Sono passati pochi giorni da quando i giornalisti sono stati definiti “puttane” con grande scandalo da parte di chi ama scandalizzarsi a testa bassa, e gia’ me la sento di ribadire il giudizio. E sia chiaro: anche quelli che si stanno stracciando le vesti (di solito si stracciano le vesti per farsi un selfie a tette fuori e guadagnare followers) sarebbero stati d’accordo con me se solo non lo avesse detto il cinghiale di turno.

Sia chiaro: la stampa italiana e’ sempre stata esempio del piu’ profondo leccaculismo verso il potere , e non devo nominare dei capolavori di professionalita’ come Vespa, Costanzo ed altri, per trovare facili conferme. Del resto, il giorno dopo l’insulto gli esponenti di governo dei grillini hanno trovato gli stessi identici spazi, con la stessa identica mancanza di contraddittorio e gli stessi format concordati: che i giornalisti siano puttane non e’ una questione di accuse o di insulti, e’ semplicemente un fatto verificabile quotidianamente. Chiaramente le puttane si scandalizzano se le chiami puttane in pubblico: diciamo, senza averle pagate. Se le paghi, puoi sculacciarle sul culo chiamandole troie, o puoi farti dare una trasmissione col ministro degli interni che spiega il sovranismo ad una classe delle elementari e nessuna puttana giornalista della RAI ha nulla da ridire.

Ed e’ per via del fatto che i giornalisti sono puttane che vedrete parlare pochissimo di quanto si sta discutendo negli USA riguardo a Facebook. E specialmente, ne vedrete parlare poco nel senso politico e storico della narrazione.

Quello che si e’ imparato e’ semplice: Facebook ha facilitato i Repubblicani nella presa del potere negli USA, in diverse occasioni. Diverse occasioni nelle quali avrebbe potuto fare qualcosa ma non lo ha fatto, e non per semplice disattenzione o difficolta’ tecnica. Ci sono state le riunioni del caso e si e’ deciso di non fare nulla. Ma non solo: quando si sono sentiti sotto pressione, hanno pagato alcune societa’ di consulenza nel marketing, per diffondere le voci che le accuse contro Facebook fossero orchestrate da … George Soros. In pratica, la stessa propaganda di Bannon. (chi pensava che Bannon sarebbe rimasto senza soldi si e’ mai chiesto chi lo abbia finanziato?)

Quindi non dovete piu’ chiedervi per quale ragione Facebook non censuri i gruppi dichiaratamente fascisti , razzisti, antisemiti: che abbia una precisa agenda politica e’ abbastanza chiaro. Non censurera’ mai nessuno di questi gruppi, semplicemente perche’ Facebook appoggia una precisa agenda politica. E quindi no, non c’e’ Putin dietro tutto questo: del resto, a dire che fossero i russi sono sempre stati quelli di Facebook.

Tutto quello che sappiamo e’ che:

Quindi abbiamo tre informazioni su Facebook e due su Putin. Non ci vuole molto a fare un bayesian guess.

Ma andiamo avanti. Perche’ guardare al dettaglio potrebbe distrarci: proviamo a vedere le cose in una prospettiva piu’ ampia. E poniamoci una domanda:

puo’ un’azienda di dimensioni adeguate diventare piu’ potente di uno stato?

Beh, dipende dallo stato.

In Cina, per esempio, se un’azienda prova a diventare piu’ potente dello stato succede qualcosa che non conosciamo. Non lo conosciamo perche’ nessuno e’ mai tornato vivo a raccontarlo, e questo potrebbe rappresentare una risposta. Anche perche’ e’ l’unica che abbiamo.

Se lo fate in Russia, la cosa dipende da chi sta al potere. In genere il rapporto fra Kremlino e Boiari (persone dotate di ricchezze ma non di potere politico, o almeno di meno potere rispetto al Kremlino) segue un ciclo storico lungo un’ottantina di anni, ma normalmente l’esito oscilla tra morte violenta e carcere.

Nemmeno negli USA un’azienda che cerchi di sovvertire l’agenda strategica ha vita facile. Ci sono pochi esempi davvero ficcanti, nel senso che in USA normalmente le cose vengono gestite usando la dialettica della democrazia, quindi in genere succede che il governo minaccia il ricorso all’ Antitrust, o ad una specifica legge (nel caso di Facebook, un regolamento simile al GDPR, o la fine della network neutrality, che ha letteralmente fermato gli investimenti nelle reti mobili ) per tenerla sotto pressione, o per distruggerla del tutto.

