Ricevo un messaggio interessante, cui vorrei rispondere in pubblico. Siccome non so se il mittente e’ d’accordo, non mettero’ il suo nome sul blog.

Il messaggio e’ questo qui sotto:

Ora, potrei liquidare la cosa semplicemente come: non tutti quelli che dicono cose fanno politica. E se non fanno politica, allora non devono per forza costruire nulla. E non devo nemmeno indicare la rotta: del resto, uno che aveva un (bel) lavoro ma ha lasciato l’Italia perche’ la considerava una nazione incapace di dare futuro a sua figlia, in che modo dovrebbe proprorre una rotta all’ Italia? E perche’ proprio all’Italia?

Ma ci sono diversi punti in quest’affermazione che mostrano in che modo l’Italia non ne uscira’ piu’.

Il primo vulnus e’, appunto, pensare che se hai un’opinione critica allora fai politica. E ovviamente il concetto e’ che fai politica, dal momento che in qualche modo vieni rimproverato di non proporre soluzioni. Cosa che e’ compito dei politici.

In altre parole, nella forma mentis in questione ci sono due stati:

La prima domanda che verrebbe da porsi e’: ma da dove vengono queste opinioni critiche che io avrei? In che modo io avrei questa “capacita’ di analisi”? E’ un superpotere che arriva incontrando gli UFO? E’ una cosa che ti capita quando sei un mutante? Che cosa sarei io per avere questo speciale potere?

La risposta a questa domanda e’ molto semplice: non sono proprio nessuno. La capacita’ di analisi, od opinine critica, o qualsiasi cosa sia quella che produce queste aspettative, ce le hanno tutti e tutte. Tutti siamo andati a scuola. Tutti abbiamo avuto a disposizione gli stessi libri. Non e’ piu’ come un tempo ove l’istruzione e’ a disposizione di una piccola minoranza. Oggi NESSUNO puo’ dire che gli sia stata negata l’istruzione necessaria a sviluppare qualsivoglia talento.

La verita’ e’ semplice: alcuni hanno SCELTO di non trarre alcun beneficio da questa opportunita’.

Uno vale uno, ma alcuni hanno scelto di valere meno di uno.

Io non sono speciale, migliore o particolare. Se vedete in me qualcosa di migliore rispetto a voi, chiedetevi in quale momento della vostra vita abbiate scelto di lasciar atrofizzare quelle doti che vedete in me.

Perche’ se vedete in me qualcosa che e’ piu’ di voi, la colpa e’ vostra.

Se chiedete a me “la rotta”, e’ perche’ voi non ne sapreste tracciare una. E allora chiedetevi in quale momento della vostra vita voi avete rifiutato l’opportunita’ che e’ stata offerta a tutti , di imparare a tracciare rotte.

Non ho avuto Aristotele come precettore. Ho frequentato scuole superiori normalissime. Ho avuto piu’ o meno le stesse chances che hanno avuto tutti, e che avete avuto voi. Se vedete in me qualcosa piu’ di voi, chiedetevi dove avete sbagliato. Perche’ se cercate un colpevole , non avete che da guardarvi allo specchio.

Il secondo punto e’ che si parla del solito “tutto il mondo e’ paese”. E’ curioso come l’Italiano insista nell’attribuire agli altri paesi il successo per via della fortuna. Se tutto il mondo e’ paese, tutte le societa’ sono ugualmente descrivibili con le stesse categorie, come mai alcuni paesi ottengono alcuni risultati ed altri paesi no? Beh, il destino cinico e baro.

No. Mi spiace. I paesi che ottengono piu’ risultati dell’Italia sono abitati da persone migliori. Hanno , si, governanti in media migliori, ma questo e’ possibile perche’ hanno cittadini migliori. Si, eventi negativi accadono, e accadono ovunque. Ma in alcuni posti sono problemi, in altri sono la normalita’. Ci sono luoghi ove il crimine succede per colpa dei criminali, e luoghi ove succede principalmente e specialmente per colpa di quelli che si dicono vittime.

Quindi no, mi spiace: vivo in un luogo abbastanza piccolo nei dintorni di una grossa citta’, quindi vivo nella provincia tedesca. Che ha pregi e difetti, certo. Ma e’ un palmo sopra qualsiasi cosa ci sia mai stata in qualsiasi posto d’Italia. E per diverse ragioni.E so di cosa parlo.

Vivevo da adolescente in Emilia Romagna, nell’emilia rossa, negli anni ‘80 , in quello che fu il periodo piu’ pesante: quello in cui i giovani dai 13 ai 18 anni abbandonarono il PCI e le sue propaggini. Quando smisero, e mi ci metto anche io, di frequentare l’ FGCI, le loro SPIM e le loro ARCI, come le loro controparti piu’ estreme, tipo i centri sociali. E io avevo proprio quell’eta’ in quel periodo. Conosco benissimo tutti gli espedienti, anche i piu’ squallidi, per rendere marginali le persone che non la pensano come si vorrebbe. Li ho gia’ visti sputare bile e ricorrere ad ogni invidioso mezzuccio gia’ una volta. Li ho visti sputare il loro sottile, odioso veleno. Lo conosco bene. Ricordo benissimo come l’appartenenza politica divenne perbenismo e criticare era prima di tutto poco decoroso, quando non maleducato. Ricordo quando la dittatura non era sistema politico, ma sistema sociale.

E ricordo ancora quelli che dicevano che se anche me ne fossi andato via dal paesino di merda , sarebbe stato uguale dappertutto. Perche’ loro erano la normalita’, ed era cosi’ ovunque. “Non vedi che queste cose succedono ovunque?” Beh, no. Fu meglio quando me ne andai la prima volta, ed e’ meglio ora che me ne sono andato la seconda. No, con buona pace del proverbio, il mondo non e’ tutto lo stesso paese.

