Vedo che Carlo Calenda ha finalmente realizzato qualcosa che era ormai evidente ai piu’. Il fatto che il PD e’ essenzialmente un ricovero di vecchi farlocchi, i quali hanno usato le belle idee per cui si muore come piffero magico per attrarre voti. Il PD oggi e’ una specie di welfare per politici imbecilli, e come partito riesce a combinare qualcosa quando da un angolo remoto della provincia italiana arriva un gruppo dirigente che ha qualcosa da dire.

Va dato atto a Renzi di essere stato capace di governare avendo a disposizione una misera pila di idioti come quella, ma quello che va detto va detto: quel partito non ha alcuna ragione di esistere. Non si capisce chi rappresenti, non si capisce piu’ quale classe dirigente abbia in mente, sui programmi c’e’ confusione assoluta.

Certo, qualcuno mi fara’ notare che gli altri partiti sembrano composti principalmente da pile di idioti assolutamente analoghe, forse con idee piu’ chiare a livello di “chi rappresentiamo” e di “quale classe dirigente esprimiamo”. Ma e’ tutto quello che ci si puo’ aspettare. Niente di piu’.

Il problema , pero’, e’: ma come mai tutti i partiti italiani sono composti, senza eccezioni, da pile di idioti?

Credo che il problema non sia , come dicono molti, “il sessantotto”. Nel senso che si, la pila di farlocchi del PD origina dal sessantotto, ma questo non spiega gli altri farlocchi. Salvini, per esempio, e’ un sessantottino, ma non e’ un sessantottino per ragioni anagrafiche.

O forse no.

Quando dico “forse no” intendo dire che se possiamo riconoscere il sessantottino anagrafico, non e’ mai stata analizzata a dovere la categoria antropologica del sessantottino.

Il problema e’ che quando si pensa al sessantotto si pensa a quello americano, e poi si attribuiscono le qualita’ del sessantotto americani ai farlocchi che giravano per il Parco Lambro dicendo “il comunismo e’ solo l’inizio, il futuro dell’umanita’ e’ l’alveare” . Mi riferisco al festival del proletariato giovanile, organizzato dalla rivista “Re Nudo” nel 1976, cioe’ negli anni nei quali il sessantotto americano arrivo’ in Italia, con il consueto ritardo:

L’ideale eterno del sessantottino e’ sempre quello: “la fantasia al potere”, ovvero la realta’ come elemento reazionario, da abbandonare in quanto legato a concetti vecchi, dunque conservatori.

Ma rimane il punto: chi faceva il sessantotto in Italia? Non erano amanti del rock e della liberta’ sessuale. Non bisogna lasciarsi ingannare: e’ vero che ci fu una certa liberazione sessuale, ma i vertici del movimento usarono le ragazze come si fa con le cubiste in quelle discoteche dove le ragazze entrano gratis. Servivano cioe’ per attirare gente. Cioe’ maschi.

Di leader donne , infatti, quel movimento non ne espresse MAI. Nemmeno sul piano artistico: se vi chiedessi chi sia stata la Joan Baez italiana, non sapreste rispondermi. Era un movimento di maschi che usava come pifferaio magico ragazze che danzavano nude. Ma poi i “compagni” sposavano la compagna che non mercificava il corpo. (Cioe’ vergine, o presunta tale. Novita’ assoluta!!).

La piu’ famosa caratteristica del 1968 fu (ed e’ ancora cosi’ per il nuovo sessantotto odierno) il disprezzo per l’istruzione.

Qui non bisogna confondere il disprezzo per l’istruzione con il ruolo degli intellettuali. Il sessantottino disprezzava l’istruzione come processo che gli richiedeva uno sforzo da compiere per ottenere risultati nel mondo reale , ma poi (come tutti gli ignoranti) mostrava un feticismo verso le opere intellettuali, a patto che avessero la caratteristica dell’ abbandono della realta’ attuale.

  1. Intellettuali del passato, essendo morti e sepolti, cioe’ non piu’ parte del reale attuale.
  2. Intellettuali le cui tesi mostrassero un sufficiente tasso di divorzio dalla realta’.

L’intellettuale per il sessantottino aveva lo scopo di partorire idee rivoluzionarie, con il contratto implicito che le idee fossero cosi’ assurde da non poter richiedere alcuna faticosa azione per essere trasformate in realta’. Dire che “il comunismo e’ solo l’inizio , il futuro e’ l’alveare” significa sottrarsi ai doveri che derivano dal progetto sovietico , per lavorare ad una ipotetica societa’-alveare. In pratica, fai il cazzo che ti pare dicendo che stai lottando per l’alveare-futuro , ma che nessuno si aspetti che tu costruisca qualcosa, fosse anche l’ URSS, che era troppo reale per piacere ai sessantottini: c’era il rischio che qualcuno chiedesse loro di alzarsi prima di mezzogiorno per costruire un sistema sovietico.

