Dare uno scopo a questa stagione del blog non e’ stato facile. Inizialmente lo avevo riaperto solo per riprendere dimestichezza con la scrittura in italiano. Avevo (ed ho) paura che vivendo all’estero e parlando raramente in italiano, il mio italiano peggiori (anche oltre il disastro attuale).E’ un fenomeno che noto spesso tra gli expat. Ma oggi ho avuto come un’illuminazione, per via del fatto che sono andato a festeggiare il mio compleanno in un ristorante “tradizionale tedesco” che nel menu’ aveva scritto “se vuoi l’impiattamento, esci da qui con le mani in alto”.

Questa cosa, unita a molta buona birra, mi ha portato all’illuminazione. Si, all’illuminazione. Quella particolare illuminazione che arriva quando un agente divino (la birra, appunto) connette concetti tra i quali non esistevano sentieri o strade, ma solo impenetrabili foreste di ghisa sovietica. (“ghisa sovietica” perche’ si’).

Allora, l’illuminazione e’ stata: “siamo passati dall’appiattimento culturale all’impiattamento culturale”.

State ridendo? Bene. Allora ricordate di quella volta che avete pagato per un corso di Yoga, o di qualsiasi altra disciplina orientale, per avere in cambio molto di meno di questa illuminazione. Ed eravate convinti di conoscere la cultura orientale meglio di prima. E non vi hanno dato nemmeno una birra. Eravate coglioni, vero? Dio, quanto eravate coglioni!!

Vi e’ passata la voglia di ridere, adesso? Bene. Torniamo a noi: l’appiattimento culturale e l’impiattamento culturale.

Andiamo per gradi. In che cosa e’ consistito l’appiattimento culturale? L’appiattimento culturale e’ una degenerazione della cultura occidentale, che consiste nel fare cultura utilizzando modelli produttivi dell’ economia di scala.

Che cosa significa? Significa che milioni di persone leggono libri “rivoluzionari”, milioni di persone vanno “contro il mainstream”, milioni di imbecilli senza titolo di studio citano gli “intellettuali”, significa che ad un certo punto milioni di persone si sono messe a citare delle opere (Da Dostoevskij  a Marx, da Picasso a Michelangelo) senza avere gli studi necessari a sfiorare intellettualmente la materia. E’ successo che determinati libri (ma anche opere d’arte e manufatti culturali di ogni tipo) sono stati stampati e venduti secondo logiche di economia di scala.

Possiamo fare un esempio, rimanendo nel campo della cucina. La Carbonara. La Carbonara e’ un piatto estremamente modesto, sicuramente brutale, adatto a chi ha gusti dozzinali, plebei, completamente privi di qualsiasi sofisticazione. E’ nato per riempire lo stomaco di operai che lavoravano con la schiena , per molte ore, e avevano poco tempo per mangiare.

Sicuramente e’ una buona ricetta: e’ semplice da preparare, ci riesce qualsiasi demente in 15 minuti, a patto di sapere due o tre cose: l’ordine degli ingredienti , quale carne di maiale usare, e come far bollire la pasta. Siamo molto lontani da Aglaé Blin o Muriot, ma anche da Artusi. Si tratta comunque di una ricetta pop, una specie di bomba atomica di carboidrati, proteine e grassi, adatta quindi a persone che fanno lavori pesanti e hanno poco tempo per mangiare.

La fase dell’appiattimento culturale e’ analoga al momento culinario in cui tutti cominciano a ripetere i soliti luoghi comuni come se fossero scienza spaziale: “per fare la pasta occorre buttarla quando l’acqua bolle”, “per fare una buona carbonara serve del guanciale” , “bisogna rispettare l’ordine degli ingredienti”.

