Una categoria molto impiattata e’ quella del mondo GLBT. Viene impiattata vendendo l’idea che i gay siano, “fisiologicamente” , tutti progressisti, o perlomeno di sinistra nel senso politico. Chi potrebbe mai dire che un gay sia un bigotto, se i bigotti quasi sempre odiano i gay? E chi potrebbe mai dire che siano razzisti , se normalmente i razzisti odiano i gay?

In tutto questo c’e’ un ovvio errore logico, anzi: ce n’e’ una caterva.

Il primo errore logico e’ quello di indovinare le opinioni di un tizio partendo da quelle di un altro. Dunque, siccome i fascisti odiano i gay, allora un gay non potra’ essere fascista. Si tratta di una scemenza ovvia, per la semplice ragione che le opinioni non sono binarie, ma sono uno spettro. Cosi’, un gay puo’ non essere fascista (compresa l’omofobia), ma puo’ essere quasi fascista, nel senso che puo’ essere fascista tranne per un particolare dettaglio del fascismo .

Appartengono a questa categoria i gay che alzano l’asticella, del tipo “si, sono gay ma attivo” oppure “si sono gay ma non sono effeminato”, oppure “si , sono gay ma sono contro il gay pride” , fino a “si, sono gay, va bene il matrimonio gay, ma non l’adozione” . Tutte queste posizioni servono ad alzare l’asticella, a rendersi passabili per usare un termine in voga nel mondo della transessualita’.

Insomma, secondo loro se i fascisti odiano i gay e’ perche’ odiano quelli che “eccedono” nella gaiezza, e questi personaggi si illudono che se non eccedono nella gayezza, allora sono passabili come fascisti.

Ed e’ per questo che i fascisti li odiano, ma senza eccedere: li picchiano solo se non c’e’ altro da fare quella sera, ecco. Li menano in best effort, si dice nel mio ambiente.

Questo ragionamento “ma i fasci odiano solo chi e’ davvero troppo cosi’ “ non lo fanno solo i gay. Ci sono anche ebrei che fanno questo ragionamento, e parteggiano piu’ o meno apertamente per movimenti fascisti o fascistoidi, pensando di stare “sotto il limite di tolleranza dei fascisti”.

Un esempio sono Dolce&Gabbana, che sono “a favore del matrimonio gay” ma “contro l’adozione”.

Il secondo errore di chi pensa che i gay non possano essere che progressisti riguarda il fatto che essendo una categoria debole essi non possono che aspirare ad un mondo di eguaglianza anziche’ ad un mondo di prevaricazione. Questo errore pecca di collettivismo, nel senso che non tutti i gay sono una categoria debole: se un gay e’ ricco e famoso, per dire, ha tutte le ragioni per preferire un mondo di prevaricazione ad un mondo di eguaglianza.

Un esempio sono Dolce&Gabbana, che non sono sicuramente “deboli”, e quindi se ne possono impippare dell’uguaglianza.

Un ultimo punto e’ che si’, moltissimi gay si dicono progressisti e lottano per una societa’ piu’ aperta. Ma bisogna capire cosa significhi.

Se vivete in Olanda , per dire, e siete progressisti e lottate per una societa’ ancora piu’ aperta, quasi sicuramente state lottando per il diritto di sposare una tanica di diserbante: sospetto che questo sia l’unico diritto ancora negato da quelle parti.

Se vivete a Teheran , siete gia’ dei rivoluzionari se sostenete che i gay abbiano il diritto di respirare ossigeno , e lottate per una societa’ ancora piu’ aperta se non vi hanno ancora impiccati. l’impiccagione normalmente rende piu’ difficile il dibattito politico.

Anche qui siamo nel caso di Dolce&Gabbana: hanno la loro eta’, e vengono da una societa’ ove se non ti sputano in faccia mentre cammini per strada e non ti insultano vedendoti col tuo compagno, e’ una giornata splendida e rara. Quindi, dal loro punto di vista , il “che minchia vuoi ancora?” e’ un punto di vista ragionevole.

Potrei discutere ancora sull’impiattamento dell’omosessualita’, debunkando cose tipo “i gay amano tantissimo le donne”, “i gay sono cosi’ sensibili”, “i gay sono molto eleganti”, ed altre cose. Ma non e’ questo lo scopo del post.

Questo post e’ nato per mostrare una cosa: che a lasciarsi coinvolgere da una credenza riguardante “tutti” , il rischio e’ farsi molto male quando si esce dalla propria provincia.

Facciamo un’ipotesi di lavoro: la qualita’ del dibattito pubblico in Italia si sta leggermente degradando. Sono ormai normali gli insulti, e’ normale interrompere una persona che sta parlando, e’ normale urlare in faccia agli altri, e’ normalissimo sparare porcherie razziste, blaterare idiozie chauviniste o enunciare luoghi comuni di una piccineria sconcertante.

Tutto questo oggi e’ la norma, ma attenzione: e’ la norma localmente.

Che sia la norma “localmente” lo testimonia il Corriere della Sera, che posta questo articolo apologetico.

a parte che i cinesi si sono offesi per degli screenshot ove i due dicevano che i cinesi sono sporchi, e tante altre cose,

il fatto che a decidere se quei video siano offensivi o meno lo decidano gli italiani fa capire la dimensione provinciale di questo pensiero: quando gli italiani si sentono offesi per qualche cosa che li stereotipa troppo, (normalmente un articolo su qualche giornale) non chiedono a chi ha fatto l’articolo se era offensivo. E’ chi riceve l’offesa che decide se c’e’ l’offesa.

Ed e’ qui il punto: il Corriere della Sera si sta appellando ad una divinita’, che e’ il “Dio Tutti”. Il Dio “Tutti” e’ una delle divinita’ piu’ invocate, dopo “Porco” e “Cane” che rimangono saldamente in cima alle classifiche.

