Scrivere quello che sto per scrivere un pochino mi pesa. Mi pesa perche’ ci ho creduto, a questa cosa che l’informatica avrebbe portato liberta’ e partecipazione. Quando da sedicenne sedevo insieme ad altri , negli anni ‘80, a smanettare con i nostri Amiga 1000, o Atari (si, faceva computers) , pensavamo ad un mondo ove la “telematica” (all’epoca, le prime BBS) avrebbe migliorato il mondo.

C’erano molti motivi per i quali credevamo questo, primo tra i quali nel mondo delle BBS non erano coinvolti gli ISP, e quindi non c’erano intermediari tra la BBS e il suo utente. Occorreva pagare la bolletta del telefono, certo. Ma non di piu’.

Se il web e’ diventato un problema per l’umanita’, se oggi e’ il veicolo di infezione di un fascismo globale che sta dilagando ovunque, a partire dai paesi piu’ connessi, le ragioni sono tante, prima tra tutte l’organizzazione economica degli enti che lo costruiscono.

In questo e’ coinvolta la tecnologia in uso, per quanto “il web” oggi indica un tale “bloatware” di merda che difficilmente puo’ essere volontariamente uno strumento politico. Dire che il Javascript sia uno strumento politico e’ come pensare a Stalin che manda in guerra dei battaglioni di spogliarelliste. Magari funziona. Non so. A me sembra una cazzata.

E allora, mentre e’ chiaro a tutti (tranne ai giornali che ci fanno i soldi) che oggi come oggi internet e’ diventata un problema per l’umanita’, in quanto gli “incumbent” stanno impedendo che diventi uno strumento di progresso, e che il web oggi e’ il principale veicolo di infezione fascista per , arriva Tim Barners-Lee.

Sia chiaro: quando TBL aveva inventato il web, io ero gia’ uno smanettone da anni. Quando arrivo’ “il web”, mi sembro’ abbastanza sopravvalutato, ma dovetti riconoscere che in confronto ad altri sistemi, era economico e richiedeva pochissime conoscenze informatiche per costruire l’ Html.

Sia chiaro: rispetto alla conoscenza richiesta all’epoca per lavorare nell’ IT professionale, html+web richiedeva pochissime conoscenze.

E fu per quello che si diffuse.

Tuttavia, il nome di TBL divenne leggenda a mio avviso in maniera molto , come dire, paracula. Siccome aveva inventato il web allora bisogna dire che senza di lui non ci sarebbe stata internet. Beh, no.

Se non aveste iniziato a scambiare HTML usando HTTP, oggi sareste a scambiare SGML su Gopher.

C’e’ un motivo per cui voglio parlare di Gopher, e vi sara’ chiaro dopo. Per adesso sorbitevi il pippone.

Cito Gopher perche’ era quello che si usava, e si usava con un certo successo. (Anzi, sostengo che usare SGML su Gopher avrebbe creato un web di gran lunga migliore, visto che Gopher aveva molte piu’ qualita’).

Come mai HTML su HTTP ha vinto su SGML con Gopher? Beh, per una ragione economica: l’universita’ che faceva i server Gopher lo faceva pagare, mentre il CERN rilascio (in realta’ “disconobbe”) questa invenzione, che quindi era disponibile gratis.

Rispetto a Http, Gopher aveva diverse caratteristiche aggiuntive: era cosi’ gerarchico che potevate (e attualmente esiste un driver FUSE che lo fa) montare una parte della gerarchia come filesystem. Ma se una cartella conteneva un eseguibile, era possibile che il client gopher andando sulla cartella dell’ eseguibile ne causasse l’esecuzione in locale e l’output vi comparisse sul monitor. Diciamo che non vi sarebbe servito niente come JQuery per far funzionare il sistema sotto gopher, perche era di per se’ una cosa nata per gestire gerarchie di dati di ogni genere.

E qui arrivo al punto. Arrivo al punto perche’ dopo che la sua creatura e’ diventata il problema numero uno del genere umano, cioe’ il principale veicolo di imbarbarimento sociale e culturale, arriva Tim Barner Lee , e (non pago della figura di merda fatta sostenendo che il DRM fosse la soluzione di ogni male di Internet) e decide che mo’ ci mette le mani lui e tira fuori la soluzione.

Commovente.

