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Il coming out dell' italiano medio.

Nel significato delle scorse politiche c’e’ una componente che sfugge a molti. Nelle parole degli elettori della fazione vincente c’e’ una logica comune, e’ nascosto un teorema. Qualcosa che pochi analizzano, anche se molti percepiscono: ed e’ il senso di euforia, di liberazione, quel senso di liberta’ che si prova al ritorno da un matrimonio, quando ci si tolgono le scarpe e tutto quel vestito scomodo e pesante, e ci si lascia andare sul letto, dopo aver indossato una T-shirt sdrucita. La nostra preferita. Quel senso di liberazione che provano le persone costrette a nascondere cio’ che sono per anni, quando finalmente possono mostrarlo.

Chi si interroga sul legame oscuro tra sinistre e populismi deve capire una cosa: il legame consiste in una maschera. Immaginate di vivere in un mondo provinciale, ovvero un mondo ove tutto e’ basato sulla reputazione, ovvero sull’idea che gli altri hanno di voi, come fosse il rating su un social network.

Immaginate che esista una pressione sociale, che esista un giudizio collettivo che temete. Immaginate di vivere in un posto ove i rapporti personali sono necessari, e di vivere nel terrore di essere ostracizzati.

E immaginate che in nome di questo terrore siate costretti ad indossare una maschera. A comportarvi come la persona che non siete. Immaginate di essere costretti a dire cose che non pensate, a stare in compagnia di persone che vi fanno schifo. Che vi sia vietato dire quelle cose che pensate veramente.

No, non sto parlando dei closeted gay.

Sto parlando della stragrande maggioranza degli italiani “di sinistra”, che non lo erano affatto.

Proprio come i gay quando nascondono la propria natura, questi individui hanno dovuto indossare una maschera. Hanno dovuto reprimersi.Hanno dovuto nascondersi. Hanno dovuto fingere.

Sono almeno 40 anni che un branco di bifolchi trogloditi indossa i vestiti del progresso. Sono almeno 40 che un branco di bifolchi trogloditi recita una commedia ogni volta che apre bocca. Sono almeno 40 anni che un branco di bifolchi trogloditi non dice quello che pensa davvero.

“Froci di merda”, “Negri ai forni”, e tutto l’armamentario che e’ uscito allo scoperto in queste settimane, e’ stato represso per 40 anni.

Per loro, gettare la maschera e' liberazione. E' coming out. E' finito un incubo

Per questo continuano a gridare liberta’, per questo continuano a parlare degli scorsi governi di sinistra come se fossero stati delle dittature comuniste, per questo sono in preda ad un’euforia incontrollabile.

Quegli italiani avevano voglia di sparare agli zingari da una vita.Avevano voglia di tirare uova alle negre, lo sognavano da sempre.

Ma non hanno mai avuto il coraggio di farlo. Nemmeno di dirlo. Perche’ sentivano su di se’ il rischio di venire ostracizzati. I sintomi sono in giro da decenni, a volerli saper leggere.

Quegli applausi sono stati il sogno proibito degli italiani, della stragrande maggioranza di coloro che si dicevano “di sinistra”. Come gli spettatori del film sovietico costretti a guardarlo perche’ questo era quello che si doveva fare , i nostri italiani “di sinistra” hanno sopportato il pallosissimo film progressista sino a quando qualcuno non ha avuto il coraggio di salire su un podio e dire qualcosa di anti-sinistra.

Nell’odio che gronda dalle parole dei supporters c’e’ l’odio di chi ha dovuto portare delle catene per troppo tempo. E ne ha sofferto.

Non che io li compatisca: in ultima analisi, le catene se le sono messe da soli per codardia, perche’ non hanno mai avuto il coraggio di sfidare l’opinione del loro paesello. In realta’ nel film di fantozzi nessuno era davvero obbligato a guardare il film sovietico: semplicemente nessuno aveva il coraggio di dire di no.

Questa e’ la ragione del feticismo per “si, ma alla fine lo pensano tutti, solo che non lo dicono”.Era semplicemente l’enunciazione della propria condizione.

Sia chiaro: non sto dicendo che tutti i rapanelli, che tutti quelli che si sono finti di sinistra, abbiano fatto coming out. C’e’ ancora chi e’ sposato con un partner di sinistra e ha paura di deluderlo, chi ha trovato lavoro grazie al partito e ci sono tanti ancora che non sono affatto progressisti, ma hanno bisogno di una foglia di fico.

