Se mi capita due volte in due giorni di incappare, per pura coincidenza, nello stesso tema, e’ chiaro che qualcuno o qualcosa mi sta inviando un messaggio: scrivici un post. Siccome per due punti passa una retta, ho deciso di acconsentire e scrivero’ proprio di questa cosa. Ovvero, della “Dittatura del Successo”.

Vi sara’ capitato di osservare le fotografie di vecchie manifestazioni di operai , in Italia, noterete uno strano fenomeno, che i filosofi non sembrano mai prendere in considerazione, detto “realta’”. Mi riferisco a cose del genere:

Se osservate queste immagini, si tratta di una manifestazione per la casa, nella quale si chiedono gli affitti bloccati (si intendevano i prezzi di mercato) e si parla di “salario”. In pratica, queste persone andavano in piazza perche’ avevano il problema di pagare l’affitto. Certo, e’ buffo che ci siano persone in giacca e cravatta tra la folla, diremo: ed e’ questo il punto.

Non so se avete seguito il dibattito politico sui social media. Io lo faccio usando del text mining, e posso dire una cosa. Che non c’e’ mai scritto “io non arrivo a fine mese”, ma “gli italiani non arrivano a fine mese”. E non si trova quasi mai scritto qualcosa come “io rappresento quelli che hanno bisogno del reddito di cittadinanza”, ma si parla di loro come un ente terzo, quelli che ne hanno bisogno, con la postilla che “sia chiaro, io non ne ho bisogno”.

Allo stesso modo, qualcuno di voi conosce qualcuno che si dice “povero?”. No. E se anche lo conoscete, non ha niente a che vedere con voi. Non direte mai di conoscerne molti perche’ non volete essere confusi con loro.

E la verita’ e’ proprio questa: in Italia vige la dittatura del Successo. Amplificata anche dai social media, la differenza sostanziale rispetto ad altri paesi e’ che pochissimi italiani parlano della poverta’ come di qualcosa che li riguardi. Ed e’ molto strano perche’ per esempio il confronto con altri paesi, dove le persone ammettono di essere povere ( e rivendicano una richiesta di aiuto) mostra che anche sui social esistono persone che chiedono aiuto.

Del resto, se giriamo per le strade, di questa poverta’ vediamo ben poche tracce. L’ultima volta che sono tornato in Italia ho visto persone borghesi e benestanti girare per le strade vestite da persone borghesi e benestanti e comportarsi come persone borghesi e benestanti. Ma quindi, dove sono questi poveri?

Perche’ sono cosi’ invisibili?

La risposta me l’ha data per caso un’amica discutendo a pranzo ieri, quando mi disse “Ma guarda che a Milano se ammetti che le cose ti vanno male, perdi tutti i contatti. Nessuno vuole fare business con te se ti vanno male le cose, che magari poi chiudi e li lasci in braghe di tela”. Quindi, secondo la sua logica - e probabilmente ha ragione - i milanesi vivono sotto una stravagante dittatura che li obbliga a comportarsi sempre e comunque come se le cose andassero a gonfie vele.

E’ molto interessante, perche’ viene da chiedersi: diciamo che le cose vadano male all’ imprenditore /professionista/lavoratore medio di una mitologica “Milano del Business” (che invece poi e’ tutta l’Italia), qualcuno scenderebbe in piazza a gridare “non arrivo a fine mese, governo fai qualcosa?”

Beh, certo. Forse, se gli date una mascherina come quelle che usano le coppie scambiste per non farsi riconoscere nei video, oppure quella di Guy Fawkes , magari ci andrebbero. Altrimenti, sarebbero cosi’ terrorizzati di non apparire come persone di successo, che non lo farebbero.

E qui e’ il punto: per rivendicare qualcosa, occorre prima ammettere di avere il problema.

Gli operai delle manifestazioni di operai avevano il coraggio di dire che il loro problema era di pagare l’affitto. Insomma, avevano il coraggio di ammettere che non se la passavano bene. E lo facevano in pubblico, di buon diritto e a testa alta.

