuola che gli ha bollito il cervello a furia di Platone, Plotino e Socrate. Questa scuola lo ha convinto che la politica sia l'attivita' piu' alta cui l'ingegno umano si possa dedicare, per cui chi fa politica potra' ben sentirsi cognitivamente superiore a chiunque altro.

Ora, se permettiamo che migliaia di giovani entrino dentro scuole ove si insegna questo, quello che otterremo sono esattamente degli individui del genere. Che alcune facolta' stiano coltivando una mentalita' controscientifica, cioe' di aperta ostilita' ed avversione verso la scienza, non e' un mistero per nessuno. Quando uno scienziato si alza e dice "noi sappiamo che..." qualcun altro si alza dicendo "ma il po-sapere non concide con l'io-sapere del tu-superficie del pas-metodo ", e sappiamo tutti da quale facolta' escano queste persone. E possiamo tranquillamente misurare , tra i Vannoni e i Barillari, quali siano le facolta' coinvolte.

Se almeno una ministra della sanita' che e' anche medico si sforza di barcamenarsi sulla "liberta' di vaccinare" ma non si azzarda (se non in sordina) di sminuire l'efficacia dei vaccini, chi lo fa apertamente - e con una discreta parlantina - viene sempre, (o almeno spesso) da alcune facolta'.

Quindi, ripeto: non e' colpa loro. Stanno solo ripagando il paese dell'investimento , stanno restituendo al paese i frutti della loro "istruzione". E non sono in malafede: in fondo, quel "sapere" viene loro data da coloro cui hanno affidato se' stessi quando si sono iscritti ad una facolta', che ha promesso loro una crescita.

Non e' colpa loro. E' colpa di alcune specifiche scuole.

Il secondo punto, che e' quello centrale di questo post e' il seguente: "niente come una lotta contro le elites alimenta le elites". Per spiegare questa affermazione , faccio alcuni esempi, dai piu' semplici ai piu' complessi.

Prendiamo i vaccini. Vaccinare qualche migliaio di bambini in meno , si dice, fa male al "Big Pharma". Ok. Vediamo quanto male fa.

Adesso poniamoci una domanda: quanto rende un malato di poliomelite al "big pharma"?

Beh, dipende da quanto esteso e' il danno. Innanzitutto verra' soccorso mentre avviene il danno, il che ha costi altissimi. Se ci ha solo rimesso una gamba, parliamo di ortopedia , per tutta la vita. Stampelle, scarpe speciali, sostegni di ogni genere. Per i casi piu' gravi si arriva sino al polmone d'acciaio e assistenza continua. In soldoni, svariate centinaia di migliaia di euro. Che confrontate coi pochi euro di una singola dose di vaccino, fanno sembrare il vaccino un pessimo affare per il "big pharma".

E se una donna in gravidanza prende la varicella? Beh, anche qui dipende da molti fattori. Se poi arriva l'aborto, in termini ospedalieri siamo ad un'operazione che allo stato costa 2/3000 euro. Se avviene vicino al parto e si ammalano sia madre che figlio, allora occorrono diverse settimane di ricovero, trattamenti speciali per il neonato, e altro. Siamo ad un costo che cresce ancora.

In generale, cioe', questa cosa delle vaccinazioni e' un cattivo business per il "big pharma", perche' in generale le cure costano piu' dei vaccini.

Sin qui era un esempio semplice. Quindi sembra limitato ad un solo tecnicismo. Ma adesso andiamo a fare esempi piu' complicati.

Andiamo al "potere politico". Di Maio e' convinto di aver tolto potere ai soliti baroni di Confindustria per il semplice fatto di sedere su quella sedia. Il guaio e' che da quella sedia se ne esce dicendo che secondo lui le industrie non fanno altro che produrre cose con stampanti 3D. Parole sue, riferite alla ferrovia TAV.

