Uno degli intellettuali piu’ impiattati della storia recente e’ Umberto Eco. E ho voglia di parlarne per via della sua opinione (sbagliata) secondo la quale sui social network la parola dell’ultimo imbecille vale quanto la parola del piu’ grande intellettuale. Ne parlero’ in riferimento ai recenti fatti francesi, il cosiddetto movimento delle giacchette gialle.

Allora, punto primo: Umberto Eco. Si tratta di un intellettuale estremamente impiattato, nel senso che se preso in modica quantita’ , disposto con pretese di raffinatezza al centro di un piatto ornato di inutili (quanto velleitari) arzigogoli, e’ proprio quel pop che e’ diventato il top. Ovvero, un esempio principe di quel fenomeno che chiamo “impiattamento culturale”.

La prova che Umberto Eco sia un intellettuale scadente e’ esattamente la non-prova che i suoi fan mi porteranno del suo essere un grande intellettuale. Cosa intendo? I suoi fan mi parleranno di quanto Eco conoscesse Kant, Heidegger, o forse Erasmo da Rotterdam, e magari anche Hammurabi letto in lingua originale.

Gia’.

Ma la cartina tornasole dell’intellettuale non e’ la comprensione del passato. La cartina tornasole dell’intellettuale e’ la comprensione del moderno, se non del futuro. Ed e’ qui che Umberto Eco fallisce catastroficamente.

Mi riferisco a questo:

Se Umberto Eco non fosse stato un umanista, cioe’ una persona che non verifica mai le idee mediante l’osservazione sperimentale, avrebbe notato chiaramente che qualcosa in questa teoria non funziona.

Perche’ abbiamo gia’ sotto gli occhi i vincitori del mondo del social network. Fuori dalla politica si chiamano influencer , e sono i soliti noti, tipo la Ferragni per l’Italia, o Pamela Reif per la Germania, per dire. In politica abbiamo i Grillo, i Casaleggio in Italia, come i Trump negli USA, o i Farage in UK.

Ora, se osserviamo la cosa in maniera numerica, ci accorgiamo di un problema. Facciamo buona la teoria di Eco, e diciamo che tutti abbiano la stessa probabilita’ di essere ascoltati. Siccome in Italia moltissimi lavorano (vi includo anche le casalinghe), dovremmo avere un sacco di Mario il Muratore o Nicola il Barista tra i miracolati della rete. E poi dovremmo avere tantissime donne, visto stiamo dando a chiunque la stessa probabilita’ di venire ascoltato, senza distinzioni di merito. Ma non vediamo questa demografia dei “vincenti del social”, ne’ in politica, ne’ nel mondo degli influencer generici.

ECO sbagliava di sicuro: di certo non tutti hanno la stesso spazio di un Nobel. Evidentemente, qualcuno ha piu’ spazio di altri. Non e’ il Nobel, certo, ma di certo non parliamo di un appiattimento completo.

Certo, obiettiamo subito che Mario il Muratore non ha tempo per costruirsi una carriera sui social, perche’ fa il muratore tutto il giorno. E lo stesso dicasi di Nicola il Barista, che magari avra’ servito il bicchiere di vino all’imbecille di cui parla Eco, ma non ha tempo per fare l’influencer.

Allora estendiamo il range: i pensionati. Perche’ ci sono cosi’ pochi pensionati tra i vincitori della grande roulette social? Se fosse come dice Eco, e tutti avessero la medesima probabilita’ di essere ascoltati, tolti quelli che lavorano e quindi hanno poco tempo, i pensionati dovrebbero farla da leone. Sia perche’ sono il gruppo demografico piu’ numeroso del paese, sia perche’ hanno tutto il tempo che vogliono per i social media.

Allora direte che forse il pensionato non e’ abbastanza scolarizzato o non abbastanza informatizzato per stare sui social. E cosi’ possiamo pensare ai giovani. Che stanno sui social tutto il tempo, qualsiasi cosa facciano o non facciano, e la scuola lascia loro molto tempo da dedicare ai social. Ma se osserviamo i vincitori della lotteria social, non abbiamo grandissime percentuali di studenti: certo, su youtube ci sono alcuni adolescenti, ma Fedez, la Ferragni & co sono adulti e vaccinati, Casaleggio non e’ uno studente, e Grillo non e’ un pensionato.

Quindi?

Innanzitutto, se fosse vero quello che dice Eco, e tutti avessero la stessa visibilita’ di un premio Nobel, ovvero se tutti avessero le stesse chances di venire ascoltati, la composizione del “gotha dei social network” dovrebbe essere MOLTO DIVERSA. E dovrebbe assomigliare a quella della popolazione. Che sara’ anche fatta di imbecilli da bar, ma e’ anche fatta di medici, ingegneri, e tutto quel “popolo” che fa praticamente ogni cosa funzioni in un dato paese. Non sembrano gli ultimi imbecilli del mondo.