Quando l’intera popolazione possiede il segreto della Carbonara (cosi’ segreto che tutti lo vanno salmodiando di continuo!), allora abbiamo l’analogo culinario dell’appiattimento culturale. Tutti mangiano piatti modesti e primitivi come la Carbonara o l’Amatriciana, piatti che si cucinano senza troppi sforzi, tutti sono i custodi della ricetta segreta per farla bene , e siccome si sentono ridicoli nel possedere tutti lo stesso segreto allora si inventano che gli stranieri non la sanno fare: da segreto personale a segreto nazionale, come se ogni italiano sapesse cucinare del buon ramen, il bachalau come i maestri portoghesi, o un manzo Bourguignon francese.

Ed in questo modo tutti mangiano sempre le stesse due o tre ricette, cucinate nella “versione di casa mia”, ma sono convinti di detenere il segreto per farla bene. E lo decantano tutti, di continuo, tutti insieme, in un coro noioso e monotono quanto velleitario: se una cosa la conoscono tutti , signori, non e’ un segreto. E se lo sanno tutti non e’ “esclusivo” per definizione: ma la cultura pop consiste proprio nel ritenere esclusivo qualcosa che in realta’ fanno tutti. L’uniforme dell’anticonformista.

Lo stesso capita per gli intellettuali: tutti iniziano a leggere (senza che nessuno abbia mai insegnato loro a leggere) autori mutilati dalle loro edizioni pop , insomma libri pop , pretendendo che all’interno ci siano segreti sconosciuti persino all’autore. Se Fëdor Michajlovič Dostoevskij avesse saputo che cosa la gente del futuro gli avrebbe attribuito , avrebbe scarabocchiato cazzi sulla carta igienica piuttosto di scrivere Delitto e Castigo.

Nel momento in cui diventano pop, dei miserabili cazzari noiosi e subdolamente reazionari come Pier Paolo Pasolini (che effettivamente scarabocchiava cazzi sulla carta igienica, sotto forma di film) finiscono sulla bocca di tutti, proprio come ogni italiano conosce la pasta alla Carbonara. E tutti, tutti, tutti sostengono di averne compreso la vera essenza , quella che sfugge agli altri, cosi’ come ogni italiano conosce il vero segreto per cucinare una vera Carbonara.

E questo e’ l’appiattimento culturale: una popolazione fatta da milioni di anticonformisti tutti uguali.

Sin qui, mi sembra di aver detto qualcosa che tutti conoscono. Conosciamo bene quelli che hanno la rivoluzione come hobby, l’anticonformismo come uniforme e la creativita’ come stereotipo.

Ma poi e’ arrivato qualcosa di molto peggiore: all’appiattimento culturale e’ seguito l’ impiattamento culturale.

Per spiegare il concetto, torniamo al nostro piatto di Carbonara. E’ un piatto decisamente spartano, plebeo, brutale, pop , ma adatto a chi vuole nutrirsi per andare a lavorare faticando per molte ore. Mangiare la Carbonara e’ come fare il pieno di benzina all’auto: un’operazione veloce, estremamente efficace, riempie bene il serbatoio, lo riempie in fretta, e a molti piace l’odore dei vapori.

Ma l’impiattamento culturale e’ il passo seguente, nel quale la Carbonara viene presentata, venduta e discussa come se fosse un vero e proprio nettare degli Dei : come se fosse il non plus ultra della cucina, un capolavoro mistico che oscilla tra Artusi e Leonardo da Vinci, un pezzo unico di bravura michelangiolesca.

Quando sentite l’italiano parlare dell’ altissima cucina italiana che tutto il mondo ci invidia, infatti, non sentite quasi piu’ parlare dei veri capolavori dell’ alta cucina. E non sentite piu’ parlare nemmeno delle ricette piu’ complesse della cucina popolare, che so io, una pasta con le acciughe alici , le sarde e i finocchi selvatici della tradizione siciliana.

No: sentirete parlare sempre dei due o tre piatti piu’ pop. E allora vi chiedete: ma anche ammesso che uno voglia essere l’alfiere della vera verissima cucina italiana che tutto il mondo ci invidia perche’ non sceglie piatti piu’ sofisticati, un pelo piu’ complessi, magari piu’ meritevoli di lode? Se anche vogliamo andare sulla cucina tradizionale, c’e’ ben di meglio di una primitiva Carbonara!