A questo punto, mettetevi nei panni di CHIUNQUE abbia dei soldi da investire (straniero o meno) che voglia sapere dove va l'industria italiana. Mettetevi nei panni di qualcuno che voglia sapere quali sono i piani per l futuro, quale sia la strategia globale. O chiedi a Di Maio, che ti dira' "piu' stampanti 3D", oppure se vuoi sapere come stiano le cose vai a chiedere Confindustria. Quanto potere ha Confindustria e quanto ne ha DiMaio?

Aver messo Di Maio su quella poltrona ha semplicemente delegittimato la poltrona. Ma siccome in politica Nequaquam Vacuum, il posto di Di Maio per quanto riguarda le politiche industriali l'ha preso Confindustria. Oggi come oggi, se volete lavorare con l'industria italiana, chiamate Viale dell'Astronomia. End of story.

Allora, mettere un pinco pallino qualsiasi sul tavolo del ministro, quanto potere ha trasferito dal ministero a Confindustria?

 

TUTTO.

C'e' poco da fare su questo: il ministro sara' invitato ogni volta che e' obbligatorio invitarlo, ma potete stare tranquilli che ora le riunioni davvero importanti si faranno con gli industriali. Non con il ministro.

Possiamo continuare con il caso piu' evidente: Tria. Quando hai ministri che straparlano di euro qui ed euro la', di flat tax qui e reddito di cittadinanza li', quello che faranno tutti quelli che hanno un interesse ad investire nella finanza italiana. Tutti quelli che fanno affari con le banche italiane, che sono stracolme di debito italiano, vogliono sapere che cosa fara' l'Italia.

Ora, se quando lo chiedi ai sottosegretari di Tria ottieni parole senza senso perche' non parlano neppure la stessa lingua degli interlocutori, a chi puoi chiedere? A Tria. E se vuoi sapere qualcosa sulla futura tassazione italiana, a chi chiedi? A Tria.

In pratica, sebbene esista un Presidente del Consiglio ed una pletora di ministri economici, o ministri che hanno in mano leve dell'economia, (come le infrastrutture, per dire), tutti quelli che vogliono farsi un'idea dovranno incontrare Tria. In orario d'ufficio o meno, oggi come oggi Tria e' il governo.

Aver messo una nullita' come presidente del consiglio, cioe', ha dato tutto il potere (chi ha i soldi ha il potere) nelle mani di Tria. Se l'intento era quello di togliere peso all'economia per darlo alla politica, beh, si e' ottenuto esattamente il contrario.

Se volete conoscere quale sara' la politica bancaria italiana oggi, o andate da Bankitalia o da ABI, cioe' l'associazione dei banchieri italiani. Non andate dal governo: il governo rispondera' bofonchiando minchiate elettorali di nessun significato per chi opera davvero nel settore.

Esiste un proverbio molto saggio che dice "nel paese degli orbi il guercio e' Re". Se riempite di idioti tutte le posizioni statali che contano, lo stato semplicemente non e' piu' capace di fare l'interlocutore: non parla neppure la lingua delle controparti. Di conseguenza, le controparti si rivolgono a grandi player, dando loro ancora piu' potere.

E' un pochino la storia di quelle persone che un tempo sbarcavano il lunario scrivendo lettere per chi, analfabeta, non ne era capace. Quando tutti hanno saputo scrivere e leggere, ovviamente il loro business e' finito. Ma se domani l'ignoranza imperasse di nuovo, ecco che queste persone tornerebbero potenti.

Quello che sto dicendo, cioe', e' che ad ogni livello piazzare degli incompetenti ai vertici dello stato sposta potere verso i corrispondenti players privati.

In definitiva, le Elites esistono, sono sempre esistite ed esisteranno sempre. Quello che potete chiedere per attenuarne la morsa e:

 

  1. Di rispondere delle loro decisioni a chi le decisioni le subisce.
  2. Di avere un sistema di contrappesi che limitino i loro abusi.

siccome il mercato non e' dotato di nessuno di questi meccanismi, la scelta migliore e' di mettere le elites dentro lo stato. Nel momento in cui un pezzo delle elites e' soggetto al giudizio della popolazione, ha una responsabilita'. E quando si trova dentro lo stato, ha anche un sistema di contrappesi che ne limita gli abusi.