Prima di tutto, la liberta’. Il senso di liberta’ che coglie noi expat non deriva dalle migliori condizoni economiche: ho amici che vivono in nazioni meno ricche dell’Italia. Il senso di liberta’ deriva dalla mancanza di milioni di bastardi che la mattina si svegliano chiedendosi come rovinarti la giornata .

E questo no, fuori dall’Italia esiste molto meno. Sono emarginati i bastardi che rovinano la giornata ad altri. Forse ho visto qualcosa di simile nel mondo anglosassone, ma non ne sono certo.

Non tutto il mondo e’ paese. Questo e’ quello che dite, e che direte ai vostri giovani che se ne vogliono andare, per convincere voi stessi che no, non e’ colpa vostra. E invece e’ proprio colpa vostra.

E il modo in cui incistate le voci critiche e’ sempre quello e sempre lo stesso: se non ti vanno bene le cose, allora sei un politico. Devi fornire la soluzione, devi tracciare una rotta.

In questo modo, si sposta il punto da “dovreste proprio smettere di fare le merdate che fate” ad “apriamo un dibattito filosofico che portera’ a scrivere l’ideologia del terzo millennio”.

Voi volete un politico, uno che indica la rotta. Certo. Perche’ a quel punto tutto quello che potrete fare e’ parlare di politica, dividervi come al solito tra quelli che sono favorevolie quelli che sono contrari, e tutto andra’ avanti come sempre. Un altro che ravvivi la noia del vostro bar, qualcosa di cui parlare. Una nuova proposta di cui discutere.

Puttanate. Discutere serve solo a non far nulla.

Perche’ se vi alzate al mattino chiedendovi come rovinare la giornata a qualcun altro c’e’ un motivo, ed e’ patologico. Si chiama “dipendenza da adrenalina”, e vi rende il popolo piu’ litigioso del pianeta. Ma specialmente, produce come effetto collaterale una gigantesca depressione di massa.

Siete depressi. l’italia e’ malata, e’ malata di depressione. Vengono diagnosticati solo i casi piu’ gravi, ma la depressione e’ uno spettro , e la stragrande maggioranza degli italiani e’ semplicemente depressa. Ne ha tutte le caratteristiche.

la depressione in Italia ha raggiunto una tale scala epidemica da essere non piu’ una malattia dei singoli, ma una malattia dell’intera societa’. Una depressione di massa. I sintomi della depressione si vedono ormai nella politica, nell’economia, nel dibattito filosofico, nella produzione musicale e culturale.

Quello che io chiamo “il divorzio dalla realta’ ” non e’ altro che questo: uno dei sintomi della depressione. Certo, solo i casi piu’ gravi vengono diagnosticati, ma ormai tutta la societa’, o quasi, ha oltrepassato il limite della sanita’ mentale. Un tempo si usava il termine “nevrosi di massa”, oggi e’ il tempo di dire “depressione di massa”.

Il veicolo di infezione di questa depressione e’ la litigiosita’. Quando litighi, produci adrenalina.L’adrenalina produce dipendenza. Se litighi ogni giorno, se battibecchi ogni giorno, ogni giorno ti spari la tua dose di adrenalina. Il giorno in cui ti manca la dose di adrenalina, ne hai bisogno. E inizi a tua volta un battibecco. Che ti rifornisce di adrenalina, e fa lo stesso con la controparte. E propaghi l’infezione anche a lui.

E piano piano, in questa immensa folla di depressi che battibeccano in continuazione per procurarsi la dose giornaliera di adrenalina, si propaga la conseguenza principale della dipendenza stessa: la depressione.La depressione diviene endemica, tramite il litigio.

La persona dipendente da adrenalina tende al burnout, che si manifesta come depressione e crisi di panico, causate proprio dal corpo che produce dosi sempre piu’ forti di adrenalina. Ho visto persone scoppiare per il burnout, nel mio lavoro e’ molto comune. Cosi’ comune che facciamo corsi per riconoscerlo e fermarci in tempo.

Beh, voi non vi siete fermati in tempo. Non siete ancora al burnout, ma di sicuro l’intera societa’ e’ in piena depressione, quella forma che e’ causata dalla dipendenza da adrenalina. Siete a poco dal burnout.

E i social network vi hanno peggiorato la situazione, perche’ vi offrono la possibilita’ di litigare ancora di piu’ e ancora piu’ spesso. Tanta buona droga. Adrenalina che scorre a fiumi. E la depressione che ci nuota dentro.

Non c’e’ nessun rotta che possa correggere l’andamento della societa’ italiana.

Al massimo sarebbe qualche pratica psichiatrica.

In ogni caso, non ci posso fare niente. E neanche voi. Quella da adrenalina e’ una dipendenza, e dalle dipendenze non si esce, perche’ esse modificano la struttura stessa del cervello. Nessuno si disintossica o esce da una dipendenza, al massimo impara a gestirla.

Ma il modo di pensare rimarra’ cristallizzato per sempre nel modo di pensare prodotto dalla dipendenza: paranoia per i cocainomani, pensiero violento per gli alcoolizzati, depressione per i dipendenti da adrenalina.

Sino al burnout. Quando vi ritroverete da soli in una stanza con degli attacchi di panico e delle esplosioni di furia inspiegabili, magari farete a pezzi le persone che amate, uscirete ed ammazzerete qualcuno, oppure non riuscirete piu’ ad uscire e rimarrete a casa a guardare il soffitto stesi sul letto, sognando qualche UFO che vi rapisca.

Ammesso che non lo facciate gia’.