Uno dei difetti che rendono i fascisti inadatti alla guerra e’ la tendenza a pensare che il nemico non si evolva mai e continui a combattere sempre allo stesso modo. In questo modo, il fascista non si chiede mai in che modo si sia evoluta la dottrina di guerra dell’avversario. Si fa un gran parlare del “piano B ” di Savona, ma non ci si chiede , per esempio, se dopo i fatti greci la dottrina della UE si sia modificata.

Non mi riferisco tanto alle riforme finanziarie arrivate dopo la crisi, ma al modo in cui la cosa e’ stata gestita.

Certo, si tratta di informazioni che non filtreranno facilmente, ma possiamo provare ad immaginare una sessione di “lessons learnt”, quando la crisi greca e’ tornata entro limiti di tranquillita’.

La sessione di “lessons learnt” e’ una riunione - che puo’ anche durare molto, a seconda - che si fa dopo che una prova impegnativa non ha portato i risultati desiderati, o ha ecceduto nei costi. Si fa in molti ambienti, dalla politica al management al consulting.

Se immaginiamo una sessione di lessons learnt dopo la crisi greca, sapendo che la prima cosa e’ quella di individuare gli errori, possiamo immaginare che sulla lavagna sia rimasta una lista di questo genere:

Ovviamente, tutti questi sono individuati come “errori” perche’ hanno fomentato i cosiddetti “populismi”.

Adesso ovviamente occorre sviluppare una strategia che eviti tali errori. Per prima cosa, notiamo che moltissimi di questi problemi vengono dall’intervento diretto delle istituzioni europee. Occorre quindi che tale intervento non ci sia, o non appaia diretto. Ci sono due vie per farlo: o si utilizza un intermediario, oppure si fa in modo che non ci siano mai gli estremi per un intervento diretto. Cioe’ che non ci sia mai una crisi.

Sul piano degli interventi, occorre fare in modo che non sia mai la EU a suggerire nulla. Occorre fare in modo che alla fine dei conti i governi in crisi siano costretti - ma non dalla EU - a fare la parte dolorosa delle riforme. Non deve esserci “Mario Monti” che fa i tagli. Deve essere un qualsiasi governo locale ad essere costretto a farli.

E per fare questo, occorre che non si arrivi ad una crisi conclamata con i giornali che titolano “fate presto!” E i provvedimenti, per quanto duri, non devono essere abbastanza duri da convincere la popolazione che ci sia una crisi, altrimenti chiederanno l’aiuto all’Europa, coinvolgendola, e poi scaricando la colpa.

La strategia ideale e’ quella della rana nella pentola. Se buttate una rana dentro una pentola di acqua bollente tutta in un colpo, iniziera’ a saltare come una pazza, e nella foga schizzera’ acqua bollente ovunque, oltre che a furia di provare molto probabilmente riuscira’ a saltare fuori dalla pentola.

Ma se la buttate dentro in acqua fredda, e aumentate la temperatura molto lentamente, non si accorgera’ di nulla, sino a quando l’ipertermia non la mandera’ in coma, e morira’ poi durante la bollitura, senza muovere un dito.

Il tema , quindi, e’ “molto lentamente”.

Come si cucina una nazione in caduta finanziaria “molto lentamente”?

Immaginate di avere un certo controllo sulle banche del vostro paese. Diciamo come succede in Francia, ove il governo ha le mani in pasta direttamente. Oppure come in Germania, dove il lavoro lo fanno le citta’ , i Kreis e i Länder. Insomma, potete chiedere alle vostre banche di comprare o vendere btp italiani.

Immaginate di stabilizzare lo spread su un valore che oscilla tra 250 e 300 punti base, in modo che ci sia un costo aggiuntivo di finanziamento delle banche italiane, dal 2.5% al 3%.

Non e’ un valore sufficiente a far crollare un governo. Non e’ un valore che portera’ la UE ad intervenire, o a far intervenire la Trojka.

Ma e’ un valore che strappa al paese le aziende e le banche. Lentamente. Lentamente cosi’:

questo e’ dovuto al fatto che i predatori stranieri hanno linee di credito piu’ robuste, e quindi piu’ liquidita’. Le aziende italiane, anche quando spalleggiate dalle banche italiane, non possono controbattere a quelle offerte perche’ le banche italiane comprano il denaro a prezzi diversi.

Le stesse banche sono in affanno: negli affari internazionali la concorrenza le brucia perche’ compra i soldi ad un prezzo migliore. In quelli interni si trovano ad offrire credito ad un prezzo molto alto. Il guaio e’ che le aziende abbastanza grandi da evere due sedi, di cui una all’estero, sono tentate dal muovere completamente il quartier generale fuori, o a far entrare capitale straniero nel board.