Per esempio, moltissimi gay non sono affatto progressisti. L’italia si e’ stupita nel sentir parlare Dolce &Gabbana come hanno parlato, ma il fatto e’ che non basta essere gay per essere progressisti. Del resto alle persone gay capita di avere aziende, ma non e’ che in Italia se lavorare nell’azienda di una persona omosessuale vi trovate nel paradiso dei diritti dei lavoratori.

Qual’e’ lo spartiacque?

Lottare per i tuoi diritti non fa di te un progressista. Chiunque lotta per il proprio bene. Non c’e’ alcun progressismo in questo. Il progressista e’ colui che lotta per i diritti altrui, ovvero di tutti

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Questo avviene per una ragione ovvia: la politica non e’ un parlare “di me”, ma un parlare “di tutti”. E siccome il progressismo e’ una categoria della politica, non e’ possibile dirsi progressisti quando e se si scende in piazza per i propri diritti. Quello non e’ progressismo, tutti lottano per il proprio bene, anche a destra.

Non sono progressiste le femministe che lottano per i propri diritti, i negri che lottano per i negri, i gay che _lottano per i gay.

Sarebbero progressiste le femministe che si unissero anche alle lotte degli uomini, i negri che si unissero alle lotte de bianchi, i gay che lottassero anche per i diritti degli eterosessuali.

Ma tutta quella sinistra che lotta per i propri diritti e si mostra poco interessata a quelli altrui, e’ semplicemente un altro esempio di persone che devono portare una maschera, e che passeranno al populismo nel momento in cui sentiranno allentarsi la pressione.

Si, che lo si accetti o meno moltissimi gay pensano “negri nei forni”, ma non possono dirlo perche’ gli ambienti gay sono rigorosamente di sinistra.E un giorno, quando cadra’ anche quella pressione, quella paura di essere ostracizzati, andate tranquilli che sentirete gay gridare “negri al forno”. E sara’ , probabilmente, il secondo outing della loro vita.

Queste ultime elezioni non sono state semplici elezioni. Sono state il coming out di milioni e milioni di persone, che hanno potuto gettare una maschera e mostrarsi per quello che sono.

I 92 minuti di applausi sono proprio questi che state leggendo sui social. Decenni di repressione, di rabbia repressa.Sia chiaro, tra loro ci sono anche dei politici.

In passato si manifestavano coi “se”, coi “ma anche”, con i “pericolosi balzi in avanti”, di fronte all’applicazione delle idee progressiste Il motivo per il quale D’Alema non ha mai detto qualcosa di sinistra e’ che se pesiamo le sue idee troviamo il meglio della destra sociale. C’e’ pochissima differenza, sul piano delle idee politiche e della concezione della societa’, tra Alessandra Mussolini e Massimo d’Alema.

Il problema e’ che ai tempi di D’Alema l’unico ascensore sociale politico per un universitario era il PCI. E quindi d’Alema ha indossato la sua maschera, come tanti altri, e si e’ finto di sinistra per decenni. Tutto qui. E ce ne sono moltissimi altri come lui.

E nel momento in cui frenera’ la pressione sociale, nel momento in cui persino i piu’ codardi non avranno piu’ paura del momento in cui salgono sul palco a dire che la sinistra e’ una cagata pazzesca lo faranno. E lo faranno in massa.

L’uomo “di sinistra” che era entrato in libreria dicendo “devo farmi una cultura, mi dia il libro piu’ noioso che ha”, gettera’ alle ortiche tutta quella cartaccia (mai letta veramente) che tiene sulle librerie. Sara’ una strage di “Il maestro e Margherita”: quei libri moriranno come mosche. E si sentira’ libero, come si sente libera la commessa che arriva a casa, toglie gli orrendi tacchi alti che e’ costretta a portare, e si mette due belle ciabattone.

Stimo che entro un paio di anni la somma dei progressisti sara’ ridotta ai progressisti veri, che non vanno oltre il 10% della societa’ italiana, ad una stima spannometrica.

Deve solo cadere lo zoccolo duro di quelli che credono che essere di sinistra sia “lottare per i propri diritti”, e l’italia tornera’ alla realta’: quella di un paese sottosvilupato, arretrato e ignorante.

Ma , in fondo, molto piu’ libero. E specialmente “molto piu’ onesto”.

Probabilmente piu’ felice. A meno che “il nuovo che avanza” non li costringa ad indossare un’altra maschera.

E a temere, ancora una volta, l’ostracismo.