Arcobaleno washing.

Probabilmente tutti sarete al corrente del fenomeno del green-washing, cioe' tutte le misure estetiche prese dalle aziende che magari vendono petrolio mescolato a cuccioli di foca, ma vogliono sembrare “green”. Allo stesso modo, ci sono le aziende che fanno pink-washing , e vogliono sembrare molto “donna-friendly”, anche se poi assumono solo dalla coppa di reggiseno D in avanti.

Bene. Allora siete rimasti ad un passo fa. Perche' adesso ci sono altri due tipi di washing. Il primo e' quello del digital-washing.

Il digital washing viene fatto da grandi aziende che hanno la mentalita' di un Vogon del Triassico (per chi non lo sapesse, come l'homo sapiens si e' evoluto dalla scimmia, il vogon si e' evoluto dal burocrate, specie molto piu' stupida), ma vogliono far felici gli azionisti, cui piace sentire che la “digital transformation” e' in atto.

Ora, se avete la mentalita' del Vogon Triassico, come implementate la “digital transformation”? E' semplice. Prima per avere accesso ad una rete bisognava compilare un documento cartaceo, farlo firmare a qualcuno e mandare poi la richiesta ad un ufficio.

Adesso dovrete scaricare un PDF (non modificabile) , compilarlo usando qualsiasi editor di immagini, metterci una firma scandita da voi, e mandarlo indietro , a gente che ha pure comprato un sistema di document management apposta per gestire questa cartaccia digitale.

Perche' succede una cosa cosi' assurda? Perche' qualcuno pensa che diventare digitali sia una cosa che si fa, e non una cosa che si e'. Di conseguenza, si tengono gli stessi processi, ma non si usa la carta. Qual'e' la differenza tra mandare una domanda su carta bollata in tripla copia a tre uffici, e mandare una mail con un excel a tre indirizzi? Sul piano tecnologico, c'e' stata una digitalizzazione dello strumento, ma non del processo.

Vedo succedere questo in tutte le banche e le assicurazioni, ma anche in telco e aziende del catering. E tutti i colleghi con cui parlo mi confermano che il fenomeno del digital-washing e' internazionale, se non mondiale.

Il digital washing funziona in media cosi':

E cosi' l'occidente si sta riempiendo di aziende ove persone vanno, un giorno a settimana, in azienda con la camicia fuori, un portatile inutile pieno di stickers completamente scorrelati al lavoro che fanno, fingono entusiasmo giovanile di fronte a un database Oracle, oppure rimangono a casa, sprecando banda con delle conference che non necessitano di video, in una stanza appositamente allestita per essere molto diggital, con puntuali gatti (secondo me ormai li affittano) attratti sul tavolo da tonnellate di cibo per gatti (per simulare l'incidente delizioso), e fidanzate che non erano state avvisate della telecamera accesa. Esiste anche un business di bambini piccoli, in affitto, che esistono allo scopo di interrompere una conf call: li affittano, credo.

Cosi' una vasta fetta della clientela e' fatta da clienti che non vogliono diventare digitali (i manager dicono che i loro dipendenti non capirebbero la tecnologia. Gli stessi cui hanno regalato stickers coi teschi e le scritte da hacker), ma da clienti che vogliono sembrare digitali. Vengono a visitare la nostra sede, guardano come ci vestiamo, come parliamo, come sono i nostri uffici, e ci chiedono di insegnare loro ad essere uguali. Se mandassimo da loro un architetto per interni e un fashion designer sarebbe la stessa cosa, e sono convinto che molti manager ci vedano esattamente allo stesso modo.

Ma adesso e' nata una cosa ancora peggiore, perche' gli azionisti sono convinti di aver capito tutto. E' come se, dopo che Godzilla ha devastato per bene Tokyo, gli mandaste anche Sandra Milo nuda che si e' data al Bukkake Porn (no, non esiste il tasto “unread” in questo blog. Troppo tardi).

Questa cosa si chiama “Agile-Washing”.

Per prima cosa vi serve una pletora di dementi che si chiamano “agile coach”. Potete evitare ore ed ore di inutile “training” semplicemente contestandoli. Del tipo:

A quel punto l' Agile Coach vi classifichera' come “waterfall addicted” e “agile-hostile” , e chiedera' che non andiate piu' ai training. Il che e' un bene, perche' alla fine non ci credono nemmeno loro.

