Chi legge la stampa italiana vivendo all’estero si trova a combattere con una parola che e’ intraducibile nell’universo politico straniero, che e’ “sdoganamento”. Sebbene esistano dei discorsi che possono spiegare cosa e’ successo, ci si scopre sempre inadeguati di fronte alla domanda “Wer hat die Grenze vorher bewacht?” Chi c’era, in fondo, a sorvegliare questa frontiera? Chi erano i doganieri?

Questa e’ una domanda interessante, perche’ se diciamo che M5S e Lega hanno “sdoganato” alcune dialettiche, quello che non e’ ben chiaro e’ proprio questo: dove si trovava la frontiera di preciso, chi la istituiva, chi la sorvegliava , e con quale mandato?

E’ una domanda che sembra ingenua, eppure smaschera la finzione: che non c’e’ mai stata alcuna frontiera, a sorvegliarla non e’ mai stato nessuno, e nessuno ha mai ricevuto un mandato per sorvegliare alcunche’.

Si potrebbe obiettare che nessuno aveva mai superato alcuni limiti nella degradazione della dialettica politica, e quindi una qualche frontiera esisteva. Ma questo non e’ vero, nel senso che questa implicazione e’ ben lungi dall’essere scontata.

Costruire una frontiera non sorvegliata e renderla operativa e’ assolutamente fattibile, in un modo molto semplice. Si prenda una parte qualsiasi del territorio, e senza apportare alcun cambiamento si pianti al suolo un cartello fatto cosi’:

Improvvisamente avrete tracciato un confine , praticamente invalicabile. Certo, voi sapete benissimo che non ci sono mine in quel pezzo di terra. Ma nessun altro lo sa. Avete costruito una frontiera che non e’ sorvegliata da nessuno, se non dalla mente di chi legge il cartello.

In pratica, non abbiamo affatto tracciato una frontiera in quel dato pezzo di terra: ma questo cartello costituisce una mappa, la quale prende il posto della realta’ nella misura in cui siamo abituati a credere a quel cartello.

Enunciamo quindi una prima conclusione:

il fatto che nessuno abbia mai oltrepassato un determinato limite prima di oggi NON implica che esistesse o sia mai esistita una frontiera reale. Implica solo che esisteva una mappa nella quale la frontiera appariva invalicabile.

Qual’e’ il limite di questa mappa? Il limite sta nel fatto che la mappa puo’ essere messa in dubbio. Chi non sa leggere il tedesco non e’ affatto sicuro che quella roba li’ indichi un pericolo di mine. Ma c’e’ un’altra categoria di persone che possono provarci.

Quelli che non si fidano dei cartelli.

Quelli che non si fidano dei cartelli proveranno a passare. Occorre una certa attitudine al rischio, certo, ma succedera’ che qualcuno provi a fare un passo avanti. E la prima volta non gli succede nulla. Poi prova a farne due, di passi. E non gli succede nulla.

Allora un sacco di gente inizia a guardarlo, e a gridargli di venire via. Ma lui , niente: fa quei due passi e li sfotte, poveri fessi che credono nel cartello. E allora arriva l’autorita’ che, non potendo negare il fatto che quei due passi non abbiano incontrato mine, sposta il cartello due passi avanti, dal momento che comunque non puo’ tollerare che un cartello messo li’ dalle autorita’ sia sbugiardato completamente.

Allora arriva qualcun altro, e fa due passi oltre il cartello. E ancora una volta, non gli succede nulla. Allora arriva di nuovo l’Autorita’, che non puo’ tollerare di sentirsi dire che quel cartello era una cazzata, perche’ equivarrebbe a dire che l’Autorita’ e’ fatta da cialtroni. Cosi’ sposta di nuovo il cartello due passi piu’ avanti.

E di nuovo, il cartello viene ignorato da qualcuno che fa altri due passi. Il guaio e’ che , una volta che quel cartello e’ stato irriso due o tre volte, perde completamente di significato. E tutti cominciano ad ignorarlo: in quel momento la frontiera e’ caduta.