Allo stesso modo, quando parliamo di “italianita’ “, e persino di “storia” o “cultura” dell’ Italia , se non addirittura di “tradizione”, vi sentite citare le tre o quattro minchiate che stanno alla storia dell’Italia quanto la Carbonara sta all’alta cucina. E se anche parlate di “intellettuali” vi sentite parlare di personaggi come Pasolini , che io definisco “la pizza capricciosa della cultura italiana”. Una porcheria indefinita con sopra ingredienti gettati a cazzo e poi bruciati da un forno troppo caldo, o se preferite: un “intellettuale” che ha detto tutto e il contrario di tutto, avendo cura di condirlo con minchiatine ribelliste e quell’anticonformismo tipico del cazzo disegnato nei cessi del liceo.

E cosi’ come tutti dicono che “la vera carbonara si fa con il guanciale” , credendo di enunciare un segreto noto a pochi iniziati, troverete quelli che “Pasolini era un omosessuale incompreso”, convinti di avere colto degli aspetti che nessun altro ha mai colto. In realta’, che Pasolini fosse gay lo sanno anche i muri, e che Pasolini non sia mai stato capace di farsi comprendere e’, semmai, la misura della sua modesta figura. Avete mai notato come certi “intellettuali” siano il massimo della capacita’ di scrivere, senza mai essere capaci di farsi capire? Non e’ sospetto che un individuo capace di esplorare modi nuovi di comunicare la sua arte fallisca proprio nell’intento di farsi comprendere? Nessuno sospetta che rimanere incompreso , per uno scrittore, sia un fallimento perche’ non e’ capace di scrivere con chiarezza cosa pensa?

Ma non importa: qualsiasi velleitario critico pretende di scoprire dettagli sinora inesplorati della sua figura: in realta’, dettagli che erano noti a tutti.

Oppure avete comici che vanno in TV a decantare Dante, come se la mutilazione televisiva fosse il non plus ultra della cultura italiana: viene da chiedersi per quale motivo (dopo Benigni che legge Dante) qualcuno abbia osato scrivere ancora qualcosa. Appena finita la trasmissione tutti sono a dire che “Dante di qui e Dante di la’”, senza peraltro possedere le conoscenze storiche o filologiche necessarie a capire quel che Dante scrive: questa versione mutilata ed impoverita di Dante, che sta a Dante come la Carbonara sta all’alta cucina, e’ il nuovo Dante.

Che cosa ha prodotto questo orrore? In che modo opere tutto sommato mediocri come quelle di Pasolini, ricette mediocri come la Carbonara o mutilazioni raccapriccianti come la lettura dantesca di Benigni sono diventate il non plus ultra?

Il trucco e’ l’impiattamento.

Si prenda una normalissima, volgare, plebea carbonara. Non piu’ di 35 grammi. La si disponga al centro di un piatto sagomato come l’elmetto di un soldato inglese del periodo di Dunquerque. Si prenda la prima erbaccia dal bordo di una strada statale, e si strappi qualche fogliolina. Non importa che il sapore abbia senso o che la pianta sia stata annaffiata dal cane della signora Pina. Non dovete nemmeno lavarla, tanto non la mangera’ nessuno. Si metta la fogliolina sull’orlo del piatto, e si facciano dei ghirigori di “anima di aceto balsamico”, “succo di quercia marina” , “vellutata di cammello lesbico”, o qualsivoglia inutile cremina dal nome assurdo.

Questo processo, detto impiattamento in cucina (o critica nel mondo delle opere intellettuali), vi consentira’ di prendere un piatto nato al solo scopo di riempire il serbatoio ventrale della plebe , rendere impossibile la sua unica funzione (nonche’ motivo della sua esistenza) , per poi spacciare questo catastrofico fallimento come capolavoro michelangiolesco. La Mona Lisa della cucina italiana, come minimo!!!