La teoria di Eco, secondo la quale i social network appiattirebbero l’importanza delle persone, dando la stessa importanza alle opinioni di chiunque, se fosse vera, avrebbe generato una serie di “influencer” distribuiti esattamente come la media della popolazione. La demografia degli influencer dovrebbe essere simile a quella del paese.

Ma non succede: non abbiamo Franco l’elettricista, Gino il panettiere, Gianna la casalinga, ma neanche Giorgio il pensionato e Sharron la liceale. Abbiamo Casaleggio, Grillo, La Ferragni, Fedez, eccetera.

Certo, a volte i Franco, i Gino, le Gianna e le persone normali hanno un lampo di celebrita’. Ma finisce subito. I vincitori della roulette nei social network non sono loro.

Umberto Eco non aveva capito il tempo in cui vive(va).

Ma adesso andiamo a rispondere alla domanda: chi sono allora i vincenti dei social? Chi sono quelli che influenzano la societa’ come un tempo facevano gli intellettuali? Quali sono le loro qualita’?

La risposta ce la da’ (in maniera particolarmente eloquente ed esemplare) il recente movimento delle “giacchette gialle” appena nato in Francia. Si tratta di una mobilitazione di quelle che ci aspettiamo per nobili principi, di quelle ispirate dai grandi intellettuali, come i principi altissimi degli illuministi.

Invece e’ una cosa che nasce da Internet, per la precisione da Facebook, ed e’ stata prodotta da una signora che di mestiere fa… l’ Ipnotista. In pratica vivacchia vendendo fumo alle persone.

Siccome non si tratta di un lavoro molto ben remunerato ed apprezzato e la signora ha un vecchio SUV Diesel, allora ha pensato bene di usare le sue capacita’ di autopromozione per costruire un movimento il cui programma politico e’ scritto ad hoc per il suo vecchio SUV se’ stessa.

Qui cominciamo ad intravedere di cosa si tratti. Perche’ abbiamo un primo identikit che risponde quasi per intero alla domanda:

Questo e’ l’identikit del vincitore dell’era social. Potremmo applicarlo a tutti i casi di “vincenti” della Rete, dai cosiddetti “influencer” ai nuovi “politici vincenti del social network”, gli “spin doctor” che hanno fatto carriera per via dei Social.

Non e’ un tizio qualsiasi. Non e’ Mr Dupont il camionista, che avrebbe ben piu’ ragioni di protestare per gli stessi motivi. Non e’ Madame Le Chateau che fa la dottoressa a domicilio e avrebbe ottime ragioni per protestare.

No. Mr Dupont non ha tempo , e Madame Le Chateau non e’ motivata. Inoltre, entrambi possono dedurre il costo del carburante dal computo dei guadagni e delle tasse.

Quindi no, non siamo nell’Era di Gianni il Barista, Pippo il Muratore o Nicola l’ Elettricista, che hanno lo stesso potere social di un Premio Nobel. Lo stesso potere del Premio Nobel non lo hanno tutti: lo hanno, forse, teoricamente tutti ma la prova sperimentale mostra che in pratica lo stesso potere del Nobel lo hanno solo alcuni:

Questo identikit copre , in pratica , tutti i vincenti che osserviamo, sia in politica che nel resto del jet set dei social networks, questo e’ il tipo umano dominante.

Umberto Eco si sbagliava, perche’ i social non danno a chiunque lo stesso potere di un Premio Nobel. Lo danno ad uno specifico elemento.

Che si chiama Wanna Marchi, ma anche Beppe Grillo, ma anche Giorgio Mastrota, ma anche Casaleggio.

E non ha niente a che vedere con Gianni il Barista, Pippo il Muratore o Nicola l’ Elettricista, ma neanche con Gino il panettiere, Gianna la casalinga , tantomeno con Giorgio il pensionato e Sharron la liceale.

Se i social network hanno prodotto il populismo, non accusate Gigi il Carrozziere che ha la stessa chance di un premio Nobel. Gigi non ha tempo per i social: ha un lavoro. Accusate Simon il Pranoterapeuta Chakrico, Sharron la Shopping Assistant, e tutti quelli che hanno sia il tempo, la capacita’ di autopromozioe che la spinta economica (o la fame) che serve da motivazione.

Il popolo non c’entra: il problema sono i cialtroni.

Umberto Eco, come tutti i grandi non-intellettuali, abilissimi nel capire il pensiero di trecento anni fa, ma incapaci di capire la realta’ dei propri giorni,

NON CI AVEVA CAPITO UN CAZZO DI NIENTE.

E questo fa il paio con la sua scemenza sull’ Ur-Fascismo (che Chomsky ha demolito col dovuto sarcasmo) coi luoghi comuni sul medioevo, e tante altre mediocrita’ pop molto ben impiattate.

Quando il pop diventa top, abbiamo a che fare con un fenomeno di impiattamento culturale.

nella foto: l’equivalente culinario del Pendolo di Focault di Umberto Eco. Notare l’impiattamento perfetto adeguato