Se vivessi in Italia passerei il tempo a ridere. Nel senso che questo governo e’ come un gigantesco asteroide a forma di minchia che si staglia nel cielo: sai che morirai, ma non riesci a smettere di ridere. (cit.) Mi e’ capitato per caso di vedere un filmato ove Giggino di Maio racconta che “siccome il POS e’ tutto tracciabile”, allora non saranno consentite “spese immorali”.

Questa cosa e’ divertente sul piano dell’ IT, perche’ in qualche modo Giggino sembra pensare che durante una transazione POS, l’intero scontrino (compresa la descrizione dei singoli acquisti) venga trasmesso a chi detiene il conto.

In realta’ le cose non sono cosi’ semplici.

innanzitutto, gli attori sono piu’ di tre. Significa che non ci sono solo la carta, il negozio e il conto. Il POS e’ un “circuito” e quando parlate di tecnologia le cose sono importanti. Allora, vediamo:

Il fatto che ci siano cinque enti , tra cui due intermediari tecnici dovrebbe farvi sospettare che le cose siano un pelo piu’ complicate di come le descrive Giggino. Perche’ una transazione POS non e’ semplicemente “trasmetto lo scontrino a qualcuno”. Questa e’ al limite l’esperienza utente, ovvero come noi percepiamo il suo funzionamento visibile. Che cosa succede? Visto che ho trascorsi nel mondo Banking/Insurance, vediamo se ricordo bene.(potrei sbagliarmi su alcuni dettagli perche’ sono passati anni).

  1. Il POS del venditore si autentica
  2. invia i dati della carta e l’ammontare della transazione alla rete del gestore circuito carte,
  3. che li invia al card issuer per ottenere l’autorizzazione a procedere
  4. Il card issuer controlla se la carta e’ valida e se ci sono soldi.
  5. In caso di approvazione , il POS del venditore riceve comunicazione che è possibile procedere (o meno) e si prepara a stampare lo scontrino. (se e’ negato, stampa direttamente )
  6. A seconda del contratto, il titolare della carta dovrà firmare per accettare di effettuare il pagamento , oppure chiede il pin sullo schermo.Nel qual caso il POS attende a stampare sino alla verifica del PIN sulla carta stessa. (il PIN non viene trasmesso)
  7. Il POS trasmette (di solito a lotti, o alla fine della giornata) le informazioni sulla transazione all’acquirer che lo ha in gestione, per eseguire in seguito il batch di accredito.
  8. il batch di accredito sposta i fondi presso il venditore.
  9. Avviene poi (di solito durante la notte) una fase di calcolo dei flussi fra issuer e acquirer e determinazione dell’ammontare delle compensazioni eventualmente necessarie a saldo, orchestrata dal gestore circuito carte. L’acquirer informa periodicamente il circuito dei dati relativi alle vendite che hanno interessato i suoi POS. Questa fase e’ soggetta a controlli di consistenza, tra cui l’antifrode.
  10. il circuito gira l’informazione ai card issuer competenti .
  11. Sempre il gestore del circuito determina la posizione debitoria o creditoria netta dei vari attori. Chi risulta essere in posizione debitoria netta (generalmente, si trovano in questa posizione i card issuers perché le carte di credito vengono usate per pagare più che per incassare) invierà i fondi dovuti al gestore circuito, che li trasmetterà agli aventi diritto (in genere, gli acquirers).
  12. Al termine di questo batch, il card issuer spedisce al titolare della carta un estratto conto mensile che riporta l’insieme delle transazioni registrate nel periodo di osservazione
  13. il titolare, o la sua banca in caso di domiciliazione automatica, effettuerà un pagamento a saldo del conto carta.

Perche’ faccio tutto questo spiegone? Lo faccio perche’, checche’ ne dica Giggino, verificare la “moralita’” di un acquisto e’ tutto tranne che fattibile. Innanzitutto, perche’ non viene trasmesso alcun dettaglio sull’acquisto.

Il POS invia, cioe’, soltanto l’ammontare della cifra da pagare. Non c’e’ scritto che cosa abbiate comprato come sullo scontrino. Quindi, se Giggino vuole controllare che non facciate spese “immorali” , l’unica leva che ha a disposizione e’ gestire chi siano gli esercenti che possono fare uso della carta.

Se si vuole fare questo lavoro e bloccare la transazione in questa fase, possiamo chiederlo a due enti: il primo e’ il gestore del circuito, oppure il gestore della card. Ma a chiunque lo si chieda, la richiesta e’ abbastanza semplice: devi gestire una lista di esercenti autorizzati, dato un certo lotto di carte di credito.

Questo e’ assolutamente possibile, nel senso che oggi si fanno cose anche piu’ complesse, per esempio nel caso di antifrode e blocco selettivo delle carte. Il problema e’ che non serve a niente.

Perche’ a questo punto sara’ necessario un processo di onboarding degli esercenti: bisognera’ decidere quali esercenti siano autorizzati e quali no. E a quanto dice Giggino, sara’ necessario farlo basandosi sulla merceologia dell’esercente.

Quindi, se abbiamo un classico negozio “alimentari/tabacchino/giornalaio” di quelli che si trovano sulle statali, o una semplice area di sosta sull’autostrada, il problema vero sara’ di stabilire se possa o non possa entrare.

