L’ ondata di fascismo che e’ inevitabile per via della distribuzione della ricchezza puo’ marciare a ritmi diversi a seconda del fatto che ci siano dei fattori prettamente culturali ad aiutarla o a rallentarla. Diventano cruciali allora alcuni intellettuali che costruiscono (o tagliano) i ponti al fascismo stesso. In Italia, per via della peculiare distribuzione dell’egemonia culturale , ci sono solo intellettuali che facilitano l’avanzata del fascismo.

Li chiamo “i precursori del fascismo” , non tanto perche’ loro in persona siano dei precursori, ma perche’ sono precursori del fascismo le cose che dicono e scrivono. Essi non producono di per se’ idee fasciste, ma producono idee che fanno da ponte sugli ostacoli che il fascismo potrebbe trovare nella propria avanzata.

Vediamo alcune di queste idee.

A pronunciare questa idiozia sono normalmente quelli intellettuali-mezzeseghe che con questa affermazione pretendono di conoscere le condizioni sociali, economiche e culturali che servono “al fascismo nella forma che conosciamo”, cosa che lascia intendere (alle signore dei salotti che frequentano) che l’intellettuale in questione conosca le forme del fascismo.

In realta’ sono minchiate. Ovviamente il fascismo non sara’ identico a quello del passato, ma in vent’anni il fascismo cambio’ tantissimo, quindi l’affermazione e’ ovvia. Il fascismo del 1934 non era lo stesso del fascismo del 1935. Chiunque puo’ dire in qualsiasi momento che il fascismo dell’ anno X sia diverso dal fascismo dell’ anni Y, siano Y e X due anni qualsiasi del regime fascista. E’ dunque una banalita’ che qualsiasi cretino puo’ affermare, ma non dice nulla: il fatto che il fascismo cambi forma nel tempo e’ noto a qualsiasi storico. E il fatto che il fascismo di un certo anno sia diverso dal fascismo di un altro anno, non lo rende meno fascista: l’italia del 1935 era piu’ o meno fascista di quella del 1936?

Ci sarebbe da dire poi, che se un fascismo va al potere evidentemente le condizioni sociali, economiche e culturali sono adeguate. Altrimenti non andrebbe al potere. Il fatto che un regime vada al potere dimostra sperimentalmente che le condizioni sono adeguate.

Questa dialettica e’ un precursore del fascismo perche’ abitua le persone a credere che, anche se quello che vedono succedere e’ fascista e quello che sentono dire ai politici e’ fascista, in fondo il fascismo non puo’ tornare, quindi la realta’ non e’ quel che sembra.

Questo e’ tipico di quegli intellettuali che si sono nutriti di hollywood. Essi credono che la gente durante il regime fascista (che alcuni considerano piu’ “soft” di quello nazista) passasse tutto il tempo a marciare in parate militari, uccidere ebrei e lucidare la divisa. Mentre i bambini andavano a scuola in strade decorate con svastiche. E le mamme coi baffi di hitler passavano il tempo a cucinare biscotti a forma di ebreo.

Se invece avreste potuto girare per l’Italia fascista o per la Germania nazista nella realta’, sulle strade avreste visto principalmente persone che andavano al lavoro. Gente che andava a teatro. Giovani che andavano a scuola. Feste di matrimonio. Bambini che giocavano. E persino a Berlino, avreste visto decorazioni solo durante le parate, avreste visto qualche persona in uniforme, ma la stragrande maggioranza della violenza non l’avreste vista. Avreste visto una citta’ tutto sommato normale, cosi’ come se andate oggi a Pechino non vedrete nessuna delle persone (milioni) che finiscono in un “campo di rieducazione” (cioe’ un lager) e non vedrete traccia della violenza del regime comunista.

In che cosa consista la differenza tra “fascismo soft” e “fascismo hard” questi intellettuali non lo spiegano: diciamo che per loro e’ hard un regime ove le mamme sono tutte come quella nella foto (cosa che succede a Hollywood e nei film di Olmi) mentre per “soft” intende un regime che , visto dalle strade, mostra una vita quotidiana che diremmo normale. Cioe’ tutti i regimi, forse escludendo i periodi di guerra.

Questa idea che le coscienze si ribellerebbero ad un regime “hard” ma non ad un regime “soft” e’ una cazzata, semplicemente perche’ dal punto di vista della quotidianita’, tutti i regimi fascisti appaiono “soft”. Compreso quello di Hitler.

Questa dialettica e’ un precursore del fascismo perche’ spiega alle persone che sino a quando non vedi le mamme coi baffi che cucinano con la svastica al braccio, tutte le persone che marciano su strade adornate di svastiche, allora in fondo e’ un fascismo “soft”, un fascismo non violento. Insomma, i treni arrivano in orario e vola qualche sberla. Quasi quasi…

Questa e’ una stronzata che sento molto spesso tra i cosiddetti “intellettuali”. E’ una stronzata perche’ comprendere il malcontento di una massa non implica averne la simpatia. Si poteva tranquillamente comprendere il malcontento degli italiani nel 1919, per la vittoria mutilata. Altroche’: ogni famiglia italiana aveva , in pratica, o un morto in guerra o un mutilato in casa. Si poteva capire la rabbia degli italiani quando arrivarono le sanzioni, imposte da potenze che avevano colonie ovunque e le gestivano con metodi anche piu’ brutali di quelli italiani. Si. Si poteva capire la rabbia dei tedeschi che morivano di fame perche’ dopo la fine della prima guerra mondiale venne imposto un blocco del commercio, ben sapendo che la Germania in tutto produceva appena il 50% del cibo che serviva? Ovvio che potevi capirlo: bastava girare per le campagne, ove i cadaveri non venivano raccolti, per vedere gente morta di fame nei fossi. Potevi capire l’antisemisitmo dei politici tedeschi dopo che un gruppo di “spartachisti” (i cui leader erano per il 96% ebrei) tento’ un colpo di stato a Berlino? Ovvio che puoi capirlo: una minoranza religiosa che cerca di sovvertire lo stato spaventa.

