E’ divertente veder scendere in piazza i cittadini contro le amministrazioni locali che hanno votato, perche’ dimostra una cosa che ho sempre pensato: gli italiani non fanno opposizione, al massimo hanno problemi economici. Cioe’ iniziano a protestare non contro l’ingiustizia o contro la cattiva amministrazione, ma contro l’impatto che una pessima amministrazione ha sui loro portafogli.

Verrebbe da chiedersi “ma davvero ai romani servivano due anni per capire con chi avevano a che fare?”. Oppure: davvero ai torinesi non era chiara l’assenza di programmi industriali della giunta Appendino? Abbiamo a che fare con due popolazioni di storditi ?

Allora qualcuno iniziera’ a sospettare che stiamo vedendo in campo i famosi “comitati civici” della “sinistra”, e qui normalmente abbandono la discussione. La abbandono perche’ in Italia una sinistra non e’ mai esistita, per la semplice ragione che le persone di idee genuinamente progressiste sono pochissime, in termini percentuali si contano sulle dita di una mano, ma non di piu’.

Perche’ il problema e’ semplice: se in Italia il mondo delle destre e’ fatto da un coacervo di persone piu’ o meno “nazionalpopolari”, termine introdotto per sostituire il piu’ adeguato “nazionalsocialista”, a sinistra abbiamo a che fare con un mondo di impostori .

La sinistra italiana e’ sempre esistita come equilibrio tra premi e costi. Che cosa significa?

Sappiamo bene che se diciamo “daremo 1000€ al mese ai daltonici”, quello che otterremo sara’ una massa incredibile di finti daltonici. Nasceranno corsi su come fingersi daltonici ad una visita medica, nasceranno fabbriche di lenti a contatto capaci di simulare il daltonismo, e cosi’ via.

Perche’ succede questo? Succede perche’ abbiamo dato un premio a qualcosa che puo’ essere simulato, che puo’ essere recitato, che puo’ essere falsificato.

Allo stesso modo, se dicessimo che daremo una salatissima contravvenzione a tutti quelli che sono biondi, tutto quello che otterremmo sarebbe un proliferare di tinture per capelli, e il settore dei parrucchieri guadagnerebbe molti clienti, intenti a falsificare il colore dei capelli.

Ed e’ circa quello che e’ successo in passato al mondo di sinistra: esso e’ stato gonfiato di impostori, semplicemente perche’ era riuscito a realizzare quella che Gramsci chiamava “egemonia culturale”. Il guaio dell’egemonia culturale di Gramsci era che Gramsci attribuiva alla propaganda il potere di cambiare effettivamente l’opinione delle persone.

Non capiva che gli strumenti necessari ad un partito per arrivare all’ egemonia culturale costituivano, ipso facto, un immenso sistema di premi e punizioni, che avrebbero spinto la popolazione ad una adozione apparente di una certa cultura. Apparente, ma non sostanziale

Immaginiamo di riuscire a convincere una persona su venti ad essere di sinistra. Adesso, abbiamo una famiglia di tre persone, nella quale uno dei due genitori, diciamo il padre, e’ uno sfegatato comunista. Il risultato sara’ che, se non altro per pace domestica (o perche’ la famiglia ha una struttura patriarcale) , succede che tutti si adeguano. Ecco che dal 5% siamo passati al 15%.

Adesso abbiamo che il 5% delle aziende ha un capo comunista. Se la dimensione media e’ di , diciamo 6 dipendenti, siccome nessuno andra’ in giro a fare il fascistone se il capo e’ un comunista convinto, il risultato sara’ un 30% di persone che al lavoro si fingono comunisti.

Se quindi il partito riesce a convincere tutti che il privato e’ politico, affibbiando al datore di lavoro il sacro compito di cacciare via i fascisti dall’Azienda e al padre di famiglia il sacro compito di educare la famiglia al comunismo, abbiamo una situazione peculiare.