Andare in piazza a dire “stiamo male”, pero’, e’ esattamente il contrario di dire “io sono una persona di successo, ma ad altri va male, e’ uno scandalo”. Perche’ se non si e’ capaci di ammettere di non essere persone di successo, o magari non si puo’ ammettere perche’ come dice la mia amica “A Milano se le cose non ti vanno bene non deve saperlo nessuno, seno’ sei finito”, a quel punto non puoi nemmeno andare in piazza a protestare. Perche’ protesti, se non stai male?

Certo, vedo su diversi social che abbondano le frasi come “ci sono in Italia milioni di poveri”: la contraddizione e’ che se davvero parliamo di un “benestante” che si preoccupa per i poveri, allora abbiamo a che fare con una persona altruista … che non dovrebbe desiderare che affoghino in mare.

Queste discrepanze lasciano qualche sospetto. Il sospetto che queste persone che gridano “ci sono in Italia milioni di poveri” in realta’ siano tra quei milioni di poveri.

Ma un tempo , se eri tra quei milioni di poveri, scendevi in piazza dicendo “per colpa tua siamo poveri, caro Governo”, il che implicava “per colpa tua io sono povero”. Ma questa dittatura del Successo vieta di dire una cosa simile. In un mondo in cui il disoccupati scrivono su facebook che “stanno seguendo i loro sogni”, per non ammettere di aver perso il lavoro, difficilmente avranno il coraggio di farlo.

E adesso dobbiamo chiederci una cosa: immaginiamo di aver creato milioni di poveri che passano il tempo a travestirsi da ricchi. Immaginate che milioni di persone stiano, in questo momento, con le pezze al culo, avendo solo cura di avere delle pezze firmate in modo da far credere di avere successo.

Immaginate tutte queste persone che comprimono la rabbia perche’ non arrivano a fine mese, perche’ sono piene di debiti, perche’ non possono andare da un dentista, portare i figli a prendere un gelato. Sono rabbiosi.

Ma immaginate che , per via della Dittatura del Successo, non possano andare in piazza a dire “sono povero, siamo tanti, il governo faccia qualcosa”. Che cosa faranno?

Beh, la stessa cosa che fanno quando si travestono da ricchi: fingere qualcosa.

Che cosa significa? Significa che il nostro italiano povero e’ rabbioso perche’ e’ povero, ma:

I casi sono due: o l’Italia e’ piena di poveri silenziosissimi ed invisibili circondati da ricchi filantropi altruisti, oppure qualcosa non quadra. Non quadra perche’ difficilmente la gente e’ incazzatissima per i problemi altrui: puoi essere indignato, puoi essere scandalizzato, puoi davvero avere a cuore il destino di tutte queste persone, ma…

…ma…

…ma dai, non prendiamoci per il culo. Davvero il bracciante disoccupato in Sicilia e’ furibondo per i senesi truffati da Banca Etruria? No. Il bracciante disoccupato e’ furibondo perche’ e’ un bracciante disoccupato. E quindi guadagna pochi soldi. E quindi e’ povero: ma siccome si farebbe uccidere piuttosto che ammetterlo, piomba nell’agone dei social network, furioso come un toro con le emorroidi, perche’ tutti quei poveretti di Banca Etruria, guarda che schifo.

E nessuno osa porre il minimo dubbio su questo incredibile solidarieta’ tra un ricco siciliano che non ha problemi economici, e un poveretto a Siena che ha perso i soldi. Sembra tutto ok.

Allo stesso modo, viene difficile capire per quale motivo un neolaureato di Pavia dovrebbe essere preoccupato perche’ a Riace ci sono tanti stranieri. Anche se a Riace non si parlasse piu’ il dialetto locale, a Pavia non cambierebbe molto. Ma se il neolaureato di Pavia non trova lavoro, magari e’ rabbioso perche’ ha le pezze al culo. Ma non puo’ dirlo, cosi’ dice che ce l’ha con questa vergogna dei negri di Riace.

In realta’, si tratta semplicemente di rabbia per conto terzi.

Significa che si sta esternalizzando la rabbia, attraverso un pretesto: anziche’ mostrare il dente che duole, perche’ ci si vergogna, si grida ugualmente di dolore, ma si pretende che sia qualcos’altro.