Non importa che la carbonara sia nata come bomba calorica veloce da ingurgitare, per tenere in piedi energumeni gutturali che andavano a spaccarsi la schiena di lavoro (in questo era un capolavoro di efficacia). Si rimuove la sua unica eccellenza (quella di carburante rapido per l’operaio-bestia), diminuendo la dose di pasta in maniera incomprensibile e sconcertante, si aggiungono minchiatine velleitarie qui e la’ lungo il bordo del piatto, e zap: una completa catastrofe viene spacciata per capolavoro.

L’equivalente nel mondo della cultura e’ Benigni che recita la Divina Commedia mutilandola e rimbecillendola, o XYZ Angela che racconta in Rai cose che nessuno spettatore riesce a capire, in un programma troppo breve per essere profondo, e tutto questo viene spacciato per divulgazione.

Questa e’ l’era dell’impiattamento culturale: se nell’era dell’appiattimento culturale i muri sporchi di vernice per auto erano normali, se ne parlava come cultura pop (ma nessuno li avrebbe mai valutati piu’ di tanto), l’impiattamento culturale e’ un mondo nel quale Bansky e’ il nuovo Leonardo da Vinci.

Sia chiaro: cio’ che rende Bansky un artista e’ la stessa merda di cane spalmata sul bordo che fa da “impiattamento” ad una (troppo) scarsa porzione di carbonara, o se preferite la stessa porcheria di critica che trasforma il modestissimo , irrilevante Pasolini in un genio assoluto.

L’impiattamento.

Questa e’ l’era dell’impiattamento culturale.

Dopo che l’appiattimento culturale ha trasformato in mainstream dei prodotti culturali nati per essere consumati, poi prodotti con tecniche di economia di scala e infine presentati come “esclusivi” a milioni e milioni di anticonformisti tutti uguali, la fase dell’impiattamento culturale prende la stessa merda e ve la vende come capolavoro assoluto. E non lo fa arricchendola di significato, o almeno speculando sul suo valore: lo fa mediante impiattamento , cioe’ sporcando inutilmente il bordo del piatto con sostanze che non hanno nulla a che vedere con quello che sta nel piatto stesso.

L'impiattamento culturale e' quel fenomeno che va a scovare la peggiore mediocrita' del precedente periodo pop e mira a venderla come capolavoro assoluto, acme della civilta' umana, apoteosi della profondita' filosofica.I Beatles come Beethoven, Pasolini come Platone. Per fare questo, l' impiattamento culturale non fa altro che presentare la stessa merda pop in quantita' minimal , disponendola secondo un deprimente schema inutile e velleitario , e la condisce con inutili arzigogoli, banali e privi di senso.

Ecco, questa e’ una missione che posso dare a questo blog. Combattere l’impiattamento culturale. Costringervi ad assaggiare i fottuti arzigogoli di piscio di cane che ornano un piatto semivuoto, sul quale tremola lo spettro di una pietanza snaturata (ed impoverita) dalla velleita’ dell’impiattamento.

Vi costringeremo a dirci che cazzo rappresentino di preciso gli arzigogoli di sedicente aceto balsamico che usate per punire un dolce che non ha ucciso nessuno, vi chiederemo di spiegare con precisione che cosa dia valore ad un muro sporcato dall’ennesimo Bansky con le sue bombolette di vernice, o che cavolo di poesia ci sia nella pornografia ripugnante di Pasolini.

E se non lo farete, se non lo farete usando le parole giuste, provando di essere quei profondi conoscitori dell’argomento che pretendete di essere, beh, vi si schiaccera’ con il sarcasmo, la derisione, il disprezzo.

E siccome il ritorno del fascismo come farsa produce un antifascismo altrettanto farsesco, per irritarvi ho deciso di chiamare questa illuminazione con un nome marinettiano, “Manifesto della Tirotta”: se non sapete cosa sia una Tirotta siete meno di un uomo, maiali senza coscienza, badilate di merda sul muro bianco della civilta’ occidentale.

Perche’ una carbonara ve la fa qualsiasi imbecille, una tirotta no.

E a dire il vero, molti di voi non l’avevano mai sentita nominare prima. Perche’ tutto il mondo ve la invidia, giusto?