Tutti i politici del periodo lo sapevano. E che ci potevano fare?

Ma il punto e’ che qualsiasi cosa e’ comprensibile a patto di essere abbastanza comprensivi. Il fatto che la rabbia sia comprensibile non significa affatto che sia comprensibile anche la reazione. Se qualcuno mi pesta un piede sulla U-Bahn, la mia rabbia e’ comprensibile. Se la mia reazione fosse l’assalto alla baionetta, pero’, essa sarebbe meno comprensibile. E non potrei dare la colpa a chi “non ha saputo cogliere la mia frustrazione”: qualsiasi fastidio mi dia il pestone, anche se io avessi l’unghia incarnita, non giustificherebbe un assalto alla baionetta.

Questa dialettica e’ un precursore del fascismo perche’ sposta l’attenzione sulla liceita’ della rabbia popolare, anziche’ concentrarsi sul fatto che l’errore piu’ grande non e’ di quei partiti che non hanno risposte adeguate: in democrazia c’e’ sempre un partito che non ha risposte ritenute adeguate, e sta all’opposizione. Ma appunto, quando un partito non ha risposte adeguate va all’opposizione, e quello che ha risposte adeguate governa: dire che se un partito non ha risposte adeguate implica che l’altro partito possa essere fascista e’ un’idiozia

Questa convinzione, frutto di una pessima esperienza scolastica, dice che se i bulli terrorizzano la classe allora arrivera’ la maestra, e se non sara’ sufficiente arrivera’ il preside, e se non sara’ sufficiente allora arriveranno i carabinieri.

Ma non siamo a scuola.

Che le autorita’ che soffocano la massa sia Mattarella, la Costituzione, I mercati o l’ Europa, o gli USA o l’ Onu, non cambia niente. Il problema non e’ se intervengono o meno, oppure se la ricetta funzioni o meno.

Il problema e’ che una volta abituate le masse a pensare di aver perso la liberta’ a favore di queste autorita’, non si accorgeranno quando la persono sul serio.

*Questa dialettica e’ un precursore del fascismo perche’ abitua le masse all’idea che ci siano autorita’ che se ne infischiano altamente della loro volonta’. Una volta detto alle persone che “se non la pensi come noi, arrivera’ una qualche autorita’ a fermarti”, nessuno fara’ caso se un regime autoritario prendera’ il potere. Dopotutto, che differenza c’e’ tra un’autorita’ e l’altra? Perche’ “i mercati” possono dettare l’agenda politica infischiandosene della popolazione e un regime no?*

Questa fandonia e’ una delle piu’ tremende e diffuse. Le soluzioni semplici e sbrigative ai problemi esistono eccome: basta arrivare in tempo. Se lo diagnosticate un tempo, un cancro alla pelle si eradica come uno stupido neo. Stiamo passando le donne al PAP-Test in tutta Europa, proprio perche’ se diagnosticati in tempo, alcuni tumori si curano facilmente. Stiamo parlando dei vaccini come prevenzione.

Le soluzioni semplici e sbrigative ai problemi esistono: sono quelle che arrivano sul nascere, o prima.

Se oggi non avete una soluzione rapida e sbrigativa al debito pubblico non e’ perche’ non ne esistano: e’ perche’ si arriva col debito a 2300 MLD€. Se foste arrivati quando era al 5% del PIL, sarebbero bastati tre anni di tasse sulle sarde salate. Non esistono soluzioni rapide per la criminalita’ organizzata, perche’ non ci si e’ attrezzati quando muoveva i primi passi. Non esistono soluzioni rapide per i movimenti migratori , perche’ non ci si e’ mossi quando le strade dei mercanti di uomini iniziavano ad aprirsi. Spegnere un incendio e’ semplice e sbrigativo, se si arriva alla prima fiammella.

Spesso, chi vuole soluzioni rapide e sbrigative chiede semplicemente che i problemi vengano affrontati PRIMA che siano cronici e/o che siano cresciuti in misura mastodontica. Rispondergli che non esistono soluzioni rapide e sbrigative per risolvere la situazione dei ponti autostradali quando non ne esiste nemmeno un inventario non e’ “saggio” come sembra: e’ stupido, perche’ molto spesso se non esistono soluzioni rapide e sbrigative e’ perche’ si e’ aspettato troppo.

Questa dialettica e’ un precursore del fascismo perche’ pretende di storicizzare un difetto della classe politica italiana, che e’ quello di non muoversi mai in tempo , lasciando che i problemi diventino cronici ed endemici prima di muoversi. Dicendo che la democrazia non e’ in grado di risolvere i problemi in maniera semplice e sbrigativa, non si sta dicendo che i problemi sono sempre complessi e giganteschi: si stanno convincendo le masse del fatto che la democrazia non possa fare qualcosa di fattibile: prevenzione e monitoraggio.

Questi sono esempi dei precursori del fascismo: quelle dialettiche che gli “intellettuali” (li metto tra virgolette perche’ credo che in Italia non esistano e non siano esistiti intellettuali negli ultimi 50 anni) sono del tutto funzionali all’avanzata del fascismo, e ne sono i segni premonitori.

Cosi’ premonitori, che le chiamo “precursori del fascismo.”