Succede che gli altri partiti , che non hanno convinto le persone che il privato e’ politico, ottengono voti proporzionali al consenso che effettivamente hanno. Il partito che invece ha convinto i suoi adepti che il privato e’ politico, gode di un apparentemente fattore di moltiplicazione.

Se per esempio riusciamo a conquistare, che so io, i cinque, sei registi piu’ importanti del paese, quello che otteniamo e’ che improvvisamente tutti gli attori diventano di sinistra. E se otteniamo che anche i produttori di musica lo siano, almeno due su tre, quello che otteniamo e’una pioggia di gruppi “impegnati” a sinistra.

Sino a qui nulla di male, ma nel momento in cui riusciamo a portare milioni di persone a fingere di essere di sinistra per convenienza sociale, quello che otteniamo e’:

Ma quanti lo erano davvero?

Lo state vedendo in questi giorni, nei quali la sinistra sembra vaporizzata. Che cosa e’ successo? Qual’e’ stato il miracolo dei nuovi guru dell’egemonia culturale? Il loro “magheggio” e’ stato quello di far saltare tutto il sistema di ricompense sociali locali e particolari.

Cosi’ e emerso il vero carattere dei personaggi: dal mondo della moda che sembrava monoliticamente gay, e quindi di sinistra, avete appreso che Dolce e Gabbana hanno idee tipiche della destra democristiana. Questi giorni sono i giorni di “outing” sempre piu’ frequenti di personaggi del mondo dello spettacolo, dell’arte, della musica, che improvvisamente hanno il coraggio di uscire allo scoperto.

Ma non per confessare di essere gay: per confessare di non essere progressisti, nemmeno di striscio.

Credo che gli esempi siano sotto gli occhi di tutti, quindi non devo fare qui una lista. Del resto, e’ un fenomeno noto, perche’ e’ successo nel mondo gay: nel momento in cui e’ venuto meno il sistema di premi e di punizioni che la societa’ infliggeva ai gay, ecco che abbondano ovunque quelli che si dichiarano gay in pubblico.

Ma questo non e’ dovuto ad un aumento dell’omosessualita’: il numero di omosessuali e’ circa quello di prima, e non ci sono ragioni specifiche per giustificare l’aumento dell’omosessualita’. (se non il fatto che al maschio occidentale la donna occidentale non piace piu’, ma di questo parlero’ in un altro post).

Il piu’ grande risultato dei partiti populisti in Italia e’ stato quello di far saltare il sistema di premi e punizioni che prima portavano milioni di persone a FINGERSI dei progressisti.

E cosi’, nel momento in cui tutti possono fare il loro coming out e nessuno rischia nulla nel dichiararsi leghista, grillino o berlusconiano, persino dentro il PD ci sono persone come Emiliano che propongono alleanze coi cinque stelle, quando non fondano movimenti di “patria e popolo”, confessando cosi’ di essere dei sovranisti closeted.

Del resto, sin dalle sue origini il PCI non e’ mai stato “progressista”: nelle sue sedi si respirava il piu’ bieco maschilismo, e le “compagne” erano relegate alla questione femminile, perche’ era proibito loro fare la politica vera, quella di tutti. I maschi, del resto, sapendo che il femminismo era la strada per arrivare al pelo, si prestavano bene a fingersi femministi, al punto che nacque una parola , “rapanello”, per indicare quelli rossi fuori e bianchi (cioe’ democristiani) dentro.

In seguito, nel PdS/DS/PD, le cose non cambiarono molto, ed era chiaro sin dall’inizio che nessuno avrebbe detto cose di sinistra, era imbarazzante la Binetti che entrava nel parlamento di una repubblica con uno strumento di tortura medioevale, (un cilicio) conficcato nella coscia. Uno strumento. Di tortura. Medioevale. In parlamento.

E si dicevano “progressisti”.

Poi certo, ognuno aveva la sua tecnica per fingere. Sino a quando furono all’opposizione erano tutti dei progressisti convinti, tanto potevano sempre dire “purtroppo non siamo al governo”. Quando andarono al governo le prime volte, c’erano quelli che “temevano un pericoloso balzo in avanti”, quelli che “il paese non era ancora pronto a…”, quelli che “venivano dall’Ala democristiana”, eccetera.