Questo non significa che Agile sia sbagliato di per se'. Esistono sicuramente settori di nicchia ove funziona benissimo, esattamente come DevOps. Ma si tratta di settori di nicchia, con specifiche davvero particolari e prodotti principalmente sofware.

Oppure, aziende nate gia' agili.

Ma se il problema fosse la metodologia Agile/Scrum, saremmo anche fortunati. Invece le aziende di cui parliamo sono fatte di dipartimenti estremamente territoriali, non abituati a rendere conto a nessuno di quel che fanno, ove i dipendenti non vogliono spiegare cosa fanno al lavoro, ove i sindacati VIETANO i grafici di velocity, e i punteggi alle user story vengono assegnati secondo un criterio che definirei “fibonacci mitigato da uno scimpanze' isterico”.

Comunque ricordate che: “agile di per se' funziona. Ho visto progetti dove funziona. E in Cippolandia tutti lo fanno bene. Se non funziona qui e' perche' non e' stato implementato bene.” E' la stessa scusa dei comunisti usavano a Mosca nel 1997, ma funziona sempre.

Cosi' non posso nemmeno garantire che tutto il problema venga dalla pila di farlocchi che si sono riciclati come “Agile Coach”. Secondo me Agile/Scrum potrebbe avere qualche aspetto positivo, ma il problema e' che immediatamente tutti i manager presenti chiedono di “adattarlo a quello che c'era prima”. Si tratta infatti di una “transizione lunga”.

E cosi' vi trovate:

Una volta implementato Agile/Scrum in questo modo, il CTO e il CEO testimoniano agli azionisti che l'azienda “ha adottato metodologie agili” (hanno installato Confluence e Jira) e che adesso e' piu' produttiva, ma solo tra cinque anni, quando la trasformazione sara' finita, sapranno digli QUANTO saranno piu' produttivi.

In realta' l'azienda sembra un torneo di Curling tra gorilla in acido, i progetti procedono come un gangbang di triceratopi, la produttivita' non e' misurabile per via delle bizzarre assegnazioni alle US, il design delle Epic sembra il libro dei sogni del cliente, (“e poi il sistema si configura da solo”, “e poi c'e' l'unita' di self-healing”, “e poi usiamo l'intelligenza artificiale per determinare la qualita' del codice”, “ e tutta la parte in assembler la scriviamo in zero code”) , ma tutti passano la giornata davanti ad una bacheca che ricorda molto le calamite del frigorifero: non ho ancora visto le cartoline da Formentera (qui da molto Palma di Maiorca), ma secondo me e' solo questione di tempo.

Ma agli azionisti piace pensare che la frenesia e la confusione siano “agile”. E la lira si impenna.

Queste due sono le tendenze che stanno portando l'orrore sull' IT: ormai i soldi girano solo da noi, quindi i parassiti farlocchi di tutti gli altri settori si stanno concentrando qui. La regola e' semplice:

In realta', nessuna di queste aziende esistera' tra cinque anni, o al massimo dieci se hanno il legislatore dalla loro parte. Sono spacciati per via della cultura sbagliata, cultura che non vogliono cambiare. Credono che i cambiamenti in corso non siano strutturali , non siano culturali, ma solo tecnologici. Sono morti che camminano.

Questa inadeguatezza al mondo attuale e' il vero problema che l'economia reale dovra' affrontare, perche' alla fine dei conti con la fuffa ci inganni gli azionisti, ma non i clienti.

E a quanto vedo, da qui a 5-10 anni , ne chiuderanno molti. In tutta Europa, e probabilmente in tutto il mondo. E il motivo per cui dovreste preoccuparvi e' che il covid ha velocizzato il processo di (secondo le stime dei “Grandi” della consulenza strategica), 3,4 anni. Le aziende che prima avevano 5 anni di credito tecnologico su cui campare, oggi sono ad uno/due anni dalla chiusura. E tutte quelle che hanno chiuso durante il covid erano destinate a morire comunque entro 5 anni.

Altri prenderanno il loro posto.