In generale possiamo dire che piu’ il paese ha un’agenda geopolitica, e maggiori ostacoli le grandi aziende incontrano nell’imporre la propria volonta’ sullo stato.

Per questa ragione le aziende che hanno come obiettivo, o come modus operandi, quello di soverchiare il potere dello stato non sono benvenute in posti come la Cina e la Russia, e il fatto che la UE cominci a manifestare delle resistenze e’ proprio un indicatore di come la stessa Unione si stia dando qualche forma embrionale di agenda geopolitica.

A questo punto, visto che Google, Facebook, Amazon &co non possono soverchiare l’agenda politica USA, che cos’altro possono fare per soddisfare la loro agenda, ovvero di soverchiare in generale i governi?

Possono tentare di determinare l’agenda geopolitica.

Ci si potrebbe chiedere per quale motivo Zuckerberg & co (non bisogna mai dimenticare gli altri: google e’ meno visibile ma tutto tranne che neutrale) vogliano a tutti i costi questo potere, ma sarebbe come chiedersi per quale motivo Carlo Magno non e’ rimasto a pascolare mucche. Perche’ no. Il punto e’ che queste aziende intendono possedere ogni potere, e questo e’ un fatto privo di narrativa.

Facebook e’ un’avanguardia: chi usa google e cerca documenti riguardanti la storia recente ha notato da tempo che e’ sempre piu’ difficile rinvenire documenti su quasi tutto l’accaduto degli anni 80 e 90, specialmente se si cercano alcune tesi. Ma google e’ come l’aria, per cui non lo vediamo.

Ma torniamo al punto: abbiamo detto che la Cina non tollera nemmeno per scherzo l’idea che un’azienda possa ingerire nella sua agenda geopolitica, o che possa influenzarla. Risultato: Facebook, Google &co ne sono banditi.

E guarda caso, vince il presidente che ce l’ha con la Cina.

Abbiamo detto che una delle prime evidenza di un’agenda geopolitica europea e’ che le grandi aziende gome Google, Facebook &co vengono sanzionate, e costrette a dichiararsi gerarchicamente inferiori al potere politico.

E guarda caso, vince il presidente che ce l’ha con l’ Europa.

Anche in India si stanno cominciando a prendere provvedimenti contro WhatSapp, dal momento che ha condotto a veri e propri linciaggi immotivati: qualcuno ha dimenticato che se si semina odio in occidente al massimo ci esce una scazzottata coi fascisti, ma se lo si fa in India si rischiano linciaggi e gente bruciata viva. Non so quanto manchi ancora ad uno scontro tra USA e INDIA, ma lo ritengo vicino, a seconda delle misure che il governo indiano varera’ contro WhatsApp.

I russi hanno mediato una soluzione intermedia: da un lato lasciano che Facebook e altri vadano in Russia, ma tanto ci sono (Yandex , VKontakte, Mail.Ru ed altri che hanno un pubblico piu’ vasto) e in cambio Facebook, &Co gli lasciano (provare ad) influenzare la politica americana. (come se i servizi russi non avessero mai manipolato la stampa prima, tra parentesi).

E non mi stupisce nemmeno questo rancore contro la Germania: buona parte delle leggi per il copyright europeo, cosi’ come le regolamentazioni sulla diffamazione via web, sono nate in Germania per via di una lobby agguerritissima degli editori, capeggiata da Alex Sprenger. Le multe salatissime minacciate hanno di fatto sterilizzato AfD in Baviera, dove si prevedeva un aumento fortissimo alle scorse elezioni, ed invece si sono fermati al solito ~10%.

Tantomeno mi stupisce quello che e’ successo in UK, dal momento che i social network erano gia’ da tempo sotto scrutinio dei servizi inglesi.

In definitiva, cioe’, possiamo notare una cosa:

La mappa dei cattivi di Trump coincide perfettamente con le nazioni dove i giganti del tech americano faticano ad abusare dei dati degli utenti perche’ il governo si mette di mezzo.

Riassumendo:

Personalmente, mi chiedo quanto tempo ancora debba passare prima che qualcuno vieti a Facebook di lavorare, o prima che qualcuno (intendo qualche governo) decida che la misura e’ colma e decida di trattare i social network come se fossero ISP, che per lavorare hanno bisogno di una licenza e devono soddisfare determinati requisiti, ovvero consentire che gli stati abbiano il potere di controllare che tali requisiti (per esempio Privacy, uso dei dati, equita’ , legalita’ dei contenuti) siano rispettati.

Ma la cosa certa e’ che quando questo succedera’, sara’ sempre troppo tardi.