In una discussione tra amici e’ uscito il tema “ma perche’ le auto elettriche devono per forza guidarsi da sole? Perche’ tutti insistono su questa qualita’, della quale tutto sommato abbiamo fatto a meno sino ad ora? Non possono semplicemente essere normali auto guidate da persone, come fa Tesla?”. Rispondere a questa domanda e’ complesso, e riesco ad immaginare UNA buona ragione solo perche’ ho lavorato come consulente per una grossa ditta dell’automotive tedesco.

Il punto e’ abbastanza semplice: un’auto di oggi e’ composta - al momento della vendita - da un numero di parti che va dal 2500 ai 3000, circa. Durante la costruzione, tenendo conto solo dei due ambiti piu’ importanti (Umteil 1 e Umteil 2, cioe’ solo la parte inHouse e i fornitori diretti) le parti sono dalle 7500 alle 10.000.

Scendono di numero perche’ in lavorazione delle parti vengono aggregate in maniera irreversibile (insomma, non potete cambiare solo uno dei componenti, ma un intero blocco).

Ora, il modello di business di una casa automobilistica dice piu’ o meno che durante i ~15 anni di vita di un’automobile, OGNI parte deve rendere soldi. Che si tratti di ricambi, manutenzione presso un centro specializzato, riciclaggio presso una ditta associata, o altro, il punto e’ semplice: piu’ sono le parti, piu’ variegata e’ la loro vita (dalla vendita alla manutenzione allo smaltimento) e piu’ -direttamente o indirettamente - devono entrare i soldi.

Chiaramente non vale per tutti i pezzi, dal momento che alcuni durano quasi per tutta la durata dell’auto senza manutenzioni, o con poca manutenzione, tipo la messa in dima di un pianale dopo un incidente. Ma a parte questo, il punto e’ che in gran parte dei componenti, il ciclo di vita porta denaro al produttore. Dunque, il “guadagno” di un’auto ha due componenti, ed e’ molto consistente quello che deriva dai ~15 anni di vita dell’auto.

La cosa poi impatta ancora di piu’ la rete di distribuzione, dal momento che questo ciclo di vita dell’auto avviene “in loco”. Dunque, siccome c’e’ questa fonte di reddito diffusa, diviene piu’ facile e redditizio costruire la rete di vendita, visto che oltre al ricarico delle auto c’e’ una specie di reddito diffuso legato alla vita delle auto stesse, che avviene nella nazione di vendita (con qualche eccezione).

Senza questo contributo alle entrate, per avere le stesse performance finanziarie le case automobilistiche dovrebbero alzare drasticamente i prezzi, avrebbero bisogno di investimenti enormi per costruire la rete di vendita, oppure occuparsi solo di auto di lusso. Qualcuno ha detto Tesla? Esatto.

E qui viene il punto.

Ora, se fate i conti delle componenti di una Tesla, scoprite una cosa impressionante: anche laddove la macchina e’ full optional, i componenti scendono drammaticamente di numero, attorno ai 1300. Questo significa una cosa: che se si mettessero a vendere le auto “semplicemente auto normali col motore elettrico”, la quantita’ di soldi nei 15 anni successivi alla vendita calerebbe drasticamente.

E questo non sarebbe finanziariamente sostenibile, a meno di non fare come Tesla, che ha una rete di vendita piccolissima e vende solo auto molto costose, e non ha ancora guadagnato un dollaro. Di certo, il mercato delle utilitarie elettriche non e’ al momento sostenibile , nel senso che Marchionne dava al concetto quando diceva che ogni automobile elettrica gli costava 10.000$.

Le cose cambiano se invece supponiamo di far tornare alto il numero di componenti. Se cominciamo allora a chiamare stilisti e internettai, e iniziamo a concepire l’auto come salottino, con tanto di abat-jour , librerie, divani e tavolini, oppure la disegnamo per guidare da sola, parlare e cantare, in tal caso nel corso dei 15 anni di vita il ritorno economico sara’ sufficiente da non far schizzare in auto il prezzo.

Ora, portare un’auto utilitaria ad essere un salottino e’ abbastanza arduo: viste le dimensioni, e viste le esigenze di peso, tirare fuori un salottino in 2 metri per 1.20 e’ abbastanza arduo. Inoltre, un salottino che dura 15 anni ed e’ fatto di materiali economici e’ arduo da pensare.

Dunque, la scelta cade sull’elettronica di consumo. E allora via con le macchine che si muovono da sole, via con le macchine che parlano tra loro, il car entertainment spinto, e tutta la parafernalia che serve a portare il ciclo vitale dell’auto ad essere redditizio come lo e’ oggi.

In generale, questo problema non impatta solo le case automobilistiche: mano a mano che le tecnologie cambiano, cambiano le redditivita’ per settore. Nel mondo dell’auto elettrica, per esempio, la redditivita’ dell’auto diminuisce, cosi’ come cresce quella dei camion elettrici, che diventano piu’ redditizi. E questo vale anche fuori dal mondo dell’automotive: in generale, una trasformazione che impatta l’intera filiera tende a cambiare la “resa” nei vari settori dell’economia.