Se invece buttiamo "le elites" fuori dallo stato, si perdono entrambe le condizioni. Da un lato , gli industriali non rispondono piu' a nessuno. Se mettere al MISE qualcuno che ha degli accordi con loro costringe gli industriali a misurarsi con una responsabilita' politica, mettere al MISE un completo idiota fa si' che l'unico ente a decidere la politica industriale italiana rimane Confindustria. L'elite ha il monopolio.

E non ha contrappesi: se domani Confindustria decide, nelle proprie stanze, che e' venuto il momento di tirare i remi in barca e smettere di investire in Italia, non c'e' nessun sistema di contrappesi che possa fermarli.

Questo vi spiega per quale motivo le elite finanziarie italiane, che possiedono i maggiori giornali, abbiano deciso di appoggiare M5S: una volta messo Tria al ministero e assicuratisi che sia inamovibile (e lo e' , di fatto), la politica bancaria e la politica finanziaria del paese viene decisa o con Tria stesso, o dentro le banche. Non avendo il governo in se' una politica riguardo ai mercati finanziari (e no, la "goofynomics" non fa testo), gli unici a decidere sono i pochi ad avere le mani in pasta.

Questo vale anche per Salvini. Una volta messo Salvini al governo, se qualcuno all'estero vuole parlare davvero di antiterrorismo con chi parla? Con Salvini , che gli rispondera' dicendo "meno negri e piu' poteri alla polizia"?. No, si rivolgera' al capo della polizia italiana, allo Stato Maggiore dei carabinieri, ovvero a coloro che possono rispondere a questa domanda. Cioe', di nuovo, all'elite.

Un altro esempio e' il "Decreto Dignita' ": se Di Maio avesse fatto un accordo con le aziende che intendevano utilizzare i "riders", probabilmente le avrebbe portate in un alveo di responsabilita', nel senso che una volta arrivati all'accordo, sei responsabile verso la controparte. Ma nel momento in cui fai "un decreto", non hai tolto nessuna prerogativa a queste aziende. Adesso la principale ha semplicemente annunciato che abbandonera' il mercato, lasciando campo libero a quelle , italiane, che rimangono. Dico "lasciando campo libero" perche' alla fine non assumeranno i riders a tempo indeterminato: semplicemente inizieranno ad usare gli abusatissimi strumenti esistenti.

Concludendo:

Il posto migliore per l'elite e' lo stato

Al contrario, mettendo il popolo nelle stanze del potere, il potere reale si sposta fuori. E una volta spostato fuori, non ha piu' tutti i limiti e i contrappesi che avrebbe se fosse parte dello stato. Tantomeno ha responsabilita'.

Il crescere di questa spinta che vuole mettere incompetenti da tutte le parti non e' per nulla aggressiva verso le elites, ma fornisce loro un grandissimo potere. O meglio, toglie importanza a chi , lo stato, dovrebbe limitare il loro potere e farlo confluire nel bene pubblico.

Per esempio: se Zuckerberg si fosse candidato alle elezioni americane, adesso il suo potere avrebbe dei limiti nel sistema istituzionale statunitense, e avrebbe anche dovuto dare Facebook ad un "blind trust". Mandando al potere un cretino , invece, di fatto ha ancora tutto il potere dell'universo sulla politica (puo' minacciare qualsiasi politico di farlo sparire dal social, o di attenuare la propagazione dei suoi post) , ma non ha limiti. A Zuckerberg, cioe', conviene avere un Trump che lo appoggera' sempre e comunque perche' lo teme rispetto all'andare al potere di persona.

Con una robusta elite tecnocratica dentro la Casa Bianca, invece, Zuckerberg rischiava seriamente di trovarsi un legislatore che mettesse dei paletti alla sua attivita'.

Non esiste un modo per liberarsi dalle elites: esiste solo un modo di collocarle dove siano visibili, responsabili e hanno grossi limiti. Cioe' mandarle al governo.

Il governo del popolo e', inevitabilmente, il governo oscuro delle elites.