Il Dio Tutti e’ ovviamente un mito: il mito di conoscere tutto il cosmo semplicemente quando si e’ conosciuto il pezzo di territorio che circonda la casa in cui si vive. E la casa e’ sempre quella da sempre.

Ora, so benissimo cosa diranno i difensori del Dio Tutti:

E cosi’ via. Si potrebbe cancellare la discussione semplicemente ricordando che la capitale con problemi a raccogliere i rifiuti e’ Roma, non Pechino, che l’Italia e’ l’ultimo posto che potrebbe lamentarsi per la mafiosita’ delle persone, eccetera.

Ma il punto e’ che effettivamente, per l’uomo che non si allontana mai dalla sua cerchia, e che parla quasi soltanto con persone simili a se’ per estrazione sociale, spesso e’ quello che dicono tutti. Del resto, nel dibattito italiano di oggi e’ considerato normale insultare le persone per la nazionalita’, Rai2 sta cominciando continuando a spargere odio antitedesco, e basta dare un’occhio alla social sfera italiana per capire quale sia la normalita’ del dibattito.

Il problema e’ che, se anche fosse vero per il “Dio Tutti” , ove tutti e’ l’intera Italia (e probabilmente lo e’), il Dio Tutti - il dio dei provinciali - non esce dai confini italiani. Che non sono estesissimi.

Ma Dolce&Gabbana questo non lo potevano sapere. Quando hanno parlato come hanno parlato sui social (e la storia dell’ Hackeraggio e’ la seconda piu’ ridicola dopo “ma Giuseppe e’ stato un angelo”: se ci credete, e’ per fede.), hanno parlato in un modo che sui social italiani e’ del tutto normale.

Ma non solo sui social: ho appreso ieri da Rai2 (pagando 3-4 euro, il mio ISP mi aggiunge 3 televisioni straniere alla lista delle TV che vedo) che la Merkel avrebbe fatto paragoni tra Italia e Polonia, che non ha mai fatto, e ho letto che ad un giornalista tedesco (?) e’ stato detto che non ha il diritto di parola perche’ non e’ italiano.

Se questo e’ il dibattito italiano, e questo e’ oggi normale, se insomma e’ il modo con cui parlano tutti , il famoso Dio Tutti che ti frega, non c’e’ da stupirsi se poi qualcuno va in giro a scrivere sui social che la Cina e’ un paese di merda, sporco e puzzolente. Questo e’ il livello del dibattito, e’ quello che il Dio Tutti prescrive, essendo normale, essendo quello che fanno Tutti .

E quindi il Corriere, che spinge all’adorazione del Dio Tutti, si appella all’opinione degli italiani nel chiedere al Dio Tutti se quei video fossero offensivi. Ora, magari in Italia si possono fare pubblicita’ del genere, e’ diventato normale, ed e’ quello che fanno Tutti. Ma il problema e’ che quella pubblicita’ e’ andata a finire in mano cinesi.

E in Cina il Dio Tutti, la divinita’ del provincialismo, non arriva. O forse (piu’ probabile) se anche arriva , allora i cinesi hanno il loro Dio Tutti. Perche’ il Dio Tutti funziona per Tutti quelli che conosci tu: ma e’ assolutamente chiaro che, se anche tutti gli italiani leggessero l’articolo del Corriere e tutti decidessero che quei due video vanno bene, sarebbe irrilevante. Sarebbe irrilevante perche’ il popolo cinese non e’ compreso in quel tutti che si crede.

Questa e’ la fascinazione provinciale del Dio Tutti: il Dio Tutti spinge le persone a credere che se la tal cosa e’ normale nello spicchio di mondo che vedo, allora sara’ cosi’ ovunque, perche’ quelli che io chiamo Tutti non sono tutti quelli che conosco , ma ovviamente rappresentano tutti quelli mai vissuti sul pianeta.

Sono assolutamente certo che Dolce & Gabbana possano parlare cosi’ con tutti quelli che conoscono. E sono convinto che tutti quelli che li conoscono siano d’accordo con loro. Hacker compresi. Ma il problema e’ che l’inganno del Dio Tutti li ha fregati: in realta’ quei tutti che loro hanno elevato a divinita’ , su scala globale sono un villaggetto di ricchi che girano coperti di monili timografici.

Ma fuori dal villaggio, il mondo e’ molto piu’ grande.

Questa cosa mi ricorda una storia di Heinlein, nella quale Jubal Harshaw racconta di come lui ed altri bambini avessero, un giorno, fondato un club.Un club nel quale la mamma veniva chiamata sempre e solo “vecchia stupida.”. La cosa funzionava benissimo tra tutti i membri del club, sino a quando , abituati a chiamare cosi’ la mamma, ad uno di loro non scappo’ detto… in faccia a mamma. E in quel momento, il nostro bambino scopri’ che il “Dio Tutti” del loro piccolo club era poco efficace al di fuori, o letteralmente “abbiamo scoperto quanto male facesse un ramo di pesco sul sedere.”

Ecco, il Dio Tutti e’ proprio questo: quel dio che ti spinge a credere che le regole del tuo villaggio siano globali se non universali, quando sono estremamente locali.

Probabilmente nel club di Dolce & Gabbana e’ possibile parlare cosi’ della Cina.

Ma se ci fai l’abitudine, e poi lo fai di fronte alla Cina, succede che scopri quanto fa male un ramo di pesco sul TUO sedere.

E’ il bello del Dio Tutti, la divinita’ dei provinciali.

Ti fa sentire un ammazzadraghi nel tuo club, dove non c’e’ nemmeno un drago.

E poi incontri i drago. Ops, il Dragone.