Si tratta di una variazione del principio del vetro rotto, con una sola differenza: che il vetro non esiste. Era solo dipinto nel muro. E il palazzo non e’ stato distrutto quando qualcuno ha rotto il primo vetro, ma quando qualcuno ha detto che il primo vetro era solo dipinto nel muro.

Adesso possiamo chiederci: ok, ma dove era stato piazzato il cartello “Achtung, Minen!”

Beh, ecco: era stato piazzato fuori da un altro posto mitologico detto “bar”. La dialettica che sarebbe stata “sdoganata” attraverso il confine inesistente, infatti, non solo esisteva ma era anche maggioritaria.

Nel parlato “pop” si dice infatti che sono stati sdoganati discorsi che si facevano solo “al bar”, ma si dimentica una cosa molto semplice: il luogo chiamato “bar” costituiva l’intero corpo sociale del paese, con la sola eccezione dei media politici.

Il cartello che tracciava il confine inesistente, cioe’, non limitava ad un piccolo spazio qualche piccola gabbia di trogloditi chiusi nel Bar Dello Sport. Al contrario, il confine immaginario isolava una piccola torre d’avorio, ove si trovavano i politici e i mass media politici.

Non era, quindi, un confine che isolava pochi dementi dal resto “sano” della societa’: era un confine che isolava una piccola elite di persone “sane” dal resto orribile della societa’.

Per la precisione, “la provincia”.

La provincia italiana e’, e’ sempre stata e sara’ sempre un luogo di piccoli orrori, abitata da piccole persone orribili che fanno piccole cose orribili a piccole vittime.

La provincia italiana e’ il luogo del piccolo orrore rassicurante.

La parola “piccolo” e’ la chiave di questa visione.

Si tratta del luogo ove abbiamo una piccola paura di subire un piccolo crimine. Ove si puo’ dire la piccola cattiveria che causa una piccola sofferenza. Il piccolo luogo ove puoi mettere un piccolo ebreo in un piccolo forno, e non e’ grave perche’ in fondo sei solo un piccolo nazista.

La parola “piccolo” rende tollerable ogni orrore. Puoi commettere un piccolo crimine, come evadere il fisco, che e’ tollerabile perche’ e’ piccolo. Puoi dire una piccola frase razzista, che e’ accettabile perche’ e’ piccola. Puoi essere un piccolo pezzo di merda, ed e’ ancora ok, perche’ la parola “piccolo” e’ la chiave di volta dell’intero concetto di “provincia”. Piccolo e’ bello perche’ qualcuno ha collocato le cose piccole nello spazio dell’impunita’.

E allora, chi se ne fregava del fatto che nel piccolo bar di qualche piccolo paesino di provincia si dicessero delle piccole cose orribili? Erano solo piccole cazzate.

E invece no: perche’ ad un certo punto, arriva il social network. E il social network non e’ altro che una gigantesca metropoli fatta delle persone reali, prese da ogni parte del paese, che sono, OPS, per il 70% dei provinciali. Solo il 30% degli italiani vive in una situazione di “citta’ “.

E siccome la provincia italiana e’ il luogo del piccolo orrore rassicurante , questo ha trasformato il dibattito pubblico in un dibattito nel quale le piccole voci che dicono piccoli orrori da un piccolo bar , rappresentano il 70% del volume.

E il discorso pubblico, che prima verteva (anche) di grandi temi, si e’ dissolto in dialoghi di una piccineria sconcertante.

Non si e’ sdoganato nulla. Quello che e’ successo e’ che il piccolo provinciale, pezzettino di piccola merda che fa piccole carognate e ha piccoli vizi minimamente squallidi, ha scritto sul social. Questo ha catapultato la piccola merda della sua piccola vita oltre il cartello “achtung minen!” che rappresentava un confine immaginario, dietro il quale le elites si sentivano al sicuro.

Ma bisogna capire una cosa: dal punto di vista della piccola vita del piccolo provinciale, non e’ cambiato nulla. Egli continua a dire le stesse piccole porcherie che diceva prima, nella stessa piccola sicurezza di un piccolo paese fatto di piccoli eventi, ovvero di eventi che non contano un cazzo di niente.