Ad ognuno il proprio, ma questo non toglie una cosa:

Ad una stima spannometrica, il numero di progressisti in Italia non ha mai superato il 5% della popolazione.

Il resto, era impiattamento culturale. Milioni di persone che , per averne un premio o evitare un rischio di ostracismo, si dicevano progressiste, parlavano da progressisti, si atteggiavano a progressisti, esattamente come i finti invalidi alle visite dell’ INPS.

Ovviamente, quando finisce il sistema di premi, il pallone si sgonfia. E tutti si trovano di fronte una verita’ amara:

L’ Italia e’ un paese retrogrado.

E attenzione: non intendo dire “conservatore”. Il conservatore e’ colui che vuole conservare la situazione esistente. Per esempio il partito dei democratici svedesi, che vuole difendere lo status quo dalle invasioni degli islamici, che potrebbero mettere a rischio uno stile di vita che e’ il top del progressismo, un welfare che e’ il top del progressismo, una cultura locale che e’ il top del progressismo. Oh, certo, sono conservatori, ma sono conservatori nel difendere le abitudini e lo stile di vita della donna svedese dalla cultura islamica portata dagli immigrati: dimentichiamo pero’ che tale stile di vita e’ quanto di piu’ progressista l’occidente abbia mai conosciuto.

Ma l’italiano non e’ conservatore. Non vuole mantenere l’esistente minacciato da qualcosa che vuole distruggerlo.

L’italiano e’ retrogrado, ovvero desidera compiere dei passi indietro.

Se escludiamo un ~5% della popolazione, tutti gli italiani vivono sognando il mitico mondo dei loro nonni contadini. E’ tutto un susseguirsi di Ragazzi della Via Gluck che ricordano com’era bello (a proposito, avete notato che Celentano ha fatto anche lui il suo bel coming out leghista?) e di persone che sognano la bellezza dello stile di vita contadino dei loro nonni.

Cioe’ un mondo di miseria, ignoranza, malattie, degrado sociale.

Se osserviamo le proposte politiche piu’ innovative in voga oggi, si va dagli anni’ 80 di Berlusconi, agli anni 1920 del fascistame vario, ad un imprecisato pauperismo grillino che sa di bambini che giocano nel corridoio condominiale (ma in realta’ e’ un ponte autostradale), un ritorno alla “natura” che richiama chiaramente i tempi in cui Beppe Grillo bambino giocava nelle pozzanghere sporcando i suoi pantaloncini. Per finire col neoguelfismo cattolico e un certo spaghetti-maccartismo che sa di anni ‘50.

Il progressismo, cioe’, e’ limitato ad una piccolissima fetta della popolazione, che prima era riuscita ad amplificare la percezione della propria dimensione: cosi’ come esiste la temperatura reale e quella “percepita”, esiste in Italia un progressismo reale e un progressismo percepito.

Quello che accade in questi giorni e’ che questo progressismo percepito sta scomparendo, ed e’ facile percepire che in futuro il progressismo non fara’ altro che mostrare la sua reale dimensione demografica: un 5% della popolazione, peraltro quello che lascia piu’ spesso il paese. (non sto dicendo che se te ne vai sei un progressista: sto dicendo che se sei un progressista prima o poi te ne vai).

Hanno ragione quelli che vedono nella sinistra un destino di declino: prima o poi la sinistra percepita svanira’, e il paese rimarra’ solo con la sinistra reale.

E ad una mia stima, stiamo parlando del 5% della popolazione. Una volta che gli impostori avranno gettato la maschera, ad occhio e croce questo e’ quello che rimarra’.

Un paese retrogrado, che ha finto di essere moderno quando esistevano premi e punizioni che spingevano a sostenere questa finzione. Ma ora premi e punizioni sono saltati.

E gli italiani si rivelano per quel che sono sempre stati.

Un popolo retrogrado ma opportunista.