Per esempio, la redditivita’ delle banche sta crollando con l’introduzione del cosiddetto “fintech”, la redditivita’ delle auto si spostera’ verso uno strato di “elettronica aggiunta”, perche’ gli errori di Tesla stanno facendo scuola, la filiera agricola sta per subire un ridimensionamento del reddito da parte di chi possiede il terreno ma non la tecnologia, mentre in diversi settori la redditivita’ e’ destinata a crescere, come per esempio quella delle biciclette elettriche, settore che sta esplodendo.

In generale, il motivo per il quale l’auto elettrica deve essere qualcosa di piu’ dell’auto attuale con un motore diverso e’ proprio questo: essendo molto piu’ semplice sul piano ingegneristico, il ritorno economico durante il ciclo vitale si riduce molto. Come ha mostrato l’Esperienza di Tesla, fare profitti con questo modello economico e’ quasi impossibile, perche’ se anche si vende l’auto come auto di lusso, manca quel continuo cash-flow che serve a tenere in piedi la filiera di distribuzione.

Non e’ possibile pensare che un prodotto cambi molto sul piano tecnologico senza diventare qualcosa di molto diverso, proprio per la ragione che cambiano i rapporti tra costo e ricavo, e se cambiano a vantaggio del venditore bene, ma se cambiano a suo svantaggio, il produttore deve tirare fuori qualcosa dal cappello e tornare ai valori di redditivita’ di sempre.

E questo principio non vale solo per le auto.

Posso farvi un altro esempio : immaginate che da domani voi abbiate un proiettore capace di proiettare di fronte a voi quello che voi vedete come monitor. Un coso olografico economico capace di visualizzare di fronte a voi il desktop.

A questo punto, la dimensione media del laptop diventerebbe drasticamente inferiore, idem il peso. Un cubetto di pochi centimetri (come capita ad un intel NUC ) e’ sufficiente a contenere un computer adatto ad uso domestico.

Ma una cosa del genere avrebbe un impatto catastrofico sul mercato. Una volta che un computer desktop e’ grande quanto un NUC e lo portate in borsa ovunque perche’ non vi serve il monitor, chi comprerebbe piu’ un laptop? Ed e’ davvero incredibile pensare che una semplice “rivoluzione” sul piano del monitor possa stravolgere la vita a chi ha un laptop: al piu’ pensiamo che non si venderanno piu’ monitor. Ma dimentichiamo quanto sia importante il monitor nel concetto di “laptop”.

Allora usciamo dall’idea dell’ologramma e passiamo agli occhiali in realta’ aumentata. Supponiamo di avere il vostro computerino cubico delle dimensioni di un NUC, e poi un paio di occhiali che visualizzano il desktop di fronte a voi. Anche in questo caso, gli occhiali prendono il posto del monitor. E sono piu’ piccoli.

Questa e’ una cosa che potrebbe succedere in pochi anni, perche’ i prototipi di occhiali VR o AR sono gia’ in modello avanzato. Non abbiamo bisogno di immaginare ologrammi. Una volta eliminata la necessita’ del monitor, non ci sarebbe piu’ differenza tra computer “desktop” e computer “portatile”. A meno che non vogliate ancora tenere un grosso cassone per poter cambiare le schede (siete dei videogamers) , per il resto gli occhiali potrebbero gia’ bastare. E quindi il vostro laptop non sarebbe piu’ un oggetto rettangolare, ma una specie di cubetto, con delle batterie che peraltro durano MOLTO di piu’ perche’ i display consumano.

E non e’ nemmeno detto che sopravviverebbe il “computer”, perche’ potremmo immaginare che una cosa del genere possa collegarsi, per esempio, ad uno smartphone molto potente. E stiamo parlando solo della scomparsa del “monitor” a favore degli occhiali AR o VR! Non stiamo ipotizzando stravolgimenti nel concetto di CPU, RAM o altro. Solo il display puo’ causare un drastico cambiamento in tutta l’industria.

Questo e’ un esempio per dire una cosa: l’introduzione di una tecnologia che cambia PARZIALMENTE un prodotto puo’ stravolgere completamente l’economia del prodotto stesso.

E questo e’ quello che succede se prendiamo un’automobile e decidiamo di cambiare quel piccolo dettaglio del motore: l’ economia che otteniamo e’ completamente diversa.

Ed e’ per questa ragione che l’auto elettrica diventera’ mainstream solo quando il numero di componenti (e il loro costo relativo) saranno tali da garantire alle case automobilistiche le stesse identiche entrate nel corso di tutto il ciclo vitale dell’auto, cioe’ circa 15 anni.

Industry 4.0 colpira’ moltissimi settori della produzione, compreso l’agroalimentare e il biomedicale /farmaceutico. E’ molto difficile capire quali settori e quali produzioni diventeranno piu’ remunerativi e quali meno.

Di certo, non e’ solo una questione della produzione: quando cambieranno le redditivita’, dovranno cambiare i prodotti.

Radicalmente.