Se autorizziamo il negozio “Da Mario alimentari/minimarket/tabacchino/giornalaio” sulla statale, o i minimarket di moltissimi piccoli centri, il controllo sulla “moralita’” della spesa salta completamente. Il nostro negozio vende praticamente di tutto. Ok, vende tutto quello che ci sta in uno spazio relativamente ristretto, ma in generale vende praticamente tutto cio’ che costa poco.

Secondo giggino, siccome espongono il fedele a pericolose tentazioni, questi negozi vanno esclusi? Dipende dall’atteggiamento di Giggino. Siccome l’atteggiamento di M5S e’ “vagamente bigotto” (hanno raccolto il meglio del bigottume di provincia), mi aspetto questo:

Quindi si, il nostro “minimarket” e’ tagliato fuori dall’ RdC.

Quindi, diciamo che abbiamo troncato la piccola distribuzione su base familiare, per consentirvi di fare una spesa “morale”. Qualsiasi cosa significhi per l’Imperatore (cit.)

Adesso andiamo alla grande distribuzione: orrore assoluto. La grande distribuzione non solo vende di tutto (dunque, anche cose immorali! ) ma vende anche le blasfeme ricariche di Amazon, con le quali il diabolico Bezos attenta alla Sacra Romana Economia Italiana. Strumento del demonio!

Dunque, mi aspetto che anche la grande distribuzione sia tagliata fuori. Non potrebbe essere diversamente, visto che si tratta di luoghi troppo peccaminosi per tutelare la preziosa integrita’ spirituale dell’acquirente povero italiano. Troppe tentazioni in quei templi del peccato.

Adesso andiamo a vedere chi resta. Sono i negozi “monotematici” e gli ambulanti. Se siete cioe’ un macellaio, normalmente avrete solo carne. Se siete un pescivendolo, avrete solo pesce. Il fornaio avra’ solo pane, eccetera. Si tratta di un modello “vagamente obsoleto”, che e’ in via di estinzione, ed e’ proprio questo il punto. Se siete un ambulante con il vostro furgoncino/negozio, tipo quelli che vanno nei mercati rionali, siete normalmente specializzati.

La decisione di Di Maio di consentire solo spese “morali” viene dalla spinta di alcune lobbies, quelle dei negozianti piu’ in difficolta’ per via della modernizzazione e dell’ e-commerce. Quella parte del commercio al dettaglio che e’ scomparsa in tutto l’occidente, e che non sta molto bene neppure in Italia.

Se infatti il minimarket “che vende tutto” colma un vuoto con un punto di presenza sul territorio (il minimarket che vende tutto ha senso soltanto con una densita’ molto bassa di negozi per Km), il negozio “specializzato” ha senso soltanto dove il bacino di utenza e’ molto grosso, e lo stesso vale per l’ambulante, che deve stabilire un tragitto piu’ “denso” possibile, oppure i mercatini.

Insomma, questa improvvisa “moralita’ pauperista” di Di Maio e’ soltanto la decisione di tenere in piedi, sulle spalle dello stato, un modello di commercio che non e’ competitivo da anni.

Ora so che molti vorranno sapere perche’ e’ sbagliato fare questo, e la risposta e’ sempre la stessa: “perche’ in Italia non c’e’ un Amazon che scacci Amazon, mentre altrove ci sono molti negozi online (qui c’e’ Otto.de, per dirne una)”.

Succede perche’ in Italia si sono sempre protetti gli interessi dei “piccoli”, le caccole di piccione che con la loro arretratezza impediscono al paese di dotarsi di giganti capaci di competere. Chi e’ dietro a Starbucks dovrebbe chiedersi dov’e’ la Starbucks italiana: la risposta e’ che non esiste, perche’ ci sono miriadi di bar italiani. Risultato: i bar esistono praticamente solo in Italia, Starbucks ha negozi in tutto il mondo, e quindi puo’ succedere che l’evento sia “Starbucks arriva in Italia”, ma non “Il bar Mario sbarca in Canada (sempre che Mario non emigri, si intende)”.

Questa trovata della spesa morale, che identifica con “morale” tutto cio’ che e’ nazionalpopolare (per usare il termine democristiano) , non e’ altro che un accanimento terapeutico nei confronti di un settore morente.

Questo e’ il market share dei negozi di alimentari in alcuni paesi. La fonte e’ il museo MAS di Anversa, ove ho scattato la foto perche’ era interessante.

Come potete vedere, nelle nazioni economicamente piu’ forti e moderne, il negozietto e’ scomparso, o quasi. Ed e’ il destino che aspetta i negozietti in italia. La forza che muove Di Maio e’ proprio questa: salvare un business MORTO.

Il prezzo di queste azioni che sembrano volte a salvare il “romantico piccolo negozietto” e’ molto salato.

Questo e’ il risultato:

https://europe.businesschief.com/top10/1436/Top-10-biggest-supermarket-chains-in-Europe

Non c’e’ nessuna catena italiana. Salvando sempre il merdoso negozietto dell’angolo siete rimasti a guardare mentre gli altri paesi costruivano aziende immense. E ora che queste aziende sbarcano in Italia, non avete niente da opporvi, se non l’elemosina ai poveri per sostenere gli inevitabili, ultimi perdenti di uno scontro dall’esito gia’ scritto.

Ammetto pero’ che un gigantesco asteroide a forma di minchia , nel cielo, una volta nella vita bisogna vederlo.