Personalmente, non credo che l’Italia sia piena di gente incazzata perche’ ci sono troppi negri. E non credo che tutto il paese stia gocciolando di empatia per i truffati di Banca Etruria. O che alla fine dei conti, ci sia tutta questa genete che bramava il reddito ci dittadinanza per il vicino di casa.

Sarebbe ora che gli italiani compissero un atto estremamente liberatorio, e ammettessero che:

Alcuni veterocomunisti parlerebbero di “coscienza di classe”: sapere che si appartiene ad una precisa classe, e che quindi si lotta per i problemi di quella classe. E cosi’ se ci sono dei proletari in Italia, e sono cosi’ tanti, farebbero bene ad ammettere di essere proletari, cioe poveri, cioe’ decisamente non persone di successo . E allora potrebbero lottare per i veri problemi che hanno.

E sia chiaro: i nekri malvagy, la Banca Etruria di Satana, e Riace, e tutto quanto, non sono dei capri espiatori: il problema e’ che l’Italiano sta male. E’ povero. Non arriva a fine mese. La Dittatura del Successo lo obbliga a fingere di star BENISSIMO.

Ma chi sta male DEVE urlare.

E cosi’ urla contro qualcos’altro.

Questo e’ il punto: non sono capri espiatori. Sono maschere. E’ narrativa.

L’italiano che si batte per il reddito ci cittadinanza lo vuole per se’. Ed e’ povero.

L’italiano che si batte per la Banca Etruria in realta’ ha pochi soldi in banca.

E gli imprenditori che si battono per la Flat Tax, in realta’ sono pieni di debiti con le banche.

Questi non sono “capri espiatori”: ma se stai soffrendo e vuoi urlare, devi urlare contro qualcosa. Ma se non puoi dire che sei povero, devi urlare contro qualcos’altro.

Una massa gigantesca di infelici vuole urlare. Vorrebbe urlare il vero problema, ma la Dittatura del Successo gli impedisce di apparire cosi’ perdenti.

E quindi urla contro colpevoli fittizi.

Inizio a sospettare che l’Italia potrebbe rientrare nei binari chi di urla per i problemi giusti e quindi costringere la politica ad occuparsene, facendo quello che fanno in Finlandia.

https://www.ilpost.it/2018/11/02/giornata-della-gelosia-stipendi-finlandia/

Lo dico perche’ se le dichiarazioni dei redditi di tutti andassero online, aziende comprese, nessuno riuscirebbe piu’ a fingere di essere una persona di successo. E il disoccupato potrebbe si’ andare in giro coi vestiti alla moda per atteggiarsi, ma alla fine tutti saprebbero se e’ una persona di successo o no.

Una volta cessata questa gigantesca festa in maschera nella quale tutti fingono di essere persone di successo e cercano di protestare contro problemi che non hanno anziche’ contro i problemi che hanno, magari vedremo le persone fare politica.

Perche’ non puoi fare politica se non hai il coraggio di ammettere che hai dei problemi. Avete voglia di andare “nelle periferie” se poi ci trovate gente che vi dice di abitare “in quasi centro”, o “in prima periferia” , e comunque “io sono fortunato , ma qui c’e’ gente che sta male”. Avete voglia di andare nelle periferie degradate dalla droga, se il padre di una ragazza eroinomane morta sostiene ancora che “mia figlia non si drogava”.

Sinche’ le persone non saranno costrette ad ammettere di non essere i vincentISSIMI personaggi di qualche reality, e continueranno a fingere che tutto va bene per non apparire dei perdenti, protesteranno contro cose che non hanno nulla a che vedere coi loro problemi reali.

Quindi si: pubblicate le dichiarazioni dei redditi di tutti. Togliete a tutti questi bellissimi costumi di scena, e che appaiano di nuovo come disoccupati, come aziende in difficolta’, come professionisti che lavorano poco.

Una volta che saranno rimasti senza i loro costumi di scena, potranno finalmente gridare per i problemi che hanno. Quelli che hanno davvero.

E’ una forma di liberta’. La liberta’ dalla Dittatura del Successo.