E cosi’ nasce “Solid”, che nella mente di TBL sarebbe la soluzione decentralizzata che consente di mantenere il possesso dei nostri dati. Aha. Allora ti scarichi il mappazzone, lo installi, (e no, non e’ una cosa che la Casalinga di Voghera possa fare), provi ad usarlo, e scopri una cosa.

Che Solid non e’ altro che un server Gopher con interfaccia web.

Cioe’, avete presente quei film comici nei quali il supereroe-farlocco dice “ci penso io” , fa il gesto e poi cade nella pozzanghera? Ecco. Allora spunta Tim Barners Lee, si spoglia, rimane nel costume di WWWMan, tende i muscoli, si lancia nel vuoto….

… e casca in una pozzanghera. Splash.

Un cazzo di server Gopher con interfaccia web. Quello che c’era prima che TBL inventasse il web. Sarebbe. La. Soluzione. Ai. Problemi. Del. Web.

Cioe’, passi che uno per ricostruire le caratteristiche di Gopher vada a d inventarsi il “web semantico”. E ok.

Ma qui si esagera, TBL: quella roba che chiami “Solid” non e’ altro che un server gopher personale con un’interfaccia web, ma senza nessun WAIS o Veronica ad indicizzare.

Se quando credi di andare avanti in realta’ rivedi panorami che hai gia’ visto (anche se cambiati per il tempo), il motivo e’ semplice : stai girando in tondo.

Ma tralasciamo il fatto che l’ “inventore del web” proponga, come alternativa al web, un server Gopher ad uso personale, ovvero una tecnologia che c’era prima che TBL inventasse il web stesso.

Il problema e’ che non serve a niente. Avere i dati su un pod personale , e poterli togliere dal pod o poter controllare che qualcuno li prenda o meno, non protegge proprio un bel nulla. Una volta preso il dato , possono copiarlo, e da quel momento il “pod” non impedisce nessun uso furbesco.

Ora, il fatto che un tizio del genere arrivi con una non-soluzione, di per se’ non mi stupisce. Di non-soluzioni ai problemi il mondo dell’ IT e’ pieno. Alla fine dei conti, Solid avrebbe potuto usare Corba. Se e’ soltanto una versione Web di un server Gopher e viene scritto in javascript su node , in fondo e’ ancora una fortuna. Se vivete a Chernobyl.

Quello che mi meraviglia e’ invece il coro di blogger che postano la notizia, senza cercare minimamente di dare un’occhiata critica alla cosa. Senza cercare di installarlo per vedere cosa sia e cosa contenga.

Perche’ se siete “giornalisti” o anche solo “blogger tecnici”, e qualcuno dice che oggi piove, il vostro compito non e’ soltanto di riportare quello che ha detto il tizio. Il vostro compito e’ mettere il naso fuori e vedere se piove davvero.

Esiste una qualche mappa dei threat model di quest’applicazione, che idealmente dovrebbe contenere tutti i dati degli utenti , e quindi dovrebbe valere almeno quanto Google e Facebook messe insieme?

Cioe’, arriva un tizio e vi dice che in futuro voi metterete i dati in dei posti ove questo valore immenso verra’ custodito secondo la vostra volonta’ (supponendo che serva) e voi non andate nemmeno a cercare quanto sia sicura l’implementazione? Neanche un auditing?

Arriva uno e vi dice che e’ decentralizzato, e quindi ognuno di noi avra’ un POD, e nessuno controlla quanto sia difficile da installare? Cioe’, passi una scatolina che la attaccate alla wifi e fa tutto da se’. Ma qui parlamo di un server da installare. Da configurare come server web. Nessun giornalista che senta puzza di cazzata?

Oppure tutti avremo un pod, ma sul cloud? E se si’, allora non sara’ il cloud ad avere i nostri dati sul proprio disco? Ah, sono criptati. Certo. E le chiavi dove sono? I certificati dove sono? Beh, sul server Solid. Uhm. E nessun giornalista ha nulla da obiettare.

Tutti li’ a dire che Tim BArners-Lee ha fondato una startup di qui e di li’, e il server Solid su e giu’. Nessuno che controlli nulla. E se fossimo scettici?

Ma no.

Lo fa Tim Barners-Lee, dunque e’ una cosa seria.

Non so perche’ , ma a volte vorrei vivere nell’universo parallelo, quello dove si fa tutto usando SGML su Gopher. E Tim Barners-Lee e’ quello che ha inventato quel buffo prototipo rimasto nella cantina del CERN.