Con il 1968 italiano, cioe’ con il 1976, l’intellettuale viene relegato a scrivere eccitanti utopie , cioe’ utopie rivoluzionarie . Doveva prendere un’idea assurda ed irrealizzabile , ricoprirla di epica rivoluzionaria, e poi venderla. Lo scopo di tale utopia era:

  1. Dimostrare che fare i propri porci comodi a spese altrui fosse un diritto, se non un modo per “combattere il sistema”
  2. Rimanere comunque in un ambito per il quale fare i propri porci comodi a spese altrui fosse anche l’unico sforzo richiesto: il resto era utopia.

Relegati gli intellettuali all’ utopia rivoluzionaria , tutto quello che i sessantottini italiani volevano era :

  1. Essere liberati dalla fatica dalla scuola mantenendo i vantaggi della vita universitaria.
  2. Essere liberati dalla fatica del lavoro mantenendo i vantaggi della vita adulta.

La prima delle due cose generava un disprezzo assoluto verso lo studio. Non verso gli intellettuali chiamati a giustificare questo disprezzo, ma verso la fatica che era richiesta loro nelle scuole.

La seconda delle due cose generava un feroce accanimento contro i padroni, la cui principale colpa era di pretendere che i lavoratori lavorassero in cambio di uno stipendio. Questo non assolve una classe padronale ottocentesca come quella italiana , ma la reazione fu peggiore del male, dal momento che giustifico’ il mantenimento di questa classe: in un mondo ove il padrone esiste solo per sfruttare, l’unico padrone possibile e’ quello che sfrutta.

E ora siamo al punto: perche’ questi due tratti caratteristici sono ancora vivi e presenti nella societa’ italiana: il sessantotto in Italia non e’ mai finito.

Essenzialmente, i grillini sono nuovi sessantottini. Ne hanno tutti i tratti caratteristici.

  1. Il disprezzo verso l’istruzione, che richiede sforzo e fatica.
  2. Il disprezzo verso la competenza, che richiede sforzo e fatica e tempo per accumulare esperienza.
  3. Il disprezzo verso il lavoro, che viene visto solo come reddito e non come produttivita’.
  4. La riduzione degli intellettuali a fabbriche di utopie rivoluzionarie

Non ci vuole molto a notare che Grillo, coi suoi motori a rugiada di angelo e le sue idee zip war airganon,

sia un intellettuale sessantottino :le sue utopie green sono innanzitutto irrealizzabili, ma consentono alle persone di non sottostare alle fatiche della realta’ , semplicemente enunciando l’utopia come alternativa “per la quale stiamo lottando”.

Il disprezzo per le elite o per le persone competenti segue la stessa strada che segui’ gia’ nel sessantotto: fantasia al potere, oggi, significa semplicemente credere a qualche fake news: in fondo, la distinzione tra fantasia e ‘fake news’ e’ davvero piccola. E se io dicessi fake news al potere, riconoscereste tranquillamente un motto del sessantotto odierno.

Anche il disprezzo verso il lavoro emerge chiaramente: a parte la storia personale dei leader, le affermazioni come “I robot solleveranno tutti dal lavoro” e quelle come “occorre il reddito universale perche’ l’Intelligenza Artificiale fara’ tutto al posto nostro” , non sono altro che il disprezzo per il lavoro dei sessantottini, elevato ad utopia. E il “reddito universale”, prodotto non si sa come (si suppone dalle macchine), non e’ altro che la solita utopia: benvenuti nell’alveare-futuro, avrebbero detto al Lambro, nel 1976.

I leghisti sono sempre una categoria del sessantotto, ma non sono la categoria “rivoluzionaria”. Non sono nemmeno quella reazionaria, come i fascisti del sessantotto: la Lega e’ semplicemente un caso di mascheramento. Un abile mascheramento, nel quale “nazione” prende il posto di “societa’” e “credito facile” prende il posto del reddito di cittadinanza.

L’elemento leghista di oggi equivale all’elemento che nel 1976 era rimasto in provincia. Non conosceva i termini, le parole, non seguiva le mode piu’ “estreme” (venendo da una provincia ignorante e bigotta), cosi’ non riusciva ad inserirsi tra i sessantottini. Deriso dai sessantottini di citta’, rifiutato dalle ragazze disinibite che danzavano nude (per le quali avrebbe dato un braccio), quel provinciale reagi’ con odio. Si trincero’ dietro la purezza delle radici, esaltarono il mondo piccolo e chiuso (tutto sommato orribile) dei padri sino al grottesco: una lunga sequenza di articoli “la riscoperta del….” non faceva altro che mostrare questi villici che “riscoprivano le radici”, quelle radici che non erano stati capaci di abbandonare per puro provincialismo.

Siccome erano il “vorrei ma non riesco” del sessantottinismo, questi signori erano in fondo della stessa pasta degli altri sessantottini. Il disprezzo verso la competenza e verso l’istruzione veniva giustificata non tanto dal sapere “nuovo” , ma da quello “del nonno”. E’ il caso della Taverna, che quando un bambino aveva la poliomelite tutti facevano a gara per andarsela a prendere. Lo sanno tutti. La (presunta) sapienza del nonno per dire “anche io ho la mia istruzione, e viene dalla nonna”.