Non si e’ sdoganato nulla. E’ diventato visibile a tutti l’orrore della provincia italiana. Sono diventati visibili gli orribili omettini bigotti e le orribili puttanelle decorose che popolano il 70% del paese. E la cosa buffa e’ che sono rimasti anonimi: essi sono ancora troppo piccoli per venire notati singolarmente, e tutto quello che vedete e’ la massa informe , il liquame prodotto dall’accumularsi del loro alto numero.

Lo sdoganamento e’ un mito, per due ragioni: non c’e’ mai stato il confine, e non e’ mai esistita alcuna dogana. Era solo una consuetudine fondata sulla narrazione di un confine invalicabile.

Ma lo sdoganamento e’ un mito per un altro motivo: perche’ il confine non serviva a tenere poche persone confinate in gabbia , proteggendo la maggioranza. Quel confine immaginario serviva a proteggere una ristretta elite dalla maggioranza.

Quando se ne uscira’?

La cosa migliore da fare sarebbe quella di chiudere tutti i social network: esperimento fallito. Abbiamo fatto l’esperimento di avere i social network, abbiamo visto che produce effetti mostruosi, che devasta le democrazie lasciando intatte le dittature, quindi possiamo anche prendere la decisione piu’ razionale: proibirli.

Siccome non lo faremo perche’ Homo Incompetens non sa distinguere la liberta’ dai porci comodi, quello che succedera’ e’ che il piccolo uomo di provincia presto si scoprira’ di fronte ad un concetto che non poteva vedere dalla sua provincia.

Il concetto di “grande”.

Il motivo per cui il piccolo uomo di provincia puo’ mettere un piccolo ebreo in un piccolo forno e’ che la parola “piccolo” pone l’orrore dentro la nebbia del tollerabile.

Lo vediamo quando si parla di “moderati”: quando diciamo che so io “musulmano moderato” stiamo dicendo che una dose tutto sommato piccola di qualcosa che e’ orribile vada tollerata, perche’ la dose e’ piccola. Quindi, un piatto di merda e’ troppo, ma di un solo cucchiaino possiamo discutere.

L’uomo di provincia vive di questo: l’idea che se un intero piatto di merda e’ troppo da ingoiare, un piccolo cucchiaino di merda e’ in una zona di “tollerabilita’ ” , e quindi di impunita’. Insomma, Auschwitz era il male perche’ era un grande orrore, ma se nel nostro bar prendiamo un piccolo ebreo e lo mettiamo in un piccolo forno per un piccolo intervallo di tempo, allora e’ ok. Il piccolo come assoluzione.

Quello che sta per succedere e’ lo stravolgimento del suo mondo, quando incontrera’ il concetto di “grandi conseguenze”. Non appena l’uomo di provincia realizzera’ che le sue “piccole” azioni causano “grandi” disastri, allora il suo mondo di impunita’ andra’ in pezzi.

Lo choc e’ quello del tedesco medio che aveva dato, tutto sommato, un piccolo contributo alla causa nazista. E siccome il suo contributo era stato piccolo, si aspettava di non essere colpito da un grande disastro.

La sua convinzione era che, avendo dato solo un piccolo contributo, sulla sua testa sarebbe caduta una piccola bomba, al massimo un petardo. Lo choc che ha annientato la provincialita’ tedesca e’ stata la scoperta che anche se il tuo contributo al nazismo era stato piccolo, la bomba che ti pioveva addosso era sempre grande.

Ecco, questa e’ la lezione che sta per arrivare all’italiano, ed al provinciale in generale: quando , a fronte di un piccolo orribile discorso fatto al bar, gli arrivera’ addosso una grande recessione economica.

Ovviamente il provinciale cerchera’ di giustificarsi dicendo che non puoi distruggere un paese solo perche’ nel suo piccolo bar piccoli uomini dicono piccole cose orribili. Non puoi ridurre alla fame una nazione solo perche’ piccoli uomini con piccoli vizi in un piccolo paese fanno piccole porcherie.

E invece, e’ proprio quello che succedera’.

E come ho gia’ scritto, non puoi uscire dal rifugio gridando alle bombe che tu c’entri poco con il regime. Le bombe cadono in testa a tutti.

Anche, e specialmente, sui “piccoli”.