“Ma anche basta” con questa balla.

Penso che, con 26 anni di carriera professionale nell' IT, e un inizio nella meta' degli anni '80 da “ragazzino nerd”, io possa dire di essere un “vecchio” di Internet, e anche delle BBS, e quindi io possa ricordare una parola costante , ricorrente nella descrizione delle reti telematiche. Sino, appunto, dai tempi delle BBS.

La parola era “anarchia”, o “far west”. Tutta la stampa, la televisione, la vulgata pubblica, hanno continuato a dire che “su internet c'e' il far west, non ci sono regole”, oppure che “internet, per la sua natura, e' al di sopra delle regole”.

Ora, io vorrei solo dire una cosa. Raccontare una panzana per un anno , e' un conto. Ci sta. Raccontare una panzana per cinque anni, ok, la stai facendo grossa ma evidentemente ti serve che la gente ci creda. E vabbe'.

Ma adesso sono ormai 35 anni che vi sento dire la stessa stronzata: le BBS erano fuori controllo, Fidonet era “fuori controllo”, Internet e' un “far west”. Direi che sia ora di smettere.

Allora, adesso smontiamo “internet” nella sua infrastruttura, e vediamo se e' davvero virtuale. Di che cosa e' fatta “internet”?

Quale sarebbe, di grazia, la parte di “anarchia”, “far west”, “al di sopra delle leggi”?

Un tempo si rispondeva alla mia domanda dicendo che se un sito web/forum/commento fosse apparso da qualche parte nel mondo, era troppo difficile per i magistrati arrivarci in tempo con rogatoria internazionale e troppo difficile per il legislatore fare leggi adeguate.

Ma oggi la stragrande maggioranza dei contenuti sta su facebook, twitter, whatsapp & co, che sono tutti negli USA. Mi spiegate quale diavolo di difficolta' offre al legislatore o al magistrato avere la stragrande maggioranza dei problemi che vengono , in pratica, da una nazione sola? Persino le poche entita' non-americane come Spotify, Xing, TikTok sono quotate nella borsa di New York.

Di che diavolo state parlando? Internet e' regolatissima, ed e' INTERAMENTE sotto la rule of law. Nessuno dei suoi componenti e' escluso.

la storia che su internet regna l'anarchia, il far west o che sia “fuori controllo” e' una balla assurda, cui credono solo quelli che vedono il “cloud” nel cielo.

E' ora di dire la verita': vedere politici e giornalai lamentarsi che su Internet “ci sia il far west e' come entrare in un ristorante e sentire i cuochi lamentarsi che “in cucina nessuno fa il proprio lavoro”.

Gia'.

Perche' spetta ai regolatori fare le regole. Ma se la prima regola degna di questo nome e'il GDPR, la mia impressione e' che siano “lenti a muoversi”. Roba che il firewall di windows vista sembra una faina, in confronto.

Parliamo degli stessi che sono rimasti a guardare mentre Olivetti veniva annientata, o mentre Microsoft comprava Nokia per raderla al suolo?

Internet, in quanto infrastruttura materiale che necessita di una supply chain immensa, e' completamente sotto la rule of law e sotto il controllo dei governi. La verita' e' un'altra.

Se c'e' un motivo per il quale internet appare un far west, cioe', non e' “per sua stessa natura”, ma per la natura cialtronica del regolatore e per la palese inconsistenza di un law enforcement di scappati di casa.

Su questo poi si aggiunge il solito cappello di incompetenza dei giornalisti, che quando chiamati a scrivere di tecnologia fanno il loro temino da terza media e vanno a casa.

Ma su una cosa le cose sono certe: internet e' regolata quanto qualsiasi altra realta' umana. Se sembra diversamente, e' perche'

e se il regolatore vuole trovare un colpevole, anziche' la “natura stessa di internet”, la cosa giusta giusta da fare sarebbe comprare uno specchio.

internet e' completamente soggetto alla legge. Il problema e' che “la legge” fa cacare, da quando e' scritta a quando e' “applicata”.

Questo e' il punto.

(*) Lo sapevate che per un giudice un attacco basato sul dizionario e' impossibile perche' l'attaccante non puo' sapere che io abbia scelto proprio il nome di mio figlio come password? Se fosse legale pubblicare gli atti di un processo, potrei farvelo leggere nero su bianco. Tribunale di Bologna. Nella causa penale in questione, peraltro, la password era usata ... come screen saver (non scherzo) dalla vittima, e la polizia postale NON aveva preso l' IP del computer attaccante, perche' secondo loro bastava una stampata (su carta) del desktop. L'imputato fu condannato letteralmente senza prove, semplicemente perche' nella perizia la polizia postale aveva dichiarato che Senza ombra di dubbio era lui ad aver acceduto illegalmente al sistema. E volete sapere l'ultima: osservando la stampa del desktop si vedeva l'iconcina di un noto sistema di condivisione del desktop, con tanto di controllo remoto abilitato. Persino con una tecnica di indagine penosa era rimasta la prova contro l'accusa, ma ovviamente, se la polizia postale scrive (senza ragioni) che poteva essere solo lui... vince la PP. Sempre. Se vi accusano di reati telematici in italia, non perdete tempo a difendervi: patteggiate ed emigrate. E quando chiesi le carte del dibattimento per farci un articolo del blog, mi venne detto che ... non e' legale.