Piano piano, gli azionisti si chiedono perche’ lasciare 250 punti base alla BCE, anziche’ tenerseli. E potrebbero tenerseli se si fondessero con qualche banca straniera. Unicredit e’ gia’ alla ricerca di partners.

Ora , il punto e’ che il governo puo’ farci sino ad un certo punto. Se una fusione con Societe’ Generale e’ stata respinta dal governo grillino, ci sono enti (americani o inglesi o spagnoli, per dire) cui M5S non puo’ dire di no. Vedi alla voce NtV.

Del resto, in condizioni di lenta bollitura, lo stesso governo e’ in ansia. Lentamente, gli si chiudono prospettive di finanziamento. Non puo’ alzare le tasse, e tagliare i servizi gli metterebbe contro gli anziani che lo votano: la Sanita’ in Italia e’ roba da vecchi. Per fare altro debito deve offrire sempre piu’ soldi, e questo peggiora il rating.

Piano piano, le agenzie di rating si accorgono che la fuga delle aziende italiane riduce la crescita, e iniziano ad abbassare il rating. A quel punto i possessori del debito non riescono piu’ a metterlo a bilancio come risorsa, e hanno due scelte: venderlo o farsi trascinare dall’abbassamento del rating.

Ma tutto questo avviene lentamente Avviene senza che il governo veda emergenze, e quindi non allarma nessuno. Certo, Confindustria ed altri parleranno molto, ma verranno zittiti dal governo.

Piano piano, la rana comincia a soffrire la temperatura, ma essendo salita lentamente, inizia a sentirsi assonnata e a scivolare verso il coma.

L’ultima parte e’ quando la BCE dice che le banche italiane hanno troppi asset tossici, cioe’ i btp dal rating svalutati. Devono quindi ricapitalizzare, e gli unici ad avere soldi ormai sono gli stranieri. Ma mentre la fusione tra Unicredit e Societe’ Generale oggi sarebbe alla pari, con il debito italiano declassato nelle casse di Unicredit, sarebbe il grosso che mangia il piccolo.

Lentamente, inizia il “salvataggio” delle banche italiane dal fallimento. Una alla volta, senza “crisi sistemiche”. Nel frattempo, la UE ha sempre usato toni concilianti, dicendo che l’ Italia e’ sana e che e’ preoccupata, ma non ha fatto nient’altro. Dietro le quinte, i paesi singoli hanno ordinato alle banche di vendere i btp, ma non troppo.

l’italia e’ ancora ad uno spread di 250-300, quando ha perso quasi tutta la sua industria di pregio tranne quella statale, i comuni italiani indebitati hanno l’acqua alla gola, il governo non ha i soldi per sostenerli, ma non c’e’ ancora crisi. L’Europa sembra in altre faccende affaccendata.

Sino al momento in cui , siamo circa al terzo anno, il calo di introiti fiscali mette lo stato al muro: devi iniziare, lentamente, a fare tutti i tagli che ha fatto la Grecia. Ma nessuno ti costringe. Non hai la trojka in casa. TI sei solo riempito di debiti da pagare. Potresti forse lamentarti contro le agenzie di rating, ma sono inglesi, americane, e quindi difficilmente riconducibili alla UE.

In cinque anni, il paese viene letteralmente spogliato di tutte le grandi aziende di pregio, e le banche italiane comprano soldi da banche europee: la banca tedesca compra i soldi ad interesse zero, e li ripresta ad una banca italiana aggiungendo 150 punti base, che e’ sempre meglio dello spread di 300. E quindi, se anche non sono state vendute, le banche italiane sono letteralmente appese a quelle straniere.

In queste condizioni, per tutto il tempo, non si vedono i fenomeni gia’ visti nella sessione di “lessons learnt”:

Questo e’ il piano B che esce dalla lezione greca.

Bollire lentamente le nazioni, al fuoco lento di uno spread alto, ma non cosi’ alto da causare una crisi.

A quel punto, se anche il Savona attuasse il “suo” Piano B di uscire dall’ Euro, quello che ne uscirebbe sarebbe un paese ormai svuotato. Una carcassa vuota piena di vecchie rovine.

E’ il piano B degli altri.

Quindi non aspettatevi “crisi” o “momenti della verita’ “. Se hanno seguito una procedura di “lessons learnt” diciamo “standard”, dopo la crisi greca, non vedrete alcuna “crisi”, nessun “intervento” e nessuna “trattativa”

Bollirete in uno spread alto ma non troppo, svuotandovi lentamente, sino a quando la vostra uscita sara’ un sollievo per tutti. E alla fine di tutto questo, non vedrete alcuna catastrofe attorno a voi: sarete assuefatti. L’italia non sara’ un cumulo di rovine: sara’ tutta, da Bolzano a Ragusa, quello che oggi chiamate “Meridione poco sviluppato”. La gente ci vive ancora, si arrangia a campare, ma nessuno si ribella. Al massimo, se ne vanno.