Un altro mascheramento operato dai leghisti e’ quello riguardante il reddito: se il farlocco di sinistra vuole il reddito perche’ fa parte di una societa’ , e ha dei privilegi perche’ la societa’ deve prendersi cura dei suoi membri , il leghista sostituisce “societa’ ” con “nazione”, e dice esattamente le stesse cose.

Possiamo fare una tabella comparativa tra i vari ur-sessantottismi :

Leghista Grillino Sessantottino
Diritti Ho diritto ad X in quanto parte della “Nazione”. Ho diritto ad X in quanto parte della “gente” Ho diritto ad X in quanto parte della societa’.
Economia E’ possibile spendere qualsiasi quantita’ di soldi, che vengono prodotti dalla Banca Centrale. E’ possibile spendere qualsiasi quantita’ di soldi, che vengono prodotte dai robot. E’ possibile spendere qualsiasi quantita’ di soldi, che viene espropriata ai Padroni.
Istruzione Non ho bisogno di studiare perche’ basta la conoscenza trasmessa dai nonni. Non ho bisogno di studiare perche’ basta la conoscenza ricevuta dalla Rete. Non ho bisogno di studiare perche’ basta la conoscenza che viene dalla fantasia.
Lavoro Lavorare significa far parte di una “tradizione” ed essere pagati per questo. Lavorare significa far parte di una “comunita’” ed essere pagati per questo. Lavorare significa far parte di una collettivita’ ed essere pagati per questo.
Competenze Essere competenti significa fare le cose come si e’ sentito dire dai nonni. Essere competenti significa fare le cose come si legge nella rete. Essere competenti significa fare le cose come si dice nelle “assemblee”
Ambiente. L’ambiente e’ l’insieme di risorse naturali come descritte dalla tradizione. L’ambiente e’ l’insieme di risorse naturali come descritte dalla rete. L’ambiente e’ l’insieme delle risorse naturali come descritte dal’ideologia.
Modernita’ Moderno e’ cio’ che e’ di moda tra gli amici. Moderno e’ cio’ che e’ di moda tra i blog che leggo. Moderno e’ cio’ che e’ di moda tra i compagni.
Intellettuali Intellettuale e’ colui che mi parla di un passato che non esiste piu’. Intellettuale e’ colui che mi parla di un futuro che non esistera’ mai. Intellettuale e’ colui che teorizza un’idea che non si realizzera’ mai.
Donne. Le donne devono essere libere con me in quanto parte della stessa etnia, e non con altre etnie. Le donne devono essere libere con me in quanto parte dello stesso social network, e non con altri gruppi virtuali. Le donne devono essere libere con me in quanto parte dello stesso partito , e non con altri partiti.

E’ abbastanza chiaro che, se sostituiamo le parole, le tre culture sono esattamente identiche. Potremmo costruire un “sessantottino N-esimo” a patto di trovare dei sostituti validi alle dimensioni che ho mostrato sopra.

Quella che vediamo e’ , forse, la terza o quarta reincarnazione del sessantottismo.

Ed e’ per questo che il nuovo sessantotto ha spogliato (nel tempo) il mondo della sinistra: esso conteneva i residui del sessantotto che ancora utilizzavano (puro o diluito a seconda della sinistra) il gergo del vecchio sessantotto. Non appena ha mostrato il suo volto, il nuovo sessantotto ha immediatamente depauperato il PD della sua base sessantottina.

E sia chiaro: anche i vecchi dirigenti sessantottini del PD avrebbero lasciato il partito, se gli altri avessero mostrato di poterli accettare. Il guaio e’ che i vecchi sessantottini, se dirigenti del PD, non sono bene accetti presso i nuovi sessantottini. Cosi’ i vecchi sessantottini, che in ultima analisi si trovano a condividere la forma mentis dei nuovi, si sentono chiusi in una gabbia, nella quale sino a quel momento avevano realizzato le loro aspirazioni, e che oggi sta crollando.

Il PD verra’ svuotato della sua componente sessantottina: gli elettori sessantottini sono gia’ migrati verso il nuovo sessantotto, mentre i dirigenti sessantottini del PD ci stanno provando con tutte le loro forze.

In pratica, il nuovo sessantotto sta prendendo il posto del vecchio sessantotto, con tutta la prepotenza, la presunzione, l’idealismo ottuso, la stupidita’ che ogni sessantottismo ha. Ma alla fine dei conti, TUTTI i partiti italiani di oggi sono fatti di pile di idioti semplicemente perche’ sono tutti ugualmente sessantottini.

Ma tutto si spiega semplicemente con una singola, potente affermazione:

In Italia il sessantotto non e’ MAI finito. Ed e’ ovunque. In qualsiasi partito. In qualsiasi movimento.Pervade la societa’ intera e struttura l’informazione.

Se solo il sessantotto in Italia fosse stato qualcosa di analogo a quello statunitense, e se non fosse arrivato con quasi 10 anni di ritardo, sarebbe stata una buona notizia.

Invece, e’ semplicemente la storia di un disastro.